Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00225 presentata da DE PETRIS LOREDANA (INSIEME CON L'UNIONE VERDI - COMUNISTI ITALIANI) in data 04/07/2006
Atto Senato Interrogazione a risposta scritta 4-00225 presentata da LOREDANA DE PETRIS martedì 4 luglio 2006 nella seduta n.012 DE PETRIS - Ai Ministri del lavoro e della previdenza sociale e dell'economia e delle finanze - Premesso che: l'Enpaf (Ente nazionale di previdenza ed assistenza dei farmacisti, con sede in Roma, viale Pasteur 49) è proprietario di circa 1.000 unità immobiliari - concentrate in gran parte nella Capitale (zona Eur, Ostia, Garbatella, Flaminio) e a Milano - locate per la maggior parte ad uso abitazione, con rapporti contrattuali che si protraggono da decenni; la quasi totalità degli inquilini (più di 5.000 i componenti dei relativi nuclei familiari), direttamente o in forma associata ha manifestato più volte, anche su espressa richiesta dell'ente, la volontà di procedere all'acquisto dell'immobile condotto in locazione, ai sensi del decreto legislativo 104/1996; con decreto del 7 novembre 2000 emanato dal Ministero del lavoro di concerto con quello del tesoro, nonostante un precedente parere negativo del Ragioniere generale dello Stato e con la singolare dicitura "sentito per le vie brevi il Ministero del Tesoro", l'Enpaf veniva privatizzato e trasformato in fondazione, nonostante percepisca, ancora oggi: dalle A.S.L un contributo previdenziale pubblico commisurato allo 0,15% della spesa farmaceutica, pari a circa 15,5 milioni di euro; dalle farmacie per conto del Servizio sanitario nazionale, un ulteriore contributo pubblico, pari a circa 104 milioni di euro, commisurato allo 0,90 % della spesa farmaceutica per i medicinali forniti in regime di assistenza diretta, previsto dall'art. 5 della legge 187/77, come convertito dalla legge 395/77; dal 1996 l'ente ha adottato un approccio attendista illudendo, anche con comunicazioni scritte, gli inquilini su una possibile vendita ai sensi del decreto legislativo 104/96 citato, fino a quando, con nota del 29 ottobre 2001, il Presidente dell'Enpaf comunicava l'estraneità dell'ente ai processi di dismissione immobiliare previsti per tutti gli altri enti previdenziali, affermando l'inapplicabilità del decreto legislativo 104/96 e del decreto-legge 351/2001, convertito dalla legge 410/2001, in seguito all'intervenuta "privatizzazione"; tale inatteso ed indebito comportamento, accompagnato da aumenti fino al 200% dei canoni di locazione, ha prodotto conseguenze particolarmente gravi, considerato che la maggior parte degli inquilini è stata indotta, nella corretta convinzione che il citato decreto legislativo 104/96 trovasse, come trova, applicazione anche nei confronti dell'Enpaf, a rinunciare ad altre opportunità di acquisto, in un momento in cui il mercato immobiliare era maggiormente accessibile. Una legittima convinzione che ha portato molti a dismettere beni di famiglia o smobilizzare risparmi accumulati in anni di lavoro, per poter disporre, almeno parzialmente, delle risorse finanziarie necessarie per l'acquisto della prima casa; risorse che oggi hanno pesantemente subito, e subiscono gli effetti di una crescente perdita del potere di acquisto del denaro, soprattutto nei confronti di un mercato immobiliare "impazzito"; gli inquilini, organizzati in Comitato, hanno impugnato tale provvedimento, proponendo, nel mese di febbraio 2002, ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, rilevando, tra l'altro, che, in ragione dell'insufficiente e parziale istruttoria svolta nel corso del procedimento di privatizzazione, si sarebbero verificate alcune gravi "anomalie", la lesività delle quali è divenuta palese nel momento in cui la privatizzazione è divenuta lo strumento attraverso cui l'Enpaf nega il proprio assoggettamento agli obblighi di legge di dismissione del patrimonio immobiliare secondo le regole vigenti; a tale iniziativa giudiziaria si sono affiancate una pluralità di altre azioni di singoli, in sede civile ed amministrativa, tanto che l'Enpaf, nel solo 2002, ha sostenuto oneri per spese legali pari a 640.000,00 euro risultanti dal bilancio consuntivo approvato; il Consiglio di Stato, il 6 giugno 2003, ha fornito il prescritto parere ai fini dell'adozione del decreto del Presidente della Repubblica (il decreto ministeriale citato) che avrebbe definito la vicenda, riconoscendo il diritto soggettivo per gli inquilini e l'obbligo per l'Enpaf di vendere agli inquilini che ne avevano fatto richiesta il proprio patrimonio immobiliare, secondo quanto previsto dal più volte ricordato decreto legislativo 104/96, essendo ininfluente l'intervenuta privatizzazione; il 5 dicembre 2003, su reiterate richieste del Ministero del lavoro, il Consiglio dei ministri con apposita deliberazione ha disatteso il parere del Consiglio di Stato ed ha sottoposto alla firma del Presidente della Repubblica il provvedimento di rigetto del ricorso, che in quanto atto dovuto è stato trasfuso in decreto del Prewsidente della Repubblica in data 5 marzo, dopo una lunga istruttoria; dall'esame degli atti è emerso che il Ministero del lavoro ha rappresentato che qualora il ricorso fosse stato accolto e fossero stati venduti gli immobili agli inquilini, si sarebbe addirittura messo in discussione il sistema pensionistico dell'Enpaf. La genericità delle motivazioni addotte e la loro mancanza di consistenza giuridica ha portato il Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio a respingere la richiesta anche in considerazione della completezza del parere del Consiglio di Stato. A fronte di tale posizione il Ministro pro-tempore ha posto la questione in termini esclusivamente politici richiedendo la deliberazione contraria del Consiglio dei ministri; nonostante tali affermazioni, l'Enpaf successivamente ha alienato secondo i principi fissati dal decreto legislativo 104/2006 alcuni immobili siti in Milano ed in Roma nei quartieri Ostia, Aurelio, Tuscolana e Cristoforo Colombo dove risultano residenti alcuni inquilini, anche essi ricorrenti ma collegati in via diretta o indiretta ai vertici dell'ente (figlio del tesoriere, portavoce di un Ministro del precedente Governo, capo dipartimento del precedente Presidente della Giunta, rappresentanti di un'associazione di inquilini), in contraddizione con quanto sostenuto al Ministero del lavoro e senza giustificazione alcuna se non quella di essere un ente privato e decidere in via del tutto autonoma a quali soggetti vendere; per completezza di informazione si rappresenta che il T.A.R. Lazio e poi il Consiglio di Stato hanno dichiarato il proprio difetto di giurisdizione trattandosi di diritti soggettivi e pertanto di competenza del giudice ordinario, al quale è stata rivolta istanza per il riconoscimento del diritto; alle evidenti forzature sopra descritte, se ne sono aggiunte altre - tentate o consumate - sul piano legislativo su iniziativa di esponenti parlamentari di maggioranza, che hanno portato all'approvazione all'art. 1 della legge 23 agosto 2004, n. 243, di Riforma del sistema previdenziale del comma 38, attualmente al vaglio della Corte costituzionale, della quale, dopo l'udienza del 16 maggio 2006, si attende la pronunzia, con la quale il Governo ha manifestato la volontà di porre fine al contenzioso predetto attraverso una reale prevaricazione, ledendo il diritto degli inquilini di acquistare le unità condotte in locazione e salvaguardando, nel contempo, attraverso una norma ad hoc la situazione dell'Enpaf, unico ente previdenziale privatizzato dopo l'entrata in vigore del decreto legislativo 104/96; in occasione dell'approvazione della citata legge ed a completamento delle iniziative parlamentari ed innumerevoli interrogazioni, risoluzioni ed ordini del giorno, furono proposti da alcuni deputati gli ordini del giorno 9/2145-B/53 e B/197, accettati dal Governo direttamente nella persona del ministro Maroni, che avrebbero dovuto assicurare l'opportuna opera di mediazione dell'esecutivo per rimediare a tali sopraffazioni; a quasi due anni dall'approvazione degli ordini del giorno su menzionati, però, nonostante le sollecitazioni provenienti da tutte le forze politiche, nulla è stato fatto. In realtà, gli inquilini restano, ad oggi, estranei a qualunque tipo di accordo organico e complessivo che porti alla dismissione degli immobili in loro favore; per tale ragione, gli stessi inquilini hanno ritenuto, nel corso del dicembre 2005, di formulare una proposta di acquisto che, in linea con i prezzi di vendita definiti per l'ultima cessione realizzata nel 2005 in Roma dall'Enpaf, consentirebbe all'ente di realizzare circa il 20% in più rispetto al valore dei singoli immobili riportato nell'ultimo bilancio consuntivo; l'Enpaf ad oggi non ha fornito la sua disponibilità a nessun negoziato o controproposta, ma solamente sfratti per finita locazione, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno attivare immediatamente gli organi di controllo, e in particolare l'Ispettorato del Ministero del lavoro, per verificare l'effettivo adempimento degli obblighi di legge e il rispetto delle procedure sia in sede deliberativa che nella fase dell'assegnazione degli immobili; se non ritengano opportuno verificare per quale motivo l'Enpaf abbia dimesso ben 80 milioni di euro del proprio patrimonio immobiliare a prezzi sensibilmente inferiori a quelli di mercato; se non ritengano opportuno attivare il tavolo tra l'ente e gli inquilini, in ottemperanza degli ordini del giorno citati e se si intendano assumere iniziative per diminuire il contenzioso tra l'Enpaf ed inquilini e trovare una soluzione per la dismissione degli immobili dell'ente a favore dei conduttori; se non ritengano opportuno attivare le procedure necessarie affinché agli inquilini venga riconosciuto il diritto di acquistare gli immobili che conducono, in molti casi, da oltre quarant'anni, non recando peraltro alcun danno all'Enpaf come peraltro è dimostrato anche dall'ultima vendita dell'immobile di Roma (via Conti Rossini) ed a seguito della quale è stata avanzata la sopra citata proposta di acquisto. (4-00225)