Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00255 presentata da ALESSANDRI ANGELO (LEGA NORD PADANIA) in data 14/06/2006
Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-00255 presentata da ANGELO ALESSANDRI mercoledì 14 giugno 2006 nella seduta n.011 ALESSANDRI. - Al Ministro dell'interno, al Ministro della salute, al Ministro per le politiche per la famiglia. - Per sapere - premesso che: da quanto si apprende dalle notizie riportate dagli organi di stampa, in data 20 maggio 2006, nella zona del Piacentino e di Reggio Emilia, le forze dell'ordine hanno smantellato sei cliniche clandestine dove venivano praticati interventi di chirurgia estetica, di chirurgia ginecologica finalizzata a riottenere la verginità e aborti; le cliniche che operavano senza alcun rispetto delle più elementari norme igieniche e sanitarie e ovviamente senza alcuna considerazione dei vincoli di legge erano gestite da extracomunitari di origine cinese; a quanto risulta all'interrogante, già nel luglio 2003 sempre nella stessa area territoriale le forze dell'ordine avevano scoperto una clinica clandestina situata in Via Turri a Reggio Emilia; il diffondersi di queste attività illegali in queste regioni debbono far riflettere le amministrazioni locali sulle strategie programmatiche adottate a livello locale nei confronti delle politiche di integrazione degli extracomunitari; queste notizie mettono in evidenza come si tratti di casi non isolati ben organizzati e gestiti da associazioni criminali cinesi di stampo mafioso; le operazioni succitate sono state condotte dalla polizia di Stato piacentina coordinata dalla Direzione del servizio centrale anticrimine di Roma. Dalle notizie trapelate sulle indagini risulta che sono stati scoperti tra i pazienti ricoverati in queste «cliniche dell'orrore» finanche bambini in attesa di essere sottoposti alle visite di pseudo pediatri; i materiali di laboratorio e i medicinali sequestrati risultano tutti importati clandestinamente dalla Cina; considerata la difficoltà di interpretazione dell'idioma cinese è necessario valutare la possibilità di propagandare con estrema facilità nella propria comunità di provenienza le attività di queste cliniche abusive anche con l'utilizzo di canali canonici, ossia, tramite inserzioni pubbliche in lingua cinese; queste operazioni mettono inoltre in evidenza come sia ancora diffusa la pratica dell'aborto clandestino in controtendenza al diffuso pensiero che ritiene che con l'entrata in vigore della legge n. 194 del 1978 questa piaga fosse finalmente debellata -: se i Ministri siano a conoscenza dei fatti esposti e quali provvedimenti intendano prendere per evitare il ripetersi di tali situazioni; se ritengano possibile fornire un quadro informativo che fotografi negli ultimi dieci anni la presenza di cliniche clandestine che operano sul territorio italiano ed in particolar modo nelle regioni interessate da queste ultime indagini (Emilia Romagna e Toscana); quali provvedimenti intendano adottare per arginare il diffondersi di azioni criminali organizzate di matrice mafiosa da parte di extracomunitari orientali; quali provvedimenti intendano adottare per arginare il diffondersi della pratica dell'aborto clandestino nelle comunità di extracomunitari presenti nel nostro Paese; quali azioni intendano mettere in atto per diffondere campagne informative dirette a divulgare il fondamentale principio della tutela della vita fin dal suo concepimento nel rispetto anche del disposto previsto dalla stessa legge n. 194 del 1978. (4-00255)
Atto Camera Risposta scritta pubblicata lunedì 27 novembre 2006 nell'allegato B della seduta n. 077 All'Interrogazione 4-00255
presentata da ALESSANDRI Risposta. - Il fenomeno delle cliniche e farmacie clandestine gestite da cinesi trae origine principalmente da fattori culturali che alimentano tuttora nelle comunità di immigrati dalla Cina una forte riluttanza a rivolgersi alle strutture pubbliche o private di medicina allopatica occidentale, cui spesso viene tuttora preferito il ricorso alle pratiche della medicina tradizionale cinese, sia pure esercitate fuori dalla legalità. Ne consegue che, tendenzialmente, la presenza di presidi medico-farmaceutici abusivi gestiti da cinesi è più frequente laddove i gruppi immigratori di quel Paese sono più numerosi e radicati. L'attività di contrasto e di indagine presenta, peraltro, non poche difficoltà a causa delle caratteristiche di scarsa permeabilità e penetrabilità delle comunità cinesi: le differenze di idioma e scrittura, la diffidenza degli immigrati verso ogni tentativo di infiltrazione esterna, l'elevato grado di compartimentazione che ne caratterizza la struttura e l'organizzazione sociale, molto chiusa ed autoreferenziale, che tende ad esaurire al suo interno il completo soddisfacimento dei bisogni dei suoi appartenenti. Nonostante tali difficoltà, l'impegno profuso sul piano investigativo ha consentito nel tempo di portare a termine numerose, importanti operazioni che hanno portato all'individuazione ed allo smantellamento di vere e proprie strutture dedite all'esercizio abusivo delle professioni medico-farmaceutiche. In particolare, per quanto riguarda i territori della Toscana e dell'Emilia Romagna, cui fa riferimento l'interrogante, si ricordano le seguenti attività d'indagine: dal novembre 2005, la Squadra mobile di Piacenza, coordinata dal Servizio centrale operativo della direzione centrale anticrimine, ha avviato una serie di investigazioni su diverse forme di criminalità cinese che hanno interessato nove diverse province dell'Emilia Romagna, della Lombardia e del Veneto. Nell'ambito dell'articolata indagine, sono stati fra l'altro sequestrati otto ambulatori medici clandestini (due a Milano, due a Prato ed uno ciascuno a Firenze, Reggio Emilia, Mirandola e Padova) e denunciati undici cinesi preposti al loro funzionamento; in provincia di Reggio Emilia, nel 2003 è stata individuata un'erboristeria cinese, autorizzata per l'esclusiva vendita di prodotti cosmetici ed erboristici, dove in realtà, in assenza di requisiti igienico-sanitari, si svolgeva professione farmaceutica ed era stato allestito uno pseudo laboratorio medico. Nell'erboristeria un cittadino cinese, millantando competenze medico-farmaceutiche, offriva a connazionali numerosi farmaci, molti dei quali scaduti e non catalogati in Italia, mettendo a disposizione dei pazienti anche attrezzature e presidi medico-chirurgici che palesavano inequivocabilmente il potenziale esercizio di pratiche mediche; sempre a Reggio Emilia, è stato scoperto un appartamento, sito in un normale edificio residenziale, in cui una sedicente dottoressa di etnia cinese offriva ai suoi connazionali sia farmaci, sia pratiche medico-chirurgiche; prestazioni che venivano pubblicizzate all'interno della comunità cinese mediante veri e propri biglietti da visita in caratteri cinesi su cui erano riportati il nominativo della «dottoressa», le attività mediche espletate e l'utenza telefonica mobile attraverso la quale avvenivano i contatti. In entrambi i predetti casi, peraltro, non sono emersi riscontri oggettivi che comprovassero la pratica degli aborti clandestini; nello scorso mese di maggio, la Squadra mobile di Reggio Emilia e quella di Piacenza hanno inoltre proceduto a denunciare all'autorità giudiziaria per esercizio abusivo della professione medica altri due cittadini cinesi che avevano allestito, presso la propria abitazione, un ambulatorio dotato di attrezzature e presidi medico-chirurgici idonei ad esercitare la professione senza le previste abilitazioni dello Stato; a Prato, nel maggio 2003 i NAS hanno tratto in arresto una persona di nazionalità cinese per esercizio abusivo della professione medica, lesioni personali gravi ed aborti clandestini; sempre a Prato, nel novembre 2005 i NAS hanno denunciato due cittadini cinesi per esercizio abusivo della professione medica e somministrazione di specialità medicinali imperfette presso uno studio medico allestito clandestinamente all'interno di un'azienda di abbigliamento (uno dei denunciati era già stato indagato dalla Sezione anticrimine di Ancona per avere abusivamente esercitato la professione medica in una struttura ambulatoriale clandestina allestita all'interno di un laboratorio di pelletteria a Prato). Oltre che in Toscana ed Emilia Romagna, comunque, il fenomeno dell'esercizio abusivo della professione medica è da tempo attentamente monitorato su tutto il territorio nazionale. I Nuclei antisofisticazione e sanità dei carabinieri, in particolare, dal 1998 ad oggi hanno denunciato all'autorità giudiziaria 1483 persone, di cui 23 cinesi, e sequestrato 480 strutture prive di autorizzazione, di cui 8 condotte da cinesi, oltre a sequestrare 18712 confezioni di medicinali, dispositivi medici, prodotti erboristici o integratori alimentari etnici commercializzati clandestinamente da persone di quella nazionalità. Elementi comuni di quest'ampia casistica sono il rifiuto della medicina ufficiale e lo sviluppo all'interno della comunità cinese di logiche di appartenenza ed autosufficienza che, pur dando luogo a manifestazioni criminali ben radicate ed organizzate, non sembrano presentare quel fondamento di forza intimidatrice del vincolo associativo che caratterizza le organizzazioni di stampo mafioso propriamente dette. Si ritiene peraltro che, proprio per il radicamento profondo delle convinzioni e dei pregiudizi da cui trae alimento il fenomeno, esso non possa essere combattuto solo sul piano dell'attività di repressione e di polizia ma debba, viceversa, essere affrontato nel più ampio contesto delle politiche per la piena integrazione sociale e culturale degli immigrati di cui il Governo si sta facendo portatore. Per quanto riguarda, più specificatamente, le azioni informative da porre in essere per contrastare gli aborti clandestini, cui fa riferimento l'interrogante, si ricorda che nella seduta del Consiglio dei ministri del 14 luglio scorso è stato approvato un disegno di legge in materia di salute della donna e del bambino, ritenuti obiettivi prioritari da perseguire a livello nazionale. Fra le finalità del provvedimento vi è l'implementazione dell'attività dei consultori familiari in fase preconcezionale ed il contrasto delle disuguaglianze territoriali e sociali nell'accesso ai servizi per la tutela materno-infantile, anche a favore della popolazione immigrata. Il Viceministro dell'interno: Marco Minniti.