Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
RISOLUZIONE IN COMMISSIONE 7/00107 presentata da D'ELIA SERGIO (LA ROSA NEL PUGNO) in data 25/01/2007
Atto Camera Risoluzione in Commissione 7-00107 presentata da SERGIO D'ELIA giovedì 25 gennaio 2007 nella seduta n.098 La III Commissione, considerato che: il 9 febbraio 1999, le autorità libiche hanno arrestato alcuni operatori sanitari bulgari che lavoravano presso l'ospedale «Al-Fatih» di Bengasi e che il 7 febbraio 2000, presso il Tribunale del popolo libico, ha avuto inizio un processo contro sei cittadini bulgari, un cittadino palestinese e nove cittadini libici, accusati di aver volontariamente infettato con il virus HIV 426 bambini, 52 dei quali sono morti; il 6 maggio 2004, il Tribunale ha condannato a morte per fucilazione cinque infermiere bulgare - Kristiana Vulcheva, Nasya Nenova, Valentina Siropulo, Valya Chervenyashka e Snezhana Dimitrova - e un medico palestinese, Ashraf al-Haiui; il 25 dicembre 2005 la Corte suprema libica ha reso nota la sua decisione sull'appello contro la condanna a morte e ha ordinato un nuovo processo; a partire dall'11 maggio 2006, si è tenuto un nuovo processo, che ha confermato le condanne a morte il 19 dicembre 2006; esistono valide prove dell'uso della tortura nei confronti degli imputati in carcere, al fine di estorcere false confessioni, e che sono state commesse anche altre flagranti violazioni dei diritti degli imputati; nel 2003, a seguito di una richiesta delle autorità libiche, rinomati esperti internazionali in materia di HIV/AIDS hanno presentato una relazione, in cui hanno concluso in maniera categorica che la diffusione del virus dell'HIV era stata causata da un'infezione ospedaliera precedente all'arrivo degli imputati in Libia; recenti pubblicazioni forniscono solide prove scientifiche sull'origine e i tempi del contagio all'ospedale di Bengasi; tutte le prove dell'innocenza degli imputati sono state ignorate e non sono state prese in considerazione; nel novembre 2004 l'Unione europea ha varato il «Piano d'azione per la lotta all'HIV a Bengasi», che prevede la prestazione di assistenza tecnica e sanitaria ai bambini infetti e alle famiglie colpite, e il sostegno alle autorità libiche nella lotta contro l'AIDS; sono stati stanziati 2.500.000 euro a titolo del bilancio comunitario per finanziare tale piano; l'attuazione del piano è già in una fase avanzata, con il sostegno della Commissione e degli Stati membri dell'Unione europea; un elevato numero di bambini infetti sono stati curati negli ospedali degli Stati membri; nel 2006 è stato istituito il «Fondo internazionale per Bengasi», un organismo non governativo senza scopo di lucro creato per contribuire allo sviluppo delle infrastrutture sanitarie locali a Bengasi, migliorare il trattamento dei pazienti e fornire assistenza alle famiglie colpite; le cinque infermiere bulgare e il medico palestinese hanno già trascorso otto anni in carcere in relazione al caso di contagio HIV/AIDS all'ospedale di Bengasi nel 1999; dal gennaio 2007 il processo di Bengasi riguarda direttamente cinque cittadini dell'Unione europea, impegna il Governo: a intervenire presso le autorità libiche interessate al fine di assicurare la tempestivaliberazione degli operatori sanitari detenuti in carcere, la revisione del processo e della condanna a morte; a prendere in considerazione, in mancanza di una soluzione positiva del caso, una revisione della politica italiana di impegno con la Libia in tutti i settori interessati che il Governo ritenga opportuni. (7-00107) «D'Elia, Mantovani, Venier, Paoletti Tangheroni, Cioffi, Narducci, De Brasi, Mancini, Mellano, Forlani, De Zulueta, Giancarlo Giorgetti, Vacca».