Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/00333 presentata da VILLONE MASSIMO (L'ULIVO) in data 23/01/2007
Atto Senato Interrogazione a risposta orale 3-00333 presentata da MASSIMO VILLONE martedì 23 gennaio 2007 nella seduta n.092 VILLONE, SALVI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione - Premesso che: il tema degli sprechi e dei costi impropri della politica è da tempo all'attenzione dell'opinione pubblica, ed è stato oggetto di numerose inchieste giornalistiche e televisive; il punto relativo agli emolumenti a qualunque titolo corrisposti a carico del pubblico erario ne costituisce certamente uno degli elementi più rilevanti; durante la discussione della legge finanziaria è stato oggetto di iniziativa sia del Governo che di parlamentari; in Senato la "cabina di regia" delle forze politiche di maggioranza aveva valutato e condiviso un emendamento diretto a porre un tetto generale, valido per gli emolumenti a qualunque titolo corrisposti, riferito alla retribuzione del primo Presidente della Corte di cassazione, e quantificabile in 250.000 euro all'anno; tale avrebbe dunque dovuto essere, secondo le intese intercorse tra maggioranza parlamentare e Governo, la norma da includere nella definitiva formulazione della legge finanziaria; invece, diversa è stata la regolamentazione adottata nel maxiemendamento presentato dal Governo; in specie il tetto dei 250.000 euro ha perso per i dirigenti pubblici il carattere di generalità che era inteso avesse, ed è stato riferito ai soli dirigenti a contratto esterno (comma 594), mentre per altre ipotesi si prevede addirittura un tetto doppio (500.000 euro), aumentabile di altri 250.000 euro, e perfino rivalutabile con l'adeguamento annuale ISTAT (comma 467); è stata aperta sul punto una forte polemica in sede parlamentare nel corso del dibattito sulla fiducia (si vedano gli interventi dei Sen. Villone e Salvi nelle sedute del 14 dicembre -pomeridiana- e del 15 dicembre -antimeridiana-; nonché l'ordine del giorno n. 9/1746-bis-B/78, a firma D'Elia e Pettinari presentato alla Camera dei deputati, e approvato, con parere parzialmente contrario del Governo, nella seduta del 21 dicembre 2006); la polemica è stata in evidenza anche sulla stampa (si vedano in specie gli articoli di Bianca Di Giovanni, «Tra le pieghe più nascoste della finanziaria si trovano le norme "salvastipendi"», L'Unità, 19 dicembre 2006, pag. 2; nonché «E i privilegi del Ministero dell'economia?», L'Unità, 8 gennaio 2007, pag. 4; e di Villone, «Finanziaria con svista», L'Unità, 4 gennaio 2007, pag. 27); in specie, il riferimento del tetto ai 250.000 euro ai soli dirigenti a contratto esterno lascia fuori dell'ambito di applicazione della norma gran parte dei dirigenti statali, che peraltro non giungerebbero di fatto a quel livello di retribuzione, salvo alcuni casi; si legge sulla stampa, con riferimento ai dirigenti del Ministero dell'economia e delle finanze: "Ci limitiamo a registrare che il direttore generale guadagna 520mila euro annui e il ragioniere generale circa 400mila. Per loro il tetto non vale perché non sono articoli 19 comma 6. Il ragioniere Mario Canzio è sempre stato un interno, mentre il direttore Vittorio Grilli lo è diventato durante l'estate - almeno a quanto si mormora nei corridoi - mantenendo però lo stipendio più alto riservato agli esterni" (Di Giovanni, «Tra le pieghe ...», citato); dunque la disciplina adottata in finanziaria sarebbe tale da lasciar fuori da ogni tetto pochi alti dirigenti, di cui uno fino a qualche mese fa sarebbe invece ricaduto nel tetto come definito conclusivamente; se questo fosse esatto la disciplina come configurata potrebbe essere considerata per questa parte una norma fotografia in favore di alcuni alti dirigenti; viene così in ogni caso tradito l'intento che si voleva raggiungere, secondo l'intesa di maggioranza, introducendo un tetto uguale per tutti; viene meno una importante misura di trasparenza e di moralizzazione della vita pubblica; è assolutamente importante che le norme abbiano comunque piena e immediata effettività, praticando da subito le riduzioni degli emolumenti che sono comunque previste, si chiede di sapere: se siano esatte le notizie riportate dalla stampa e qui riferite; quanti e quali emolumenti a carico del pubblico erario superino il tetto di 250.000 euro; se alcuni di questi emolumenti non si ritengano assoggettati ad immediata riduzione, e -nel caso- quali; quali iniziative si intendano assumere per la riduzione immediata degli emolumenti cui il tetto si applica; quali iniziative si intendano assumere in prospettiva per recuperare il carattere di generalità al tetto dei 250.000 euro, secondo l'intento della maggioranza parlamentare in Senato, l'intesa in tal senso raggiunta con il Governo nel corso della discussione della finanziaria, e l'ordine del giorno D'Elia-Pettinari approvato dalla Camera dei deputati. (3-00333)