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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XV Legislatura della repubblica italiana

MOZIONE 1/00063 presentata da SERENI MARINA (L' ULIVO) in data 27/11/2006

Atto Camera Mozione 1-00063 presentata da MARINA SERENI lunedì 27 novembre 2006 nella seduta n.077 La Camera, premesso che: l'evoluzione della situazione dei diritti umani in Cina non è caratterizzata dallo stesso dinamismo che si riscontra in altri settori della società e gli standard rimangono molto al di sotto di quelli internazionali; l'introduzione di limitate riforme nei codici e nel sistema giudiziario, pure importanti, ha contribuito solo in minima parte a migliorare la salvaguardia dei diritti umani e in particolare la libertà di pensiero e dei diritti civili e politici; la Repubblica Popolare Cinese, in particolare, non ha firmato lo Statuto della Corte penale internazionale, né il Protocollo opzionale alla Convenzione contro la tortura anche se un segnale positivo è rappresentato dalla valutazione attualmente in corso presso le autorità politiche sull'adesione al Patto internazionale sui diritti civili e politici, nonché dalla decisione di riattribuire alla sola Corte suprema il potere di ratifica delle condanne capitali; il Codice Penale cinese prevede la pena di morte per un altissimo numero di reati e, pur in assenza di dati ufficiali eccezion fatta per le dichiarazioni rese da Pechino nel corso dell'ultima sessione di dialogo UE-Cina che parlavano di 1.300 condanne a morte, le Organizzazioni non Governative del settore stimano tra le 5.000 e le 10.000 le sentenze capitali all'anno, cifre che rendono la Cina il paese in cui si fa maggiormente ricorso alla pena capitale; l'Italia è fortemente impegnata nella campagna mondiale per l'abolizione della pena di morte, ritenendola, oltre che inumana, crudele e degradante, priva di ogni effetto di deterrenza; le condizioni di lavoro nelle fabbriche, nelle miniere e in molti altri settori di lavoro rimangono degradanti e precarie, i diritti sindacali, nonostante primi passi in avanti annunciati nella legislazione, sono ancora violati e i tentativi di libera associazione sindacale sono repressi e scoraggiati con la violenza e il carcere; in particolare, nell'ottobre del 2005 Xu Zhengqing, leader di proteste contro l'espropriazione delle terre e gli sfratti nelle vecchie zone di Shanghai, è stato condannato a tre anni di reclusione per «Disturbo dell'ordine sociale»; non è ancora stata chiarita la tragedia degli inermi profughi tibetani, tra i quali molti bambini, uccisi e feriti dall'esercito cinese sul passo Nangpa in numero ancora imprecisato, mentre tentavano di raggiungere il Nepal, come testimoniano i filmati di una spedizione alpinistica internazionale diffusi in tutto il mondo; la pratica religiosa al di fuori delle chiese «ufficiali» è ancora strettamente limitata e fortemente repressa, tutte le gerarchie religiose, da quelle cattoliche a quelle protestanti, dalle buddiste tibetane a quelle dei tradizionali gruppi taoisti, sono considerate fuori legge o represse qualora non vengano strettamente controllate e guidate dallo Stato, i loro fedeli vengono perseguitati penalmente e vi sono casi accertati di torture in carcere e processi iniqui soprattutto nelle province; particolare eco internazionale ha avuto su questo tema, il caso dell'avvocato difensore Gao Zhisheng, costretto a chiudere il suo studio legale per un anno dopo essersi rifiutato di ritirare una lettera aperta indirizzata ai vertici dello Stato e del Partito, nella quale si richiedeva di rispettare la libertà religiosa e di porre fine alle persecuzioni di chi pratica la propria fede; altrettanto gravi i casi del Vescovo, Monsignor Wu Qinjing, arrestato per la sua fedeltà al Papa e del Vescovo, monsignor Giulio Jia Zhiguo, dato per libero, ma di fatto agli arresti in un ospedale a causa delle sue precarie condizioni di salute; anche la condizione della donna in Cina, secondo il rapporto di Amnesty International, è di grave discriminazione ed emarginazione anche per effetto della politica di pianificazione delle nascite a causa della quale molte donne continuano ad essere sottoposte ad aborti e sterilizzazioni forzate da parte delle autorità locali; la mancanza di libertà di espressione dei media è un problema gravissimo e diffuso che limita il fondamentale diritto all'informazione ed è ancora aperta la questione delle limitazioni della libera accessibilità e fruibilità di Intemet nel momento in cui aziende e motori di ricerca internazionali sono costretti ad adattare i loro prodotti a disposizioni restrittive, forme di censura e sono costrette a rivelare l'identità di navigatori, in violazione della riservatezza e della libertà di pensiero e di espressione; le esportazioni di armi dalla Cina al Sudan hanno continuato ad alimentare massicce violazioni dei diritti umani nel paese africano e il Governo cinese si è opposto al rafforzamento dell'embargo sulle armi proposto dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nei confronti del Sudan; la legge n. 185 del 1990 prevede che l'esportazione e il transito di materiale di armamento siano vietati verso i paesi rispetto ai quali sia in vigore un embargo di suddette forniture da parte delle Nazioni Unite e dell'Unione europea e verso i paesi i cui Governi siano responsabili di violazioni accertate dei diritti umani; impegna il Governo: a sostenere in sede europea che l'eventuale revoca da parte dell'UE dell'embargo del commercio delle armi, attualmente in vigore nei confronti della Cina, sia legata e condizionata a progressi sostanziali e verificabili in tema di rispetto dei diritti umani, di riforme democratiche e di relazioni pacifiche con i vicini regionali; a procedere insieme ai partner europei con iniziative volte a incoraggiare atti concreti verso il pieno rispetto dei diritti umani da parte della Cina anche tramite un adeguamento della sua legislazione nazionale e richiedendo, in particolare, la sospensione della pena di morte; ad intensificare le relazioni e gli scambi culturali e universitari con la Repubblica Popolare Cinese, orientati ad una moderna visione dello Stato di diritto, dei diritti individuali e al rispetto dei diritti umani, adottando iniziative volte ad eliminare rapidamente ogni ostacolo burocratico e legislativo, soprattutto in riferimento alla concessione di visti, che ad oggi impedisce un flusso maggiore di studenti cinesi nel nostro paese; ad impegnarsi in ambito bilaterale e multilaterale perché, a partire dai singoli casi citati, le autorità cinesi si impegnino a garantire la libertà di pensiero e quella religiosa liberando al più presto i detenuti per reati di pensiero e a firmare i Protocolli opzionali sui Diritti umani e la tortura; a chiedere al Governo cinese di fare chiarezza sul terribile episodio del passo di Nangpa affinché simili avvenimenti non si ripetano più; ad intraprendere ogni sforzo presso le Autorità cinesi affinché la legislazione del lavoro e i diritti dei lavoratori si adeguino più rapidamente possibile agli standard internazionali ivi inclusi i 10 principi del Global Compact delle Nazioni Unite, garantendo condizioni di lavoro dignitose e i diritti sindacali, unica garanzia di difesa del mondo del lavoro; a sostenere in sede europea iniziative volte a promuovere, nelle sedi sovranazionali competenti, un nuovo sistema di regole internazionali per il rispetto dei diritti umani, sindacali ed ambientali, nonché l'applicazione di regole in materia di responsabilità sociale delle imprese. (1-00063) «Sereni, Migliore, Donadi, Villetti, Bonelli, Fabris, Brugger, Mattarella, Mantovani, Leoluca Orlando, D'Elia, De Zulueta, Cioffi, Ricardo Antonio Merlo».

 
Cronologia
sabato 18 novembre
  • Parlamento e istituzioni
    La Camera approva, con 331 voti favorevoli e 231 contrari, l'emendamento 16.500 del Governo, sostitutivo dell'articolo 16 del testo e soppressivo dei successivi articoli del d.d.l. C. 1746- bis, "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2007)", sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.

sabato 2 dicembre
  • Politica estera ed eventi internazionali
    Dopo tre anni e mezzo di presenza termina l'Operazione Antica Babilonia delle Forze armate italiane presso la città di Nassiriya e la provincia di Dhi Qar (Iraq). L'operazione di rientro venne chiamata in codice Operazione Itaca.