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Documenti ed Atti

XV Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00150 presentata da BULGARELLI MAURO (INSIEME CON L'UNIONE VERDI - COMUNISTI ITALIANI) in data 27/06/2006

Atto Senato Interrogazione a risposta scritta 4-00150 presentata da MAURO BULGARELLI martedì 27 giugno 2006 nella seduta n.009 BULGARELLI - Ai Ministri della difesa e della salute - Premesso che: il poligono interforze Salto di Quirra-Capo San Lorenzo è il più vasto poligono d'Europa, che si estende per 11.600 ettari nell'entroterra e 1.100 ettari lungo la fascia costiera (San Lorenzo). Le zone interdette o pericolose per la navigazione, annesse alla base militare, seguono quasi una linea retta che va da Siniscola a Castiadas, oltrepassano le acque territoriali e si estendono in acque internazionali impegnando oltre 2.800.000 ettari, una superficie che supera quella dell'intera Sardegna (chilometri quadrati 23.821); il «Poligono sperimentale di addestramento interforze del Salto Quirra» è suddiviso in due grandi e complessi sottoinsiemi: un «poligono a terra» con sede a Perdasdefogu e «un poligono a mare», con sede a Capo San Lorenzo. Il primo occupa una superficie di circa 12.000 ettari e si estende su tutta quella zona del Salto di Quirra che, partendo dai confini sud-orientali dell'abitato di Perdasdefogu, arriva quasi ai margini della baia di Capo San Lorenzo. Il secondo occupa invece una superficie di 2.000 ettari e si estende per quasi 50 chilometri lungo il tratto orientale della costa compreso tra Capo Bella Vista a nord (Arbatax) e Capo San Lorenzo a sud (Villaputzu); secondo quanto riportato nell'opuscolo "L'occupazione militare della Sardegna", a cura di Sardigna Ruja e A Foras ("Atòbiu casteddayu contras a s'ocupadura militari de sa Sardinnya"), e in vari materiali prodotti dal Comitato popolare di difesa ambientale del Sarrabus Gerrei, nel quinquennio 1990-1994, per lo sfruttamento del Salto di Quirra, sono stati corrisposti indennizzi pari a 27 miliardi di lire, poi ridotti a 15 nel decennio successivo. Ma, se si entra nel dettaglio degli indennizzi, si scopre che i contributi dovuti per il quinquennio 1994-1999 «ai comuni nei quali le esigenze militari incidono sull'uso del territorio e sui programmi di sviluppo economico e sociale» sono stati versati con cinque anni di ritardo e che nel computo non rientrano i 500 chilometri quadrati del poligono aereo e navale di Capo Teulada né gli oltre 28.400 chilometri quadrati di mare asservito al poligono Salto di Quirra (dopo anni di lotte è stato strappato solo l'indennizzo ai pescatori per le giornate di fermo-pesca). Un calcolo rapido consente di valutare che l'indennizzo di Teulada rapportato ai 72 chilometri quadrati di territorio asservito e ai cinque anni di ritardo porta una cifra di 5.787 lire al mese per ettaro. "I poligoni missilistici di S. di Quirra - si legge nell'opuscolo - hanno dato un colpo mortale al movimento cooperativistico, sorto negli anni 40-50. La sola cooperativa di Jerzu, quella maggiormente colpita dagli espropri, in soli nove anni, aveva trasformato fondiaramente circa 138 ettari, dove erano stati impiantati vigneti e frutteti, costruire oltre 60 case coloniche, messi in opera gli impianti di irrigazione". La zona inoltre possiede cospicue risorse minerarie, le quali venivano in parte sfruttate dalla miniera di barite di Tertenia, la quale, cinque anni dopo l'inizio degli espropri, sarà costretta a chiudere; il poligono è adibito anche alla sperimentazione e al collaudo di siluri e materiale esplosivo da guerra; non è ben chiaro quante e quali armi si siano sperimentate in questo territorio, è però noto che non sono state provate solo armi del nostro esercito, ma anche armi di nazioni alleate e perfino di nazioni come la Libia; il poligono è utilizzato, oltre che da Aeronautiche, Eserciti e Marine Nato, anche da ditte private costruttrici di sistemi d'arma. Funziona come grande fiera-mercato dove industrie private effettuano prove, sperimentano e collaudano missili, razzi, armamenti e materiali da guerra e conducono organismi militari stranieri, i potenziali clienti, per le dimostrazioni promozionali delle armi prima degli acquisti; nel primo semestre del 1998 è stato impegnato dalla Fiat e dall'Alenia per complessive 244 giornate su 181 (più ditte private affittano spesso negli stessi giorni lotti diversi dello sterminato poligono). Nel costo di tale spazio sperimentale, circa 30-40.000 euro al giorno, è incluso il diritto all'uso del mare sardo come bersaglio e discarica di missili e razzi di vecchia e nuova generazione; l'intensa attività del poligono pone enormi problemi di ordine ecologico ed in termini di salute pubblica, in particolare da quando sono iniziate le sperimentazioni di munizioni radioattive ad uranio impoverito; il moltiplicarsi dei morti per leucemia o sindrome di Hodgkin, decine di casi manifestatisi in pochi anni, distribuiti in un'area nella quale sono presenti solo 5.000 abitanti, in una zona altrimenti incontaminata dove al tramonto si possono osservare i fenicotteri, il Sarrabus, a circa 80 chilometri da Cagliari, ha fatto parlare di "sindrome di Quirra"; quasi tutte le vittime hanno in comune il fatto di aver lavorato all'interno del poligono di tiro per una ditta, la Vitrociset, che si occupa della manutenzione delle apparecchiature interne, o di aver lavorato o vissuto nelle campagne circostanti. Le persone colpite sono di tutte le età, compresi alcuni bambini. Ma anche i ragazzi che hanno prestato il servizio militare nella base militare di Quirra-Perdasdefogu o a Teulada; una dozzina sarebbero i casi accertati; all'inizio di questa vicenda, con i primi casi di morti sospette segnalati nel 2000, pareva che ad essere colpiti dal male fossero i reduci dai Balcani e dalle altre missioni militari all'estero. Ma l'aumentare del numero dei ragazzi morti di leucemia o tumore ha fatto emergere un dato comune anche a chi in zone di guerra non c'è mai stato: tutti avevano fatto il servizio militare nella base militare di Quirra-Perdasdefogu o a Teulada; da tempo diverse persone, abitanti della zona, il comitato Gettiamo le basi e i medici di base di Villaputzu cercano di far luce sulla questione; sono stati tenuti seminari e incontri per informare gli abitanti del paese; sono stati eseguiti diversi prelievi e analisi del terreno: è stata rilevata la presenza di uranio impoverito e cesio 136 ma neanche le autorità locali, per quanto abbiano tentato le vie istituzionali, sono riuscite ad ottenere risposte esaustive e definitive circa la natura e la gravità del problema; oltre ai rischi connessi alle sperimentazioni, per così dire di routine , vi sono quelli connessi a incidenti che, sfortunatamente, sono stati nel passato frequenti e gravi; nel maggio 1998 i quotidiani dell'isola hanno dedicato pagine intere -in data 28, 29, 30- al recupero di missili carichi d'esplosivo nelle acque di Arbatax; sempre nello stesso mese è avvenuto un nuovo «imprevisto» lancio di Hawk in base al programma reso noto alla Regione. Le norme in vigore impongono infatti che la programmazione semestrale sia obbligatoriamente proposta all'esame del Comitato misto paritetico e ottenga il parere favorevole della componente regionale, ma le attività concordate con i rappresentati della Regione sono state disattese ricorrendo ad una sorta di «variante in corso d'opera», verosimilmente senza dare alcuna comunicazione all'organismo istituzionalmente preposto «all'armonizzazione delle esigenze della Difesa con le esigenze della società civile»; il ricorso alle ordinanze «con le stellette» è uno dei vari modi di eludere e vanificare i controlli democratici imposti dalle leggi, 24 dicembre 1976, n. 898, e 2 maggio 1990, n. 104, recanti norme in materia di servitù militari. Un altro sistema di uso corrente è l'impiego della dicitura «periodo da definirsi» in sostituzione delle date precise, obbligatorie per legge, entro cui effettuare i vari tipi di attività; le conseguenze dell'intensificazione delle attività militari sono davanti agli occhi di tutti: missili «difettosi» che cadono in mare e quattro catastrofi rasentate: un incidente, non rilevato dalla stampa ma oggetto di interrogazioni parlamentari, si è verificato il 7 maggio 2003: un missile fuori controllo è stato fatto esplodere in volo ed è ricaduto nell'area del poligono esponendo a gravi rischi il personale civile e militare; pezzi di un missile Aster 30 sono precipitati inoltre nell'aprile del 2003 in un ovile di Villasalto, che le forze armate hanno tentato di recuperare con inusuale solerzia e determinazione. «Il pezzo di missile ritrovato dopo un mese di intense ricerche» ha denunciato con comunicato il Comitato sardo Gettiamo le basi «appare diverso nelle foto pubblicate sulla stampa»; il generale Carlo Landi, comandante del poligono interforze Salto di Quirra, ha fornito le spiegazioni sull'incidente, riportate da "L'Unione Sarda" (18-19 aprile 2003) e da "Liberazione"(24 aprile 2003), dichiarando che il missile Aster 30 è sfuggito ai comandi e per questo è stato fatto esplodere in volo; una seconda versione è stata riportata da "La Nuova Sardegna" (1o maggio 2003). Il generale Landi afferma: «Il personale ha attivato le procedure di sicurezza e ha inviato il segnale di autodistruzione (...) abbiamo stabilito che il malfunzionamento del sistema di autodistruzione, localizzato all'interno del missile è stato provocato dai violentissimi movimenti (...)». Quindi, se il sistema di autodistruzione non ha funzionato o ha funzionato male, ne consegue che l'Aster 30 non è esploso in volo. Questa seconda versione dell'incidente concorda con numerose testimonianze, nessuno ha sentito esplosioni, molti hanno visto un oggetto precipitare tra le montagne, in una località diversa da quella in cui i militari hanno poi intrapreso le battute di caccia al missile. È confermata inoltre dal fatto che il pezzo di missile, oggetto della ricerca che si protrae da tre settimane, è proprio la testata, la parte che avrebbe dovuto esplodere; «purtroppo per noi sardi», affermano i membri del Comitato sardo Gettiamo le basi «è un fatto di routine che nelle zone fuori dal poligono ricadano "regolarmente" ordigni bellici di vario tipo, scarichi e carichi di esplosivo. Non è affatto normale, invece, che i militari si prendano la briga di recuperarli». Le campagne di Quirra sono infatti disseminate di residuati missilistici e persino missili interi, il cui smaltimento è affidato esclusivamente al gioco di onde e mareggiate; «ancora più anormale» ricorda il comunicato «è il fatto che le forze armate mobilitino addirittura cacciatori e pastori per setacciare le montagne»; il comandante del poligono interforze Salto di Quirra ha spiegato alla stampa che i missili «perduti» sono recuperati quando sono ritenuti interessanti per la sperimentazione o quando costituiscono un grave pericolo, ma né l'esercito, né i dirigenti dell'Eurosam, né il consorzio d'imprese private costruttrici, secondo quanto riportato nel comunicato sono i primi responsabili dell'attentato alla sicurezza della popolazione, non hanno fornito chiarimenti esaustivi circa la natura della testata, si chiede di sapere: se non si ritenga di dover fornire all'opinione pubblica ed agli abitanti dell'area in questione dei chiarimenti circa gli incidenti che periodicamente si verificano; se non si ritengano le violazioni dei procedimenti legali per la programmazione delle esperimentazioni estremamente gravi e sanzionabili; se non si ritenga che i molteplici rischi cui sono sottoposti gli abitanti dell'area in questione ed il susseguirsi di morti ed incidenti siano tali da richiedere un'attenta indagine effettuata da organismi non vincolati in alcun modo né con l'esercito, né con le aziende che usufruiscono del poligono (per l'incompatibilità, tra il ruolo di controllore e il ruolo di controllato, considerato che indagini su un poligono militare gestite dagli ambienti militari o dal Ministero della difesa non offrono secondo l'interrogante le necessarie garanzie d'indipendenza e autonomia), un'indagine quindi che dia finalmente risposte esaustive e scientifiche sulle possibili contaminazioni attraverso la segnalazione dei rapporti isotopici con cui l'uranio si presenta: nel caso dell'immissione in ambiente e in particolare il rapporto U-234/U-238 e che comprenda la ricerca della distribuzione dei rapporti differenziali nelle diverse aree di Quirra interessate nel tempo da sperimentazione con dispositivi bellici, in modo da poter confinare aree che siano eventualmente state soggette a contaminazione; se sia possibile conoscere il contenuto di rapporti ufficiali riguardanti l'inquinamento radioattivo nell'area, il nome dei laboratori incaricati delle analisi già svolte e i responsabili delle stesse in modo da consentire alla comunità scientifica una seria e documentata valutazione della ricerca; se non si ritenga che, allo stato attuale, in attesa degli inderogabili accertamenti, non vi siano le condizioni per proseguire l'attività del poligono e se non si ritenga opportuno sospenderle avviando le indagini e quindi le eventuali bonifiche. (4-00150)

 
Cronologia
domenica 25 giugno
  • Parlamento e istituzioni
    26 milioni di elettori (52 % degli aventi diritto) si recano alle urne per esprimere il proprio voto sul referendum costituzionale per la modifica della parte seconda della Costituzione. Il 61,29% degli elettori respinge la modifica.

mercoledì 28 giugno
  • Parlamento e istituzioni
    Il Senato approva, con 160 voti favorevoli e 1 contrario, l'emendamento 1.1000, interamente sostitutivo dell'articolo unico del d.d.l. S.325 di conversione del decreto-legge 12 maggio 2006, n. 173, recante proroga di termini per l'emanazione di atti di natura regolamentare, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.