Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/02447 presentata da BERTOLINI ISABELLA (FORZA ITALIA) in data 05/02/2007
Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-02447 presentata da ISABELLA BERTOLINI lunedì 5 febbraio 2007 nella seduta n.103 BERTOLINI. - Al Ministro della salute, al Ministro per i diritti e le pari opportunità. - Per sapere - premesso che: l'Agenzia di stampa Dire ha pubblicato, il 1 o febbraio 2007, la notizia secondo la quale alcune donne islamiche, prima di arrivare alla celebrazione del matrimonio, ricorrerebbero ad interventi di ricostruzione dell'imene per ritornare alla verginità, senza la quale può essere negato il consenso alle nozze; secondo la Presidente delle donne marocchine in Italia, Souad Sbai, la principale motivazione alla base di questa operazione, praticata da molte donne musulmane, risiede nella richiesta di molti uomini musulmani di produrre un certificato di verginità prima delle nozze, documento non richiesto però in tutti i consolati in cui si celebrano i matrimoni; la veridicità della notizia è stata confermata dalle testimonianze del dottor Stefano Dalla Valle, direttore sanitario del Naga (Associazione volontaria di assistenza socio-sanitaria e per i diritti di stranieri e nomadi) di Milano, e del dottor Arsenio Spinillo, direttore incaricato della clinica ostetrica e ginecologica del policlinico S. Matteo di Pavia, struttura inserita nel servizio sanitario nazionale, i quali hanno dichiarato di essere a conoscenza di molteplici richieste formulate a diversi colleghi, da parte di donne musulmane, al fine di operare una ricostruzione totale dell'imene; tali episodi, se accertati, oltre a costituire dei gravi condizionamenti alla libera determinazione delle donne musulmane a contrarre matrimonio, sostanziano altresì gravi offese alla loro dignità umana, investendo direttamente il rispetto che il genere femminile riceve all'interno delle diverse comunità islamiche presenti nel nostro Paese -: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza delle circostanze come sopra esposte; se abbiano cognizione di ulteriori particolari dei quali vogliano informare la Camera dei deputati; se non si ravvisi la necessità di definire un'ispezione che accerti se gli interventi descritti siano operati all'interno di strutture afferenti il servizio sanitario nazionale o da personale da esso dipendente anche in altre strutture; se non sia necessario programmare delle campagne di sensibilizzazione, anche in lingue diverse dall'italiano, per informare le donne musulmane degli strumenti che l'ordinamento giuridico italiano offre per garantire un corretto esercizio dei diritti civili e umani nel nostro Paese. (4-02447)
Atto Camera Risposta scritta pubblicata lunedì 9 luglio 2007 nell'allegato B della seduta n. 185 All'Interrogazione 4-02447
presentata da BERTOLINI Risposta. - Per quanto riguarda gli aspetti di rilievo locale segnalati nell'atto parlamentare, la Prefettura-Ufficio territoriale del Governo di Milano ha comunicato che questo tipo di intervento, non rientrando tra le prestazioni sanitarie previste nei livelli essenziali di assistenza, non è a carico del Servizio sanitario nazionale. Fin dal 2004, la Regione Lombardia ha previsto specifici stanziamenti per alcune iniziative mirate a sensibilizzare le comunità potenzialmente coinvolte in questo tipo di violenza nei confronti delle donne. Le strutture ospedaliere lombarde sono già state sollecitate ad adottare strumenti organizzativi per una migliore accoglienza negli ospedali di tutta la popolazione immigrata e sono state invitate a predisporre materiale informativo (tradotto nelle principali lingue) circa la conoscenza dei diritti in materia di assistenza sanitaria, nonché sull'attività di prevenzione e promozione della salute. Il Ministro per i diritti e le pari opportunità ha comunicato di essere a conoscenza della prassi in base alla quale alcune donne islamiche ricorrono a interventi di ricostruzione dell'imene, sebbene non esistano attualmente ricerche o rilevazioni statistiche che analizzino nello specifico il fenomeno, e non siano pervenute informazioni al riguardo da organi istituzionali. Le motivazioni del ricorso a tale pratica non sono da ricercarsi in un obbligo normativo sancito nei paesi di provenienza, ma bensì nella richiesta, talvolta avanzata dagli uomini, di produrre un certificato di verginità prima delle nozze; peraltro, il fenomeno non riguarda in modo esclusivo le donne mussulmane, ma anche le donne appartenenti a quelle culture che individuano nella verginità un fattore determinante per contrarre matrimonio. Laddove peraltro le donne si sottopongano volontariamente e di propria iniziativa a tale operazione, non sono ravvisabili forme di violazione dei diritti umani. Diverso è il caso delle mutilazioni genitali femminili. In attuazione della legge 9 gennaio 2006, n. 7, «Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile», sono state programmate campagne di comunicazione, informazione e sensibilizzazione sul diritto alla salute e, in particolare, sul diritto alla salute sessuale e riproduttiva delle donne, con l'obiettivo prioritario di agevolare, nelle donne immigrate, la crescita della consapevolezza della inalienabilità della persona alla sua integrità fisica e di fornire una più adeguata informazione sulle scelte individuali e di coppia. Le campagne di sensibilizzazione si articoleranno nella programmazione di attività culturali, nell'organizzazione di eventi specifici con i gruppi e le comunità di immigrati, nella diffusione di prodotti audiovisivi in lingue diverse dall'italiano e di specifico materiale informativo. Il materiale informativo, redatto con un linguaggio comprensibile per i destinatari, sarà reso disponibile presso le ambasciate, i consolati, i vettori aeroportuali, i centri di permanenza temporanea, gli ospedali e tutti i luoghi deputati alla ricezione del flusso di migranti, regolari e irregolari, provenienti da altri Paesi; è previsto anche l'intervento degli operatori e mediatori culturali, al fine di raggiungere in modo più capillare e mirato le comunità interessate. Relativamente agli aspetti di sanità pubblica, il Ministro Livia Turco ha ribadito in diverse occasioni che la salute delle donne costituisce l'indicatore più efficace per valutare l'impatto, la qualità e l'efficacia di un sistema sanitario, e deve essere considerata, inoltre, come strumento per rimuovere tutte le disuguaglianze, non solo quelle economiche e sociali, ma anche quelle fra uomini e donne. Infatti, la disuguaglianza di genere e la mancanza di empowerment delle donne ne compromettono l'autonomia sessuale e riproduttiva, e poiché esiste uno stretto legame tra le strategie di promozione della salute delle donne e le strategie di promozione dei diritti sessuali e riproduttivi, intesi come priorità per l'esercizio concreto dei diritti umani delle donne, l'azione più efficace e corretta resta quella della realizzazione effettiva dell' empowerment femminile. Peraltro, il diritto allo sviluppo, che rientra nella lista dei diritti umani fondamentali, implica anche il riconoscimento dell'importanza delle diverse tradizioni storiche, culturali, religiose ed il dovere degli Stati di realizzare i diritti umani delle donne, fra i quali è fondamentale il diritto alla libera scelta nella sessualità e nella procreazione. La logica della multisettorialità ha trovato da tempo il necessario recepimento all'interno dei vari Piani sanitari nazionali, compreso il Piano sanitario nazionale 2006-2008 decreto del Presidente della Repubblica 7 aprile 2006), e, in particolare, del Progetto obiettivo materno infantile, adottato con decreto ministeriale 24 aprile 2000. L'impegno del Ministro della salute in questo settore si è espresso anche con l'istituzione in data 6 settembre 2006 della Commissione per la prevenzione e il contrasto delle mutilazioni genitali femminili (MGF), la quale in attuazione dell'articolo 4 della legge n. 7 del 2006, ha già concluso il proprio mandato con l'elaborazione del relativo Rapporto al Ministro della salute. Il Rapporto contiene la proposta di linee guida destinate alle figure professionali sanitarie e alle altre professionalità che operano con le comunità di immigrati provenienti da Paesi dove vengono effettuate le pratiche previste dall'articolo 583 del nostro codice penale (lesioni personali gravissime). Le linee guida, che dovranno indirizzare gli operatori suddetti nell'attività di prevenzione, assistenza e riabilitazione delle donne e delle bambine sottoposte a tali pratiche, sono state presentate in data 29 maggio 2007 al Ministro della salute in un incontro che ha visto la partecipazione di esperti del settore. La proposta dovrà acquisire il parere dei Ministeri dell'università e della ricerca e delle pari opportunità e della Conferenza Stato-Regioni, prima della sua definizione come decreto ministeriale. Per quanto riguarda l'aspetto della responsabilità professionale dei medici, eventualmente coinvolti in questi interventi, si ricorda che il nuovo codice di deontologia medica - Federazione nazionale ordini medici-chirurgici ed odontoiatrici del 16 dicembre 2006, all'articolo 52 « Torture e trattamenti disumani » dispone: il medico non deve praticare per finalità diverse da quelle diagnostiche e terapeutiche, alcuna forma di mutilazione o menomazione né trattamenti crudeli, disumani o degradanti. Il Sottosegretario di Stato per la salute: Antonio Gaglione.