Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/01240 presentata da MORSELLI STEFANO (ALLEANZA NAZIONALE) in data 01/02/2007
Atto Senato Interrogazione a risposta scritta 4-01240 presentata da STEFANO MORSELLI giovedì 1 febbraio 2007 nella seduta n.099 MORSELLI - Ai Ministri della giustizia, della difesa e dell'economia e delle finanze - Premesso che: nella XIV legislatura l'interrogante ha presentato le interrogazioni 4-09997 del 17 gennaio 2006 e 4-07766 del 25 novembre 2004, e nella XV legislatura, la 4-00022 del 15 maggio 2006; in data 27 dicembre 2006, con nota del Ministero della giustizia Gab. prot. 0039652U veniva fornita risposta scritta all'interrogazione 4-00022 rivolta ai Ministri della giustizia, della difesa e dell'economia e delle finanze circa una grave vicenda di abusivismo edilizio avvenuta nel territorio del comune di San Lazzaro di Savena, relativa ad una cooperativa edificatrice di militari dell'esercito italiano denominata Edilcasa, con sede in Bologna e iscritta alla Lega delle cooperative; a giudizio dell'interrogante, l'intera vicenda ha evidenziato, negli anni, in maniera esplicita e inquietante, aspetti di palese illegalità da parte di pubblici amministratori, tecnici comunali e vertici di detta cooperativa tali da dare impulso a numerose e dettagliate denunce della cittadinanza, dei media, di tutti gli organi politici in un quinquennio compreso tra il 2000 e il 2005; la "scabrosità" della vicenda, con ogni sua più palese forma di collateralismo, è gravemente confermata, in ogni suo aspetto, proprio dalla medesima menzionata risposta pervenuta dai Dicasteri interessati che rappresentano un quadro non soltanto, a giudizio dell'interrogante, colpevolmente non aggiornato, ma a tratti elusivo della reale gravità delle vicende trattate, il tutto in una pesante violazione delle prerogative dell'interrogante e più in generale della valenza democratica degli atti di sindacato ispettivo; circostanze macroscopiche che emergono dall'esame della precedente risposta all'interrogante allorché veniva riferito che la procura di Bologna, per parte di competenza, aveva indicato che il procedimento penale n. 15885/03-21, nonché il procedimento penale n. 15888/03-21, erano ormai definiti con l'emissione a breve dei relativi avvisi di garanzia agli indagati per fine indagine, preludio al rinvio a giudizio degli stessi; nella più recente risposta del dicembre 2006, il procedimento penale n. 15885/03-21 per il reato di cui agli articoli 612 del codice penale (Minacce gravi) risulta ascritto a carico proprio del militare Presidente della Cooperativa, venendo addirittura considerato definito con «la citazione a giudizio» dell'imputato, rilevandosi come il Ministero della difesa non ne faccia cenno alcuno, anzi testualmente citandosi che «nè tanto meno risultano, allo stato, pendenti procedimenti a carico di personale militare»; allo stesso modo il procedimento penale n. 15888/03-21 a carico del medesimo militare Presidente della cooperativa e dei vertici della medesima società viene indicato come pendente presso il GIP dalla data del 7 ottobre 2005 con richiesta di archiviazione per reati di cui agli articoli del codice penale 483 e 485, con le aggravanti derivanti dalla continuazione e dal concorso (falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico e falsità in scrittura privata) - rispetto alla precedente risposta pervenuta all'interrogante ora risulterebbe addirittura allargato il numero degli indagati (Bissani - Scarenzi) e (Brunelli - Scarenzi - Bissani - Fabri) nonché incrementate addirittura le fattispecie penali, evidenziandosi più fatti-reato legati dal concorso e dalla continuazione, ma comunque tutti soggiacenti a medesime iniziative di archiviazione malgrado prove certe; appare davvero singolare che la nuova composizione dei reati e il numero degli indagati non risulti annotato nel rapporto di polizia giudiziaria redatto proprio nel 2003 e che nessuno degli inquirenti abbia, malgrado precise denunce in tal senso, ravvisato per il ruolo societario rivestito dagli stessi e per le indubbie finalità di lucro alcuna forma associativa; il procedimento penale n. 15893/03-21, sempre a carico del Presidente militare della cooperativa, nella risposta di cui alla data del 27 dicembre 2006, veniva parimenti indicato come "definito", con richiesta di archiviazione per gli esiti delle risultanze di una perizia CTU tecnico-amministrativa conferita dal Pubblico ministero della procura di Bologna, Gustapane, risalente al maggio 2004; il procedimento penale n. 7953/01-21 veniva segnalato, altresì, come "definito" da richiesta di archiviazione per intervenuto rilascio di concessione in sanatoria da parte del comune di S. Lazzaro di Savena; la risposta pervenuta all'interrogante appare del tutto sconcertante, giacché proprio in data 20 dicembre 2006 il GIP di Bologna (Gabriella Castore) per quanto attiene il P.P. n. 15893/03-21, riconoscendo la sussistenza dei fatti in premessa, disponeva l'archiviazione per prescrizione di tutti i reati attinenti tale vicenda e relativi ai fatti di abusivismo edilizio sopra citati, alla commissione di una truffa aggravata commessa dai vertici di tale cooperativa, alla condotta di pubblici amministratori responsabili del rilascio di concessioni in sanatoria illegittime; peraltro, tecnicamente non emerge da alcun atto giudiziario a cosa attenga l'ipotesi di reato che si assume essere stata commessa, in reiterazione, dai vertici di tale cooperativa proprio in data prossima al 4 dicembre 2003 (procedimento penale 15893-03/21, reato di cui agli articoli 110 e 640, comma 2, truffa aggravata); anche in tal caso il pubblico ministero titolare dell'indagine e lo stesso Ministero della giustizia indicano quale ipotesi di reato l'art. 640, comma 2 (se il fatto è commesso ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario) che in realtà è facilmente riconducibile, anche per la materia trattata, all'articolo 640- bis (truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche) reato per il quale non sarebbe intervenuta alcuna prescrizione (10 anni termine di prescrizione); paradossalmente qualunque sia stato il misterioso intendimento del Pubblico ministero prima e del GIP poi il reato di cui al 640, proprio per le ipotesi di cui all'enunciato comma 2, e il reato di cui al 640- bis hanno entrambi un termine di prescrizione di anni 10, contrariamente a quanto annotato dalla magistratura bolognese; a giudizio dell'interrogante, tali abnormi risultanze contrastano ancora nettamente con quanto riportato nella citata replica dei Ministeri, giacchè non soltanto viene evidenziato un ulteriore illecito coinvolgimento dei militari suddetti in fatti di portata rilevante, ma addirittura si evidenzia in termini espliciti come l'archiviazione per intervenuta prescrizione dei reati del P.P. 7953-01/21 sia scaturito dal rilascio di una concessione in sanatoria che la medesima autorità giudiziaria attesta come illegittima; per quanto attiene, altresì, il procedimento penale 2582/05 nei confronti di ignoti, come si legge nella nota del 27 dicembre 2006, «procedimento che attiene alle ipotesi di consumazione di illeciti penali prospettate dal Senatore Morselli nell'interrogazione parlamentare n. 4/07766, per lo stesso sono i corso le indagini preliminari», consta all'interrogante che le ipotesi di reato rappresentate e di cui agli articoli 323 (abuso d'ufficio) a carico della pubblica amministrazione siano ampiamente emerse proprio in tutti i suddetti procedimenti archiviati e no, come si esplicita di seguito; peraltro, appare ancora una volta evidente che la presenza di una convenzione con l'ente pubblico, del tutto fittizia, così come una messe di alterazioni degli indici edificatori su più azzonamenti dello stesso comparto, siano stati lungamente ignorati dall'Autorità, sebbene puntualmente e invano denunciati (verifiche attiguo edificio sito in via Amendola in San Lazzaro dalla medesima cooperativa di militari e dai medesimi tecnici dove si ripetono in fotocopia i medesimi illeciti, penali e fiscali, e dove addirittura porzioni di fabbricato dichiarati su atti e progetti di 25 metro quadro risultano al controllo di 75 metro quadro con il solito incontrollato rilascio di sanatorie); l'indagine ha evidenziato dati davvero sconcertanti circa la gestione della cosa pubblica, evidenziando, tra l'altro, come siano state rinvenute dalla polizia giudiziaria ben tre copie di contratto di appalto stipulate tra la cooperativa Edilcasa (cooperativa di militari) e il costruttore (presidente dell'edilizia API Bologna), tutte definite una copia conforme dell'altra e tutte recanti la medesima data e lo stesso ordine di lavori; orbene, nella copia del contratto di appalto destinata alla convenzione con il comune di San Lazzaro di Savena, la dirigenza della Edilcasa, indicava un importo di 2.620.000.000 lire da cui veniva desunto dall'ente pubblico il costo delle case popolari al metro quadrato; le indagini rivelavano che le copie del contratto «reale» acquisite dalla polizia presso il committente (Edilcasa) e il costruttore (Raggi) ammontavano a 2.250.000.000 lire, con un considerevole disavanzo di ben 400 milioni di lire rispetto al contratto utilizzato per la convenzione e indicante l'importo di 2.620.000.000 lire; quest'ultimo fittizio contratto che veniva dunque utilizzato per il calcolo del prezzo di cessione al metro quadro degli alloggi popolari non risultava avere avuto riscontro contabile, come hanno evidenziato le perizie contabili e l'esame delle fatture, dei pagamenti, dei computi metrici; ne consegue, anche da tutte le risultanze giudiziarie, che un atto pubblico di convenzione sia stato stipulato con l'amministrazione pubblica riportando cifre fittizie e su documenti evidentemente mai verificati allo scopo di far lievitare il costo al metro quadro degli immobili; a tale forma di arricchimento incontrollata ma che decine e decine di denunce avrebbero dovuto impedire, ha fatto seguito un ulteriore incremento praticato agli acquirenti degli immobili dal vertice di tale cooperativa di ulteriori 105 milioni di lire per un asserito incremento Istat, in realtà cagionato «per ritardi» nella stipula dei rogiti legati alla realizzazione di opere abusive; la vicenda non ha mancato di evidenziare, sembrerebbe parimenti senza conseguenze penali né tributarie, in tempi di anagrafe e repressione fiscale (per i comuni cittadini), un disavanzo di centinaia di milioni tra gli importi fatturati da tale cooperativa di militari al netto dell'IVA e gli importi effettivamente pagati nonché un utile al netto di centinaia di milioni di lire che lasciano perplessi circa la effettiva non finalità di lucro di tale cooperativa; allo stesso modo sono state riscontrate dalle perizie contabili e dalle indagini come taluni presunti pagamenti siano stati effettuati, per importi consistenti, brevi manu e in contante dai vertici di tale cooperativa alla propria segretaria, in barba forse alle più elementari e non contestate norme antiriciclaggio; fin qui brevemente gli aspetti relativi all'esame contabile che ha «evitato» all'autorità giudiziaria di prodigarsi in più approfondite verifiche sui conti di tale cooperativa e su quelli dei suoi dirigenti, militari dell'Esercito italiano e non già capitani d'industria, peraltro a pieno titolo iscritti da un decennio alla Lega della cooperative e inseriti in un vertiginoso giro di affari immobiliari su scala regionale; peraltro, come si evince dalla nota del 27 dicembre 2006, l'Agenzia delle entrate chiamata a procedere a verifiche avrebbe ravvisato l'esistenza di condotte fiscalmente corrette, nella maggior parte dei casi, omettendo di riferire che in realtà sono state elevate contestazioni fiscali a più soggetti che avrebbero detratto l'Iva al 36 per cento con comunicazioni o tardive o incomplete, vedendosi obbligati a restituire allo Stato quanto beneficiato; anche in tal caso, ai malcapitati acquirenti, divenuti negli anni titolari degli immobili, é stata applicata tale sanzione, ignorando gravemente che gli stessi non soltanto non potevano che tardivamente inoltrare tali documentazioni, visto che la cooperativa in questione aveva rifiutato di consegnargli le relative fatture, malgrado avesse imposto il pagamento dell'Iva, ma addirittura non essendo all'epoca neppure proprietari degli stessi immobili; in altre parole: il pagamento dell'Iva è stato richiesto dalla nota cooperativa per ogni acconto versato in corso d'opera per la costruzione dell'immobile a partire dal 1998 e fino al 2000 senza alcuna emissione di fattura; fattura unica emessa soltanto nel 2002 alla stipula dei rogiti; ma anche di questo aspetto, l'autorità giudiziaria di Bologna e l'agenzia delle entrate sembrano non avvedersi, così come riportato nella nota del 27 dicembre 2006, ove peraltro si dà atto che «l'ufficio locale di Bologna 4, con richiesta del 25 ottobre 2004, reiterata il 4 febbraio 2005, ha provveduto ad invitare l'ufficio del territorio di Bologna a verificare il corretto classamento degli immobili» senza tenere conto che forse agli atti proprio dell'Autorità giudiziaria del territorio erano presenti innumerevoli falsi catastali; le risultanze investigative hanno altresì riscontrato, annotato e non perseguito le mendaci numerose attestazioni rese dai vertici di tale cooperativa, principalmente per quanto attiene il pagamento dei propri immobili, evidenziando discrasie clamorose relativamente alle quote effettivamente pagate per l'acquisto dei propri immobili (verbali di sommarie informazioni testimoniali rese alla polizia giudiziaria dai militari responsabili della cooperativa); l'esito delle perizie tecniche ha riscontrato l'illegittimità evidente delle sanatorie rilasciate dal comune di San Lazzaro di Savena alla predetta cooperativa che si era invano ampiamente tentato di preservare anche durante i sopralluoghi di polizia municipale allorquando nei verbali di cui al n. 16/02 i pubblici ufficiali intervenuti non soltanto non contestavano ai vertici di tale cooperativa le altezze difformi rilevate nel fabbricato rispetto ai disegni legittimati ma i vigili attestavano testualmente «di aver intravisto» dei bagni abusivi in locali non abitabili di proprietà del presidente della Edilcasa omettendo di contestare tali ulteriori abusi e anzi addirittura immortalandolo in un sopralluogo fotografico destinato all'autorità giudiziaria, a figura intera dinanzi al locale «intravisto» e rimasto purtroppo tale; gli esiti delle perizie disposte anche dalla stessa provincia di Bologna hanno evidenziato l'illegittimità persino della concessione edilizia in variante, ritenendola «abusiva» e contraria alle norme sull'edilizia residenziale pubblica, ma non procedendo all'annullamento diretto, come previsto dalla legge (perizia provincia di Bologna - avvocato Fabio Dani integralmente ma invano ripresa dai consulenti del pubblico ministero titolare dell'indagine); gli esiti delle perizie giudiziarie hanno gravemente censurato l'operato degli amministratori e tecnici del comune di San Lazzaro di Savena rilevando come il responsabile dell'ufficio tecnico abbia dapprima stralciato e modificato autonomamente e senza il vaglio della Giunta, attraverso il rilascio della concessione edilizia 20720 del 2001, l'intera convenzione; abbia successivamente firmato il rilascio di concessioni in sanatoria illegittime e, dulcis in fundo , firmato nel settembre del 2001 l'attestato sul possesso dei requisiti per l'accesso ai finanziamenti pubblici destinati ai possessori di tali immobili a persona priva di requisiti, individuata in un dipendente della procura di Bologna; simili condotte non soltanto non hanno incontrato le censure e le contestazioni dell'autorità giudiziaria di Bologna ma, sebbene palesi, sono state gravemente incanalate in un percorso obbligato verso la prescrizione con la paradossale conclusione, del pubblico ministero prima e del Gip poi, che non ha «visto» in queste condotte sequenziali e univoche alcuna forma di dolo; la perizia disposta dal pubblico ministero Gustapane ha conosciuto il tempo record di mesi 18, concludendosi il 19 settembre del 2005; le indagini erano partite nel 2001 e si erano chiuse nel dicembre 2003; dal settembre 2005 il fascicolo processuale veniva assegnato al Gip di Bologna permanendovi sino al dicembre 2006, quando questo si pronunciava sancendo la prescrizione dei reati; le parti offese dai plurimi reati non hanno mai ricevuto comunicazione alcuna relativamente alla comparizione in giudizio per esercitare i propri diritti; a giudizio dell'interrogante, il pubblico ministero ha omesso di inviare al Gip le perizie del tribunale civile di Bologna allegate al PP 15893-03 ove si esplicitava l'illiceità della suddetta costruzione; a giudizio dell'interrogante, il ruolo della locale Procura presta il fianco a pesanti interrogativi circa talune «dimenticanze» nella contestazione di reati evidenti sia ai pubblici amministratori sia ai vertici di tale cooperativa, non solo di ordine penale, ma anche di natura tributaria e fiscale, anche quando questi sono sanciti da consulenze inopinatamente disposte dalla medesima procura; le indagini di polizia hanno peraltro evidenziato macroscopiche e preoccupanti condotte quando si è avuta contezza che gli esposti dei cittadini, presentati alla Procura della Repubblica di Bologna, anziché originare indagini e seguire la normale prassi, venivano inviati a mezzo posta alle persone interessate (pubblici amministratori) chiamate direttamente in causa con richiesta di chiarimenti e di elementi per rispondere all'esposto; «gli indagati» (pubblici amministratori), esaminata la denuncia a loro carico la rispedivano mesi dopo al mittente con ovvie giustificazioni, a mezzo posta raccomandata, che ne impedivano quindi l'iscrizione sul registro degli indagati; il Comune di San Lazzaro di Savena sulla ricevuta di ritorno postale con cui rispediva la denuncia del cittadino alla procura apponeva per un migliore riconoscimento della pratica il nome del denunciante; il Procuratore di Bologna si è dichiarato all'oscuro di tale accadimento facilmente reperibile agli atti (Documento intestato procura della repubblica di Bologna - Polizia giudiziaria datato 20 febbraio 2002 Prot. n. 1573-01 procedura penale 7953/01-21 a firma dottor Franco Centrone; protocollo di arrivo Comune di San Lazzaro di Savena n. 7035 datato 4 marzo 2002); per quanto consta, tale gravissima condotta, di cui il Procuratore è all'oscuro, è stata denunciata nelle sedi parlamentari, ma molto più gravemente e in maniera formale al Gip di Bologna dott.ssa Castore, nel periodo in cui il predetto fascicolo è rimasto nella sua disponibilità ovvero nell'anno 2006; la condotta della Procura di Bologna rispetto alla molteplicità dei reati contestati e realmente accertati sembra aver sancito, a giudizio dell'interrogante, forme di totale impunità ai vertici della nota cooperativa, e a soggetti diversi legati o interni a più amministrazioni reiteratamente denunciati negli anni da più soggetti e senza conseguenza penale alcuna; il beneficiario di un immobile fruente di contributo pubblico, sebbene privo di requisiti, abbia attestato in atto pubblico il possesso degli stessi, ricevendo regolare attestato dal comune di San Lazzaro, salvo successivamente, a due anni dalla consegna dell'immobile, scoprirsi da parte della Regione che questi ne era privo; a giudizio dell'interrogante, tale macroscopica evidenza è stata per sette anni «celata» alle indagini da amministratori comunali, regionali e dal diretto interessato peraltro sottufficiale della Guardia di finanza e assistente di un sostituto procuratore di Bologna e tali fatti confermano la gravità di quanto occorso; a fronte di numerosissimi atti falsificati, catasti, progetti, quadri tecnici economici e altro la Procura abbia, a giudizio dell'interrogante, sistematicamente omesso di sottoporre a sequestro probatorio la citata documentazione, per anni modificata, sostituita, alterata dai diretti interessati come si evince dai numerosi atti presenti presso il medesimo Comune dove il dirigente dell'ufficio tecnico richiede ai progettisti e ai dirigenti della cooperativa di sostituire reiteratamente quegli atti sotto gli occhi della Procura e senza che questo costituisse mai reato; il ruolo della polizia giudiziaria è parso, a giudizio dell'interrogante, inadeguato rispetto alla macroscopicità delle evidenze, che una simile messe di illegalità commesse dalla pubblica amministrazione avrebbe dovuto escludere ogni tipo di approssimazione proprio in relazione alle denunce che pervenivano in tal senso e, invece, ha evidenziato condotte poco prudenti e pregiudiziali proprio nei riguardi dei denuncianti; la medesima cooperativa ha reiterato le medesime gravissime condotte in un secondo attiguo fabbricato che, sebbene reiteratamente segnalato alla Procura, ha evidenziato dopo alcuni anni la scoperta di ben 186 metri quadri abusivi «convenzionati» anche questi con il solito Comune; il Gip e il pubblico ministero, a giudizio dell'interrogante, hanno gravemente omesso di valutare come l'edificio in questione abbia ricevuto regolare abitabilità, malgrado la falsità documentale e la presenza di un collaudo statico fittizio; elementi questi ultimi non soltanto rilevanti per la sicurezza dei cittadini, ma che prefigurano evidenti reati non contestati; la Regione Emilia Romagna e il Comune di San Lazzaro hanno, a giudizio dell'interrogante, gravemente omesso ogni verifica su atti, attestazioni, documenti contabili, palesando nelle risposte alle numerosissime interpellanze rivolte una imbarazzante sequela di contraddizioni e di fatto concedendo contributi di pubblico denaro anche in costanza di macroscopiche carenze documentali quali gli atti di notorietà relativi proprio ai vertici di tale cooperativa dove entrambi i dirigenti non dichiarano i redditi derivanti dagli introiti di amministratori di società, in un caso dichiarandosi mononucleo sebbene con moglie e figlia a carico; talune famiglie hanno patito le conseguenze di tali condotte permanendo in regime di prefinanziamento bancario per anni, destinando i contributi pubblici ottenuti in interessi passivi alle banche, e, una volta denunciati tali illeciti, si sono viste sottoposte a minacce, violenze, intimidazioni; nel 2001 il presidente della cooperativa Edilcasa, attraverso un generale dell'esercito del quale si chiede ora di approfondire l'identità, chiese e ottenne un incontro col questore Argenio finalizzato ad ottenere la punizione del poliziotto che aveva compreso e denunciato tale scandalo, apparendo oggi, alla luce di quanto emerso, condotta assolutamente sconcertante e spregiudicata; quella che appare all'interrogante una «strana» e «sonnecchiosa» conduzione delle indagini ha consentito che cittadini che avevano denunciato il presidente della cooperativa in tribunale quali parti offese, tre anni dopo, dovessero rispondere del medesimo reato denunciato però dal presidente presso il giudice di pace, in qualità di imputati, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga di voler disporre, nell'ambito delle proprie competenze, l'immediato e non più derogabile invio di ispettori ministeriali per valutare l'attività della Procura di Bologna, alla luce dei gravi fatti descritti onde valutarli adeguatamente, nonché fugare l'idea che talune categorie sociali siano da ritenersi immuni da rilievi penali, onde verificare attentamente lo sviluppo di fatti di inaudita gravità e se si siano, come appare, registrate condotte omissive plurime; quanti procedimenti risultino archiviati o prescritti a carico dei vertici della cooperativa, dei pubblici amministratori del comune di San Lazzaro di Savena, degli amministratori della Regione Emilia Romagna, del costruttore dei suddetti fabbricati; quali valutazioni il Ministro della difesa intenda dare riguardo al coinvolgimento di propri esponenti di stanza a Bologna, impegnati in libere attività imprenditoriali nella gestione e partecipazione attiva in diverse cooperative edilizie (Edilcasa, Aedificare, Cei, Bologna programme) tenendo conto che tutte queste attività riconducibili ai medesimi soggetti perseguono liberamente attività di commercio immobiliare di edilizia residenziale privata e pubblica con utili e finalità di lucro, la regolare iscrizione alla Lega delle Cooperative e peraltro annotando che una delle suddette citate attività è di fatto un'agenzia immobiliare e non già una cooperativa; che tale attività ha assunto una precisa connotazione commerciale, ultra-decennale, e che costituisce fonte di reddito come ampiamente registrato dalle indagini di polizia giudiziaria con utili addirittura non annotati in contabilità; tanto appare confermare, unitamente al quadro sopra delineato, come la norma preveda effettivamente la costituzione di cooperative tra appartenenti a corpi dello Stato ma che questo non implichi forme degenerative né assuma contorni di holding commerciale di proporzioni tali da confluire in agenzie immobiliari né di territorio franco rispetto a norme di legge penali e fiscali; quali urgenti provvedimenti di competenza il Ministro della difesa intenda assumere nei riguardi dei citati militari - imprenditori a fronte di reati caduti in prescrizione ma di inaudita gravità che hanno dato pubblico scandalo, e dei reati ancora in essere per i quali vi è un formale rinvio a giudizio, che il medesimo Ministro attesta non esistere nella nota del 27 dicembre 2006, sebbene in ogni procedimento menzionato figurino sempre i predetti militari; quali accorgimenti di propria competenza il Ministro intenda assumere circa le emerse attività di abusivismo edilizio, con riferimento agli illeciti fiscali prescritti e non, alla falsificazione reiterata e continuata di atti, alla sussistenza di molteplici denunce indirizzate ai medesimi nell'arco di sette anni (2000-2007); quali misure di competenza intenda adottare circa il possesso e l'utilizzo annuale di veicoli di lusso intestati alla nota cooperativa ma utilizzati dai predetti militari per l'uso comune, la famiglia, i propri bisogni; quali misure di competenza intenda adottare il Ministro dell'economia e finanza a fronte di simili illeciti fiscali e tributari; quali misure di competenza il Ministro della giustizia intenda adottare nei riguardi del dipendente della procura di Bologna del quale è stata delineata la condotta, quali valutazioni si intenda dare al ruolo svolto da questi durante l'intero arco delle indagini ove, venendo meno ai propri obblighi di legge, ha omesso, per anni, di riferire circostanze utili all'accertamento dei fatti, avendo beneficiato in prima persona di un illecito guadagno; se possa ritenersi compatibile questa figura professionale rispetto all'attività esercitata nella medesima Procura ove si svolgevano le riferite indagini; se debbano valutarsi tali attività omissive complementari ai benefici da questi ottenuti nel mancato pagamento di parti di fabbricato, nell'ammissione ai finanziamenti pubblici, sebbene privo di requisiti, nella sistematica omessa denuncia di reati fiscali e penali, nell'atteggiamento di aperta ostilità palesata nei riguardi di chi ha denunciato fatti a rilievo penale e sulle continue ingerenze dirette e indirette esercitate da questi in ogni fase delle attività investigative e sui denuncianti. (4-01240)