Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00287 presentata da LARATTA FRANCESCO (L' ULIVO) in data 20/06/2006
Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-00287 presentata da FRANCESCO LARATTA martedì 20 giugno 2006 nella seduta n.013 LARATTA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che: nel mese di maggio 2006 i gestori del ristorante «Al Valantain» di Santa Trada, a Villa San Giovanni (Reggio Calabria), dopo aver subìto numerose intimidazioni da parte delle cosche mafiose, hanno deciso, malgrado i ripetuti appelli, di chiudere la loro attività commerciale; i titolari del locale sono giunti a questa conclusione dopo aver constatato che, a seguito della loro coraggiosa denuncia sia ai mass media che alle forze dell'ordine nell'ottobre dello scorso anno, le invocazioni di aiuto allo Stato sono risultate vane; i fatti del «Valantain» risalgono allo scorso anno e sono stati al centro anche di interrogazioni parlamentari da parte di deputati calabresi, tra i quali, l'attuale Vice Ministro all'Interno, on. Marco Minniti, che il 12 dicembre 2005 con atto 4/18844 nella seduta numero 717 illustrava all'allora Ministro dell'Interno i fatti che hanno poi determinato la decisione sofferta della famiglia Mazza, titolare del ristorante; l'11 giugno scorso sulla spiaggia di Briatico, in provincia di Vibo Valentia, un imprenditore agricolo di nome Fedele Scarcella, di 71 anni, è stato ritrovato ucciso e carbonizzato nell'auto di sua proprietà. Secondo quanto riportato dagli organi di informazione e secondo le testimonianze dell'associazione antiracket «Sos Impresa», l'uomo era impegnato in prima linea nella lotta contro il racket e in passato è stato destinatario di intimidazioni da parte della `ndrangheta alle cui organizzazioni avrebbe sempre opposto il rifiuto di pagare tangenti; sempre secondo l'organizzazione antiracket il movente della barbara uccisione sarebbe riconducibile al fatto che Scarcella aveva denunciato a viso aperto i suoi estortori; il 13 giugno 2006 dalle colonne del quotidiano «La Repubblica», l'imprenditore Filippo Callipo, presidente regionale dell'associazione degli industriali, ha espresso la volontà di andare via dalla Regione perché «La Calabria è persa», riferendosi allo stato di «corruzione» e di abbandono in cui versa. Callipo, che in passato si è distinto per le sue coraggiose denunce pubbliche contro la criminalità organizzata, ha denunciato la solitudine che accompagna gli imprenditori calabresi e che «dopo l'appello al presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi c'è stato un silenzio totale. Quello sfogo nel giugno 2005 sulla `ndrangheta che in Calabria soffocava le imprese e tutto il resto, è caduto nel vuoto», ragion per cui l'imprenditore ha detto di andarsene dalla Calabria, provocando, come è ovvio immaginare, imbarazzo e un certo disagio nel mondo produttivo e sociale calabrese. Callipo, che lo scorso anno si era pronunciato a favore dell'impiego dell'esercito in Calabria, nella sua intervista al giornalista Attilio Bolzoni, ha riferito che neanche dopo l'omicidio del vicepresidente del Consiglio regionale on. Francesco Fortugno, in Calabria, non c'è stato alcun segnale di cambiamento; nei giorni scorsi, ancora una volta, la Baronessa Maria Giuseppina Cordopatri ha denunciato l'avvenuta revoca del sistema di sicurezza che le era stato assegnato nel 1997 e potenziato nel 1999; negli ultimi anni in Calabria si è registrata, fra le altre cose, una recrudescenza criminale, con attentati e intimidazioni a danno di diversi amministratori degli enti locali; a giudizio dell'interrogante gli episodi sopra citati evidenziano il grave stato di abbandono e la scarsa presenza dello Stato che si registra da anni sul territorio calabrese che invero, è presidiato dalle organizzazioni mafiose che soffocano le popolazioni e le attività produttive -: alla luce della gravissima emergenza calabrese quali iniziative urgenti intenda adottare il Governo per il ripristino immediato della legalità in un territorio sempre più preda delle cosche mafiose; se il Ministro non ritenga opportuno accogliere le sollecitazioni di vasti settori della società civile calabrese tra i quali anche il presidente di Confindustria Calabria di impiegare temporaneamente i reparti militari dell'esercito, come segnale forte di presenza dello Stato nelle aree maggiormente critiche al fine di presidiare e tutelare il territorio e garantire sicurezza al tessuto produttivo minato dall'offensiva criminale.(4-00287)
Atto Camera Risposta scritta pubblicata martedì 19 dicembre 2006 nell'allegato B della seduta n. 088 All'Interrogazione 4-00287
presentata da LARATTA Risposta. - In ordine agli episodi delittuosi richiamati nell'atto di sindacato ispettivo, si osserva quanto segue. Gli atti intimidatori denunciati, nel periodo compreso tra il novembre 2004 e il febbraio scorso, dai titolari del Ristorante «Al Valantain» di Santa Trada-Villa S. Giovanni (Reggio Calabria) al vaglio dell'Autorità giudiziaria, sono stati anche oggetto di attenta valutazione in sede di riunioni tecniche di coordinamento delle Forze di polizia. Il prefetto di Reggio Calabria ha riferito che, nel corso di tali approfondimenti, non è emersa con sufficiente chiarezza la riconducibilità degli episodi criminosi denunciati ad una matrice estorsiva. Sono stati, comunque, predisposti adeguati servizi di vigilanza dell'abitazione dei titolari dell'esercizio. Per quanto concerne l'omicidio di Fedele Scarcella, avvenuto nel luglio scorso a Briatico (Vibo Valentia), le indagini in corso, pur non trascurando alcuna pista investigativa, sono orientate ad escludere che l'adesione della vittima all'associazione antiracket «SOS impresa» di Reggio Calabria sia all'origine del delitto. L'imprenditore Filippo Callipo, citato dall'interrogante, titolare di numerose imprese aventi sede nella provincia di Vibo Valentia e presidente di Confindustria Calabria sino al luglio scorso, usufruisce di adeguati servizi di vigilanza disposti a seguito di due episodi criminosi in danno di uno stabilimento di sua proprietà, verificatisi nel novembre 2001 e nel giugno 2004. L'imprenditore continua a svolgere in quella provincia la sua attività, non avendo più manifestato l'intenzione di abbandonare la Calabria. Con riguardo ai problemi di sicurezza della signora Cordopatri, che beneficia dal 1998, con alterne vicende, dello speciale programma di protezione previsto dalla legge n. 82/1991 in qualità di testimone di giustizia, si precisa che detto programma è stato provvisoriamente sospeso, nel marzo scorso, a seguito della candidatura dell'interessata alle recenti consultazioni elettorali. Nella circostanza, per garantire adeguate misure tutorie, sono stati interessati i Prefetti di Roma, Reggio Calabria e Vibo Valentia, per ogni iniziativa, anche a carattere d'urgenza, ritenuta necessaria nella particolare situazione. Il 20 aprile scorso, la Commissione centrale per la definizione e applicazione delle speciali misure di protezione, di cui all'articolo 10 della citata legge n. 82/1991, ha provveduto a ripristinare il programma di protezione in favore dell'interessata. In termini generali, si evidenzia che la recrudescenza delle fenomenologie criminali in Calabria era già oggetto di uno specifico programma d'intervento approvato, nel 2004, dal Ministro dell'interno pro tempore , e successivamente aggiornato in relazione agli scenari in atto. Il programma è stato sviluppato attraverso l'adeguamento qualitativo del dispositivo di controllo del territorio, un dettagliato lavoro di mappatura della criminalità organizzata calabrese nell'ambito di un progetto di analisi condotto dalle strutture della Polizia criminale, nonché attraverso la costituzione, a Reggio Calabria, di un gruppo di lavoro interforze coordinato dalla D.I.A. che opera per l'attuazione di un'ampia «circolarità informativa» sul fenomeno criminale, anche nell'ottica di una attiva promozione di misure di prevenzione patrimoniali, rivelatesi un mezzo particolarmente efficace nell'azione di contrasto alla criminalità organizzata. Si segnala anche che il 30 maggio scorso, è stato sottoscritto un Protocollo d'intesa tra il Presidente della regione Calabria e i prefetti di Reggio Calabria e di Catanzaro, ove è stata convenuta la convocazione, almeno una volta l'anno, della Conferenza regionale delle Autorità di pubblica sicurezza con la partecipazione del Presidente della Giunta regionale della Calabria, anche al fine di individuare strategie di azione comuni d'intervento in settori di particolare rilevanza per il territorio e che richiedano «straordinari percorsi di normalizzazione». Sulla base delle descritte linee d'intervento, l'azione svolta dalle Forze di polizia sul piano operativo ha consentito di raggiungere significativi risultati nelle attività di contrasto alla `ndrangheta , a cominciare dalla positiva evoluzione dell'azione investigativa conseguente all'omicidio Fortugno, per il quale, com'è noto, sono stati identificati e tratti in arresto i quattro presunti responsabili, unitamente ad altri cinque affiliati alla cosca «Cordì» dominante a Locri. Dal luglio 2004 al giugno 2006 si evidenzia in Calabria: l'arresto di oltre 6.000 persone tra le quali 50 latitanti, di cui 5 inseriti nel «Programma speciale di ricerca dei 30 latitanti più pericolosi»; la disarticolazione di 30 associazioni di tipo mafioso e di 19 sodalizi criminali dediti al traffico di stupefacenti; la repressione di gravissimi episodi illeciti nel settore dei finanziamenti pubblici comunitari, nazionali e regionali; la proposta di 467 misure di prevenzione personale e di 40 misure di prevenzione patrimoniale; il contrasto alle coltivazioni illecite di «canapa indiana», anche con il sinergico impiego di mezzi aerei, con 400.000 piante individuate e sequestrate (pari a quasi il 70 per cento del dato nazionale); l'istituzione, a Locri, del Reparto Territoriale dell'Arma dei carabinieri. Tuttavia, alla luce dei fenomeni criminosi più recenti, si stanno assumendo nuove iniziative per una risposta organica e strutturale ai problemi di sicurezza della regione. Oltre al varo, da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri, di una «cabina di regia» per le questioni economico-sociali e di sicurezza della Calabria, si darà corso, in tempi brevi, sulla falsariga di iniziative già assunte per Napoli, ad un rafforzato modello di sicurezza partecipata, da ricondursi ad un nuovo «patto per la Calabria sicura», che veda il coinvolgimento diretto dei poteri locali nelle tematiche che attengono alla gestione della sicurezza. Significativo, in proposito, è stato il vertice operativo che, presieduto dallo scrivente, si è svolto il 13 novembre scorso a Lamezia Terme e che ha visto riuniti i vertici degli uffici giudiziari e quelli delle forze dell'ordine a livello nazionale, regionale e provinciale. In detta sede, oltre a dare immediato avvio ad interventi operativi finalizzati a contrastare, in modo pieno ed efficace, ogni tentativo di controllo del territorio da parte delle cosche, è stato posto l'obiettivo, d'intesa con i rappresentanti del ministero della giustizia, di potenziare gli organici degli uffici giudiziari. Per quanto concerne l'ultimo quesito posto dall'interrogante circa l'opportunità di un impiego temporaneo di reparti delle forze armate con funzioni di vigilanza sul territorio, si conferma quanto in proposito già comunicato nel corso delle audizioni svoltesi il 9 ed il 14 novembre scorso sulla situazione della sicurezza pubblica a Napoli. Nel corso delle citate sedute, è stato ribadito che, pur non potendosi escludere in linea di principio l'impiego dell'esercito in condizioni di pericolo di ordine e di sicurezza pubblica, non si ritiene, al momento, ravvisabile tale eventualità. È stato, altresì, considerato che, trattandosi di un esercito non più costituito da militari di leva, bensì da soldati professionisti, i cui costi risultano particolarmente elevati, risulta preferibile utilizzare dette risorse a favore di forze meglio «vocate» al controllo del territorio, quali sono quelle di Polizia. In merito alla presenza di queste ultime, alla data del 30 agosto scorso, il dispositivo delle tre Forze di Polizia (Polizia di Stato, Arma dei carabinieri e Guardia di finanza) presente in Calabria risulta essere, complessivamente, pari a 11.471 unità, con un rapporto operatore/abitanti pari a 1/175, più favorevole del valore medio nazionale che è pari ad un operatore ogni 256 abitanti. Il Viceministro dell'interno: Marco Minniti.