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Documenti ed Atti

XV Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/01106 presentata da NANIA DOMENICO (ALLEANZA NAZIONALE) in data 23/01/2007

Atto Senato Interrogazione a risposta scritta 4-01106 presentata da DOMENICO NANIA martedì 23 gennaio 2007 nella seduta n.092 NANIA - Al Ministro dell'interno - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: il Prefetto di Messina, nel febbraio del 2006, ha chiesto alla Procura della Repubblica di Messina di avere informazioni sullo stato dei procedimenti giudiziari riguardanti alcuni consiglieri comunali ed un assessore del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, per avviare, eventualmente, la procedura dell'accesso agli atti del Comune; la Procura della Repubblica ha inviato al Prefetto con assoluta tempestività le predette informazioni, esprimendo parere favorevole allo svolgimento dell'accesso ispettivo agli atti amministrativi; nella nota della Procura della Repubblica di Messina si richiamavano i procedimenti giudiziari a carico, in particolare, dei consiglieri comunali Maurizio Marchetta ed Andrea Aragona e dell'assessore Giuseppe Cannata, sottolineando soprattutto come l'operazione Omega - nella quale erano implicati il boss mafioso Sem Di Salvo ed il consigliere comunale Maurizio Marchetta - abbia evidenziato l'esistenza di una associazione di tipo mafioso in grado di inquinare, controllare e gestire gli appalti del Comune di Barcellona; nella nota della Procura della Repubblica di Messina si allegavano, come prova inconfutabile a sostegno della tesi che la predetta associazione era in grado di condizionare pesantemente l'assegnazione e la gestione degli appalti nel Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, alcune intercettazioni telefoniche dalle quali si evinceva chiaramente che il consigliere comunale Maurizio Marchetta, chiamato dal Di Salvo "ragazzo", intratteneva per conto dello stesso rapporti con il Sindaco della Città; sulla base di quanto sopra, il Prefetto di Messina, dott. Stefano Scammacca, ha disposto - in data 26 giugno 2006 l'accesso ispettivo agli atti del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, nominando quali componenti della Commissione di accesso il prefetto dott. Antonio Nunziante, il vice questore di Messina, dott. Giuseppe Anzalone, il capitano dei Carabinieri Domenico Menna ed il comandante del nucleo di Polizia tributaria di Messina, dott. Domenico Rotella; nel corso di un incontro in Prefettura, svoltosi prima della nomina dei componenti della Commissione di accesso, nell'aprile del 2006, sia il Sindaco di Barcellona sia l'interrogante, avevano espresso la propria indignazione per la decisione assunta in contrasto con tutti gli attestati ricevuti in passato dallo stesso Prefetto sulla legalità dell'azione amministrativa sotto la gestione dell'attuale Amministrazione comunale; il Prefetto di Messina avrebbe giustificato il suo "ribaltone" con le "pressioni" subite dal nuovo Questore di Messina, dott. Giuffrè ( originario della città di Termini Imerese, come un noto parlamentare esponente dei DS), insediatosi nel dicembre del 2004, il quale nel gennaio del 2006, dopo il dibattito parlamentare sulla Relazione della Commissione Antimafia, lo avrebbe sollecitato a promuovere l'accesso presso la Città di Barcellona, per evitare le continue richieste di scioglimento del Consiglio comunale che la sig.ra Sonia Alfano rivolgeva sia allo stesso Prefetto sia ad alcuni magistrati, sentendosi protetta da alcuni parlamentari esponenti dei DS; nell'occasione il Prefetto di Messina avrebbe dichiarato al Sindaco ed all'interrogante che era perfettamente consapevole della trasparenza e della legalità dell'azione amministrativa del Comune di Barcellona, ed a riprova avrebbe esibito e letto le conclusioni più rilevanti di una nota riservata che avrebbe inviato nel dicembre del 2005 alla Commissione Antimafia, in effetti ricevuta dalla stessa il 30 dicembre 2005, nella quale era scritto chiaramente che l'attività amministrativa del Comune di Barcellona era esente dal pericolo di inquinamento mafioso; la Commissione iniziava l'ispezione il 3 giugno 2006 e la concludeva dopo soli 17 giorni di lavoro effettivo, senza mai richiedere chiarimenti all'Amministrazione ed ai dirigenti di settore su quelle poche decine di atti di cui chiedeva copia, a fronte degli oltre 14.000 atti prodotti dall'Amministrazione nei cinque anni di consiliatura; la brevissima durata dell'accesso lasciava presagire un esisto favorevole per l'Amministrazione in carica, tenuto conto che mai un'ispezione prefettizia era durata così poco tempo in un Comune di oltre 40.000 abitanti; nell'agosto 2006, pochi giorni dopo la conclusione dell'ispezione della Commissione di accesso, l'edizione di Messina del quotidiano "La Gazzetta del Sud", con un articolo a firma di Leonardo Orlando, portava a conoscenza dei lettori il fatto che la Commissione presieduta dal dott. Nunziante e, di conseguenza, il Prefetto avrebbero chiesto la misura drastica dello scioglimento del Consiglio comunale di Barcellona; una volta appresa la notizia, il Sindaco di Barcellona ha chiesto ed ottenuto un incontro al Ministero dell'interno con i responsabili dell'istruttoria della pratica in oggetto, nel corso del quale si esponevano le ragioni dell'assurdità e dell'infondatezza delle accuse rivolte all'attività del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto; dopo aver consegnato ed inviato già due relazioni ai responsabili degli Uffici competenti ad istruire la pratica in oggetto, l'Amministrazione comunale di Barcellona, in data 11 ottobre 2006, ha inviato una terza relazione nella quale spiegava e contestava punto per punto quanto si ipotizzava che la Commissione di accesso avrebbe potuto scrivere sui Consiglieri comunali Maurizio Marchetta ed Andrea Aragona e sull'assessore Giuseppe Cannata, nonché sulle cooperative "Libertà e Lavoro" (per il servizio di RSU, gestione dei rifiuti solidi urbani) e "Casco" (per il servizio di ADA, assistenza domiciliare agli anziani); nel frattempo interveniva il primo "colpo di scena", in quanto il giudice Maria Teresa Arena, in data 16 ottobre 2006, con sentenza n. 424/06, depositata il 21 novembre 2006, derubricava il reato di associazione mafiosa a carico dell'unico consigliere comunale imputato per un reato di mafia, il consigliere comunale Maurizio Marchetta, in associazione semplice, inviando gli atti, per competenza, dal Tribunale di Messina al Tribunale di Barcellona; nel frattempo, in via cautelare, il Sindaco di Barcellona, in data 3 ottobre 2006, con determinazione n. 149, aveva revocato il mandato di assessore a Giuseppe Cannata, pur dandogli atto di non aver mai condizionato in maniera anomala o illegale l'attività amministrativa dell'Ente e di aver sostenuto con particolare fermezza l'azione di bonifica intrapresa dall'Amministrazione in materia di gestione dei RSU; in data 6 novembre 2006 l'Amministrazione comunale inviava al Ministro dell'interno, on. Giuliano Amato, una quarta relazione nella quale faceva presente che il proscioglimento del consigliere Marchetta faceva crollare il teorema accusatorio dal quale era partita la richiesta di accesso del febbraio 2006, a danno del Comune di Barcellona, e che il Sindaco, una volta appreso delle contestazioni mosse al Cannata, aveva provveduto a revocargli il mandato; in conseguenza di quanto sopra esposto, nell'ottobre 2006, il responsabile ministeriale dell'istruttoria della pratica, si ritiene il vice capo di gabinetto del Ministro, dott. La Rosa, inviava una nota alla Prefettura di Messina nella quale affermava che si considerava "imprescindibile un supplemento istruttorio" per verificare se davvero si era modificato il quadro processuale - in particolare con riferimento al Marchetta, che era l'unico amministratore accusato di aver commesso un reato di natura mafiosa - rispetto alla contestazione mossagli nel luglio 2006, per accertare allo stato il grado di compromissione dei rapporti tra l'Amministrazione comunale e le Cooperative "Libertà e Lavoro" e "Casco", riferibili l'una all'Aragona e l'altra al Cannata, ma soprattutto per dimostrare l'indispensabile esistenza di quel "rapporto di stretta consequenzialità tra le scelte operate nei diversi settori analizzati e il fattore inquinante"; la nota ministeriale del Ministro dell'interno, di fatto, dimostrava che la relazione della Commissione di accesso veniva giudicata lacunosa, tant'è che sulla base delle conclusioni contenute nella stessa i responsabili del processo istruttorio e, di conseguenza, l'on. Ministro, non avevano ritenuto, dall'agosto del 2006 all'ottobre del 2006, né possibile né opportuno proporre al Consiglio dei ministri lo scioglimento del Consiglio comunale di Barcellona Pozzo di Gotto, ai sensi dell'art. 143 del Testo Unico degli Enti locali (TUEL); la nota ministeriale, peraltro, disponendo il supplemento istruttorio, affermava chiaramente che senza gli approfondimenti e, soprattutto, senza la dimostrazione di quel rapporto di stretta consequenzialità tra le scelte operate nei diversi settori analizzati e il fattore inquinante, un eventuale provvedimento di scioglimento adottato comunque avrebbe rischiato di essere annullato in sede di ricorso al TAR; l'art. 143 del TUEL prevede lo scioglimento del Consiglio comunale quando emergano elementi su collegamenti diretti o indiretti degli amministratori con la criminalità organizzata, o su forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata degli amministratori stessi, tali da compromettere la libera determinazione del Consiglio, il buon andamento dell'amministrazione o il regolare funzionamento dei servizi (la cosiddetta stretta consequenzialità tra atti amministrativi e fattori inquinanti); per quanto consta, il Questore di Messina, dott. Giuffrè, in costante contatto con un parlamentare esponente dei DS, con una nota inviata il 30 novembre 2006 alla Prefettura o direttamente agli Uffici competenti del Ministero dell'interno, avrebbe tentato di "chiudere il supplemento istruttorio" senza adempiere all'incarico di accertare quanto richiesto con la nota ministeriale dell'ottobre 2006, limitandosi a registrare la derubricazione dell'accusa a carico del Marchetta da concorso in associazione mafiosa a concorso in associazione semplice e spingendosi fino al punto di giudicare che allo stato tutto era rimasto come nel luglio-agosto del 2006 e che, pertanto, dovevano restare ferme le conclusioni di cui alla relazione della Commissione di accesso; inoltre, lo stesso Questore di Messina, dott. Giuffrè, avrebbe fatto sapere all'interrogante, tramite un parlamentare esponente di A.N., di essere perfettamente consapevole che l'Amministrazione di Barcellona Pozzo di Gotto è tra le più "pulite" d'Italia, ma che sarebbe stato il Prefetto di Messina a volere a tutti i costi l'accesso e che pertanto egli non poteva che adeguarsi alle sue direttive, scrivendo nella sua nota del 30 novembre 2006 che il proscioglimento del Marchetta era privo di significati pratici, ignorando perfino la destituzione del Cannata ed evitando di accertare l'esistenza di quel nesso di stretta consequenzialità ritenuto così importante e decisivo per un eventuale scioglimento del Consiglio comunale; nel frattempo si veniva a conoscenza (da voci ricorrenti e attraverso le notizie che trapelavano negli ambienti dell'estremismo di sinistra e da organi di stampa) dei punti fondamentali sui quali si sarebbe basata la richiesta di scioglimento di cui alla relazione della Commissione di accesso, e che la Commissione di accesso, guidata dal dott. Nunziante ("premiato" di recente con l'assegnazione della sede prefettizia della Provincia di Forlì), avrebbe svolto l'accesso in modo tale da precostituire le condizioni per sostenere l'opportunità di disporre lo scioglimento del Consiglio comunale di Barcellona (tant'è che chiudeva l'accesso in modo repentino, in soli 17 giorni di lavoro e senza mai chiedere chiarimenti sugli atti di cui chiedeva copia); sulla base di quanto sopra esposto, l'Amministrazione comunale inviava al Ministero dell'interno (l'11 dicembre 2006) ed al Prefetto di Messina (alcuni giorni prima) una relazione importante e risolutiva nella quale si dimostra, con prove certe e documentali, la serie enorme di errori, di sviste, di inesattezze, di scambio di nomi e addirittura di plateali falsità che caratterizzerebbero non una parte, o alcune parti, ma tutta, la relazione della Commissione di accesso, qualora fossero confermate le indiscrezioni trapelata; di conseguenza il Prefetto di Messina dava corso al supplemento istruttorio, richiesto con la nota ministeriale dell'ottobre del 2006, acquisendo dal Comune di Barcellona tutti gli atti dai quali risulta in maniera inconfutabile che quanto sostenuto nella relazione della Commissione presieduta dal dott. Nunziante è manifestamente infondato; la relazione della Commissione di accesso avrebbe individuato l'esistenza dei presupposti di cui all'art.143 del TUEL, per sciogliere il Consiglio comunale, nel fatto che a Barcellona opererebbe un clan mafioso, quello dei cosiddetti "barcellonesi", capeggiato dal Di Salvo, che - come dimostrerebbero (1) le intercettazioni tra lo stesso e il consigliere comunale Marchetta, riferite al Sindaco della città (di cui all'indagine Omega), (2) l'indagine Icaro (nella quale è implicato il Di Salvo), (3) l'indagine Gabbiani (nella quale è implicato il consigliere comunale Aragona), (4) l'ordinanza del Sindaco del 9 aprile 2003 (firmata di pugno dall'ex assessore Cannata per favorire il consigliere Aragona e la cooperativa "Libertà e Lavoro" nella raccolta dei rifiuti solidi urbani), (5) la stipula dell'affitto DI.BE.CA (per favorire l'avv. Rosario Cattafi), (6) la nomina del dott. Salvatore Rugolo (quale parente del boss Giuseppe Gullotti) e, infine, (7) "l'affidamento di lavori pubblici di rilevante importo senza gara a ditte in odore di mafia, come la Sud Edil Scavi di Mastroieni, la Caliri Andrea e la Cnt di Calabrese (aggirando perfino le norme di cui al Protocollo di legalità, attraverso il ricorso all'Albo comunale delle Ditte di fiducia di cui farebbero parte)" - sarebbe in grado, di inquinare l'attività amministrativa del Comune di Barcellona controllando e gestendo, in particolare, gli appalti pubblici, specie quelli di rilevantissimo importo; per quanto consta, la relazione della Commissione di accesso - oltre che confondere nomi, date, modalità di gare e responsabilità - avrebbe del tutto ignorato la portata ed il carico della pesante eredità ricevuta dall'attuale Amministrazione, all'atto del suo insediamento, (il 7 dicembre 2001) e come abbia sciolto, nel corso della sua attività (un anno prima per la "Casco" e oltre due anni prima per la "Libertà e Lavoro" dell'arrivo della Commissione), tutti i nodi ereditati con riferimento alle predette cooperative; il "teorema" sulla permeabilità mafiosa dell'attuale Amministrazione comunale di Barcellona Pozzo di Gotto sarebbe stato "inventato di sana pianta" dalla lobby politica che, facendosi scudo delle protezioni di cui gode, eserciterebbe anche delle fortissime pressioni per sciogliere il Consiglio e l'Amministrazione comunale in carica; la Commissione di accesso avrebbe ignorato del tutto che durante i cinque anni dell'attuale Amministrazione, insediatasi il 7 dicembre 2001, nessun componente della Giunta Nania ha mai ricevuto avvisi di garanzia per fatti commessi nella qualità di componente della Giunta, e che mai si è svolta a carico di alcun componente della medesima Giunta una indagine per mafia; nella relazione della Commissione di accesso non sarebbe indicato, nonostante gli sforzi fatti, neppure un nome di appartenente alla criminalità organizzata che abbia interloquito con l'Amministrazione in carica, di centro-destra; al contrario, i riferimenti a personaggi che, secondo le indagini in corso, sono considerati di spicco nell'ambito della criminalità organizzata, riguarderebbero comportamenti e decisioni amministrative della precedente Amministrazione comunale di centro-sinistra; scendendo nel dettaglio sul "teorema" della Commissione presieduta dal dott. Nunziante, questa, a giudizio dell'interrogante, avrebbe commesso un errore macroscopico a danno della città di Barcellona scrivendo che con l'operazione Omega si è dimostrata l'esistenza di una associazione per delinquere tra il Di Salvo ed altri imprenditori locali finalizzata al controllo ed alla spartizione degli appalti pubblici nel Comune di Barcellona per i seguenti motivi: è processualmente dimostrato che l'associazione in questione, di cui all'indagine Omega, fino alla denuncia ed all'arresto dei suoi componenti di spicco (avvenuto a fine luglio 2003), non ha svolto la sua azione di turbativa degli appalti nella città e nel Comune di Barcellona; è processualmente dimostrato che l'associazione in questione, di cui all'indagine Omega, fino alla denuncia e all'arresto dei suoi componenti di spicco (avvenuto a fine luglio 2003), ha svolto la sua azione di turbativa degli appalti in Comuni delle province di Palermo, Catania, Agrigento e Caltanissetta (dove, per inciso, non sono state avviate le procedure di accesso agli atti amministrativi dei comuni interessati); appare logicamente e storicamente impossibile (si potrebbe parlare di "reato impossibile") che un'associazione, nella specie quella tra il Di Salvo e gli imprenditori di cui all'indagine Omega, morta e sepolta nel luglio del 2003 (in conseguenza degli arresti effettuati grazie all'azione delle Forze dell'ordine e della Magistratura), possa condizionare e gestire gli appalti (nel 2006) del Comune di Barcellona dopo gli arresti del luglio del 2003: se non aveva potuto farlo prima, quando era "viva e vegeta", a maggior ragione non avrebbe potuto farlo dopo, quando era "morta e sepolta"; scendendo nel dettaglio sul "teorema" della Commissione presieduta dal dott. Nunziante la Commissione di accesso avrebbe, a giudizio dell'interrogante, commesso un errore gravissimo ed inspiegabile accreditando la tesi che le intercettazioni tra il Di Salvo ed il Marchetta costituiscono la prova più evidente (contenuta nell' indagine Omega) di come il loro sodalizio possa condizionare l'operato dell'attuale Amministrazione comunale, per i seguenti motivi: le intercettazioni in oggetto risalgono al giugno ed all'ottobre del 2000 e, dunque, semmai dimostrerebbero la loro capacità di infiltrare l'Amministrazione comunale dell'epoca, che era di centro-sinistra ed era guidata dal prof. Franco Speciale, circostanza questa del tutto ignorata dalla Commissione di accesso: una volta che è stato eletto Sindaco il dott. Candeloro Nania, non risultano storicamente e processualmente (perché ovviamente non esistono) intercettazioni e contatti tra il Di Salvo e il Marchetta, da un lato, ed il sindaco Nania, dall'altro; come è noto, come è stato ampiamente spiegato e come risulta dalle note del Questore dell'epoca (dal 2001 al 2004), dott. La Corte, il Marchetta di fatto si è schierato da subito con l'opposizione, diventando "il terzo consigliere aggiunto" dei DS contro l'Amministrazione in carica; scendendo nel dettaglio sul "teorema" della Commissione presieduta dal dott. Nunziante, la Commissione di accesso avrebbe evidentemente fatto una dichiarazione completamente infondata affermando che l'operazione Icaro (del novembre del 2003) avrebbe dimostrato che l'Associazione tra mafiosi ed imprenditori operante nei comuni tra Tortorici e Brolo per organizzare la turbativa delle gare di appalto in materia di lavori pubblici, data la partecipazione del capomafia Di Salvo, di Barcellona, avrebbe potuto avere delle concrete ricadute sugli atti amministrativi del Comune di Barcellona; queste possibili ricadute non si sarebbero verificate nel territorio di Barcellona e sugli atti amministrativi del Comune di Barcellona fino al novembre del 2003 (tanto che la pur "volenterosa" Relazione della Commissione di accesso non ne ha potuto indicare nemmeno una); anche in questo caso, appare logicamente e storicamente impossibile (si potrebbe parlare di "reato impossibile") che un'associazione, nella specie quella tra il Di Salvo e gli imprenditori di cui all'indagine Icaro, "morta e sepolta" nel novembre del 2003 (grazie ed in conseguenza dei 44 arresti effettuati dalle Forze dell'ordine su disposizione della Magistratura) possa riuscire a controllare e gestire gli appalti del Comune di Barcellona (a cominciare dell'insediamento della Commissione di accesso, nel giugno del 2006) dopo il novembre del 2003: se non aveva potuto farlo prima, quando era "viva e vegeta", a maggior ragione non avrebbe potuto farlo dopo, quando era "morta e sepolta"; scendendo nel dettaglio sul "teorema" della Commissione presieduta dal dott. Nunziante, la Commissione di accesso avrebbe, a giudizio dell'interrogante, espresso una valutazione totalmente infondata scrivendo che l'operazione Gabbiani, riguardante il consigliere comunale Aragona, la cooperativa Libertà e Lavoro ed il servizio di raccolta dei RSU, avrebbe dimostrato la capacità dell'organizzazione criminale di infiltrarsi nel tessuto politico amministrativo per i seguenti motivi: l'operazione Gabbiani ha dimostrato l'esatto contrario, ossia la capacità dell'Amministrazione in carica di resistere al pericolo di presunte infiltrazioni; la stessa operazione Gabbiani è nata, come è scritto negli stessi atti processuali, grazie alle decisioni dell'Amministrazione e non contro le decisioni dell'Amministrazione (si veda la relazione inviata al Ministero l'11 dicembre 2006 da pag. 24 a pag. 31); a quanto risulta all'interrogante, la dott.ssa Raffa, della Direzione di Messina, titolare dell'inchiesta Gabbiani (e, quindi, la più titolata ad esprimersi sulla realtà dei fatti), nel novembre del 2005 ha spiegato chiaramente alla Commissione Antimafia che: «tale Cooperativa ha gestito questo servizio come un affare privato, passando trasversalmente attraverso vari Sindaci, Commissari straordinari e funzionari pubblici fino a che il Comune è stato portato in giudizio davanti al giudice amministrativo più volte, perché si svolgeva parallelamente un'azione di minaccia a tavolino ed un'azione di intimidazione, che aveva anche degli agganci di tipo legale» (si veda la relazione inviata al Ministero l'11 dicembre 2006, pagg. 30 e 31); scendendo nel dettaglio sul "teorema" della Commissione presieduta dal dott. Nunziante, la Commissione di accesso avrebbe, a giudizio dell'interrogante, sostenuto una falso madornale e clamoroso, che da solo dimostra l'orientamento preconcetto della stessa a danno del Comune di Barcellona, scrivendo che l'ordinanza del 9 aprile 2003 è stata firmata dall'assessore Cannata, e non dal Sindaco, senza indicare la data di scadenza nel conferimento dei rifiuti nella discarica in contrada Formaggiara di Tripi per favorire la Cooperativa "Libertà & Lavoro", per i seguenti motivi: l'ordinanza in questione è stata, invece, firmata di suo pugno dal Sindaco Nania, come da ordinanza del Prefetto di Messina dell'epoca, dott. Marino (oggi alla guida della Prefettura di Palermo) dell'8 aprile 2003, n. 2073/Disc/Gab/P.C.; è indicata esplicitamente al quarto rigo della parte dispositiva, laddove ordina la data finale del 7 maggio 2003, come da dispositivo prefettizio (si veda la relazione inviata al Ministero l'11 dicembre 2006 da pag. 26 a pag. 29); scendendo nel dettaglio sul "teorema" della Commissione presieduta dal dott. Nunziante, la Commissione di accesso avrebbe, a giudizio dell'interrogante, sostenuto una tesi del tutto infondata ed arbitraria scrivendo che l'affitto DI.BE.CA. costituisce "una prova del clima di favore" che esisterebbe tra l'Amministrazione comunale attuale e l'avv. Rosario Cattafi, perché ometterebbe colpevolmente di dire che l'affitto è stato disposto e perfezionato durante le Amministrazione precedenti di centro-sinistra e commissariale (si veda la relazione inviata l'11 dicembre 2006, pag. 69) e di evidenziare che un'Amministrazione comunale non può fare nulla rispetto a degli atti inopportuni una volta che sono stati adottati legittimamente; scendendo nel dettaglio sul "teorema" della Commissione presieduta dal dott. Nunziante, la Commissione di accesso avrebbe, a giudizio dell'interrogante, commesso un errore di valutazione considerando la nomina del dott. Rugolo come indice di un clima di attenzione da parte dell'Amministrazione comunale verso un professionista parente di personaggi di spicco della criminalità organizzata, per i seguenti motivi: lo stesso sin da giovane si è distanziato dalle tradizioni familiari; lo stesso non è mai risultato indagato, né - a maggior ragione - rinviato a giudizio, in processi di mafia; per le ragioni evidenziate a pag. 71 della relazione inviata al Ministero l'11 dicembre 2006 alla quale sempre ci si richiama, e per la ragione decisiva e conclusiva che lo stesso presta normalmente, e da anni, attività di consulente di ufficio, quale medico del lavoro ed in materia di invalidità civile, presso i Giudici del Tribunale di Barcellona; scendendo nel dettaglio del "teorema" della relazione della Commissione presieduta dal dott. Nunziante, la Commissione di accesso avrebbe, a giudizio dell'interrogante, totalmente falsificato la realtà dei fatti, scrivendo che in materia di lavori pubblici l'Amministrazione avrebbe affidato l'esecuzione di lavori di rilevantissimo importo a ditte in odor di mafia senza ricorrere alle procedure della gara pubblica, aggirando così le norme di cui al Protocollo di legalità tramite l'utilizzazione dell'Albo di fiducia dove risulterebbero iscritte, per esempio, la Ditta Sud Edil Scavi, l'Impresa Caliri e l'Impresa Calabrese, per i seguenti motivi: appare veramente sconcertante, per non usare altre parole, sostenere - se fosse vero - che la pericolosità della mafia barcellonese si sarebbe estrinsecata controllando e gestendo solo 1.309.987,47 euro (somma riguardante le gare contestate e le proroghe indispensabili per legge per garantire il servizio dell'erogazione di acqua potabile), a fronte di una massa di risorse messa in campo dal Comune di Barcellona che dal 1° gennaio 2002 ad oggi è ammontata ad 42.514.787,78 euro così ripartiti: 39.664.194,55 euro, pari al 93,30% del totale mediante ricorso all'asta pubblica (ci si chiede quindi dove abbia svolto il suo accesso la Commissione); 1.332.227,98 euro, pari al 3,13% del totale mediante ricorso al cottimo fiduciario aperto; 1.518.375,95 euro, pari al 3,57% del totale mediante ricorso alla trattativa privata, il Protocollo di legalità, stipulato nell'ottobre del 2004, non sarebbe stato mai aggirato, in quanto dopo quella data, per la manutenzione del servizio acquedotto e della rete idrica, si sono svolte due gare con il sistema del pubblico incanto, una il 13 giugno 2005, vinta dalla Ditta ATI Caliri ELTE 92, e l'altra l'11 luglio 2006, vinta dall'Impresa CNT di Calabrese Nunziato, che sono state sottoposte puntualmente e regolarmente al controllo preventivo, contestuale e successivo del Gruppo Interforze di cui al Protocollo di legalità; l'affidamento del servizio di manutenzione della rete idrica per l'anno 2004 è avvenuto tramite gara con il sistema del pubblico incanto in data 5 maggio 2004, vinta dall'ATI Grimaudo Di Giorgi e, dunque, (ovviamente) prima della stipula del protocollo di legalità (avvenuta nell'ottobre del 2004), che dunque non poteva essere aggirato pur volendolo, perché ancora non esisteva; l'affidamento del servizio di manutenzione della rete idrica per parte dell'anno 2002 e per tutto l'anno 2003 è avvenuto con due gare nelle forme del pubblico incanto che si sono svolte il 26 giugno 2002 e il 3 luglio 2002, e, dunque (ovviamente) prima della stipula del protocollo di legalità (avvenuta nell'Ottobre del 2004) che, pertanto, non poteva essere aggirato pur volendolo, perché ancora non esisteva; l'affidamento del servizio di manutenzione dell'acquedotto comunale e della rete idrica per l'anno 2002 è avvenuto tramite due gare nelle forme del pubblico incanto, l'una del 26 giugno 2002 vinta dalla Ditta Sud Edil Scavi srl, l'altra del 3 luglio 2002 vinta dall'ATI Caliri Andrea e Maiorana Carlo, senza fare alcun ricorso all'Albo di fiducia delle Ditte dato che questo è stato istituito successivamente (in data 31 ottobre 2003), e dato che in materia di gara con il pubblico incanto non si può ricorrere all'Albo di fiducia in quanto la partecipazione è libera per qualunque impresa da Bolzano a Siracusa; scendendo nel dettaglio del "teorema" della relazione della Commissione presieduta dal dott. Nunziante, la Commissione di accesso avrebbe, a giudizio dell'interrogante, totalmente falsificato la realtà dei fatti scrivendo che in materia di lavori pubblici l'Amministrazione avrebbe affidato l'esecuzione di lavori di rilevantissimo importo a ditte in odor di mafia senza ricorrere alle procedure di gara come la Ditta Sud Edil Scavi di Mastroieni (e Sem Di Salvo), per i seguenti motivi: la predetta ha partecipato e vinto un cottimo fiduciario aperto durante la gestione commissariale del dott. Zaccone, il 15 novembre 2001, dunque quando ancora l'Amministrazione attuale non si era insediata; durante l'Amministrazione in carica la predetta ha partecipato unicamente ad una gara pubblica svoltasi con le modalità del pubblico incanto, il 3 luglio 2002 e dunque prima della istituzione sia dell'Albo delle ditte di Fiducia (ottobre 2003) che del Protocollo di legalità (ottobre 2004); mai l'Amministrazione di centrodestra ha affidato lavori senza gara pubblica, né mai ha invitato la ditta Sud Edil Scavi di Mstroieni (e Sem Di Salvo) a partecipare ad alcuna gara per l'affidamento di lavori di qualsiasi tipo (si veda la relazione inviata al Ministero l'11 dicembre 2006 da pag. 51 a pag. 64); scendendo nel dettaglio del "teorema" della Commissione presieduta dal dott. Nunziante, la Commissione di accesso avrebbe, a giudizio dell'interrogante, totalmente falsificato la realtà dei fatti scrivendo che in materia di lavori pubblici l'Amministrazione avrebbe affidato l'esecuzione di lavori di rilevantissimo importo a ditte in odor di mafia senza ricorrere alle procedure di gara e utilizzando l'elenco delle Ditte di cui all'Albo di fiducia dove sarebbero iscritte sia la Ditta Sud Edil Scavi, sia la Ditta Caliri, sia la Ditta Calabrese, per i seguenti motivi: non è vero che la ditta Sud Edil Scavi sia inserita tra le ditte di fiducia che possono essere invitate nelle gare da svolgere con il cottimo fiduciario o la trattativa privata in materia di lavori pubblici, una lettura più attenta delle determine dell'ing. Calabrò, istitutive e modificative dell'elenco ditte dell'Albo di fiducia, avrebbe consentito anche ai Commissari di verificare non solo che la ditta predetta non è stata mai invitata dall'attuale Amministrazione ad alcuna gara per l'affidamento di lavori pubblici, ma che la stessa, pur volendolo, non poteva essere invitata in quanto (come risulta dalle determine dirigenziali del 31 ottobre 2003 e del 17 gennaio 2005, dell'ing. Calabrò) non era in attività, perché non in possesso delle autorizzazioni e delle qualifiche necessarie per legge in materia di lavori pubblici; le gare vinte dalla ditta Caliri e dalla ditta Calabrese (dopo la istituzione dell'Albo delle ditte di fiducia, avvenuta il 30 ottobre del 2003), si sono svolte nel 2005 e nel 2006, il 13 giugno 2005 e l'11 luglio 2006, con le forme del pubblico incanto e sono state sottoposte al controllo del Gruppo interforze, di cui al Protocollo di legalità stipulato con la Prefettura, senza che sulle ditte in oggetto fosse eccepito alcunché, e di conseguenza comunicato, alcunché al Sindaco di Barcellona - come imposto dalla legge - dalla stessa Prefettura; scendendo nel dettaglio del "teorema" della relazione della Commissione presieduta dal dott. Nunziante, la Commissione di accesso avrebbe, a giudizio dell'interrogante, totalmente falsificato la realtà dei fatti, scrivendo che in materia di lavori pubblici l'Amministrazione avrebbe affidato l'esecuzione di lavori di rilevantissimo importo a ditte in odor di mafia senza ricorrere alle procedure di gara, come nel caso della ditta Bellinvia Carmela, per i seguenti motivi: i lavori in questione hanno riguardato lo svolgimento di un servizio a costo zero per l'Amministrazione comunale; la ditta in questione ha avuto rapporti con l'Amministrazione in carica soltanto con riferimento alla gara del 14 settembre 2005, riguardante la rottamazione di mezzi comunali fuori uso (si veda la relazione inviata al Ministero l'11 dicembre 2006, pag. 60); il Dirigente di settore ha operato nella piena consapevolezza di compiere un atto legittimo, comunque non in grado di compromettere in alcun modo il regolare funzionamento dei servizi; a giudizio dell'interrogante, apparirebbe completamente falso quanto sarebbe sostenuto nella relazione della Commissione di accesso, laddove si è volutamente equivocato che i rapporti tra Comune e Cooperativa "Libertà & Lavoro" sarebbero continuati fino al febbraio 2005, citando a sproposito la ditta Branca, di Terme Vigliatore, con riferimento alla vicenda del depuratore di Barcellona, per i seguenti motivi: sulla vicenda del depuratore l'Amministrazione comunale in carica, a differenza di quella precedente di centro-sinistra, è stata l'unica ad intervenire per regolarizzarne il funzionamento; sulla vicenda della strada di accesso al depuratore la relazione della Commissione presieduta dal dott. Nunziante avrebbe omesso di precisare che questa è di proprietà provinciale e che l'Amministrazione comunale ha indetto una serie innumerevole di Conferenze di servizio, ottenendo anche per l'anno finanziario 2005 dal Ministero delle economia e finanze un cospicuo finanziamento per la risoluzione definitiva dell'intera questione in collaborazione con la Protezione civile; l'Amministrazione comunale di Barcellona è stata costretta per decreto regionale a consentire l'allaccio del Comune di Terme Vigliatore; la ditta Branca è situata nel Comune di Terme Vigliatore e, dunque, non è sottoponibile al controllo del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto; la ditta Branca, per quanto sopra, è tenuta a chiedere di poter scaricare nel depuratore all'Ente territrorialmente competente che, per quanto la riguarda, è il Comune di Terme Vigliatore; il Comune di Barcellona ha inviato esposti, note e segnalazioni alle autorità competenti sollecitando l'effettuazione di tutti i controlli necessari per impedire che le ditte di trasformazione agrumaria immettessero abusivamente i loro liquami nelle condutture pubbliche che collegano all'impianto di depurazione; il Comune di Barcellona, nel 2000, ha sospeso alle 3 ditte agrumarie che sarebbero citate nella Relazione l'autorizzazione ad immettere i loro liquami nel depuratore, mentre il TAR ha concesso la sospensiva e dato ragione alle ditte ricorrenti, i rapporti tra il Comune e la Cooperativa "Libertà & Lavoro" sono cessati il 27 febbraio 2004; la Cooperativa "Libertà & Lavoro", con riferimento al trasporto del grigliato, ha intrattenuto i rapporti direttamente con la Società d'ambito ATO ME 2 S.p.A., come si rileva da tutta la documentazione agli atti, circostanza che dimostra inconfutabilmente come il Comune pagasse direttamente le fatture alla Società ATO ME 2 secondo l'atto di subentro; una lettura attenta degli atti, a giudizio dell'interrogante, avrebbe consentito anche alla Commissione di accesso di verificare che il Comune di Barcellona pagava quanto dovuto direttamente all'ATO ME 2, S.p.A. secondo gli obblighi di legge, statutari e contrattuali, e che era l'ATO ME 2 ad intrattenere rapporti diretti con la Cooperativa "Libertà & Lavoro"; a giudizio dell'interrogante, se confermato, appare inverosimile credere che nella relazione della Commissione di accesso si sia criticato addirittura il ricorso al sistema dell'accreditamento per il conferimento del servizio di assistenza domiciliare agli anziani, ignorando che il ricorso a questo istituto era stato praticato perfino dal Commissario regionale, e che il sistema dell'accreditamento è stato adoperato una sola volta dalla Giunta in carica, perchè una volta raggiunta la disponibilità finanziaria triennale, l'Amministrazione attuale, nel 2005 (quasi un anno prima dell'accesso) ha disposto la gara pubblica per una durata triennale. Ciò, come si è più volte detto nelle varie relazioni, ha determinato l'uscita di scena di quella cooperativa "Casco" che il Sindaco di centro-sinistra, nel 2000, aveva messo in scena per la prima volta con un proprio provvedimento; a giudizio dell'interrogante, se confermato, appare, altresì, incredibile come i Commissari abbiano potuto criticare il ricorso al Corpo dei Vigili urbani nella raccolta delle scelte degli anziani perché il ricorso a dei pubblici ufficiali avrebbe potuto significare che potevano orientarli verso una o l'altra delle cooperative accreditate, sottovalutandosi, perfino, che con la nomina del dott. Parisi a Comandante dei Vigili urbani il servizio ha acquistato in trasparenza ed efficienza; il Prefetto di Messina, a fine dicembre 2006, ha acquisito presso il Comune di Barcellona tutti gli atti che smentiscono i teoremi e le falsità che sarebbero contenute nella relazione della Commissione di accesso; il Prefetto di Messina, svolgendo il supplemento istruttorio richiesto dal dott. La Rosa per conto del Ministro, avrebbe, alla luce della documentazione acquisita, dato atto della modifica del quadro istruttorio, soprattutto con riferimento alla contestazione di concorso in associazione mafiosa in capo al Marchetta che aveva determinato la richiesta di accesso agli atti amministrativi, messo in dubbio le sue stesse conclusioni precedenti dell'agosto 2006 favorevoli allo scioglimento, e soprattutto escluso l'esistenza di quel nesso di stretta consequenzialità tra le scelte operate nei diversi settori analizzati dalla Commissione di accesso e il fattore inquinante (ritenuto e giudicato nella stessa nota ministeriale come presupposto indispensabile per sciogliere il Consiglio comunale); il supplemento istruttorio disposto con la nota ministeriale dell'ottobre 2006 avrebbe dimostrato la fondatezza di quanto sostenuto nelle relazioni dell'Amministrazione comunale di Barcellona e l'infondatezza del "teorema" politico sostenuto dalla Commissione di accesso in soli 17 giorni di ispezione per tentare di accreditare la tesi dell'inquinamento mafioso degli atti amministrativi; per quanto risulta all'interrogante, sarebbe in corso un'azione di forte pressione politica sul Ministero dell'interno per sciogliere comunque il Consiglio comunale di Barcellona, nonostante si tratti di un atto illegittimo e che, qualora fosse assunto, mancherebbe di tutti i presupposti di fatto e di diritto ex art. 143 TUEL, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga di sospendere ed archiviare la procedura di scioglimento a carico del Consiglio comunale di Barcellona perché infondata in fatto ed in diritto e del tutto carente dei presupposti di cui all'art. 143 TUEL; se il Ministro non ritenga di avviare un'indagine per conoscere le ragioni per le quali la relazione della Commissione di accesso presieduta dal dott. Nunziante apparirebbe interamente costruita su errori, sviste, scambio di date e di persone, nonché di responsabilità, che risalirebbero tutte alla precedente Amministrazione di centro-sinistra e non all'attuale Amministrazione di centro-destra; se non ritenga di avviare un'indagine per conoscere se il Questore di Messina ed il Prefetto di Messina abbiano subìto richieste o pressioni per avviare l'accesso ispettivo presso il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto e per proporne, in ogni caso, lo scioglimento. In allegato alla presente interrogazione è stata presentata una documentazione che resta acquisita agli atti del Senato. (4-01106)

 
Cronologia
mercoledì 10 gennaio
  • Politica, cultura e società
    A 27 anni dall'esplosione in volo del DC9 dell'Itavia diretto a Palermo, la prima sezione penale della Corte di Cassazione dichiara innocenti i due generali dell'Aeronautica accusati di aver depistato le indagini.

giovedì 1° febbraio
  • Parlamento e istituzioni
    Con il voto favorevole dei senatori dell'opposizione (152 voti a favore, 146 contro e 4 astenuti) l'Assemblea del Senato approva l'ordine del giorno n. 2 (Calderoli ed altri), di condivisione delle comunicazioni con cui il Ministro della difesa Parisi ha confermato il consenso del Governo all'ampliamento della base militare di Vicenza. La maggioranza vota contro tale ordine del giorno, su cui il vice ministro per gli affari esteri Intini ha espresso parere contrario. Viene quindi messo ai voti e approvato l'ordine del giorno n. 3 della maggioranza, con cui si impegna il Governo a dare impulso alla seconda conferenza nazionale sulle servitù militari.