Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/01257 presentata da PILI MAURO (FORZA ITALIA) in data 11/10/2006
Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-01257 presentata da MAURO PILI mercoledì 11 ottobre 2006 nella seduta n.051 PILI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per lo sviluppo economico. - Per sapere - premesso che: nel luglio 2003 la Regione Sardegna firmò con l'allora Governo Berlusconi un accordo di programma quadro propedeutico alla stipula di contratti di programma con le aziende destinate ad insediarsi nelle zone industriali di Ottana, Porto Torres (Sassari) e Macchiareddu (Cagliari) che aveva stanziato complessivamente oltre 300 milioni di euro per la reindustrializzazione della Sardegna a seguito della grave crisi che ha colpito il comparto chimico sardo; l'attuale Governo ha proposto la revocaditali contratti di programma, sottraendo ingenti risorse che il Cipe aveva già destinato per la Sardegna centrale, con la deprecabile conseguenza di bloccare il processo di reindustrializzazione avviato con l'accordo di programma per la chimica; a causa dell'intendimento del Governo verrebbero cancellati tutti quei contributi destinati a finanziare cinque imprese dell'area industriale di Ottana, in tutto 18 milioni di euro già deliberati dal Cipe per la reindustrializzazione della Sardegna centrale; e conseguentemente le stesse risorse finanziarie relative ai siti di Porto Torres e Macchiareddu; ciò costituisce una vera e propria umiliazione di dure lotte dei lavoratori sardi con particolare riferimento a quelli di Ottana, e mette in ginocchio le attese di centinaia di lavoratori che da quelle iniziative aspettavano una risposta occupazionale dopo tanti licenziamenti e fallimenti; la revoca dei contratti di programma della Sardegna centrale già approvati comporterà, cosi come preannunciato, la perdita di ingenti risorse e con la riduzione delle agevolazioni potrebbe provocare il definitivo abbandono di quelle aziende che avevano già deciso di insediarsi nelle zone industriali oggetto dell'intervento dell'accordo Stato-Regione del 2003; il Governo si sta muovendo non tenendo in alcun conto la concertazione e l'accordo raggiunto con tutte le parti sociali del nuorese e dell'intera Sardegna; se tale intendimento del Governo, di cancellare tutti i contratti approvati dal Cipe, dovesse essere messo in atto risulterebbe un attacco al sud senza precedenti considerato che sarebbero oltre 26 i contratti revocati -: quali siano le ragioni che hanno spinto il Governo ad adottare un provvediemento tanto lesivo per lo sviluppo industriale della Sardegna centrale; se il Governo non ritenga opportuno un immediato ripensamento di tale intenzione fortemente lesiva degli interessi del sud Italia e della Sardegna in particolar modo. (4-01257)
Atto Camera Risposta scritta pubblicata mercoledì 11 aprile 2007 nell'allegato B della seduta n. 142 All'Interrogazione 4-01257
presentata da PILI Risposta. - In riferimento all'interrogazione parlamentare in oggetto, si rappresenta quanto segue. La revoca di 30 proposte di contratti di programma, fra i quali anche 3 riguardanti la regione Sardegna, è stata disposta dall'articolo 8 del decreto-legge n. 262 del 2006 (convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286) in quanto, dette proposte di contratti, sono state approvate nel marzo 2003 dal Cipe in assenza del decreto di disciplina dei criteri, delle condizioni e delle modalità di concessione delle agevolazioni prevista dall'articolo 8, comma 2, del decreto-legge del 14 marzo 2005, n. 35 «Disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale» (convertito nella legge n. 80 del 2005), affinché il Cipe potesse approvare ulteriori contratti di programma. Inoltre, i contratti «revocati» sono stati approvati dal Cipe in assenza di parte delle risorse disponibili per coprirne gli oneri, a seguito di una riduzione di risorse di 790 milioni di euro disposta dalla legge finanziaria per il 2006 per le misure della programmazione negoziata, nell'ambito della quale sono compresi anche i contratti di programma. Non essendo stato emanato il sopra citato decreto previsto dal decreto-legge n. 35 del 2005 attuativo della riforma degli incentivi, non si è verificata l'indispensabile condizione per l'approvazione dei suddetti contratti. Va segnalato, anche, che la Corte dei conti non ha registrato le delibere del Cipe del marzo 2006 proprio per la mancata adozione del decreto, ora evidenziata. L'attuale Governo, per evitare gravi dissesti all'economia del Mezzogiorno e quindi anche alla Sardegna, con il citato articolo 8 del decreto-legge n. 262 del 2006, ha inteso salvaguardare i contratti di programma ormai venuti meno. A tale proposito ha, quindi, previsto: il reperimento di ulteriori risorse per coprire integralmente gli oneri derivanti dai contratti di programma in esame; la revoca delle approvazioni intervenute a marzo (peraltro già caducate a causa della mancata emanazione del decreto di attuazione delle riforme e per la mancata registrazione della Corte dei conti); il riesame e l'approvazione degli stessi contratti. Si rileva, comunque, che il decreto in questione non avrebbe potuto dispiegare i suoi effetti in quanto oggetto di notifica alla Unione europea. A tal fine si segnala che i tempi necessari per l'approvazione comunitaria del decreto recante la riforma, non avrebbe consentito l'approvazione dei contratti di programma entro il 31 dicembre 2006 data di scadenza del regime comunitario per gli aiuti a finalità regionale cui i contratti di programma appartengono. Il Ministero dello sviluppo economico, ha emanato il decreto attuativo di cui all'articolo 8 del decreto-legge n. 262 del 2006, ha riesaminato i contratti revocati e ha già trasmesso al Cipe le proposte per la riapprovazione delle iniziative riammissibili ai benefici. Si deve, quindi, rilevare che l'operazione effettuata con l'adozione della norma, è intervenuta per salvaguardare delle iniziative imprenditoriali in merito alle quali erano state create aspettative alle imprese che, per le motivazioni sopra esposte, sono risultate inattuabili anche a causa dell'assenza di tutte le risorse disponibili per coprire, in tempi brevi, il fabbisogno. Il Viceministro dello sviluppo economico: Sergio Antonio D'Antoni.