Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/02403 presentata da BRICOLO FEDERICO (LEGA NORD PADANIA) in data 31/01/2007
Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-02403 presentata da FEDERICO BRICOLO mercoledì 31 gennaio 2007 nella seduta n.101 BRICOLO, LUSSANA, GOISIS, GARNERO SANTANCHÈ, PORETTI, BERTOLINI, MELONI, BIANCOFIORE, SANTELLI, CARLUCCI, APREA, LICASTRO SCARDINO, D'IPPOLITO VITALE, MAZZONI, CECCACCI RUBINO, PAOLETTI TANGHERONI, CARFAGNA, ANGELA NAPOLI, FRASSINETTI, GERMONTANI, CASTELLANI, MILANATO, CAPITANIO SANTOLINI, ARMOSINO, PELINO, MISTRELLO DESTRO, MONDELLO e GARDINI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che: da quanto si apprende dalle notizie riportate dagli organi di stampa, in Italia dilaga il fenomeno della violenza contro le donne vittime della sottomissione irragionevole ai dettami fanatico religiosi (mortificazione del corpo e della personalità, mutilazioni sessuali, segregazione, poligamia, matrimoni imposti dalle famiglie); in un articolo pubblicato in data 27 gennaio 2007 sul Corriere della Sera , viene citato a corollario di un elenco di casi di donne straniere vittime di violenza «giustificata» da assurde convinzioni confessionali, il paradossale episodio accaduto il 26 agosto 2005, nel quale, durante una funzione tenutasi all'interno della moschea di Verona sita in via Biondani, la guida spirituale Wagdy Ghoneim (un estremista incarcerato in Egitto, espulso dagli Stati Uniti e Canada per apologia del terrorismo internazionale entrato in Italia su invito dell'UCOI), interpretando il Corano, ha indicato tra i doveri di ogni buon musulmano quello di usare la violenza nei confronti delle donne che «sbagliano»; sempre dalle notizie riportate dai mass media è ipotizzabile dedurre come le parole d'istigazione alla violenza nei confronti delle donne pronunciate in quella occasione dall'Imam Wagdy Ghoneim furono da più di un fedele interpretate alla lettera. Caso emblematico quello denunciato da una donna coraggio Amal El Boufrai che dopo anni di vessazioni e violenze subite dal marito e due gravidanze interrotte per le percosse subite dallo stesso ha raccontato alle Forze dell'ordine come proprio in quel giorno fatidico del 26 agosto 2005 il marito Moustapha Ben Har, marocchino residente nel capoluogo scaligero, si sia sentito ancora di più autorizzato a picchiarla dopo aver partecipato all'incontro di preghiera nella moschea; è assordante e colpevole il silenzio delle Comunità musulmane presenti in Italia dinnanzi a casi così eclatanti; è inaccettabile che la Consulta per l'islam italiano, istituita con decreto del Ministro dell'interno, che tanta influenza dovrebbe avere sulle comunità musulmane presenti nel nostro Paese, non abbia una posizione univoca nel condannare, tali episodi; dignità e diritti sono elementi su cui non è possibile scendere a patti. È necessario quindi ribadire come non vi potrà mai essere integrazione senza la preventiva accettazione da parte di tutta la comunità islamica delle normative vigenti in materia di libertà individuale e di pensiero, di obbligo scolastico, di autodeterminazione e di uguaglianza formale di tutti i cittadini davanti alla legge, lo status giuridico o religioso delle donne, il rispetto del diritto di famiglia e dell'istituto del matrimonio, dei minori e dei non credenti e il trattamento degli animali; è noto che la moschea, oltre ad essere sede di attività religiosa, diventa anche centro della vita sociale, politica e culturale della comunità musulmana; una politica non attenta, ha contribuito al brulicare del fondamentalismo islamico; mentre oramai è palese ad avviso degli interroganti che anche in Italia all'interno di alcune comunità islamiche si annidi la presenza di gruppi eversivi allo stesso tempo non è invece facilmente riscontrabile una collaborazione con le Forze dell'ordine e la magistratura da parte di quei musulmani che si dichiarano moderati e che continuano a chiedere diritti dimostrando la volontà di volersi integrare nella nostra società; è stato più volte documentato da fonti giornalistiche che molto spesso, in occasione di funzioni religiose, gli imam predicano odio nei confronti della cultura occidentale e sentenziano condanne contro tutti coloro che non si comportano secondo i dettami coranici (inutile ribadire come questi, in molti casi, siano antitetici ai principi e ai valori su cui è fondata la nostra tradizione culturale e che come tali si ritrovano anche nella Costituzione italiana) -: quali provvedimenti il Ministro intenda assumere per non permettere il verificarsi di tali situazioni nel nostro Paese e se non ritenga indispensabile che vengano predisposti controlli approfonditi in tutte le moschee e, considerato il caso descritto nelle premesse in particolar modo nella moschea di via Biondini (Verona), e centri islamici presenti sul territorio italiano, giungendo anche alla chiusura precauzionale di quelli al cui interno si riscontrano presenze eversive; quali provvedimenti il Ministro intenda adottare nei confronti degli imam della moschea di Verona che hanno ospitato ed invitato a parlare durante la funzione religiosa tenutasi nella moschea il signor Wagdy Ghoneim già noto a livello internazionale per le sue posizioni radicali e fondamentaliste. (4-02403)
Atto Camera Risposta scritta pubblicata giovedì 2 agosto 2007 nell'allegato B della seduta n. 200 All'Interrogazione 4-02403
presentata da BRICOLO Risposta. - È innanzitutto da premettere come il rispetto dei diritti delle donne rappresenti, per il Governo, uno dei valori fondamentali che devono orientare i rapporti fra l'amministrazione e le comunità straniere, costituendo condizione inderogabile di ogni effettivo processo d'integrazione degli stranieri nel nostro Paese. In tale direzione si è costantemente rivolta l'azione del Ministero dell'interno, come è dimostrato dalle molteplici iniziative avviate nei mesi scorsi, dall'approvazione della Carta dei valori della cittadinanza e dell'integrazione all'attività promossa in seno alla Consulta per l'Islam italiano, senza dimenticare le specifiche azioni avviate in materia di sicurezza per la prevenzione dei reati di violenza in danno alle donne o in ambito familiare. La Carta dei valori, adottata dal Ministro dell'interno con provvedimento del 23 aprile 2007 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 15 giugno scorso, racchiude i principi cui il Ministero si ispira nell'esercizio delle proprie attribuzioni e nelle relazioni con le comunità straniere e religiose. L'attenzione al tema della condizione femminile è dimostrata dalle seguenti previsioni contenute nella Carta, peraltro coerenti ai precetti costituzionali ed ai principi generali dell'ordinamento interno e internazionale: principio di uguaglianza e di pari opportunità senza distinzioni di sesso, etnia, religione, condizioni sociali (punto 1); sostegno a chi subisce discriminazioni o vive in stato di bisogno, in particolare alle donne e ai minori (punto 2); pari dignità fra uomo e donna dentro e fuori la famiglia (punto 4); tutela dei lavoro e lotta ad ogni forma di sfruttamento, in modo particolare quello delle donne e dei bambini (punto 6); riconoscimento dei diritti della famiglia come società naturale a struttura monogamica fondata sul matrimonio, nell'eguaglianza di diritti e di responsabilità tra marito e moglie (punti 16 e 17); rifiuto della poligamia (punto 17); rifiuto di ogni forma di violenza e coercizione all'interno della famiglia e tutela della dignità della donna in tutte le sue manifestazioni ed in ogni momento della vita associativa (punto 18). Pur non avendo valore normativo cogente, la Carta, quale compendio di principi a carattere valoriale e pregiuridico, si propone di accompagnare il processo d'integrazione ed il percorso per la cittadinanza degli immigrati, costituendo un utile strumento di orientamento dell'azione dell'amministrazione per l'integrazione dei soggetti dell'immigrazione nella società italiana e per favorire la coesione sociale attraverso le più idonee garanzie civili e sociali, in coerenza con il quadro normativo costituzionale, comunitario e internazionale sui diritti umani. L'iniziativa della Carta è il naturale coronamento di un percorso di riflessione avviato anche in seno alla Consulta per l'Islam italiano, al cui interno il principio di parità fra uomo e donna ed il tema degli atti di discriminazione o di violenza nei confronti delle donne motivata da consuetudini, pratiche e dettami a sfondo tradizionale o religioso ha costituito sin dapprincipio uno dei temi sui quali si è soffermata maggiormente l'attenzione, grazie anche al contributo di alcune personalità chiamate a far parte del consesso che hanno manifestato una particolare sensibilità specifica sull'argomento. Non vanno dimenticate, inoltre, le iniziative avviate da questo Ministero per prevenire e contrastare i reati di violenza alle donne, che - inserendosi nel solco di una consolidata attenzione che le forze di polizia riservano al problema già da diversi anni - si sono recentemente tradotte anche in mirate iniziative di formazione ed aggiornamento professionale, fra cui si ricordano i seminari promossi nell'ambito di un progetto europeo denominato «SARA» (Spousal assault risk assessment), finalizzato ad identificare precocemente il rischio di recidiva nei casi di maltrattamento familiare. Per quanto riguarda il caso specifico richiamato dall'interrogante risulta che il caso della signora Amai El Boufrai è stato riferito da una sorella della donna alla giornalista Souad Sbai, presidente dell'Associazione donne marocchine in Italia e membro della Consulta per l'Islam italiano. Secondo la versione ripresa dal giornalista del Corriere della Sera Magdi Allam e da altri organi di stampa, i maltrattamenti cui Amai sarebbe stata sottoposta sarebbero da ricondurre alle parole pronunciate da Wagdy Mohamed Ghoneim, noto integralista islamico di origine egiziana, nel corso di una funzione svoltasi il 26 agosto 2005 in una sala di preghiera di Verona. Dagli accertamenti esperiti dalla Questura di Verona, non è peraltro emerso che in quell'occasione fossero stati trattati temi caratterizzati da uno spiccato estremismo politico-religioso. La stessa Amal El Boufrai, sentita presso gli uffici della Questura, ha escluso che il comportamento del marito Moustapha Ben Har sia da ricondurre alle parole pronunciate dall'imam Wagdy Ghoneim, aggiungendo che il Ben Har (soggetto che risulta aver provocato lesioni anche ad altri cittadini extracomunitari e che, proprio per i reati a suo carico, si è vista negare la concessione della cittadinanza italiana) si era dimostrato da sempre violento nei suoi confronti. Il Ben Har, da parte sua, avrebbe manifestato l'intenzione di adire le vie legali per quanto divulgato sulla propria vita privata ed analoga intenzione sarebbe stata manifestata anche dall'Associazione culturale religiosa «Consiglio islamico di Verona» che gestisce e dirige la predetta sala di preghiera, impropriamente denominata moschea, nei confronti di coloro i quali l'hanno coinvolta nella vicenda. La problematica situazione del nucleo familiare dei signori Ben Har ed El Boufrai risultano, comunque, da tempo seguite, per gli aspetti di rispettiva competenza, dalla Stazione dei carabinieri di San Giovanni Lupatoto e dal medesimo Comune, che ha provveduto ad avviare la donna ed i suoi figli ad una struttura protetta. Sul più generale tema delle presunte responsabilità di imam e moschee in atti contrari all'ordinamento italiano, si precisa peraltro che, nel quadro delle iniziative finalizzate a garantire la sicurezza pubblica e la concreta osservanza del diritto alla libertà religiosa, il Ministero dell'interno ha da tempo attivato un costante monitoraggio su tutte le realtà religiose, non solo quella islamica, nell'intento anche di rilevare - nelle modalità di espressione del diritto alla libertà religiosa in forma individuale o associata - l'intendimento della comunità di svilupparsi secondo principi democratici e di integrarsi nel tessuto sociale, pur mantenendo la propria identità religiosa. Il monitoraggio viene costantemente aggiornato grazie anche al costante flusso di informazioni proveniente dalle Prefetture-uffici territoriali del Governo che, grazie alla loro attività istituzionale sul territorio, dispongono di un ampio quadro conoscitivo su problemi, istanze e necessità delle comunità locali, comprese quelle relative alla presenza religiosa. I risultati di tale monitoraggio si affiancano ad una capillare e costante attività di controllo finalizzata a prevenire il rischio di possibili infiltrazioni eversive all'interno delle comunità islamiche presenti nel nostro Paese, problematica già da tempo alla massima attenzione del Ministero dell'interno, che in questi anni, quando ne ricorrevano i presupposti di legge, non ha mancato di adottare i necessari provvedimenti di espulsione per motivi di sicurezza dello Stato nei confronti di soggetti a vario titolo presenti nei luoghi di culto islamico di Torino, Como, Varese, Reggio Emilia, Trino Vercellese e Carmagnola. Si ribadisce, peraltro, che il provvedimento di allontanamento dal territorio nazionale da adottarsi ai sensi dell'articolo 13, primo comma, del vigente testo unico sull'immigrazione necessita di un robusto impianto istruttorio e motivazionale a sostegno della prognosi di pericolosità dell'espellendo sotto il profilo della sicurezza dello Stato, prognosi che non può essere desunta unicamente da fonti giornalistiche ove non adeguatamente suffragate da ulteriori riscontri. Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Marcella Lucidi.