Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00175 presentata da BELLINI GIOVANNI (L'ULIVO) in data 27/06/2006
Atto Senato Interrogazione a risposta scritta 4-00175 presentata da GIOVANNI BELLINI martedì 27 giugno 2006 nella seduta n.009 BELLINI - Al Ministro della salute - Premesso che: la Lega consumatori Acli - Toscana, come riportato dal quotidiano "La Repubblica" in un articolo pubblicato il 18 maggio 2006 nelle pagine della cronaca locale fiorentina, ha presentato tre esposti alle Procure di Firenze, Pisa e Siena, con i quali si chiede che vengano eseguiti, con urgenza, controlli e verifiche in tutto il territorio toscano sui contenitori di cartone da asporto per pizze; il sostituto procuratore del Tribunale di Firenze, Rodrigo Merlo, lo scorso 19 maggio 2006, alla luce dei contenuti degli esposti presentati dalla Lega consumatori Acli - Toscana, ha avviato un'inchiesta sui cartoni per le pizze da asporto e ha conferito al nucleo dei NAS l'incarico di accertare i rischio sanitari legati all'utilizzo di tali contenitori; rilevato che, nei mesi scorsi, secondo quanto riportato da un'inchiesta pubblicata sul n° 14 del 6-13 aprile 2006 della rivista "Il Salvagente", due distinte analisi, svolte dal Laboratorio di Ricerca privato LabAnalysis di Pavia e dal Laboratorio di ricerche analitiche su alimenti e ambiente del Di.Pro.Ve. dell'Università di Milano, hanno individuato sostanze potenzialmente nocive per la salute del consumatore su alcuni contenitori di materiale cellulosico destinati al trasporto di pizza comunemente usati su tutto il territorio nazionale; il LabAnalysis di Pavia ha condotto analisi sulla parte interna dei contenitori di cartone provenienti da quattro fabbriche diverse, e simulando le condizioni in cui si trova la scatola quando viene a contatto con la pizza appena sfornata, ha rilevato che tutti i campioni sono in grado di contaminare il cibo con composti fenolici, benzeni e naftaleni, ovvero con sostanze che in base alla normativa vigente non possono assolutamente venire a contatto con gli alimenti, nonché con il dietilesilftalato, una sostanza tossica bandita dall'Unione europea per tutti i beni di largo consumo; i risultati del LabAnalysis di Pavia sono stati confermati dalle successive analisi effettuate dal Laboratorio di ricerche analitiche su alimenti e ambiente del Di.Pro.Ve. dell'Università di Milano su un secondo campione rappresentativo di cartoni per pizza comunemente utilizzati su tutto il territorio nazionale. In particolare, tali analisi avrebbero rilevato la presenza del di-isobutilftalato in quantità altamente preponderante rispetto a tutti gli altri componenti della frazione volatile già alla temperatura di 60°, ovvero in presenza della condizione meno drastica di stoccaggio della pizza in fase di home delivery , nonché la presenza di ftalato , ovvero di una sostanza che non rientra tra quelle autorizzate per la fabbricazione di pellicole di cellulosa; in data 26 maggio 2006 l'Università di Milano ha pubblicato sul proprio sito Internet un aggiornamento della propria ricerca, nella quale si sottolinea che: "In quattro contenitori analizzati al fine di identificare altri composti diversi dal di-isobutilftalato (plastificante anch'esso individuato per GC/MS), è risultata presente una serie di picchi corrispondenti a composti isomeri del bis(1-metiletil)-naftalene, di cui riportiamo il tracciato GC/MS"; gli esposti presentati dalla Lega consumatori Acli - Toscana evidenziano il timore che i contenitori di cartone da asporto per pizze analizzati siano prodotti, in contrasto con le norme in vigore, mediante l'utilizzo di cellulosa riciclata; il Ministero della sanità, sollecitato dalla Lega consumatori Acli - Toscana in merito all'allarme sollevato dai risultati delle due ricerche sopra citate, il 6 aprile 2006 avrebbe diramato un comunicato con il quale si ribadiscono le normative vigenti, si richiamano le imprese dei settori interessati al rispetto di tali norme e gli organi deputati al controllo a vigilare sul territorio. In tale comunicato, tuttavia, non vengono fornite indicazioni precise ai produttori sulle metodologie analitiche e sui materiali da utilizzare nella fabbricazione dei cartoni da asporto per pizze, in relazione agli usi per i quali detti prodotti sono destinati; da un articolo pubblicato il 21 maggio 2006 sul "Corriere della Sera" si apprende che i controlli effettuati dalle Regioni non hanno finora prodotto risultati simili a quelli effettuati nei laboratori sopra citati, in quanto le analisi di cessione vengono fatte a temperatura ambiente e i laboratori non verificano il tipo di cellulosa utilizzato per gli strati interni del cartone; la Regione Toscana e l'assessorato alla Salute si stanno adoperando per chiedere al Ministero della salute direttive specifiche ed una metodologia di riferimento necessarie per poter avviare le indagini e le analisi del caso, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere al fine di effettuare adeguati controlli sui contenitori di cartone per pizza, nel rispetto della legislazione vigente e a tutela della salute dei consumatori, anche in considerazione dei risultati e delle analisi effettuate dal LabAnalysis di Pavia e dal laboratorio di Ricerche analitiche alimentari e ambientali dell'Università di Milano. (4-00175)
Atto Senato Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 009 all'Interrogazione 4-00175
presentata da BELLINI Risposta.
Nel 2005 la Regione Lombardia ha trasmesso al Ministero della salute
l'indagine analitica effettuata dal laboratorio privato LabAnalysis
di Pavia su imballaggi di cartone riciclato per la confezione di pizze
da asporto forniti dalla ditta D.P.A., che produce e distribuisce contenitori
per pizza indicati dalla stessa azienda come alternativi ai prodotti presenti
sul mercato. Il Ministero,
con una nota dell'8 luglio 2005, ha richiamato l'attenzione degli
organi regionali sulla normativa vigente relativa ai materiali ed oggetti
destinati a venire a contatto con gli alimenti, sia di carattere generale
(decreto del Presidente della Repubblica 23 agosto 1982, n. 777; decreto
legislativo 25 gennaio 1992, n. 108, e regolamento (CE) n. 1935/2004) sia
le disposizioni specifiche (decreto ministeriale 21 marzo 1973 e successive
modifiche). Nella medesima
nota veniva ricordata la circolare ministeriale del 27 marzo 2001, diramata
agli Assessorati regionali alla sanità, al fine di assicurare interventi
di controllo mirati ed omogenei sul territorio; in particolare, per i materiali
ed oggetti di cartone destinati a venire a contatto con gli alimenti ottenuti
con materiali di riciclo, è precisato che: «Per ciò
che concerne l'uso del cartone riciclato, a contatto con gli alimenti,
il decreto del Ministero 21 marzo 1973 e successivi aggiornamenti, prevede
alla sezione 4, parte A, che le materie fibrose cellulosiche provenienti
da riciclo possano essere impiegate soltanto per ottenere manufatti destinati
a venire a contatto con gli alimenti per i quali non sono previste prove
di migrazione. Le carte e
i cartoni così preparati devono rispettare i requisiti di purezza
previsti dal decreto 18 giugno 1979 ( Gazzetta Ufficiale n. 180
del 3 luglio 1979). Pertanto l'utilizzo di contenitori preparati con
fibre riciclate è consentito per quegli alimenti per i quali, nella
classificazione convenzionale di cui al decreto ministeriale 26 aprile
1993 n. 220, non sono previste prove con simulanti». Si è
inteso, pertanto, precisare agli organi di controllo ed agli operatori
che l'impiego di carta riciclata è consentito soltanto per
gli alimenti «solidi secchi», tra cui non rientra la pizza. Con la stessa
circolare sono state fornite anche indicazioni operative per la vigilanza
presso le aziende produttrici e le aziende utilizzatrici in qualsiasi fase
della filiera, allo scopo di controllare la conformità alle norme
vigenti dei materiali ed oggetti destinati al contatto con gli alimenti. L'Istituto
superiore di sanità (ISS), esaminato lo studio volto ad evidenziare
se tali campioni fossero in grado di alterare la pizza dal punto di vista
organolettico (gustativo e olfattivo), ha ribadito che l'uso di carta
riciclata è vietato nei cartoni per pizza d'asporto e che l'impiego
di carte riciclate è comunque subordinato al controllo dei requisiti
di purezza, ossia al controllo del piombo (limite 3 mg/dm2)
e policlorobifenili (limite 2 ppm). L'ISS
ha precisato che, in base alle condizioni di prova adottate, i risultati
ottenuti dal laboratorio LabAnalisys non risultano immediatamente traducibili
in un reale danno organolettico o compositivo accertato per la pizza. Per quanto
riguarda la ricerca qualitativa condotta dal Laboratorio di ricerche analitiche
su alimenti ed ambiente del Di. Pro. Ve. dell'Università di
Milano, si precisa che essa è attualmente all'esame dell'Istituto. Si segnala,
inoltre, che nel gennaio 2006 il Ministero della salute ha diramato agli
organi di controllo sul territorio una circolare per definire le responsabilità
e, quindi, gli obblighi delle imprese produttrici di imballaggi per alimenti
e delle industrie alimentari, alla luce della nuova normativa comunitaria
in materia di igiene degli alimenti; la circolare, al fine di consentirne
la massima diffusione, è stata pubblicata nel sito istituzionale. In relazione
alle informazioni riportate dagli organi di stampa sulla presenza di «sostanze
nocive sui cartoni delle pizze», il Ministero, con il comunicato del
6 aprile 2006, ha ribadito che le disposizioni già vigenti dal 1973
stabiliscono le modalità per il controllo analitico di carte e cartoni,
le caratteristiche della loro composizione, nonché l'uso cui
sono destinati, «stabilendo per la carta e per i cartoni requisiti
di purezza specifici quali piombo e policlorofenili». Si precisa,
infine, che il Ministero ha ritenuto opportuno procedere ad una verifica
delle strutture territoriali che effettuano le analisi per il settore degli
imballaggi, richiedendo agli Assessorati competenti informazioni sui controlli
effettuati, allo scopo di organizzare, per il tramite dell'Istituto
superiore di sanità, laboratorio nazionale di riferimento per i
materiali ed oggetti destinati a venire a contatto con gli alimenti, alcuni
«proficiency test» per l'affidabilità dei risultati
analitici. Il Sottosegretario di Stato per la salute Patta