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Documenti ed Atti

XV Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/01090 presentata da MANTOVANO ALFREDO (ALLEANZA NAZIONALE) in data 23/01/2007

Atto Senato Interrogazione a risposta scritta 4-01090 presentata da ALFREDO MANTOVANO martedì 23 gennaio 2007 nella seduta n.092 MANTOVANO - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che: il 27 dicembre 2006 l'agenzia AsiaNews ha diffuso la notizia dell'arresto operato dalla polizia della provincia dell'Hebei, nel nord della Cina, di nove sacerdoti cattolici della diocesi di Baoding; i sacerdoti, i cui nomi sono Wen Daoxiu, Li Shujun, Li Yongshun, Wang Quanjun, Wang Qiongwei, Pang Yongxing, Pang Haixing, Dong Guoyin e Liu Honggeng, si erano riuniti per partecipare ad una sessione di studio in una località posta a circa 30 chilometri a sud di Baoding; secondo quanto riferito dall'agenzia del Pontificio Istituto missioni estere (PIME), risulta ignoto il motivo dell'arresto. È probabile che siano stati arrestati proprio perché si radunavano nelle festività di Natale per un periodo di preghiera in un luogo non riconosciuto dal Governo. È infatti noto che il Governo cinese permetta la pratica religiosa solo con personale da esso riconosciuto e dipendente, e in luoghi registrati dall'Ufficio per gli Affari religiosi, sotto il controllo della cosiddetta "Associazione Patriottica"; l'Hebei è la regione con il più alto numero di cattolici (1,5 milioni) di persone; secondo AsiaNews, l'Associazione Patriottica ha lanciato da tempo una campagna di arresti contro vescovi, sacerdoti e fedeli "sotterranei" dell'Hebei per sottometterli o impedire loro di agire. Sempre secondo questa fonte, almeno sei vescovi dell'Hebei sono detenuti o scomparsi: fra essi, il vescovo ordinario della diocesi di Baoding, monsignor James Su Zhimin, di 73 anni, che è stato arrestato nel 1996. Il vescovo ausiliare di Baoding, monsignor Francis Shuxin, è stato invece liberato il 24 agosto 2006 dalle autorità cinesi dopo dieci anni di prigionia; non risulta nessuna iniziativa del Governo italiano, pur così prodigo di attenzioni per la sorte del deposto rais irakeno Saddam Hussein, si chiede di sapere: quanto in concreto il Governo stia facendo o intenda fare di fronte alla costante persecuzione in Cina di vescovi, di sacerdoti e di fedeli cattolici; qualora il Governo non abbia ancora adottato alcun provvedimento in tal senso, per quali ragioni ciò avvenga. (4-01090)

Atto Senato Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 025 all'Interrogazione 4-01090
presentata da MANTOVANO Risposta.
- L'Italia segue con grande attenzione la problematica relativa
al rispetto dei diritti umani e della libertà di culto e di religione
in Cina, sia nei contatti bilaterali sia nel più ampio contesto
dell'azione esterna dell'Unione europea in questo settore. La questione
è stata infatti sollevata dal Presidente del Consiglio, on. Romano
Prodi, direttamente con il premier cinese Wen Jiabao, nel corso
della visita di Stato effettuata in Cina e conclusasi il 18 settembre 2006.
L'on. Presidente del Consiglio si è in particolare soffermato
sulla tutela delle libertà di espressione, informazione e credo
religioso, sottolineando come questi siano temi verso cui l'opinione
pubblica italiana nutre particolare sensibilità. Anche l'on.
ministro D'Alema, in occasione della sua visita in Cina nel novembre
2006, ha sottolineato con il suo omologo cinese Li Zhaoxing l'esigenza
di proseguire sulla strada di una maggiore tutela dei diritti umani, anche
per raggiungere una piena normalizzazione tra Cina ed Unione europea. Proprio
in tale prospettiva, il ministro D'Alema ha suggerito al suo interlocutore
di sviluppare il dialogo sui diritti umani, strumento fondamentale per
arrivare a rimuovere le divergenze che ancora pesano sul rapporto sinoeuropeo. La particolare
importanza accordata dalla UE ai canali di confronto con la Cina in materia
di diritti umani è stata ribadita nelle conclusioni Consiglio Affari
generali e Relazioni Esterne dell'Unione europea (CAGRE) del 11-12
dicembre 2006. In particolare, è stato evocato il Dialogo strutturato
UE-Cina, strumento che esiste dal 1997 e che si svolge, su base semestrale,
alternativamente nella capitale europea che esercita la Presidenza di turno
dell'Unione ed a Pechino. Nel quadro
di tale esercizio, cui l'Italia partecipa attivamente, la questione
della libertà religiosa è stata affrontata dall'UE secondo
due prospettive complementari: facendo
stato della profonda preoccupazione dell'UE per gli episodi di intimidazione
e repressione nei confronti dei membri di chiese protestanti e cattoliche
non riconosciute dal Governo. Si segnala che, nell'ambito delle conclusioni
del citato CAGRE, l'UE ha invitato Pechino, inter alia , ad
eliminare le severe restrizioni in materia di libertà di religione,
sollecitando le autorità della Repubblica Popolare Cinese anche
ad acconsentire al più presto alla visita dello Special Rapporteur
delle Nazioni Unite sulla libertà religiosa; richiamando
la Cina ad operare, sul piano nazionale, in conformità con il Patto
sui diritti civili e politici e altri strumenti internazionali, affinché
sia estesa la definizione di religioni suscettibili di essere riconosciute
ufficialmente. A tale proposito, nell'ambito dei seguiti del XXII round del Dialogo (tenutosi a Pechino il 22 ottobre 2006), la passata
Presidenza finlandese dell'UE ha compiuto il 19 dicembre 2006 un passo
presso il Ministero degli Affari Esteri cinese. Tra i contenuti del passo,
si segnala la richiesta a Pechino di allineare la legislazione nazionale
agli standard internazionali in materia di diritti umani, con particolare
riferimento al processo di ratifica del Patto sui diritti civili e politici
(firmato dalla Cina nel 1998), che, come noto, statuisce il diritto alla
libertà religiosa (segnatamente all'art. 18 e 27 del testo).
Va registrato che le Autorità cinesi hanno, sino ad ora, collegato
i ritardi nel processo di ratifica alla necessità di disporre di
tempo per studiare la compatibilità di alcune disposizioni e regolamenti
nazionali (in particolare le disposizioni riguardanti il sistema giudiziario
ed il sistema di «rieducazione attraverso il lavoro») con il
Patto. Sul tema in generale della
religione in Cina, si deve rilevare che si registra comunque negli ultimi
tempi una crescente apertura da parte delle Autorità cinesi. Si
segnala, in particolare - per la prima volta in un documento del Partito,
in occasione del VI Plenum del Comitato Centrale nell'ottobre 2006
- un riferimento al contributo che la religione può dare nella
edificazione di una società più armoniosa. Lo stesso concetto
è stato ripetuto da uno dei membri del Politburo, nonché
Presidente dell'Assemblea Politica Consultiva, Jia Quinglin, in occasione
di un incontro delle più alte Autorità dei cinque gruppi
religiosi ufficialmente riconosciuti. Inoltre, la sempre più ampia
diffusione di un forte sentimento religioso in Cina è stata confermata
da un'importante ricerca effettuata dalla East China Normal University
di Shanghai, cui anche la stampa cinese ha dato risalto. Seguirebbero la
religione ben 300 milioni di cinesi. Di questi cristiani (cattolici e protestanti)
sarebbero 40 milioni. Per quanto
riguarda gli episodi incresciosi di fermi o arresti di sacerdoti o cariche
ecclesiastiche va rilevata, infine, la natura spesso locale di queste iniziative
che contrasta con più ampie aperture a livello di Governo centrale. Per quanto
concerne più specificatamente le vicende dei religiosi cattolici
oggetto dell'interrogazione, esse sono seguite con grande attenzione
dall'Ambasciata d'Italia a Pechino, che sta cercando di acquisire
ogni utile elemento con la necessaria cautela. Dei nove sacerdoti della
diocesi di Baoding (Provincia dello Hebei) arrestati alla fine di dicembre,
oggetto dell'interrogazione, quattro sarebbero stati rilasciati. L'Italia,
quale membro di rilievo dell'UE, segue e vigila con attenzione su
quanto avviene in Cina nel campo della libertà religiosa come in
altri campi fondamentali dei diritti umani. Il Governo è, però,
consapevole che qualora si intenda fare pressione su un Paese come la Repubblica
Popolare Cinese, riguardo ad un tema così carico di risvolti politici
e culturali, operare attraverso la cornice europea assicura una maggiore
autorevolezza, derivante anche dalla priorità che al tema dei diritti
umani e della democrazia viene conferito da tutti i Paesi europei e dall'UE
nel suo complesso. Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri Vernetti



 
Cronologia
mercoledì 10 gennaio
  • Politica, cultura e società
    A 27 anni dall'esplosione in volo del DC9 dell'Itavia diretto a Palermo, la prima sezione penale della Corte di Cassazione dichiara innocenti i due generali dell'Aeronautica accusati di aver depistato le indagini.

giovedì 1° febbraio
  • Parlamento e istituzioni
    Con il voto favorevole dei senatori dell'opposizione (152 voti a favore, 146 contro e 4 astenuti) l'Assemblea del Senato approva l'ordine del giorno n. 2 (Calderoli ed altri), di condivisione delle comunicazioni con cui il Ministro della difesa Parisi ha confermato il consenso del Governo all'ampliamento della base militare di Vicenza. La maggioranza vota contro tale ordine del giorno, su cui il vice ministro per gli affari esteri Intini ha espresso parere contrario. Viene quindi messo ai voti e approvato l'ordine del giorno n. 3 della maggioranza, con cui si impegna il Governo a dare impulso alla seconda conferenza nazionale sulle servitù militari.