Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/02280 presentata da PIAZZA CAMILLO (VERDI) in data 24/01/2007
Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-02280 presentata da CAMILLO PIAZZA mercoledì 24 gennaio 2007 nella seduta n.097 CAMILLO PIAZZA. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che: con provvedimento del Consiglio Regionale della Liguria n. 84 dell'8 luglio 1992 veniva costituita una Commissione Speciale d'Inchiesta in merito alla verifica delle attività di cava in Liguria; i lavori della Commissione constatavano, attraverso le ispezioni in situ sui 215 impianti regolarmente autorizzati, il rilevante impatto paesistico-ambientale e la possibilità che i siti di ex cave mai autorizzate o pseudo-cave, siano in numero assai consistente e forse anche maggiore di quello delle cave in attività regolarmente autorizzate; in base ai lavori della Commissione di Inchiesta si accertava che molti siti abbandonati erano stati trasformati in zone industriali per frantumazione, lavaggio, betonaggio e commercio dei prodotti, anche potenzialmente pericolosi per la salute pubblica in quanto contenenti fibre di amianto, scavati nelle cave di monte, e la tipologia di cave di monte a cielo aperto ponevano rilevanti problemi sotto il profilo idrogeologico, ma altrettanto rilevanti sotto quello geologico e paesistico; i controlli esercitati sulle cave oggi presenti sono in numero del tutto insoddisfacenti e tali da non garantire che i piani di coltivazione e le metodiche di estrazione siano rispettose dell'ambiente e della sicurezza, dove la carenza dei controlli è dovuta prioritariamente alla carente dotazione organica di personale dell'A.R.P.A.L. addetto a tale attività di controllo; il problema dei controlli è essenziale e dovrà essere affrontato organicamente evitando delle forme di irresponsabile sottovalutazione in quanto, trattandosi di un'attività a forte impatto sul territorio e a rischio per l'ambiente, risulterebbe essenziale un atto di programmazione-pianificazione volto a cercare le soluzioni di minore danno e di migliore compatibilizzazione tra le varie esigenze -: se il Ministro competente non ritenga opportuno avviare un'inchiesta ministeriale su tutto il territorio nazionale al fine di accertare: 1) il numero delle cave dismesse a cielo aperto che abbiano attuato il piano di coltivazione; 2) il numero delle cave dismesse che, rispetto al piano di coltivazione, abbiano avviato un'attività industriale per frantumazione, lavaggio, betonaggio e commercio dei prodotti scavati nelle cave di monte; 3) il censimento delle cave interessate da potenziale rischio amianto e il monitoraggio dello smaltimento del cosiddetto «serpentino» e dei fanghi residuali, al fine di prevenire rischi per la salute umana e per l'ambiente; 4) eventuali discariche abusive di rifiuti all'interno di areali di cava. (4-02280)
Atto Camera Risposta scritta pubblicata lunedì 25 giugno 2007 nell'allegato B della seduta n. 176 All'Interrogazione 4-02280
presentata da CAMILLO PIAZZA Risposta. - In merito all'interrogazione in esame concernente la verifica delle attività di cava in Liguria e su tutto il territorio Nazionale si riferisce quanto segue. La Direzione per difesa del suolo del Ministero che rappresento svolge le funzioni previste dal combinato disposto di cui agli articoli 16 e 26 del decreto legislativo n. 157 del 2006 e articolo 2, punto 1, lettera D della legge n. 349 del 1986, concernenti il solo controllo di legittimità delle autorizzazioni concesse dalle Regioni o enti subdelegati, per le attività di cava in zone sottoposte a vincolo paesaggistico. Alle Regioni infatti afferiscono tutte le altre competenze relative all'esercizio delle funzioni amministrative in materia di tutela delle bellezze naturali (materia delegata ai sensi dell'articolo 82 del decreto del Presidente della Repubblica n. 616 del 1977) nonché la competenza esclusiva all'esercizio delle funzioni amministrative in materia di attività di cave e torbiere (materia trasferita ai sensi dell'articolo 50 del decreto del Presidente della Repubblica n. 616 del 1977). In merito la Regione Liguria ha fatto presente che nell'ambito del territorio regionale, insistono circa 140 cave, di cui la maggior parte sono attività di sotterraneo (cave di ardesia) ed ubicate nella zona della Val Fontanabuona in Provincia di Genova e nella Valle Argentina in provincia di Imperia. Le cave a cielo aperto, che sono in effetti le realtà che hanno un più incisivo impatto sul territorio, risultano essere circa 80, tutte regolarmente autorizzate in conformità alla Pianificazione di settore di cui al Piano Territoriale Regionale delle Attività di cava, di cui circa la metà risultano attualmente sospese. Le rispettive autorizzazioni, contemplano, anche un piano di chiusura delle attività, prevedendo all'uopo anche la contestuale messa in pristino dei siti di reinserimento nell'ambiente circostante da realizzarsi in conformità a quanto approvato. Per la loro cessazione, viene attivato specifico procedimento amministrativo, teso a verificare la conformità delle opere realizzate in conformità con quanto autorizzato. Si evidenzia al riguardo che, le aree interessate da cave sospese temporaneamente, non possono essere occupate da altre attività. Attualmente, le cave dismesse che hanno completato il programma di coltivazione e conseguente ripristino ambientale, risultano essere circa 15. Per quanto concerne le cave che, sfruttate in epoche passate, non sono mai state sottoposte a regime autorizzatorio della Regione va rilevato che esse sono sotto il controllo della Regione essendo ricomprese nell'ambito degli strumenti pianificatori locali; al fine di perseguire l'obiettivo di un ripristino di tale zone, il «Piano Cave» si è dato carico, con specifiche norme, di promuovere una trasformazione della situazione per un corretto inserimento delle aree nell'ambiente. Per quanto agli ambiti interessati da ex cave - che si tratti di quelle mai autorizzate dalla Regione, sia di quelle regolarmente autorizzate dismesse dalla Regione - si evidenzia che non si è in grado di conoscere se all'interno del loro ambito sono state autorizzate altre attività in quanto non soggette a giurisdizione regionale, essendo le stesse autorizzate e dimesse dalla Regione - si evidenzia che non si è in grado di conoscere se all'interno del loro ambito sono state autorizzate altre attività in quanto non soggette a giurisdizione regionale, essendo le stesse autorizzate in ambito locale. Per quanto attiene i controlli operati dalla Regione, si evidenzia che a seguito di apposita convenzione stipulata con 1'ARPAL, la stessa Agenzia fornisce supporto tecnico per lo svolgimento delle attività di verifica, controllo e analisi per quelle attività dove viene estratto materiale e potenziale rischio amianto, fornendo al riguardo apposite relazioni tecniche-illustrative sui prelievi e gli esiti dei controlli e delle analisi di laboratorio svolti in maniera tale di avere sempre una situazione monitorata. La regione ha riferito che le cave sottoposte al monitoraggio sopraindicato, risultano essere in numero di 31 così suddivise a livello provinciale: N. 5 in provincia di Savona di cui 3 che hanno già smesso l'attività; N. 14 in Provincia di Genova, di cui 6 che hanno già smesso l'attività; N. 12 in Provincia di La Spezia, di cui 3 che hanno già smesso l'attività. Il Materiale estratto nelle cave in attività presentano comunque il livello dell'indice di rilascio di fibre d'amianto che si attesta nei limiti consentiti dalla normativa vigente. Le attività che coltivano materiale con indici di rilascio non consentito dalle normative vigenti, hanno cessato la propria attività e sono in fase di predisposizio negli appositi programmi di recupero delle rispettive zone. La stessa Regione ha, infine, comunicato che non risultano discariche abusive all'interno di cave regolarmente autorizzate. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare: Alfonso Pecoraro Scanio.