Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/00258 presentata da BONADONNA SALVATORE (RIFONDAZIONE COMUNISTA - SINISTRA EUROPEA) in data 21/11/2006
Atto Senato Interrogazione a risposta orale 3-00258 presentata da SALVATORE BONADONNA martedì 21 novembre 2006 nella seduta n.077 BONADONNA - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'interno - Risultando all'interrogante che: la Sogin SPA (Società di gestione impianti nucleari) è stata istituita con decreto legislativo 1° novembre 1999, n. 79, ed ha il Ministero del tesoro come unico azionista; in virtù dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3267 del marzo 2003, Sogin è subentrata nella gestione degli impianti ENEA del ciclo del combustibile nucleare dei centri di Saluggia, Trisaia e Casaccia; in particolare, il sito di Casaccia è formato dagli impianti ex ENEA denominati Plutonio ed OPEC; per attività di bonifica delle scatole a guanti si intende la rimozione, mediante estrazione attraverso apposite aperture, di tutti gli oggetti in esse contenuti, materiali vari di consumo, attrezzature, apparecchiature e quant'altro, evitando operazioni con utensili da taglio. L'operazione, che in genere si conclude con una decontaminazione delle superfici interne delle scatole a guanti interessate, in ambito internazionale, è tipicamente inserita come fase iniziale e preliminare in una più ampia ed articolata attività di processo, che mira a trasformare contestualmente i materiali di risulta dallo smantellamento delle suddette scatole a guanti in rifiuti radioattivi stoccati in appositi contenitori metallici; tra la fine di maggio e gli inizi di giugno 2006, secondo quanto disposto dal programma semestrale di Sorveglianza medica della contaminazione interna, il personale dell'impianto Plutonio operante in Zona controllata ha consegnato i rispettivi campioni biologici al Servizio medicina di centro; intorno al 20 luglio 2006, 7 lavoratori dell'impianto Plutonio (in parte comandati ENEA ed in parte dipendenti SOGIN), impegnati nell'attività di bonifica delle scatole a guanti obsolete del medesimo impianto, per quanto consta all'interrogante, sono stati informati ufficiosamente per via telefonica dall'esperto qualificato di Sogin per il sito Casaccia, dott. Roberto Falcone, che dalle analisi sarebbe emersa una probabile contaminazione da plutonio, verosimilmente avvenuta per inalazione, la quale, tuttavia, secondo le rassicurazioni del suddetto, sarebbe stata di modesta entità; nei giorni successivi al 20 luglio 2006 i lavoratori coinvolti, diversamente da quella che è la prassi generalmente seguita in analoghe circostanze, non sono stati immediatamente sottoposti all'ulteriore analisi con la tecnica del Whole Body Counter (WBC), peraltro disponibile presso lo stesso centro della Casaccia, la quale, in poche ore, avrebbe potuto confermare o meno gli esiti del primo esame; in quegli stessi giorni, quando non era stata ancora individuata la causa della contaminazione, il direttore dell'impianto, ing. Vittorio Santinelli, a giudizio dell'interrogante, in contrasto con il principio di precauzione previsto dalle vigenti leggi (come il decreto-legge n. 230/1995) e richiamato dal Regolamento di esercizio dell'impianto, non adottò, né di sua iniziativa né su proposta dell'esperto qualificato, alcun provvedimento di sua competenza, come invece avrebbe dovuto fare attraverso l'emanazione di specifici "Ordini di servizio"; in particolare: non sospese le attività di esercizio in corso in quel momento (bonifica delle scatole a guanti, caratterizzazione dei rifiuti prodotti e attività di manutenzione); non dispose alcun divieto di accesso nella zona controllata per il personale dell'impianto e delle ditte esterne di manutenzione, che continuò a transitare in detta zona; non dispose l'utilizzo di indumenti protettivi aggiuntivi, quali maschere e tute integrali; non pianificò né dispose con la dovuta immediatezza alcun intervento del servizio di radioprotezione operativa presente sull'impianto, finalizzato all'accertamento delle cause della contaminazione; alla fine di luglio 2006 l'esperto qualificato richiese ai 7 lavoratori coinvolti, prima telefonicamente e poi per e-mail , un nuovo prelievo di campioni biologici per ripetere l'esame, utilizzando una tecnica diversa e meno rapida del richiamato WBC; l'intero mese di agosto 2006 trascorse nell'assoluta inazione, al punto che soltanto al rientro dalle ferie, dopo circa due mesi dagli esiti del primo esame, i lavoratori furono sottoposti ad ulteriori controlli con il WBC; pertanto, fino agli inizi di ottobre 2006, a circa 4 mesi dall'episodio di contaminazione, agli interessati non era stata fornita alcuna informazione ufficiale circa la dose assorbita ed i rischi per la loro salute, così come non era stato inserito alcun dato riferito all'evento nelle rispettive schede radiologiche; le uniche notizie in possesso dei lavoratori, provenienti da canali confidenziali, sostenevano che i risultati del WBC e la misura effettuata sui secondi campioni biologici prelevati a fine luglio, avevano dato esito negativo; la qual cosa non indica la mancanza di contaminazione, ma che la stessa è stata di modesta entità, per cui il plutonio inalato è stato smaltito, per la gran parte, nei quindici giorni successivi al fatto; il rischio di contaminazione interna, pur se accettato nel caso di eventi incidentali, deve essere tassativamente evitato nel corso di attività di esercizio, anche perché il plutonio, oltre alla radiotossicità, presenta una elevata tossicità biologica il cui impatto non può essere valutato dalla misura della radioattività. Per scongiurare questi eventi, sono previste diverse azioni preventive, di tipo impiantistico e procedurale, che richiamano a precise responsabilità del direttore dell'impianto e dell'esperto qualificato; fino al 13 ottobre 2006 il direttore dell'impianto Plutonio, in palese contrasto con le disposizioni di cui al decreto-legge 230/1995, art. 49, commi 3 lettera f ) e 4), non aveva ancora provveduto a convocare il collegio dei delegati alla sicurezza dell'impianto Plutonio, a far parte del quale, proprio a causa dell'avvenuta contaminazione, doveva essere chiamato anche un esperto dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente e territorio (APAT). Inoltre, il suddetto direttore d'impianto, come previsto dal comma 3 lettere c ) e d ) del ricordato art. 49, qualora fosse stato realmente consapevole dei rischi associati con l'attività di bonifica delle scatole a guanti che si stava accingendo ad avviare, avrebbe dovuto convocare tale organismo già prima dell'avvio di detta attività, iniziata nel mese di aprile 2006; infatti essa, pur se prevista come attività di normale esercizio dell'impianto Plutonio, in realtà, a causa della vetustà dello stesso impianto e delle scatole a guanti, nonché della scarsa esperienza ed addestramento del personale, avrebbe dovuto cautelativamente prefigurarsi come attività straordinaria; considerato che: nel corso di un incontro tra organizzazioni sindacali, direzione del centro ENEA di Casaccia e rappresentanti della Sogin, tenutosi il 5 ottobre 2006, è emerso un ulteriore elemento di preoccupazione in relazione ad un grave e perdurante pericolo da radiazioni ionizzanti, rappresentata da un'area di terreno contaminato all'interno dell'Impianto OPEC 1, anch'esso passato sotto la gestione di Sogin, analogamente all'impianto Plutonio. Presso OPEC 1, infatti, si trova la cosiddetta "Area WASTE-B", di cui è parte fondamentale un vecchio serbatoio interrato di circa 22 metri cubi, per la raccolta degli effluenti liquidi acquosi provenienti dalle celle calde, al cui interno, in passato, veniva manipolato il combustibile nucleare irraggiato. I liquidi contenuti nelle condutture dell'area e nel serbatoio in questione risultano molto contaminati dai tipici prodotti di fissione, in particolare cesio-137 e stronzio-90; nel 2002, a seguito di una campagna di misure effettuata presso l'impianto OPEC, fu riscontrata una notevole contaminazione del terreno di pertinenza della suddetta area; per quanto consta all'interrogante, nel 2004, al momento del trasferimento dell'impianto OPEC alla Sogin, l'allora direttore per conto ENEA dello stesso impianto, il perito industriale Gianfranco Caporossi, nel riportare lo stato del suo impianto a Sogin, non ha evidentemente sottolineato la precarietà delle condizioni in cui versava l'area del serbatoio. Tant'è che, a differenza della piscina del combustibile di Saluggia, il serbatoio di OPEC, pur risultando la causa della contaminazione per il terreno circostante, posto a pochi metri dall'affollato viale centrale della Casaccia, non è rientrato tra gli interventi da attuare con urgenza, nell'ambito dell'emergenza per la sicurezza nucleare dichiarata dall'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri del 2003, al pari dell'attività di smantellamento delle scatole a guanti dell'impianto Plutonio. Entrambe queste attività si sono rivelate critiche per il sito Casaccia; nei circa dieci anni di direzione dell'impianto OPEC per conto di ENEA da parte del perito Caporossi, non sembrano, a giudizio dell'interrogante, esserci stati adeguati sforzi per il risanamento dell'Area interessata alla contaminazione; nonostante ciò, appena pensionatosi dall'ENEA, nel settembre 2004, lo stesso perito è stato proposto come il più esperto per risolvere i guai dell'impianto OPEC, ricevendo per questo un contratto di consulenza per due anni di circa 45.000 euro annui, al fine di risolvere il problema del serbatoio che egli stesso, in quanto direttore dell'impianto in cui il serbatoio si trova, aveva evidentemente contribuito a creare, o che comunque non aveva risolto; nel frattempo, nella Sogin venivano emarginati quegli ingegneri che nel sito Casaccia avevano maturato specifica, pluriennale e comprovata esperienza; essi, a seconda dei casi, o sono stati lasciati completamente inutilizzati, o, nella migliore delle ipotesi, sono stati ampiamente sotto-utilizzati rispetto alle loro potenzialità, con evidenti ed antieconomiche ripercussioni sia sulla crescita professionale dei singoli che sui costi legati alla produttività aziendale, i quali, come è noto, collocano Sogin ampiamente fuori da ogni possibilità di competizione sul piano internazionale con le altre società d'ingegneria; in tal modo, per due anni, dal settembre 2004 al settembre 2006, con i soldi del contribuente, Sogin ha remunerato un super esperto che tuttavia non è stato in grado di bonificare l'area ove è interrato il serbatoio. Peraltro, pare che lo stesso perito stia per ottenere il terzo contratto di consulenza consecutivo nell'ambito dell'attività di smantellamento delle scatole a guanti dell'impianto Plutonio, ulteriore attività che Sogin ha preferito sottrarre ai suoi ingegneri; come Sogin sapeva o avrebbe dovuto sapere, a giudizio dell'interrogante, il sopra citato Caporossi difficilmente avrebbe potuto garantire un risultato certo per le consulenze fornite, dati i limiti imposti dalla sue competenze di semplice perito industriale, nonché, per quanto consta all'interrogante, dalla mancata conoscenza della lingua inglese, cosa che forse non gli ha consentito di fare riferimento, come è prassi in questo tipo di attività, agli standard internazionali e, quindi, di utilizzare le linee guida riguardanti le procedure per la bonifica delle aree contaminate, pubblicate con dovizia di particolari sui siti Internet dell'IAEA e del DOE-USA, le quali, qualora sapientemente adattate, avrebbero fatto risparmiare a Sogin notevoli quantità di tempo e di denaro; attualmente il problema del serbatoio di OPEC viene accuratamente sottaciuto e lasciato irrisolto. Anche in questo caso, le ragioni che hanno condotto a questa situazione sono, a giudizio dell'interrogante, esattamente le stesse del caso dell'impianto Plutonio: emarginazione delle specifiche competenze ingegneristiche, assegnazione delle attività a soggetti palesemente inesperti ed incompetenti, affiliati a centri di potere, approssimazione ed autoreferenzialità delle decisioni dei vertici Sogin, mancanza di professionalità, gestione degli impianti e dei rifiuti al limite della irresponsabilità, spesso attuata ignorando leggi, regolamenti, prescrizioni, raccomandazioni e principi condivisi ed adottati a livello internazionale, si chiede di sapere: perché la Sogin, nell'ambito dell'emergenza per la sicurezza nucleare, non abbia inserito tra le attività da attuare con urgenza lo smantellamento delle scatole a guanti dell'impianto Plutonio e la bonifica dell'area "WASTE-B" dell'Impianto OPEC-1; se per l'attività di smantellamento delle scatole a guanti obsolete dell'impianto Plutonio, noto come sottoprogetto ASSO, e di cui la bonifica rappresenta la fase preliminare, la Sogin abbia mai elaborato uno specifico sottoprogetto redatto secondo le procedure aziendali che definisse con esattezza fasi, modalità operative, tempi e costi delle operazioni, e, in tal caso, quale uso abbia fatto Sogin di tale sottoprogetto e a chi lo abbia assegnato; quale sia la ragione che ha spinto la Sogin, nella persona del direttore dell'impianto citato, a disporre nel mese di aprile 2006 l'avvio della sola attività di bonifica delle scatole a guanti, piuttosto che dell'intero processo di smantellamento delle scatole a guanti, articolato in tutte le sue fasi; se prima dell'avvio di detta attività il relativo programma sia stato sottoposto all'attenzione dell'APAT, anche solo a fini meramente informativi, dal momento che le operazioni avrebbero interessato alcune decine di scatole a guanti, e pertanto non potevano essere classificate come attività di normale esercizio, ma andavano invece classificate come attività eccezionali; se, prima dell'avvio della bonifica, siano state predisposte le necessarie condizioni per attuarla correttamente, condizioni condivise a livello internazionale e previste dalle leggi e dalle norme tecniche nazionali, le quali, garantendo il rispetto delle norme della buona tecnica consentono di non dover ripetere in futuro le medesime operazioni. In particolare: se sia operante presso l'impianto, e da quando, la gestione di un sistema generalizzato di garanzia della qualità, per le attività (procedure e manuali operativi) e per il personale (accertamento delle qualifiche con relativo rilascio di attestati e programmi di addestramento); se siano state emanate, e da chi, precise disposizioni circa le modalità di confezionamento dei rifiuti prodotti (pesi, volumi, criteri di accorpamento delle matrici) e se, conseguentemente, sia stato individuato un preciso standard per i contenitori metallici di stoccaggio; se fosse stato predisposto un sistema di raccolta e di archiviazione dei dati, nonché di etichettatura e tracciabilità dei rifiuti prodotti e, nel caso, a quale norma tecnica si riferisca; se fossero state recepite le indicazioni delle norme tecniche UNI e UNICEN ai fini della caratterizzazione e se, al fine di garantire unicità e ripetibilità dei risultati, il personale e le apparecchiature fossero idonei allo scopo e, quindi, addestrati, tarati e certificati; se, considerato il degrado per gli oltre 40 anni di esercizio delle scatole a guanti, oltre il doppio della normale vita operativa (15-20 anni), fosse stata predisposta un'analisi di sicurezza volta ad individuare un ipotetico evento anomalo di riferimento, che si sarebbe dovuto fronteggiare nel caso si fosse manifestato nel corso dell'attività; e, in caso di risposta negativa, perché non sia stato fatto; se l'attività di bonifica, così come è stata condotta, abbia rispettato il principio ALARA (riduzione al minimo della dose ai lavoratori esposti alle radiazioni) e quello di riduzione al minimo dei volumi di rifiuti prodotti; e se sì, quali siano stati i criteri, le precauzioni e le norme adottate per ottenere dette garanzie; inoltre, se risponda al vero che Sogin starebbe procedendo attualmente a formalizzare la stipula di un contratto di consulenza, finalizzato anche all'attività di smantellamento delle scatole a guanti, con il perito industriale Caporossi; se Sogin non disponga al suo interno, magari nello stesso sito, di ingegneri di specifica esperienza sull'argomento, o se invece costoro siano diversamente utilizzati; dove e quando l'ing. Santinelli, capo del sito di Casaccia, abbia svolto il richiesto tirocinio che gli ha consentito il rilascio da parte dell'APAT dell'attestato per direzione tecnica degli impianti Plutonio ed OPEC; dove, quando e con chi abbiano svolto il richiesto tirocinio i tre candidati (Marco Andreani, Roberto Falcone e Domenico Lisi) proposti all'APAT nel marzo 2006 da Sogin per l'attestato di direzione impianto; per quali ragioni l'ing. Santinelli, in quanto direttore dell'impianto Plutonio, nei giorni intorno al 20 luglio 2006, non appena appresa la notizia dell'avvenuta contaminazione dei 7 lavoratori, oltre a non emettere alcun ordine di servizio contenente dovute ed immediate precauzioni, non abbia convocato il collegio dei delegati alla sicurezza dell'impianto Plutonio, al quale, secondo quanto disposto dall'art. 49 del decreto-legge 230/1995, avrebbe dovuto partecipare anche un membro dell'APAT; a quale programma di addestramento sia stato sottoposto il personale da parte di Sogin prima di avviare la bonifica, soprattutto in considerazione degli evidenti rischi associati alla vetustà dell'impianto Plutonio, alla precarietà delle scatole a guanti, alla presenza stessa del plutonio, notoriamente elemento di elevata tossicità, ed al fatto che parte del personale addetto è di recente assunzione; se i lavoratori ENEA in comando presso la Sogin e impiegati sugli impianti, con particolare riferimento a quelli coinvolti nell'episodio di contaminazione, abbiano da parte di Sogin una copertura assicurativa per i rischi futuri da radiazioni, e se quella che fornisce loro l'ENEA rimanga valida anche durante il periodo di comando; perché Sogin non abbia mai dato comunicazione ufficiale dell'avvenuta contaminazione ed abbia dovuto attendere di esservi costretta a farlo solo il 5 ottobre 2006, dall'iniziativa autonoma dei dipendenti Enea del Centro della Casaccia; perché Sogin, ad oggi, non abbia ancora trasmesso alle organizzazioni sindacali richiedenti il questionario riguardante le contaminazioni verificatesi negli impianti Plutonio ed OPEC-1; dove, quando e che tipo di contaminazione abbia subito il settimo lavoratore dichiarato improvvisamente da Sogin nel comunicato stampa del 4 ottobre 2006 e confermato nell'incontro con le organizzazioni sindacali di Casaccia del 5 ottobre 2006; perché l'area effluenti liquidi denominata "Waste-B" dell'impianto OPEC del centro della Casaccia, che nel 2002 è risultata contaminata da prodotti di fissione, in particolare cesio-137 e stronzio-90, al momento, dopo oltre due anni di attività, non risulta ancora essere stata bonificata da Sogin, al punto da costituire una condizione di pericolo e di indebito rischio da radiazioni anche per il personale ENEA che transita nelle vicinanze; come mai, anche in questo caso, Sogin abbia ritenuto di affidare per ben due anni (dal 2004 al 2006) l'incarico per la bonifica dell'area al perito industriale citato, per anni direttore del medesimo impianto OPEC per conto di ENEA, e quindi, almeno in parte, corresponsabile della contaminazione e della sua mancata rimozione; e come mai egli non sia stato in grado di risolvere il problema; come la Sogin intenda rimediare alle situazioni sopra descritte se, come risulta, personale di elevata qualifica e gran parte dei giovani di recente acquisizione, siano emarginati o scarsamente utilizzati per lungo tempo in attività di basso profilo. (3-00258)