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Documenti ed Atti

XV Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA IN ASSEMBLEA 3/00576 presentata da ZIPPONI MAURIZIO (RIFONDAZIONE COMUNISTA - SINISTRA EUROPEA) in data 30/01/2007

Atto Camera Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-00576 presentata da MAURIZIO ZIPPONI martedì 30 gennaio 2007 nella seduta n.100 ZIPPONI e BURGIO. - Al Ministro delle comunicazioni. - Per sapere - premesso che: Poste italiane s.p.a. ha assunto, nell'arco temporale 1997-2005, 30.000 lavoratori a tempo determinato, utilizzando vari e svariati istituti legali e contrattuali; Poste italiane s.p.a. ha ridotto di circa 80.000 unità, in un decennio, il complesso della forza lavoro occupata, passando dai 234.000 assunti del 1994 ai 153.000 del 2004; questa sostanziosa riduzione dell'organico ha prodotto un altrettanto significativo abbassamento del costo del lavoro, sceso dall'88 per cento del 1994 al 56 per cento del 2005 (inferiore alla media europea); l'azienda ha dichiarato di avere conseguito nel 2005, in seguito alla ristrutturazione posta in essere negli anni scorsi, un utile consolidato di 349 milioni di euro e un dividendo di 118 milioni di euro; l'esasperato ricorso a forme di lavoro precario ha provocato decine di migliaia di ricorsi alla magistratura ed ingentissime spese legali e risarcitorie a carico dell'azienda in ragione della produzione di sentenze di condanna nei confronti di Poste italiane s.p.a. da parte della Corte di cassazione; la Corte dei conti, nella sua relazione del 23 dicembre 2006, ha rilevato e censurato questo incredibile «sperpero» di denaro pubblico; in risposta a 13.000 di questi ricorsi, la Corte di cassazione ha espresso sentenze favorevoli alle domande di reintegro, previa declaratoria di trasformazione dei contratti a termine in contratti a tempo indeterminato; in data 13 gennaio 2006 Poste italiane s.p.a. ha diffuso un accordo, sottoscritto con le sei organizzazioni sindacali concertative (Slp-Cisl, Slc-Cgil, Uil-Post, Failp-Cisal, Sailp-Confsal, Ugl-Com), che prevede, da parte di Poste italiane s.p.a. , l'astensione dal proseguire qualsiasi azione giuridica e, da parte dei 13.000 lavoratori reintegrati, la totale rinuncia agli effetti favorevoli delle sentenze e la restituzione all'azienda delle somme assegnate dai giudici ai lavoratori quale risarcimento per l'illecito comportamento datoriale; l'accordo del 13 gennaio 2006 si rivolge anche agli altri «ricorsisti», che hanno avuto rapporti di lavoro precario e che, a quella data, non avevano ancora ottenuto la sentenza di primo grado; ad essi si propone, a fronte della loro contestuale rinuncia alla causa, l'ingresso - senza alcuna garanzia di assunzione - in una graduatoria con scadenza nel luglio 2009, cui attingere secondo esigenze temporanee o definitive -: se il Ministro interrogato non ritenga censurabili le scelte aziendali che hanno condotto all'utilizzo di un così consistente numero di lavoratori precari, ai quali, il 13 gennaio 2006, si è negato il diritto di godere appieno delle disposizioni contenute nelle sentenze emesse dalla Corte di cassazione, e quali iniziative urgenti il Ministro interrogato intenda promuovere per salvaguardare, insieme al diritto ad un lavoro stabile per i 30.000 precari, le prerogative stabilite dalle sentenze della Corte di cassazione. (3-00576)





 
Cronologia
mercoledì 10 gennaio
  • Politica, cultura e società
    A 27 anni dall'esplosione in volo del DC9 dell'Itavia diretto a Palermo, la prima sezione penale della Corte di Cassazione dichiara innocenti i due generali dell'Aeronautica accusati di aver depistato le indagini.

giovedì 1° febbraio
  • Parlamento e istituzioni
    Con il voto favorevole dei senatori dell'opposizione (152 voti a favore, 146 contro e 4 astenuti) l'Assemblea del Senato approva l'ordine del giorno n. 2 (Calderoli ed altri), di condivisione delle comunicazioni con cui il Ministro della difesa Parisi ha confermato il consenso del Governo all'ampliamento della base militare di Vicenza. La maggioranza vota contro tale ordine del giorno, su cui il vice ministro per gli affari esteri Intini ha espresso parere contrario. Viene quindi messo ai voti e approvato l'ordine del giorno n. 3 della maggioranza, con cui si impegna il Governo a dare impulso alla seconda conferenza nazionale sulle servitù militari.