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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XV Legislatura della repubblica italiana

MOZIONE 1/00016 presentata da D'ELIA SERGIO (LA ROSA NEL PUGNO) in data 20/07/2006

Atto Camera Mozione 1-00016 presentata da SERGIO D'ELIA giovedì 27 luglio 2006 nella seduta n.033 La Camera, premesso che: l'Italia ha abolito la pena di morte per crimini ordinari con la Costituzione del 1948 e, con l'approvazione della legge n. 589 del 1994, l'ha cancellata anche nei casi previsti dalle leggi militari di guerra; con l'abolizione dai codici militari, l'Italia ha iniziato un percorso che l'ha portata a essere il Paese che più ha preso posizione a livello internazionale contro la pena di morte e che più è intervenuto nei confronti di Paesi mantenitori per fermare esecuzioni capitali; nel 1994, su iniziativa del Governo Berlusconi, per la prima volta l'Assemblea generale dell'Onu ha discusso e votato su una proposta di risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali, che fu battuta per soli otto voti; nel 1997, su iniziativa del Governo Prodi, la Commissione dell'Onu per i diritti umani ha approvato a maggioranza assoluta una risoluzione che considera l'abolizione della pena di morte «un rafforzamento della dignità umana e un progresso dei diritti umani fondamentali» e, per questo, chiede «una moratoria delle esecuzioni capitali, in vista della completa abolizione della pena di morte»; da allora, ogni anno, la risoluzione è stata regolarmente approvata dalla Commissione di Ginevra e, grazie anche a questo, la situazione della pena di morte nel mondo è oggi radicalmente cambiata, tanto è che i Paesi membri dell'Onu mantenitori della pena capitale, che nel 1994 erano 97, si sono ridotti oggi a 52, 45 in meno; la moratoria si è rivelata essere una via ragionevolmente pragmatica ed efficace contro la pena di morte, che ha consentito a molti Paesi mantenitori di guadagnare il tempo necessario per cambiare le legislazioni interne nel senso dell'abolizione completa, come è accaduto in quasi tutti i Paesi dell'Est europeo e in Sudafrica; le abolizioni e le moratorie legali e di fatto intervenute in questi anni hanno potuto salvare dal patibolo migliaia di persone, sebbene oltre cinquemila condannati a morte continuino a essere giustiziati ogni anno in varie parti del mondo, la quasi totalità dei quali in regimi illiberali come la Cina, l'Iran e l'Arabia Saudita, che sono stati i primi tre Paesi nella classifica mondiale delle esecuzioni registrate nel 2005; dal 1997 a oggi, dei 192 Paesi membri dell'Onu 93 hanno già cosponsorizzato una risoluzione per la moratoria in sede Onu, altri 8 Stati, che non hanno mai cosponsorizzato la risoluzione, hanno comunque sempre votato a favore, mentre altri Stati, che hanno nel frattempo abolito la pena di morte, come, ad esempio, Figi, Tuvalu, Senegal, Tagikistan e Liberia, potrebbero cosponsorizzarla o votare a favore; una decisione a favore della moratoria da parte dell'Assemblea generale dell'Onu, l'organismo maggiormente rappresentativo della comunità internazionale, seppure presa a maggioranza, avrebbe un valore politico e d'indirizzo straordinario e l'indiscutibile effetto di consolidare l'opinione mondiale della necessità di mettere al bando le esecuzioni capitali, così contribuendo allo sviluppo dell'intero sistema dei diritti umani; gli statuti dei tribunali penali internazionali istituiti dall'Onu per giudicare i crimini di guerra e contro l'umanità escludono il ricorso alla pena di morte; il 23 maggio 2006, in sede di replica al dibattito sulla fiducia alla Camera dei deputati, il Presidente del Consiglio dei ministri Romano Prodi ha affermato di ritenere «opportuno riprendere l'iniziativa italiana riguardo la moratoria della pena di morte, che è uno dei punti fermi della nostra cultura e della nostra civiltà»; un impegno in tal senso era stato espresso il 2 luglio 2003 al Parlamento europeo anche dall'allora Presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi; è ormai maturo il tempo per portare a compimento l'iniziativa italiana per la moratoria Onu delle esecuzioni, promossa dodici anni fa da «Nessuno tocchi Caino» e sulla quale vi è stata in questi anni una convergenza straordinaria in Parlamento, sia della maggioranza che dell'opposizione; impegna il Governo: a presentare alla prossima Assemblea generale delle Nazioni Unite, in consultazione con i partner dell'Unione europea, una proposta di risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali in vista dell'abolizione completa della pena di morte; ad operare in modo tale da assicurare alla risoluzione Onu la copromozione di Paesi Stati membri dell'Unione europea e il sostegno di Paesi rappresentativi di tutti i continenti, mettendo in atto sin da subito iniziative a livello bilaterale nei confronti dei Paesi che in Assemblea generale potrebbero decidere di cosponsorizzare, votare a favore o, in certi casi, almeno astenersi sulla risoluzione per la moratoria. (1-00016) «D'Elia, Villetti, Bonelli, Donadi, Migliore, Maroni, Turci, Bandoli, Beltrandi, Bressa, Buemi, Buglio, Capezzone, Cioffi, Costa, Crema, Dato, Del Bue, Di Gioia, D'Antona, Fitto, Forlani, Francescato, Giachetti, Allam, Lazzari, Lo Monte, Mancini, Reina, Mellano, Oliva, Leoluca Orlando, Pecorella, Mario Pepe, Angelo Piazza, Pisicchio, Poretti, Raisi, Rao, Ronchi, Santelli, Schietroma, Sereni, Turco, Venier, Zacchera, Piscitello, Boato, Balducci, De Zulueta, Fundarò, Lion, Pellegrino, Trepiccione, Zanella, Buffo, Barani, Nardi, Nicchi, Cassola, Poletti, Ruggeri».

 
Cronologia
mercoledì 19 luglio
  • Politica estera ed eventi internazionali
    La Commissione europea apre una procedura di infrazione contro l'Italia per contestazioni avanzate sulla legge 3 maggio 2004, n. 112 (“legge Gasparri”), in quanto lesiva della concorrenza.

martedì 25 luglio
  • Parlamento e istituzioni
    Il Senato approva, con 160 voti favorevoli e 53 contrari, l'emendamento 1.100, interamente sostitutivo dell'articolo unico del d.d.l. S.741 di conversione del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, recante disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.