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Documenti ed Atti

XV Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00574 presentata da PIGNATARO FERDINANDO BENITO (COMUNISTI ITALIANI) in data 17/07/2006

Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-00574 presentata da FERDINANDO BENITO PIGNATARO lunedì 17 luglio 2006 nella seduta n.026 FERDINANDO BENITO PIGNATARO e CESINI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. - Per sapere - premesso che: gli effetti dell'alluvione del 3 luglio scorso nella zona di Vibo Valentia hanno colpito anche l'ecosistema della fascia costiera e l'economia ittica calabrese: numerosi tonni stanno infatti morendo per soffocamento; l'ondata di fango e detriti che si è abbattuta sulla fascia costiera ha fatto confluire in mare sostanze e materiali inquinanti, mettendo a rischio l'ecosistema marino e costiero; la costa sta subendo, secondo quanto denunciato dalla Lega Pesca, un grave impatto ambientale di natura fisico, microbiologico e chimico. Le acque e i fondali della fascia più vicina alla costa si stanno intorpidendo, un segnale di cambiamenti morfologici della battigia, alterazione dei fondali con conseguenze sulla componente vegetale e animale e danni alle attività di maricoltura, con particolare riferimento alla tonnicoltura; la situazione della provincia di Vibo Valentia è critica anche sul piano igienico-santario, poiché è stata messa fuori uso tutta la rete fognaria e depurativa delle abitazioni colpite, trasportando in mare materiale organico di varia natura e quindi contaminando microbiologicamente acque, sedimenti e organismi marini -: se sia a conoscenza dei fatti sopra descritti; se non ritenga opportuno avviare un'azione di monitoraggio della zona al fine di procedere al risanamento e alla bonifica dell'area interessata. (4-00574)

Atto Camera Risposta scritta pubblicata lunedì 24 settembre 2007 nell'allegato B della seduta n. 209 All'Interrogazione 4-00574
presentata da FERDINANDO BENITO PIGNATARO Risposta. - In merito a quanto indicato nell'atto di sindacato ispettivo di cui all'esame, si riportano di seguito le notizie avute dalle direzioni competenti di questo ministero. La direzione per la difesa del suolo ha fatto presente che: «Il giorno 3 luglio 2006 la provincia di Vibo Valentia è stata interessata da condizioni meteo particolarmente avverse che hanno causato allagamenti, straripamenti di corsi d'acqua e smottamenti, oltre a vari danni alle infrastrutture ed al patrimonio edilizio privato e causando anche la perdita di 4 vite umane. Dal punto di vista pluviometrico l'evento è stato particolarmente intenso soprattutto tra le ore 10 e le ore 14 con massime altezze di pioggia registrate nelle stazioni pluviometriche della zona che variano tra i 47 mm della stazione di Mongiana e i 202 mm della stazione di Vibo Valentia, di cui 130 mm caduti tra le 11,40 e le 12,40. Dalle elaborazioni statistiche eseguite emerge la particolare straordinarietà dell'evento pluviometrico caratterizzato da un tempo di ritorno di oltre 1000 anni per Vibo Valentia e compreso tra i 50 e 150 anni nelle altre stazioni della zona. I comuni maggiormente interessati sono Serra San Bruno, San Nicola da Crissa, Pizzoni, Vallelonga, Spadola e soprattutto Vibo Valentia ove si sono avuti i maggiori danni e anche le vittime. Nel territorio di quest'ultimo comune il sopralluogo effettuato nelle ore immediatamente successive alla calamità dai tecnici del ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare che operano presso la regione Calabria nell'ambito del Progetto operativo difesa suolo, ha consentito di chiarire che le zone maggiormente coinvolte sono state essenzialmente due. Nella prima zona, in corrispondenza del tratto terminale dei corsi d'acqua torrente Sant'Anna e fosso Libanio, ci sono stati ingenti danni dovuti allo straripamento generalizzato del reticolo idrografico che ha provocato il sovralluvionamento nella parte più alta e l'allagamento nella parte più bassa di estese zone. In particolare nella zona di valle sono state danneggiate sia la zona industriale di Vibo Marina, nella quale insistono importanti insediamenti produttivi tra i quali le officine della Nuovo Pignone, che la zona turistica, formata da una serie di case private e da complessi turistici tra i quali il Villaggio del Sole. Nella seconda zona, situata in corrispondenza della località Longobardi e che presenta una pendenza molto forte, si sono verificate più che altro colate superficiali lungo il reticolo idraulico minore causate dall'asportazione da parte della pioggia dello strato superficiale di terreno e di tutta la vegetazione, compresi alberi di alto fusto. In questa zona risultano interrotte le principali arterie di comunicazione. La regione Calabria ha immediatamente attivato, già nelle ore successive all'evento, una serie di interventi di somma urgenza per ripristinare, per quanto possibile, la funzionalità idraulica dei corsi d'acqua e la viabilità stradale. Nella giornata del 5 luglio è stato inoltre eseguito un volo aereo al fine di rappresentare dall'alto la situazione a seguito dell'evento tramite ortofoto. Per quello che riguarda invece la situazione di rischio idrogeologico delle zone colpite, l'Autorità di bacino regionale della Calabria ha approvato il Piano stralcio per l'assetto idrogeologico (PAI) con DGR n. 900 del 31 ottobre 2001, che contiene l'individuazione, la perimetrazione e le misure di salvaguardia relative alle aree a rischio idrogeologico nel territorio regionale. Nell'ambito del territorio della provincia di Vibo Valentia, il PAI individua e perimetra 20,2 Kmq di aree a rischio idraulico molto elevato, 0,05 kmq di aree a rischio elevato, 0,4 kmq di aree a rischio medio e, inoltre, 106 km di aste fluviali a rischio molto elevato. In particolare il comune di Vibo Valentia dal punto di vista del rischio idraulico, presenta una situazione particolarmente critica, visto che in tutto il territorio comunale ci sono 1,5 kmq di aree critiche dal punto di vista idraulico individuate e perimetrate nel territorio dello stesso comune, e 2,5 km di aste fluviali a rischio idrogeologico molto elevato. Nell'ambito del territorio della provincia di Vibo Valentia il PAI individua e perimetra n. 47 aree a rischio da frana molto elevato (R4), 140 a rischio elevato (R3), 204 a rischio medio (R2), 97 a rischio basso (RI). In particolare il comune di Vibo Valentia dal punto di vista del rischio da frana presenta sul proprio territorio 0,16 kmq di aree a rischio elevato o molto elevato. Si evidenzia in particolare che le zone colpite dal disastro citate in epigrafe sono diffusamente interessate dalla presenza di aree a rischio idrogeologico individuate e perimetrate nel PAI. Per quello che riguarda la presunta insufficienza di risorse destinate alla regione Calabria per interventi di difesa del suolo, si fa notare quanto segue. Il ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, nell'ambito dell'indagine condotta sul fabbisogno finanziario necessario per la sistemazione dei bacini, ha verificato un fabbisogno finanziario per il territorio nazionale di 40 miliardi di euro. Per il territorio della regione Calabria il fabbisogno complessivo è pari a 1.537 milioni di euro per la realizzazione di 662 interventi. In relazione a tale fabbisogno nella regione Calabria, con le risorse di cui alla legge 183 del 1989 sono stati finanziati dal ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare dal 1991 al 2006 interventi per un importo complessivo di 155 milioni di euro, a fronte di una media nazionale di 157 milioni di euro. Nella provincia di Vibo Valentia sono stati finanziati nello stesso periodo n. 16 interventi per 6 milioni di euro. Con le risorse di cui al decreto-legge n. 180 del 1998 invece sono stati finanziati nella regione Calabria dal 1998 al luglio 2006 n. 164 interventi urgenti per un importo complessivo di 96,15 milioni di euro, a fronte di una media nazionale nello stesso periodo di 71,4 milioni di euro. Nella provincia di Vibo Valentia sono stati finanziati nello stesso periodo n. 23 interventi per 12,5 milioni di euro. Inoltre nel corso della riunione tenuta il 26 luglio 2006 presso il ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare si è fatto il punto sulle altre iniziative da assumere a seguito della tragedia di Vibo Valentia. All'incontro erano presenti il Ministro Alfonso Pecoraro Scanio, il presidente della Regione Calabria Agazio Loiero, il vicepresidente Nicola Adamo, il viceministro dell'interno Marco Minniti, dirigenti del ministero dell'Ambiente, della regione Calabria e del dipartimento della protezione civile. Dall'incontro è nato l'impegno di collaborazione tra le strutture tecniche del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del Mare e la regione Calabria per identificare e attuare di una serie di interventi per la prevenzione e la mitigazione del rischio idrogeologico, con particolare riferimento alle azioni di manutenzione del territorio e di mitigazione del rischio da erosione costiera, con particolare riferimento al territorio calabrese. Con Decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare prot. n. DDS/DEC/2006/0632 del 3 novembre 2006 registrato alla Corte dei conti in data 24 novembre 2006, registro n. 6 foglio n. 325 è stato approvato, con l'intesa formale delle regioni su tutti gli interventi individuati, il Piano strategico nazionale per la mitigazione del rischio idrogeologico, costituito da n. 311 interventi per un importo di 219 milioni di euro. Con lo stesso provvedimento sono stati finanziati n. 6 interventi nella provincia di Vibo Valentia per un importo di oltre 7 milioni di euro di cui 2 milioni di euro destinati al comune di Vibo Valentia. Inoltre è stato siglato nel settembre 2006 l'Accordo di programma quadro sulla difesa suolo ed erosione delle coste della regione Calabria, che prevede risorse CIPE già disponibili pari a 45 milioni di euro. Tali risorse sono destinate alla realizzazione di 47 interventi di protezione delle coste, di cui n. 8 per un importo di 5,5 milioni di euro nella provincia di Vibo Valentia. Il Ministro Pecoraro Scanio, a seguito dell'evento calamitoso, ha dato poi un ulteriore impulso a procedere celermente all'attuazione del Piano straordinario di telerilevamento per le aree ad elevato rischio idrogeologico sul territorio nazionale. L'attuazione di tale piano consente la verifica e il monitoraggio dei movimenti franosi e dei fenomeni di subsidenza mediante tecniche di telerilevamento ad alta precisione; la verifica degli effetti e dell'estensione territoriale delle piene di corsi d'acqua con particolare attenzione per le aree densamente antropizzate; la mappatura integrativa da telerilevamento (aereo e/o satellitare) ad alta risoluzione spaziale, delle caratteristiche geomorfologiche, vegetazionali ed infrastrutturali delle aree suddette; la realizzazione di un sistema di conoscenze condiviso e centralizzato. La Direzione protezione della natura, ha fatto presente quanto segue: «In riferimento all'interrogazione parlamentare in oggetto indicata, presentata alla Camera dei deputati nella seduta n. 026 del 17 luglio 2006, si rende noto che la scrivente, a seguito degli eventi alluvionali che hanno interessato la provincia di Vibo Valentia in data 3 luglio 2006, ha disposto l'intervento di tre unità navali in convenzione (U/S levoleco Terzo, dislocato a Vibo Valentia Marina, S/V Vastaso, dislocato a Trapani, S/V Ecolroma - dislocato a Porto Empedocle) per il recupero dei rifiuti galleggianti e detriti vari presenti in mare. L'intervento in questione ha avuto inizio nella giornata del 4 luglio e si è protratto sino al giorno 12 luglio ed ha riguardato i tratti di mare compresi nel Golfo di S. Eufemia, tra Bivona e la foce del fiume Angitola e tra Tropea e la foce del fiume Angitola. Al termine delle operazioni sono stati recuperati 94,34 mc di rifiuti solidi di varia natura e n. 1 cisterna. Per quanto attiene alle attribuzioni della scrivente in materia di inquinamento marino, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del Mare in applicazione dei propri compiti istituzionali finanzia e coordina un programma di monitoraggio per il controllo dell'ambiente marino-costiero svolto in collaborazione con le 15 regioni costiere italiane e prevede il controllo di acqua, sedimenti, molluschi, plancton e comunità animali e vegetali dei fondali marini in 81 aree di cui 63 aree critiche e 18 aree di controllo. Il programma ha preso avvio nel giugno 2001 ed è terminato in data 31 marzo 2006; attualmente tale programma dopo una sospensione di 3 mesi e mezzo è stato prorogato per sei mesi a partire dal 15 luglio 2006. Deve tuttavia rilevarsi che i dati in argomento sono dati con valenza ambientale e non sanitaria e non sono quindi utilizzabili per valutazioni relative alla idoneità di tali acque ad uso ricreativo quale quello della balneazione. L'area denominata «Vibo Marina» rientra tra quelle critiche e risulta essere la più vicina, tra quelle indagate dal programma, alla zona oggetto dell'interrogazione parlamentare. Nell'arco degli anni di monitoraggio, come in tutte le aree oggetto di indagine, anche in questa area sono stati effettuati 2 campionamenti al mese per quanto riguarda le matrici acqua e plancton, 2 campionamenti l'anno per le matrici biota e sedimenti e un campionamento l'anno per la matrice Benthos. L'area pertanto è stata monitorata e tenuta costantemente sotto controllo. La regione Calabria per proprie ragioni interne, contrariamente a quanto previsto in convenzione, non ha effettuato parte delle campagne previste; quindi la serie storica di dati in possesso risulta carente per alcuni intervalli temporali. A norma delle convenzioni che regolano le attività in argomento, i risultati delle analisi effettuate, devono essere inviati al ministero entro 30 giorni dal campionamento; poiché, come sopra riportato, le attività di monitoraggio hanno subito un'interruzione da fine marzo a metà luglio 2006, i primi dati analitici relativi alla zona di Vibo Marina saranno quelli riferiti al campionamento effettuato nella seconda metà di luglio, che dovrebbero pervenire al Ministero approssimativamente intorno alla metà di agosto p.v. e dal mese successivo, dopo le necessarie validazioni, essere disponibili on-line sul sito istituzionale www.minambiente.it. Solo dopo questa data, confrontando i dati di luglio 2006 con quelli raccolti fino a marzo 2006, sarà quindi possibile valutare i risultati del monitoraggio. Questa direzione ritiene opportuno continuare l'attività di monitoraggio nelle aree costiere in argomento. Alle regioni è affidato, tra l'altro, il compito dell'analisi delle cause che hanno determinato per le acque destinate alla balneazione un'eventuale superamento dei limiti parimetrici previsti dal decreto del Presidente della Repubblica n. 470 del 1982 e successive modifiche ed integrazioni, e della successiva ricerca dei rimedi adottabili per rientrare nei limiti richiesti dalla norma. Il monitoraggio viene svolto dai dipartimenti provinciali delle ARPA sui punti di campionamento indicati dalle regioni. Per le acque che risultano ancora non idonee alla balneazione, ai sensi del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 470 del 1982, le regioni, prima dell'inizio della stagione balneare, con periodicità annuale, comunicano al ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, secondo le modalità indicate con il decreto di cui all'articolo 3, comma 7, tutte le informazioni relative alle cause ed alle misure che intendono adottare. Le regioni sono quindi investite della programmazione degli interventi su tali acque; hanno altresì l'obbligo di giustificare le cause del degrado e le attività positive per invertire tale tendenza. Il fenomeno segnalato sembra comunque prospettarsi come inquinamento delle acque marine costiere da apporti tellurici e da acque superficiali per il quale si configura la competenza a livello locale dei comuni rivieraschi, cui la vigente normativa conferisce l'obbligo di dotarsi di adeguati impianti di depurazione, di provvedere al trattamento delle acque reflue, allo stoccaggio e smaltimento dei rifiuti, mentre a livello centrale investe competenze della direzione generale per la qualità della vita e per la difesa del suolo. Dal comunicato stampa in data 13 luglio 2006, pubblicato sul sito della provincia di Vibo Valentia, si legge che superata l'emergenza si è passati alla fase operativa finalizzata alla ricostruzione e alla tutela dell'ambiente. In tale ambito si è tenuto in data 13 luglio 2006 presso l'Amministrazione provinciale di Vibo Valentia il vertice interforze per la salvaguardia ambientale al quale hanno partecipato tutti i soggetti istituzionali coinvolti. In tale sede è stato costituito il gruppo di valutazione ambientale che dovrà fare una ricognizione della situazione sul livello dell'inquinamento marino, irregimentazione delle acque e difesa del suolo e proporre gli interventi ritenuti indispensabili. Come priorità sono stati individuati i seguenti interventi: verifica dei livelli di inquinamento marino causati dall'alluvione; predisposizione delle opere a difesa del suolo e interventi sul ciclo integrato delle acque. È stato dato incarico all'ICRAM di provvedere alla caratterizzazione dei sedimenti marini, attraverso il carotaggio dei fondali e delle spiagge, nonché all'analisi chimica e microbiologica delle acque marine, con prelievi a vari livelli di profondità; acquisita la documentazione si procederà agli interventi di bonifica dei fondali e degli arenili. Successivamente, a seguito di una richiesta, da parte dell'ufficio interrogazioni, di aggiornamento degli elementi già inviati in precedenza, ha fatto presente che: «In riferimento alla nota in oggetto indicata, relativa alla richiesta di aggiornamento delle notizie trasmesse con nota DPN/6/D/2006/20188 del 4 agosto 2006, si comunica, come già reso noto con la lettera citata, che l'area di indagine denominata "Vibo Marina" rientra tra quelle indagate nell'ambito del programma di monitoraggio e risulta anche essere la più vicina alla zona oggetto dell'interrogazione parlamentare. Nell'arco di questi ultimi anni di monitoraggio, come previsto dal protocollo operativo del programma, in questa area era prevista l'effettuazione di 2 campionamenti al mese per quanto riguarda le analisi sull'acqua e sulla comunità planctonica, 2 campionamenti l'anno per le indagini sulle popolazioni di mitili e sui sedimenti e 1 campionamento l'anno per le indagini sulle comunità dei fondali. La regione Calabria per proprie ragioni interne, contrariamente a quanto previsto in convenzione, non ha effettuato molti dei suddetti campionamenti e quindi l'insieme di dati in possesso di questa direzione sull'area Vibo Marina risulta esser carente per diversi intervalli temporali. Pertanto, tenendo anche in considerazione della citata interruzione delle attività del Programma dal 1 o aprile al 14 luglio 2006, i dati attualmente disponibili ed utili ad esprimere una valutazione sulla qualità dell'ambiente marino antistante l'area di Vibo Marina sono quelli riferiti al periodo 15 luglio 2006 - 15 dicembre 2006; tali dati, fatta eccezione per quelli relativi al periodo 15 ottobre - 15 dicembre 2006 ancora in fase di validazione, sono disponibili sulla rete internet accedendo al sito istituzionale del ministero (http://www.minambiente.it). Ulteriori notizie in ordine alla problematica segnalata sono state richieste alla regione Calabria, alla provincia di Vibo Valentia e all'ICRAM con note del 24 gennaio 2007 anticipate via fax». Dal canto suo, l'ICRAM, in merito, ha riferito che: «In relazione agli eventi alluvionali che hanno interessato la provincia di Vibo Valentia, ed in particolare l'area costiera compresa tra i comuni di Briatico e Vibo Valentia il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, onorevole Alfonso Pecoraro Scanio, ha incaricato l'ICRAM di seguire l'evoluzione. In particolare l'istituto ha predisposto in data 13 luglio, un piano di caratterizzazione ambientale dell'area proprio per individuare sia a mare che a terra la natura e la quantità degli eventi inquinanti presenti. Il piano è stato inviato all'ufficio di Gabinetto del Commissario per l'emergenza ambientale e per conoscenza all'ARPA Calabria». Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare: Alfonso Pecoraro Scanio.



 
Cronologia
sabato 15 luglio
  • Politica estera ed eventi internazionali
    Al G8 di San Pietroburgo si giunge ad un compromesso sul conflitto tra Israele e Libano, chiedendo innanzitutto il rilascio dei militari israeliani e la cessazione degli attacchi di Hamas e Hezbollah e delle operazioni militari di Israele.

mercoledì 19 luglio
  • Politica estera ed eventi internazionali
    La Commissione europea apre una procedura di infrazione contro l'Italia per contestazioni avanzate sulla legge 3 maggio 2004, n. 112 (“legge Gasparri”), in quanto lesiva della concorrenza.