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Documenti ed Atti

XV Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/02401 presentata da MARINELLO GIUSEPPE FRANCESCO MARIA (FORZA ITALIA) in data 31/01/2007

Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-02401 presentata da GIUSEPPE FRANCESCO MARIA MARINELLO mercoledì 31 gennaio 2007 nella seduta n.101 MARINELLO. - Al Ministro dei trasporti, al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che: l'agenzia di stampa ansa di lunedì 29 gennaio riferisce dell'ennesimo incidente verificatosi in acque internazionali la notte precedente nel Canale di Sicilia, a circa 80 miglia da Lampedusa; vittima dell'aggressione è il motopesca della flotta di Mazara del Vallo: «Giovanni Vincenzo», che è stato bersagliato con colpi di mitraglia da una motovedetta libica che ha cercato di dirottarlo; secondo quanto riferisce la stessa agenzia Ansa, i colpi d'arma da fuoco, fortunatamente, non hanno provocato danni ai dieci uomini d'equipaggio e all'imbarcazione; l'unità militare libica ha successivamente affiancato il motopesca, intimando al comandante di fare rotta verso le coste nordafricane; è stato lo stesso capitano del motopesca a dare via radio l'allarme raccolto dalla centrale operativa delle Capitanerie di Porto, che ha consentito l'intervento della nave: «Urania» della Marina Militare, in servizio di pattugliamento nel Canale di Sicilia, che dopo un contatto radio con la motovedetta, ha scortato il peschereccio «Giovanni Vincenzo» permettendo di riprendere la sua attività di pesca -: se non ritenga opportuno avviare una indagine al fine di verificare l'esatta dinamica dell'incidente avvenuto nel Canale di Sicilia, che costituisce l'ennesima aggressione da parte delle autorità militari libiche ai danni delle motopesche della flotta di Mazara del Vallo, che nonostante svolgano un lavoro difficile, rischiano addirittura la propria incolumità per cause a loro non imputabili; se non intenda allestire con l'ausilio della marina militare italiana un piano di sorveglianza, per assicurare punti di vigilanza per la salvaguardia e la sicurezza in mare nei confronti dei nostri pescherecci, dato che la maggior parte degli incidenti sono avvenuti in acque internazionali; se non ritenga infine necessario avviare una concreta iniziativa con le autorità libiche per raggiungere un accordo al fine di definire in maniera permanente la risoluzione degli incidenti che costantemente si verificano nelle acque internazionali del Canale di Sicilia e restituiscano ai lavoratori della flotta di Mazara del Vallo, tranquillità e sicurezza del lavoro che si svolge spesso in condizioni di evidente disagio e grave pericolo. (4-02401)

Atto Camera Risposta scritta pubblicata martedì 29 aprile 2008 nell'allegato B della seduta n. 001 All'Interrogazione 4-02401
presentata da MARINELLO Risposta. - L'interrogante, nel presente atto parlamentare, focalizza essenzialmente la sua attenzione sui seguenti tre punti: 1) l'opportunità dell'avvio di un'indagine per la verifica della dinamica dell'incidente; 2) l'eventuale allestimento di un piano di sorveglianza comprensivo della predisposizione di «punti di vigilanza per la salvaguardia e la sicurezza in mare»; 3) l'avvio di apposite iniziative con le autorità libiche finalizzate al raggiungimento di accordi utili ad una permanente risoluzione dei profili di criticità della vicenda. 1) Per rispondere al primo quesito, occorre fare una premessa riguardante il problema delle acque territoriali libiche. Il Governo libico, con decreto n. 37 del 24 febbraio 2005, ha istituito la cosiddetta «zona di pesca protetta», per l'ampiezza di oltre 55 miglia nautiche misurate a partire dal limite esterno delle acque territoriali. All'interno di tale zona è vietato l'esercizio della pesca ai pescherecci non espressamente autorizzati dalle Autorità libiche. Con i successivi decreti n. 104 del 20 giugno 2005 e n. 105 del 21 giugno 2005, il Governo libico ha individuato le coordinate geografiche della linea di base, a partire dalla quale, procedendo verso il largo, si misura l'ampiezza delle acque territoriali libiche e delle altre aree marittime dichiarate sotto la sovranità della Libia e le linee di confine della suddetta zona protetta di pesca. Sia il ministero delle politiche agricole e forestali (direzione generale per la pesca e l'acquacoltura), sia il ministero dei trasporti (Comando generale delle Capitanerie di porto) hanno con note successive dato ampio risalto alla decisione del Governo libico, che ha manifestato più volte l'intenzione di adottare seri provvedimenti nei confronti di motopescherecci stranieri che contravvengano al divieto di entrare in detta zona. Il reparto di pesca marittima del corpo delle Capitanerie di porto presso il ministero delle politiche agricole, proprio a seguito dell'incidente oggetto del presente atto di sindacato ispettivo, ha provveduto, con nota del 9 febbraio 2007, a sensibilizzare le associazioni di categoria rappresentative degli armatori operanti nel settore della pesca professionale sui rischi correlati allo sconfinamento nella suddetta zona di pesca e sull'importanza di mantenere efficiente ed attivo il sistema di rilevamento satellitare della posizione delle unità di pesca (la cosiddetta blue box). Ciò premesso, si conferma che, subito dopo l'incidente, è stata immediatamente avviata un'indagine per pervenire ad una ricostruzione dei fatti, che ha evidenziato essenzialmente quanto segue. Il giorno 28 gennaio 2007, il M/P Giovanni Vincenzo è stato trovato dalla guardia costiera libica proprio all'interno della zona di pesca protetta, a circa 55 miglia nautiche dalle coste libiche e a 115 miglia a sud di Lampedusa. La motonave libica gli ha quindi intimato di fare rotta verso Tripoli, minacciando di aprire il fuoco in caso di disobbedienza. A seguito del segnale di «SOS» lanciato attraverso la blue box, il motopeschereccio è stato soccorso dalla nave della Marina militare, Urania, che si trovava in zona in attività di vigilanza pesca. Urania è riuscita ad ottenere che il M/P potesse invertire la rotta verso nord, per consentire il trasbordo di un team sanitario allo scopo di verificare le condizioni di salute di un marittimo colto da malore e di alcuni infortunati. La motovedetta libica proseguiva invece la sua navigazione verso la propria costa, mostrando di fatto l'intenzione di desistere dal fermo del peschereccio italiano, reso difficoltoso, tra l'altro anche da sfavorevoli condizioni meteomarine. In ogni caso, la dinamica dell'evento, per come attestato dalla dichiarazione resa dal comandante del M/P stesso dinanzi al personale militare dell'ufficio circondariale marittimo di Lampedusa, risulta concordante con il contenuto della relazione dei competenti organi di forza armata (comando in capo della squadra navale e comandante della nave Urania) posta a base dell'atto di riscontro fornito dallo Stato maggiore della Marina al gabinetto del Ministro della difesa, in ordine al medesimo atto ispettivo. L'incidente, dunque, può considerarsi chiuso. 2) Per quanto attiene al secondo punto, si rende noto che lo Stato maggiore della Marina, proprio a seguito della vicenda in questione, ha emanato, con nota del 19 aprile 2007, una serie di direttive rivolte alle unità militari in attività di vigilanza pesca (Vi.Pe.) nelle zone di pesca esclusiva (ZPE). Tali direttive si prefiggono essenzialmente l'obbiettivo di tutelare l'integrità personale dei pescatori nazionali. L'eventuale assistenza deve quindi mirare fondamentalmente alla salvaguardia della vita umana in mare (SAR), ad impedire il sequestro di motopescherecci in transito non in attività di pesca, ad intervenire in caso di sequestro di pescherecci, se esiste pericolo per l'integrità fisica dei nostri connazionali. Il pattugliamento in mare viene svolto con una unità navale, che fa servizio di vigilanza pesca in modo continuativo attraverso missioni della durata di 7/8 giorni ciascuna. In questo campo assolve un importante ruolo anche il dispositivo di allarme, blue box, il quale, oltre che come dispositivo di vigilanza remota sull'attività di pesca, funziona anche come canale immediato per qualunque situazione di pericolo, come è stato evidenziato proprio dall'evento in parola. Esso permette inoltre di poter disporre di dati certi per far fronte ad eventuali contestazioni di presunti illeciti da parte delle autorità libiche. 3) Riguardo al terzo punto, si segnala che recentemente il ministero delle politiche agricole, su impulso del ministero degli esteri, ha nuovamente ripreso i colloqui con le controparti libiche, allo scopo di trovare una soluzione per la problematica, rispettosa sia degli interessi della marineria nazionale che dello stato nordafricano che ha istituito la «zona di pesca protetta». Il Viceministro degli affari esteri: Ugo Intini.



 
Cronologia
mercoledì 10 gennaio
  • Politica, cultura e società
    A 27 anni dall'esplosione in volo del DC9 dell'Itavia diretto a Palermo, la prima sezione penale della Corte di Cassazione dichiara innocenti i due generali dell'Aeronautica accusati di aver depistato le indagini.

giovedì 1° febbraio
  • Parlamento e istituzioni
    Con il voto favorevole dei senatori dell'opposizione (152 voti a favore, 146 contro e 4 astenuti) l'Assemblea del Senato approva l'ordine del giorno n. 2 (Calderoli ed altri), di condivisione delle comunicazioni con cui il Ministro della difesa Parisi ha confermato il consenso del Governo all'ampliamento della base militare di Vicenza. La maggioranza vota contro tale ordine del giorno, su cui il vice ministro per gli affari esteri Intini ha espresso parere contrario. Viene quindi messo ai voti e approvato l'ordine del giorno n. 3 della maggioranza, con cui si impegna il Governo a dare impulso alla seconda conferenza nazionale sulle servitù militari.