Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/01244 presentata da ROSSI FERNANDO (INSIEME CON L'UNIONE VERDI - COMUNISTI ITALIANI) in data 01/02/2007
Atto Senato Interrogazione a risposta scritta 4-01244 presentata da FERNANDO ROSSI giovedì 1 febbraio 2007 nella seduta n.099 ROSSI FERNANDO, RAME - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che: a 5 anni dall'introduzione dell'euro, i cui omessi controlli hanno determinato un gigantesco trasferimento di ricchezza dalle tasche dei consumatori a quelli di coloro che hanno avuto la possibilità di determinare prezzi e tariffe per un valore stimato superiore a 70 miliardi di euro, i cittadini specie lavoratori a reddito fisso e pensionati al minimo non arrivano più al 20 del mese e per "sbarcare il lunario" sono costretti sempre di più a contrarre debiti; gli italiani, infatti, sempre più indebitati, "stanno tra 2 fuochi" diretti ed indiretti; il debito pubblico, che ha raggiunto la cifra record di 1.605 miliardi di euro, destinato a crescere con l'aumento previsto dei tassi BCE al 4 per cento entro giugno 2007, se non si adottano politiche di contrasto e di riduzione, eliminando gli sprechi e gli sperperi pubblici ed imponendo alla Banca d'Italia la vendita delle riserve auree, per un valore stimato di 40 miliardi di euro, non più necessario a garantire la circolazione delle banconote, così come hanno già fatto altri Paesi europei, come Francia, Germania, Belgio, grava per 27.672 euro sulle spalle di ogni cittadino, neonati compresi; i mutui per l'acquisto delle case, che hanno raggiunto la cifra record di 248 miliardi di euro, soprattutto a tasso variabile grazie ai cattivi consigli delle banche che avevano un diretto interesse a sconsigliare gli irripetibili tassi fissi, gravano come un macigno sulla capacità di restituzione delle famiglie, dati gli aumenti dei tassi di interesse, che costeranno anche 2.000 euro in più di rate annue per un mutuo di 100.000 euro, destinati ad aumentare ulteriormente con gli imminenti rialzi annunciati dalla BCE, che dovrebbero portare il tasso di riferimento al 4 per cento entro giugno 2007; l'aumento esponenziale del credito al consumo (mutui esclusi), arrivato ad oltre 93,6 miliardi di euro nel 2006 (7,2 per cento del PIL) e destinato a crescere fino a 130 miliardi di euro nel 2010, a dimostrazione del gravissimo disagio delle famiglie, che devono "stringere la cinghia" per onorare rate e prestiti multipli, con nuove finanziarie che "crescono come funghi" e "promettono la luna", affermando la disponibilità e l'impegno di estinguere subito i vecchi prestiti per raggrupparli in un unico "comodo" prestito, con costi, spese, commissioni e tassi misteriosi, in un crescendo rossiniano di vite a rate per milioni di famiglie sempre più indebitate; le martellanti campagne pubblicitarie, che invitano a comprare oggi perché si paga tra 2 o 3 anni, l'invio a casa di carte revolving (veri e propri "cappi che si stringono" al collo dei contraenti) o di carte prepagate anche da parte di centri commerciali o di catene di negozi che vogliono recuperare il calo dei consumi accalappiando nuovi consumatori inducendoli a nuovi bisogni come le TV al plasma; carte caricate appositamente come tante trappole, da poter spendere subito o mediante acquisto merce, oppure come anticipo contante, senza offrire quella pubblicità trasparente, come i tassi di interesse chiari, che non di rado superano i tassi soglia usurari, con l'aggiunta di altre spese poco decifrabili, cominciano a dare i loro effetti "perversi" sulle famiglie, che non riuscendo più ad onorare i prestiti contratti, si lasciano allettare dalle pubblicità di nuove finanziarie, disposte ad incorporare i vecchi prestiti, in una rincorsa senza fine; il sovraindebitamento delle famiglie, fenomeno ben noto nei Paesi del Nord Europa e negli USA, comincia anche in Italia a stringere come "un cappio al collo" i bisogni di milioni di cittadini, indotti ad indebitarsi, quasi ad inseguire mode effimere, con tassi di interessi che superano il 20 per cento l'anno, per la cessione del quinto dello stipendio, il prestito super garantito dal datore di lavoro e con sofferenze pari allo zero; sembrano vani gli appelli di alcune associazioni di consumatori che mettono in guardia i cittadini con mezzi del tutto insufficienti, chiedendo loro di non cadere nei tranelli ammiccanti di banche e finanziarie, vere e proprie "tagliole" dalle quali resta difficile uscire indenni, si chiede di sapere: se sia vero che presso il Ministero dello sviluppo economico esiste un fondo, gestito dall'IPI (Istituto Promozione Industriale), per il microcredito, scarsamente utilizzato, da rafforzare con nuovi fondi pubblici per andare incontro alle richieste di famiglie sovraindebitate, che rischiano anche di perdere la casa di abitazione per pagare i debiti; se non sia urgente lo stanziamento di un fondo di garanzia, gestito dallo stesso Ministero, per andare incontro a quelle famiglie più disagiate e che hanno perso il posto di lavoro, che non riescono più a pagare i debiti che si accumulano, limitando la capacità di restituzione dei prestiti; se non sia urgente, necessario e non più rinviabile, mettere in piedi campagne pubbliche di informazione e di contrasto, che possano smontare le "favolette" dell'Abi (Associazione bancaria italiana) e delle società finanziarie (Assofin) che, oltre a minimizzare gli effetti gravissimi del debito, istigano ripetutamente ad indebitarsi inseguendo le mode, o affermando che bisogna colmare il circolo vizioso degli altri Paesi più indebitati, invitando ad indebitarsi ulteriormente per raggiungere altre economie malsane, come gli USA, che fondano la ripresa dei consumi esclusivamente sui debiti e sulla disperazioni di ingenti masse, condannate all'esclusione sociale. (4-01244)
Atto Senato Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 034 all'Interrogazione 4-01244
presentata da ROSSI Fernando Risposta.
- In attuazione del decreto del Ministro delle attività produttive,
oggi dello sviluppo economico, del 22 dicembre 2003 (successivamente integrato
nella disponibilità finanziaria dal decreto ministeriale 23 novembre
2004), nell'ambito delle iniziative a vantaggio dei consumatori, è
stato istituito, presso l'Istituto per la promozione industriale,
il Fondo di garanzia per il credito al consumo, per consentire l'accesso
al piccolo credito di consumo per i nuclei familiari a reddito medio-basso. Tale iniziativa,
realizzata con le entrate derivanti dalle sanzioni amministrative irrogate
dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato ai sensi
dell'articolo 148, comma 2, della legge 388/2000, riassegnate dal
Ministero dell'economia e delle finanze nello stato di previsione
dell'allora Ministero delle attività produttive, veniva motivata
sotto il profilo della necessità di intervenire in favore di particolari
fasce di consumatori più deboli correggendo anche una possibile
distorsione del mercato del credito al consumo, favorendo l'accesso
delle famiglie al credito al consumo di beni e servizi mediante la prestazione
di garanzie. Il Ministro
dello sviluppo economico, inoltre, ha approvato il regolamento di gestione
del Fondo con decreto ministeriale 14 giugno 2004 e successive modifiche
ed integrazioni, del quale si riportano, in sintesi, le seguenti modalità
operative: i
soggetti beneficiari possono essere cittadini appartenenti a nuclei familiari
con un reddito complessivo ISEE (Indicatore della situazione economica
equivalente) non superiore a 15.000 euro; il
Fondo è operativo dal 19 settembre 2005, mentre la durata è
illimitata, nei limiti delle risorse del Fondo che, alla data del 7 marzo
2007, ammontano a 33.929.905,45 euro (fonte sito web IPI), su una dotazione
finanziaria complessiva di 34.129.951,61 euro; la
natura della garanzia del fondo e la c.d. «garanzia a prima richiesta»
- commisurata all'esposizione del finanziatore al momento dell'insolvenza
del beneficiario - diretta, esplicita, incondizionata e irrevocabile; la
misura della garanzia del fondo consiste nel 50% del finanziamento accordato
dai soggetti richiedenti (banche iscritte all'albo di cui all'articolo
13 del decreto legislativo n. 385/93; società finanziarie controllate
da banche e iscritte nell'elenco di cui all'articolo 107 del
medesimo decreto legislativo) fino ad un importo massimo garantito per
nucleo familiare di 3.000 euro. Nel limite di tali importi la perdita è
liquidata in misura pari al 50% dell'esposizione del finanziatore
al momento dell'insolvenza del debitore per capitale e interessi contrattuali
e di mora; sono
ammissibili i finanziamenti, di durata da uno a quattro anni, con piano
di ammortamento a rate mensili da regolare ad un tasso di interesse non
superiore al TAEG rilevato mensilmente dalla Banca d'Italia. Per quanto
concerne le modalità di concessione della garanzia, la stessa è
concessa per via telematica in tempo reale. In considerazione
della modesta entità delle garanzie concesse, rispetto alla platea
dei consumatori potenzialmente interessata all'iniziativa, nonostante
restino confermati i presupposti iniziali che avevano fondato l'avvio
della stessa, sarebbe opportuno rimodulare l'intervento, previo espletamento
delle procedure consultive presso le competenti commissioni parlamentari
previste dal sopra citato articolo 148, comma 2, delle legge 388/2000,
utilizzando, per ulteriori iniziative, le risorse non impiegate. Riguardo alla
richiesta contenuta nell'atto in esame di realizzare campagne pubblicitarie
di informazione e di contrasto che possono smontare le «favolette»
dell'Abi e delle società finanziarie che, oltre a minimizzare
gli effetti gravissimi del debito, istigano ripetutamente ad indebitarsi
inseguendo le mode, si segnala che una risposta alle preoccupazioni espresse
nell'atto medesimo potrà essere fornita dalla nuova direttiva
comunitaria relativa ai contratti di credito ai consumatori, attualmente
all'esame del Parlamento e del Consiglio UE, che impone agli intermediari
di valutare, prima della conclusione del contratto di credito, la capacità
di credito del consumatore sulla base di informazioni adeguate fornite
da quest'ultimo e, ove opportuno, consultando la pertinente banca
dati. Il Vice Ministro dello sviluppo economico D'Antoni