Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/01105 presentata da BULGARELLI MAURO (INSIEME CON L'UNIONE VERDI - COMUNISTI ITALIANI) in data 23/01/2007
Atto Senato Interrogazione a risposta scritta 4-01105 presentata da MAURO BULGARELLI martedì 23 gennaio 2007 nella seduta n.092 BULGARELLI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che: l'Unità idrografica omogenea (UIO) del fiume Liscia in Sardegna ha un'estensione di circa 1.031 chilometri quadrati ed è delimitata a sud dal massiccio del Limbara, ad est dai rilievi di Punta Salici e monte Littigheddu, sino ad arrivare sulla costa al promontorio di Isola Rossa, ad ovest dal monte Pinna di Manas e a nord dalle Bocche di Bonifacio; il bacino principale è quello del fiume Liscia, la cui superficie totale è di 562 chilometri quadrati; il fiume ha origine nel versante nord del bacino del Limbara; nel tratto medio del corso, alla stretta di monte Calamaiu, è ubicata una diga con un invaso della capacità di circa 104.000.000 metri cubi; all'interno della UIO ricadono complessivamente 8 centri urbani la cui popolazione residente è pari al 31 dicembre 2001 a 31.842 abitanti (fonte Istat); in seguito alle numerose denunce di cacciatori e allevatori della zona, che segnalavano la scomparsa di pecore, cinghiali, cani e mucche, letteralmente "inghiottiti" dal fango presente lungo le rive del fiume Liscia, una troupe dell'emittente televisiva "Cinquestelle" si recava sul posto e constatava che la zona era afflitta da un gravissimo inquinamento ambientale, in particolare nell'area posta a valle dell'impianto di potabilizzazione posto in località L'Agnata, a otto chilometri dal comune di Luogosanto e a tredici da quello di Arzachena, in Gallura; l'impianto, gestito dalla Idrotecnica srl di Viterbo, riceve e potabilizza l'acqua proveniente dalla diga del fiume Liscia e la fornisce ai comuni di Luogosanto, S. Antonio, Arzachena, Palau, Olbia in Costa Smeralda e altri centri della bassa Gallura; sul greto del fiume nella zona a valle dell'impianto, in un tratto collocato geograficamente tra La China e L'Agnata, la troupe constatava che, da una serie di tubi, venivano scaricati i residui delle acque potabilizzate e poco più a valle, nel fiume, riscontrava la presenza di una imponente massa di fango; in altri termini, il tratto di fiume a monte dell'impianto di potabilizzazione appariva pulito e le acque limpide, con evidente presenza di vita vegetale e animale; subito a valle dell'impianto, invece, lo spettacolo cambiava radicalmente, con le acque del fiume quasi ferme e invase dal fango e sulle rive una sostanza bianca, dall'odore nauseabondo, di cui non era possibile determinare l'origine; su richiesta del sig. Angelo Mavuli, giornalista dell'emittente privata, in data 31 maggio 2006 il laboratorio di analisi Leonardi s.a.s. effettuava un'indagine analitica volta a verificare la qualità del corpo idrico superficiale Liscia nel tratto immediatamente a valle dell'impianto di potabilizzazione e ad identificare eventuali elementi inquinanti, sia di carattere chimico che microbiologico; a tal fine venivano prelevati campioni di fango e di acqua da sottoporre ad analisi di laboratorio; la localizzazione dei punti di campionamento avveniva in funzione dell'evidente e progressiva alterazione ambientale che il fiume Liscia presenta immediatamente a valle dell'impianto di potabilizzazione; specialmente in alcuni tratti, infatti, l'ecosistema fluviale evidenzia un forte stato di degrado; i risultati delle analisi confermavano che un lungo tratto del fiume Liscia è caratterizzato da uno stato di degrado ambientale; in particolare, la presenza di fanghi colloidali si manifestava in modo preoccupante nel tratto a valle rispetto all'impianto di potabilizzazione nel punto in cui le acque scorrono molto lentamente, tendendo a ristagnare; i fanghi risultavano essere dispersi nel corpo del fiume ed erano al tatto impalpabili; la loro presenza determinava una torpidità assoluta delle acque, impedendo la vista del fondo; in tale zona era inoltre percettibile un intenso odore assimilabile a fenomeni di putrefazione; le analisi chimiche condotte su tali fanghi hanno mostrato concentrazioni rilevanti di alluminio; la loro origine, sulla base del loro aspetto e della composizione chimica, potrebbe esser riconducibile all'impianto di potabilizzazione; è noto infatti che nei processi di potabilizzazione delle acque è presente una fase detta di chiariflocculazione, durante la quale vengono utilizzati appositi prodotti detti "agenti coagulanti" (molto utilizzato è l'alluminato di sodio) che producono dei fanghi difficilmente disidratabili, con caratteristiche chimiche simili a quelle riscontrate nel fiume Liscia; un malfunzionamento tecnico o un qualsiasi altro evento, volontario o involontario, potrebbero aver determinato la fuoriuscita dei fanghi dalle vasche dell'impianto, con il conseguente degrado ambientale del suddetto tratto di fiume; va inoltre detto che, a monte del tratto di fiume oggetto dell'accertamento, la presenza della diga potrebbe dare origine a fenomeni di sedimentazione di fanghi, con conseguenze sul corpo idrico simili a quelle rinvenute; le indagini analitiche condotte, pur avendo accertato uno stato di degrado ambientale in una vasta zona del fiume Liscia, non hanno definito con certezza l'origine dei fanghi, in quanto i risultati delle analisi condotte nei punti a monte rispetto alla zona degradata non hanno mostrato valori anomali che possano far ricondurre alcuna responsabilità dell'impianto; appare dunque necessario, al fine di una determinazione più completa ed esaustiva, effettuare un campionamento più intenso, secondo precisi schemi tecnici che tengano conto di tutte le possibili varianti che potrebbero influenzare i risultati analitici finali, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno disporre analisi approfondite delle acque del fiume in oggetto, onde appurare le cause dell'evidente fenomeno di degrado ambientale presente nella zona a valle dell'impianto di potabilizzazione e scongiurare ulteriori danni all'ecosistema e alla salute dei cittadini. (4-01105)