Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00558 presentata da MALABARBA LUIGI (RIFONDAZIONE COMUNISTA - SINISTRA EUROPEA) in data 21/09/2006
Atto Senato Interrogazione a risposta scritta 4-00558 presentata da LUIGI MALABARBA giovedì 21 settembre 2006 nella seduta n.037 MALABARBA, BULGARELLI, SILVESTRI, TIBALDI, TURIGLIATTO, GRASSI - Ai Ministri degli affari esteri e della difesa - Risultando agli interroganti che: Israele non ha rispettato molte decisioni della comunità internazionale, in particolare: la risoluzione 181 del 1947 del Consiglio di sicurezza ONU che sanciva la spartizione della Palestina in due Stati, uno ebraico e l'altro arabo; la 191 del 1948 che stabiliva il diritto al ritorno dei rifugiati, la 242 che intimava Israele al ritorno ai confini antecedenti alla guerra del 1967; la Corte di giustizia ha condannato la costruzione del muro che Israele sta realizzando per separare i territori palestinesi, peraltro ulteriormente ridotti dal muro e che comporterà drastiche limitazioni agli spostamenti e gravi riflessi per le attività economiche palestinesi; Israele ultimamente ha distrutto l'unica centrale elettrica di Gaza, e tale atto è stato condannato dall'ONU in quanto contrario al diritto umanitario. Tale distruzione ha anche causato un disastro ecologico sulle coste libanesi cui un intervento italiano cerca di porre riparo; Israele ha bloccato i pagamenti all'Autorità nazionale palestinese, peraltro dovuti, causando un notevole impoverimento generale dei palestinesi e gravi conseguenze anche sulla salute pubblica; Israele ha arrestato gran parte del gruppo dirigente di Hamas, parlamentari e persone aventi compiti di governo dell'Autorità palestinese, liberamente eletti dal popolo palestinese in elezioni considerate regolari dagli osservatori internazionali; Israele continua i suoi raid militari nella Striscia di Gaza, che hanno provocato numerose vittime fra l'inerme popolazione civile; Israele che non aderisce al trattato di non proliferazione atomica è una potenza nucleare non dichiarata, l'unica del Medio Oriente; Israele ha bombardato il Libano causando centinaia di vittime civili, in gran parte donne e bambini, migliaia di profughi e danni alle infrastrutture libanesi per miliardi di euro; le forze armate israeliane hanno ucciso 4 caschi blu in Libano, secondo l'ONU in "maniera apparentemente deliberata"; la Croce Rossa Internazionale ha dichiarato che Israele viola le convenzioni di Ginevra; Human Rights Watch ha denunciato l'utilizzo, da parte israeliana, di armi vietate dal diritto internazionale; nel massacro di Cana sono stati uccisi dalle bombe israeliane decine di persone fra cui molti bambini: tale bombardamento ha suscitato l'esecrazione generale ed il Segretario generale ONU Annan ha chiesto al Consiglio di Sicurezza una "dura condanna" di Israele, responsabile della strage stessa; l'Alto Commissario ONU per i Diritti umani Arbour ha affermato che le gravi violazioni del diritto umanitario costituiscono crimini internazionali e rendono penalmente responsabili i loro autori; l'Italia, secondo le ricerche di Archivio Disarmo intitolata "Le armi del Bel Paese" 2005 e 2006, edizioni Ediesse, basate su dati ISTAT, ha esportato armi civili ad Israele per oltre 8 milioni di euro nel periodo 1999-2005 ed al Libano per oltre 21 milioni di euro; il Governo nel 2005 ha autorizzato contratti di vendita di armi ad Israele, in base alla legge 185/1990, per circa 1,3 milioni di euro; l'Italia ha ratificato con apposita legge 94/2005 l'accordo di cooperazione militare bilaterale con Israele e con la legge 126/2006 l'accordo di cooperazione militare con il Libano; Amnesty International ha chiesto un embargo , con effetto immediato, alle armi vendute ad Israele ed agli Hezbollah; ultimamente i giornali italiani hanno riportato la notizia di contatti preliminari per la vendita di armi italiane alle forze armate libanesi. Il Paese mediorientale ha bisogno, invece, di essere ricostruito e non di nuove armi; Israele ha partecipato nei mesi scorsi ad esercitazioni NATO in Sardegna, a causa di tale presenza la Svezia ha cancellato la propria partecipazione; nel vertice di Rabat dell'aprile 2006 fra i Paesi NATO e quelli del Dialogo mediterraneo (fra cui Israele) è stata decisa la partecipazione di alcuni Paesi mediterranei ed in particolare Israele all'operazione Active Endeavour inerente il pattugliamento antiterrorismo nel mare Mediterraneo, si chiede di sapere: se in un tale contesto il Governo, che ha già inviato aiuti umanitari, intenda bloccare la fornitura di armi i cui contratti erano stati autorizzati in passato; se il Governo in attuazione dell'art. 15, comma 7, della legge 185/1990 sul commercio delle armi intenda sospendere in via cautelativa le esportazioni di armi civili ad Israele ed al Libano; se il Governo intenda sospendere l'operatività dei predetti accordi di cooperazione militare con Israele e Libano; se intenda bloccare ogni nuova vendita di armi al Libano; se il Governo a livello NATO si farà portavoce dell'esigenza di sospendere ogni forma di collaborazione militare con Israele; se il Governo sia a conoscenza dell'eventuale transito di armi destinate ad Israele in basi statunitensi o NATO in Italia; se il Governo ritenga opportuno rappresentare la necessità di chiedere che Israele paghi per i danni causati ad uno Stato sovrano, ad esempio per lo sminamento del Libano che secondo responsabili ONU richiederà almeno un anno; se il Governo si farà portavoce, in ogni sede internazionale, dell'esigenza di pervenire al disarmo nucleare di Israele; come si comporteranno i militari italiani di UNFIL 2 nell'ipotesi di violazioni israeliane della risoluzione 1701 (ad esempio raid aerei). (4-00558)
Atto Senato Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 029 all'Interrogazione 4-00558
presentata da MALABARBA Risposta.
- In merito a quanto rappresentato nell'atto parlamentare, si
forniscono i seguenti elementi di risposta. Riguardo all'ipotesi
di sospendere l'operatività degli Accordi di cooperazione militare
dell'Italia con Israele e Libano, si fa presente quanto segue. Con entrambi
i Paesi, l'Italia ha stipulato Accordi di Cooperazione nel settore
militare che costituiscono parte integrante di una struttura di relazioni
con i Paesi amici dell'area estese a tutti gli aspetti delle relazioni
bilaterali. Tali Accordi
hanno soprattutto l'obiettivo di rafforzare la ricerca tecnologica
e industriale e di sviluppare la collaborazione nel campo della formazione. Israele rappresenta
uno dei leader mondiali dell'alta tecnologia, in settori quali
l'informatica, l'elettronica, l'avionica e l'industria
aerospaziale e l'Accordo in questione prevede la possibilità
di creare forme di cooperazione per facilitare lo scambio di dati tecnici,
di informazioni e di hardware , in un quadro generale di salvaguardia
dei reciproci interessi. L'Accordo
include peraltro, tra i suoi obbiettivi, la cooperazione in materia di
operazioni umanitarie, di addestramento e di lotta all'inquinamento
causato da installazioni militari. L'esistenza
dell'Accordo di Cooperazione militare si inserisce nel più
ampio contesto di un articolato rapporto politico che consente all'Italia
di esercitare un'influenza importante nei comportamenti e nelle decisioni
del Governo israeliano. In particolare, in considerazione del ruolo che
l'Italia ha assunto nella missione internazionale UNIFIL in Libano,
la cooperazione italo-israeliana, cui l'Accordo dà avvio, costituisce
un contributo significativo al rafforzamento degli equilibri nella Regione. Per quanto
riguarda il Libano, l'Italia considera fondamentale per la stabilizzazione
della regione che il Governo libanese ristabilisca la sua piena sovranità
sull'intero territorio. Ciò comporta, come peraltro richiesto
dalla Risoluzione n. 1701 del Consiglio di Sicurezza, il dispiegamento
delle Forze armate libanesi nel Sud del Paese e lungo tutte le sue frontiere. In proposito,
l'Italia sostiene la necessità che il Libano risolva pacificamente
la crisi politica interna che sta attraversando, salvaguardando la legittimità
del Governo attualmente in carica, sostenuto da una maggioranza parlamentare
solida, risultato di elezioni libere e trasparenti. In merito
alla questione dell'esportazione di armi verso Israele e Libano, si
precisa che esse, nella stretta osservanza della legge 180/1990, continueranno
ad essere, come in passato, scrutinate caso per caso, analogamente a quanto
avviene per tutte le progettate operazioni verso l'estero, segnatamente
per quelle che interessano Paesi non membri dell'Unione europea e
dell'Alleanza Atlantica. Circa il partenariato
tra NATO ed Israele, è opportuno tener presente che esso è
inserito nel quadro di riferimento del Dialogo Mediterraneo dell'Alleanza
Atlantica. Quest'ultimo
costituisce, dal 1994, un importante tassello della politica atlantica
di cooperazione con i Paesi terzi, avviata nell'ambito del processo
di adattamento dell'Alleanza alle esigenze di sicurezza emerse dopo
la fine dell'equilibrio bipolare. Sette Paesi dell'area partecipano
all'iniziativa: oltre ad Israele, anche Algeria, Egitto, Giordania,
Mauritania, Marocco e Tunisia. L'Italia
è sempre stata fautrice del Dialogo Mediterraneo, visto come complementare
al Processo di Barcellona dell'Unione europea, e si è adoperata
in maniera pragmatica in favore di ogni collaborazione con i Paesi della
sponda sud del Mediterraneo nei settori più specificamente attinenti
alla NATO (lotta al terrorismo, alla proliferazione delle armi di distruzione
di massa, riforma della difesa eccetera) e nei quali l'Alleanza può
mettere a disposizione la propria esperienza e fornire un reale valore
aggiunto rispetto alle altre organizzazioni internazionali. Ciò
nella convinzione che il rafforzamento di tale cooperazione con i partner mediterranei sia strumentale a fronteggiare le minacce comuni -
in primo luogo il terrorismo - che provengono da tale area. L'Alleanza
Atlantica ha favorito recentemente lo sviluppo di una cooperazione mediterranea
su di un piano eminentemente pratico. Ha altresì richiamato l'importanza
del sostegno dei partner mediterranei all'operazione «Active
Endeavour» della NATO e l'opportunità di sviluppare più
ampie forme di condivisione di informazioni di intelligence . L'esercizio,
al di là della sua dimensione concreta, riveste un'importante
valenza di strumento di rafforzamento della fiducia (« confidence
building ») in grado di riflettersi positivamente anche sul rapporto
tra Israele e mondo arabo, che è nostro interesse rafforzare nella
prospettiva di un'iniziativa di pace per la Palestina. Di rilievo
è, infatti, la dimensione politica della collaborazione mediterranea,
che prevede lo svolgimento di incontri periodici del Consiglio Atlantico
e dei Paesi partner. Il Dialogo
Mediterraneo è un esercizio concepito e prevalentemente attuato
in una dimensione collettiva: 26 (Paesi NATO) +7 (Paesi partner ),
sebbene il formato 26+1 sia ammesso e talvolta utilizzato per trattare
tematiche e programmi di interesse esclusivamente bilaterale. Quanto poi
alla questione degli armamenti nucleari in possesso di Israele, va rilevato
che l'Italia condivide la strategia dell'Unione europea in materia
di non proliferazione delle armi di distruzione di massa. In tale ambito
il nostro Governo sostiene pienamente gli sforzi della Comunità
internazionale volti all'universalizzazione del Trattato di Non proliferazione
nucleare, che rimane la pietra angolare del regime di non proliferazione. Per quanto
riguarda, infine, il comportamento dei militari italiani di UNIFIL 2 nell'ipotesi
di violazioni israeliane della Risoluzione n. 1701 (ad esempio raid aerei), si rileva quanto segue. La Risoluzione
n. 1701 - adottata all'unanimità dal Consiglio di Sicurezza
dell'ONU l'11 agosto 2006 - pur non facendo esplicito riferimento
al Capitolo VII dello Statuto deIl'ONU, definisce tuttavia la situazione
in Libano «una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale»,
formulazione normalmente usata per giustificare misure di «imposizione»
della pace. Nell'attuazione
del suo mandato, UNIFIL è infatti autorizzata ad adottare «ogni
azione necessaria» (incluso quindi l'uso della forza) nell'area
di dispiegamento esclusivamente in cinque casi chiaramente specificati
dalla stessa Risoluzione n. 1701: a) assicurare che l'area in questione non sia utilizzata per attività
ostili di alcun genere; b) resistere a tentativi volti - attraverso l'uso della forza -
ad impedire alla missione di svolgere i propri compiti in base al mandato
conferitole; c) proteggere il personale, le attrezzature, le installazioni e l'equipaggiamento
del personale dell'ONU; d) assicurare la sicurezza e la libertà di movimento del personale
dell'ONU e degli operatori umanitari; e) fatta salva la responsabilità del Governo del Libano al riguardo,
proteggere i civili sottoposti ad imminente minaccia di violenza fisica.
Tali previsioni hanno consentito di attribuire al Comandante di UNIFIL
l'autorità di decidere sul campo l'uso della forza secondo
le regole d'ingaggio concordate. Peraltro, è opportuno segnalare
che, per le decisioni di carattere strategico, la competenza spetta alla
Cellula Militare Strategica costituita presso il Segretariato ONU a New
York (MSC, Military Strategie Cell ), alla cui direzione è
stato preposto il Generale italiano Ridinò, che svolge la funzione
di anello di raccordo tra le Forze sul terreno ed i vertici ONU a New York. Si ricorda
che i compiti specifici assegnati ad UNIFIL, secondo la Risoluzione n.
1701, comprendono: a) la verifica (« monitoring ») della cessazione delle ostilità; b) l'accompagnamento del dispiegamento dell'esercito libanese nel
sud del Paese e lungo la Linea Blu, con testuale al ritiro israeliano; c) il coordinamento delle attività sub b) con i Governi libanese
ed israeliano; d) il sostegno alle attività umanitarie ed al rientro degli sfollati; e) l'assistenza alle Forze armate libanesi nel prendere misure per lo
stabilimento della «buffer zone» libera da combattenti e armamenti,
salvo quelli del Governo libanese e UNIFIL, tra il fiume Litani e la Linea
Blu; f) l'assistenza al Governo libanese - su sua richiesta - per
controllare i confini al fine di prevenire l'ingresso di armi. Il Vice Ministro degli affari esteri Intini