Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/02439 presentata da REALACCI ERMETE (L'ULIVO) in data 05/02/2007
Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-02439 presentata da ERMETE REALACCI lunedì 5 febbraio 2007 nella seduta n.103 REALACCI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro delle infrastrutture, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che: il lago d'Idro è un bacino lacustre di circa 11 chilometri quadrati per una profondità massima di 120 metri, ricadente Nelle provincie di Brescia e di Trento e nel bacino idrografico del fiume Po, alimentato da significativi apporti idrici di fusione nivoglaciale, in cui il livello delle acque, similmente a quanto avviene negli altri grandi laghi prealpini, è regolato da opere idrauliche, realizzate a partire dagli anni '20 del secolo scorso, che assicurano l'accumulo idrico e la modulazione degli approvvigionamenti agli utilizzatori idroelettrici ed irrigui a valle; il sistema delle regolazioni ha accresciuto la sua complessità, dopo che, alla fine degli anni '50, anche nel bacino imbrifero del lago (posto prevalentemente in territorio trentino) sono state realizzate grandi dighe e derivazioni idroelettriche che incidono sul regime dell'immissario, fiume Chiese, e del lago stesso, considerato che la capacità complessiva di invaso dei serbatoi alpini è pari all'intero volume di invaso del Lago d'Idro; carattere di particolare criticità, legata al picco stagionale di fabbisogno, riveste la richiesta di acque destinate ad uso irriguo, che il decreto del Presidente della Repubblica 4696 del 16 novembre 1950 ha fissato in 24 mc/s (metri cubi al secondo) per la pianura bresciana, a cui si somma un fabbisogno di ulteriori 3,7 mc/s per le utenze agricole mantovane. Alla data di scadenza della concessione (anno 1987) le richieste di rinnovo delle derivazioni irrigue ammontavano a 32,4 mc/s. Si tratta di un fabbisogno assai elevato in rapporto alla dimensione del bacino, tanto che fino al 1996 sono state consentite escursioni del livello lacustre fino a 7 metri. A causa degli aspetti di grave compromissione del paesaggio, degli ambienti naturali ripari e dell'attrattiva turistica del lago, tale escursione è stata ridotta a 3,25 metri, nell'ambito di un quinquennio di sperimentazione (1996-2001) concordato da Ministero dei lavori pubblici, Regione Lombardia, Provincia autonoma di Trento e Autorità di bacino del fiume Po, che ha consentito un certo miglioramento del quadro ambientale, ma pur sempre a fronte di un'escursione stagionale di livello più che doppio rispetto a quella mediamente consentita negli altri grandi laghi prealpini, sebbene il rapporto tra superficie del lago e superfici irrigue servite sia allineato alla media dei medesimi laghi; a partire dagli anni '60 si è registrato un progressivo deterioramento della qualità delle acque, a seguito dell'accumularsi nel lago di azoto e, soprattutto, di fosforo derivante da scarichi civili e industriali, che ha comportato lo stabilirsi di condizioni di progressiva e grave eutrofizzazione; a causa delle peculiari caratteristiche limnologiche del lago d'Idro che si caratterizza per una condizione definita di «meromissi», ovvero di persistenza di uno strato profondo di acque che non si rimescolano con le acque superficiali e in cui pertanto l'accumulo di inquinanti riveste carattere di irreversibilità - e dell'assenza di importanti interventi di risanamento, il quadro qualitativo delle acque ha seguitato a degenerare, con il ripetersi di fenomeni di totale anossia delle acque profonde, morie di fauna ittica, incontrollate proliferazioni di alghe e cianobatteri correlate alla produzione di tossine, aumento dell'alcalinità con valori di pH superiori a 9,0. Dall'estate 2006 il lago è interamente precluso alla balneazione e la situazione, estremamente critica per l'economia turistica, è destinata a protrarsi; sopravvenute ragioni di sicurezza, connesse con le preoccupazioni circa i possibili movimenti di una paleofrana incombente sugli attuali emissari emissario naturale, scarico di fondo, derivazione idroelettrica), hanno recentemente indotto il servizio dighe ad imporre una limitazione della quota massima di accumulo pari a 367,00 mslm (metri sul livello del mare), inferiore alla quota (367,40 mslm) di naturale deflusso dall'emissario, che comporta l'emunzione di acque dal lago esclusivamente da parte dell'opera di derivazione idroelettrica. Tale abbassamento di soglia determina rilevanti effetti sia sullo stato ambientale dell'emissario, di fatto privato delle acque dell'Eridio, fino al punto di restituzione delle acque dalla centrale di Carpeneda di Vobarno, sia su quella del lago, per l'arretramento della linea di battigia e la compromissione di pregiati ambienti ripari tra i quali merita di essere citata la zona umida del SIC IT3120065 «Lago d'Idro» in provincia di Trento, tanto che, nelle more della predisposizione di un piano di misure e di opere di messa in sicurezza, a cura di Regione Lombardia, a seguito delle fondate proteste di residenti e ambientalisti si è dovuto derogare temporaneamente alla prescrizione e provvedere a ripristinare il deflusso dalla quota naturale e il recupero di un franco di regolazione necessario a ripristinare la capacità di accumulo; da quanto sopra descritto si intuisce come gli aspetti relativi alla regolazione delle portate (peraltro severamente aggravati dalla ricorrenza sempre più frequente di condizioni anomale di siccità estiva ed invernale) e quelli connessi alla qualità delle acque e delle compromissioni di fonte antropica siano reciprocamente connessi e concorrano alla progressione del degrado ambientale complessivo, come attestato da ARPA Lombardia (Lago d'Idro - Studio sulla qualità di acque superficiali e sedimenti, 2005) secondo cui i principali fattori che condizionano l'equilibrio ecologico del lago sono: 1)lo stato meromittico naturale aggravato dall'immissione continua di carichi eutrofizzanti; 2) l'emunzione dello strato di mixolimnio nella stagione estiva per le utenze irrigue; 3) le diminuzioni dei livelli in estate in conseguenza dei prelievi; 4) l'estrema variabilità temporale dei livelli del lago. la Regione Lombardia ha inoltre approvato (DGR 2244 del 29 marzo 2006) il programma di tutela e uso delle acque (PTUA) ai sensi del decreto legislativo 152 del 1999 in cui, pur riconoscendo nelle valutazioni propedeutiche la grave carenza di dati e conoscenze relative all'evoluzione delle dinamiche lacustri, dichiara per il lago d'Idro l'irraggiungibilità degli obiettivi di qualità imposti dalla direttiva quadro CE 2000/60, prendendo atto dell'attuale concentrazione di fosforo pari a 95 microgrammi/litro nelle acque superficiali (nelle acque profonde invece la concentrazione è di gran lunga superiore) limitandosi a definire un obiettivo di 50 microgrammi/litro, ben più alto di quello necessario ad adeguarsi alle direttive di CE e Autorità di Bacino (15 microgrammi litro entro il 2016), senza nemmeno fissare una soglia temporale per il suo perseguimento; la Regione Lombardia e la Provincia autonoma di Trento lo scorso 14 dicembre 2006 hanno sottoscritto un accordo per l'armonizzazione delle azioni di salvaguardia del lago d'Idro, che attesta la buona volontà di collaborazione e coordinamento delle azioni di monitoraggio, ricerca, regolazione idrica, programmazione delle infrastrutture del servizio idrico, ma che - secondo l'interrogante - elude gli obblighi derivanti dal recepimento della direttiva stessa e che appare carente sotto il profilo del reperimento delle risorse necessarie ad attuare gli investimenti atti al risanamento del bacino; per tutto quanto esposto si chiede ai Ministri dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare, delle politiche agricole e forestali, delle infrastrutture e della salute se intendano considerare la grave situazione del lago d'Idro quale essa appare sulla base delle evidenze scientifiche, ovvero una emergenza ambientale di eccezionale rilevanza e di potenziali gravi impatti sull'economia locale, sul turismo e sulla salute pubblica, che espone il Paese alla possibilità di interventi e sanzioni da parte della Corte di giustizia delle comunità europee in caso di accertate violazioni o inadempienze di quanto prescritto dalle direttive 43/92/CE e 60/00/CE, e se pertanto ritengano di attivare con urgenza le strutture ministeriali e l'Autorità di bacino del fiume Po, a supporto delle Regioni e degli enti territorialmente competenti e di emanare specifici provvedimenti atti a consentire la mobilizzazione di risorse economiche, volte a praticare efficaci e tempestive misure di risanamento. (4-02439)
Atto Camera Risposta scritta pubblicata martedì 18 dicembre 2007 nell'allegato B della seduta n. 260 All'Interrogazione 4-02439
presentata da REALACCI Risposta. - Con l'interrogazione in esame vengono poste in evidenza le problematiche afferenti la regolazione artificiale del lago d'Idro, in merito si rappresenta quanto segue. È necessario premettere che il lago d'Idro è stato oggetto di riduzione a serbatoio regolato mediante una concessione di regolazione, rilasciata nel 1917 e scaduta nel l987. La citata concessione aveva lo scopo, mediante la realizzazione e l'esercizio di apposite opere (diga e galleria di scarico), di trattenere e rilasciare, mediante la regolazione artificiale dei livelli eseguita secondo le regole stabilite nella concessione, maggiori volumi d'acqua, le cosiddette «acque nuove», da utilizzarsi nelle derivazioni (irrigue ed idroelettriche) già esistenti e distribuite lungo l'intero corso del fiume Chiese, sublacuale decine di chilometri a valle del lago d'Idro. Nonostante le attuali opere di regolazione siano ubicate nel territorio della regione Lombardia, il lago d'Idro è rivierasco anche della Provincia Autonoma di Trento e, pertanto, la concessione in argomento deve essere rilasciata d'intesa tra le due amministrazioni. Nelle more dell'affidamento della concessione, la regolazione è esercitata dalla regione Lombardia tramite un commissario regolatore di nomina regionale, sulla base di una regola provvisoria del marzo 2001 e discendente da una sperimentazione realizzata nel periodo 1993-2001. La Direzione qualità della vita del Ministero dell'ambiente, interessata alle problematiche relative al lago dell'Idro, ha promosso il confronto tra le amministrazioni statali e territoriali per approfondire le diverse problematiche e per cercare una giusta ed appropriata soluzione delle stesse. A tal fine, sono stati organizzati appositi incontri con i soggetti interessati per l'esame delle problematiche da ciascuno segnalate e la composizione dei contrapposti interessi. In considerazione della stretta interconnessione tra la porzione trentina del bacino del fiume Chiese e del lago d'Idro e la pozione lombarda del medesimo lago e del fiume nel tratto sub lacuale, si è pervenuto da parte delle due amministrazioni, il 14 dicembre 2006, alla sottoscrizione di uno specifico accordo al fine di armonizzare le azioni di salvaguardia delle accuse del lago d'Idro e del fiume Chiese, nonché per disciplinare le modalità amministrative connesse all'esercizio delle funzioni concessorie relative alle utilizzazioni praticate con le acque del bacino di interesse, ivi compreso il lago, e con riferimento al quadro ambientale, paesaggistico e di fruizione turistica. In tale accordo sono definite e modalità di espressione dei pareri e delle intese di rispettiva competenza per affrontare e addivenire, tra l'altro, ad una soluzione definitiva della concessione di regolazione del lago, anche in relazione agli aspetti paesaggistici ed ambientali, compresi quelli relativi al SIC «Lago d'Idro». Infatti, a seguito dei risultati negativi delle verifiche effettuate su dette opere da una apposita commissione di collaudo, il Registro, italiano dighe (Rid), come atto dovuto per motivi di prevenzione di salute e sicurezza pubblica, ha imposto la limitazione dell'invaso del lago d'Idro. Sulla base degli aggiornamenti forniti dalla regione Lombardia, risulta che sono state espletate le procedure di affidamento della progettazione preliminare delle nuove opere, comprensive dell'esecuzione delle indagini geologiche e geotecniche finanziate dalla regione, da parte del Consorzio del Chiese di bonifica di 2 grado, già affidatario dell'esecuzione di opere di consolidamento e manutenzione della vecchia diga e galleria. In sede di progettazione delle nuove opere sarà predisposto, secondo la vigente normativa che recepisce le direttive comunitarie in materia, lo studio di impatto ambientale compressivo dello studio di incidenza. Il livello del lago d'Idro non dipende soltanto dalla concessione di regolazione o derivazione delle risorse idriche, ma anche da persistenti necessità di sicurezza pubblica, determinate dalla potenziale minaccia di una paleofrana, all'incolumità delle popolazioni rivierasche che rende parzialmente inutilizzabili le esistenti opere di regolazione. A seguito dell'Accordo per l'armonizzazione delle azioni di salvaguardia delle acque del lago d'Idro e del fiume Chiese intercorso tra la regione Lombardia e la Provincia Autonoma di Trento, l'Enel, per esigenze di manutenzione, ha messo fuori servizio la propria galleria di derivazione. In considerazione di ciò ed al fine di permettere il graduale riempimento del lago e lo sfioro naturale della traversa di Idro, la regione Lombardia aveva dato indicazioni al commissario regolatore di limitare, in concomitanza della messa fuori esercizio della galleria di derivazione, le erogazioni dal lago al minimo previsto dalla regola (10 mc/s). Tuttavia, a causa dei ridotti afflussi al lago (inferiori alle serie storiche) il livello del lago, al momento della chiusura della galleria, si trovava al di sotto della quota di sfioro di 367,00 metri sul livello del mare (79 cm). Con la messa fuori servizio della galleria di derivazione Enel ed in considerazione dei bassi livelli che ancora permanevano nel lago, il Commissario regolatore, ha disposto che venisse mantenuta l'erogazione della minima portata (10 mc/s) attraverso la «galleria degli agricoltori». Tale situazione ha provocato un ennesimo esposto alla Procura della Repubblica di Brescia da parte del «Coordinamento delle Pro Loco» che contestava la scelta di far defluire l'acqua nel fiume Chiese attraverso la «galleria degli agricoltori», piuttosto che invasarla nel lago e poi farla defluire tramite la traversa nel fiume Chiese. Al fine di raggiungere più rapidamente la quota naturale di sfioro di 367,00 metri sul livello del mare, l'11 gennaio 2007, si è tenuto, presso la Prefettura di Brescia, un incontro nel corso del quale si è concordato di ridurre ulteriormente e temporaneamente l'erogazione dal lago al fiume Chiese, attraverso la «galleria degli agricoltori». Pertanto, in deroga alla regola di gestione, con decreto direttoriale 22 gennaio 2007, la regione Lombardia ha disposto la riduzione temporanea della portata da erogarsi dal lago a 7 mc/s, in seguito ridotta ulteriormente a 3,3 mc/s (valore del minimo deflusso vitale sul fiume Chiese a Gavardo), fino al raggiungimento della quota di sfioro presso la traversa di Idro. Una volta raggiunta la quota di sfioro, la «galleria degli agricoltori» sarebbe stata chiusa ed il lago esercito a deflusso naturale con portate di deflusso corrispondente agli afflussi naturali al lago, fino alla riapertura della galleria di derivazione Enel. Successivamente, con nota del 7 febbraio 2007, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha invitato gli enti coinvolti nella gestione del lago d'Idro ad assicurare il minimo deflusso vitale del fiume Chiese attraverso lo sfioro delle portate effluenti dal lago tramite la traversa d'Idro, impedendo la riduzione del livello del lago al di sotto del limite di 367,00 metri sul livello del mare. Il Consiglio Provinciale di Brescia con delibera n. 11 del 30 marzo 2007, in ottemperanza al Documento di intesa del 10 novembre 2006, ha approvato il documento «Pianificazione di emergenza provinciale per il rischio idrogeologico e idraulico del lago d'Idro - stralcio del piano di emergenza provinciale». Nella stessa data il comune di Idro con ordinanza n. 1629 ingiungeva e ordinava alla ditta Enel SpA di non togliere, non asportare e non rimuovere il materiale ghiaioso, ciottoloso (detto «tura») depositato tra il canale di derivazione Enel ed il lago di Idro. Ordinanze di pari contenuto sono state in seguito emesse anche dai comuni rivieraschi Anfo e Bagolino. Lo stesso comune con successiva ordinanza diffidava ed ingiungeva all'Enel produzione SpA di installare adeguati strumenti di misura in prossimità della derivazione, di trasmettere i dati completi di misurazione delle acque e di attivare tutte le misure necessarie al rispetto sia del minimo deflusso vitale che della salvaguardia del Lago. La Comunità montana Valle Sabbia, in merito all'esigenza di mantenere il minimo deflusso vitale e, pertanto, la quota del lago al di sopra di 367,00 metri sul livello del mare anche successivamente alla riapertura del canale di derivazione dell'Enel, si dichiarava intenzionata a realizzare a spese proprie una soglia che innalzasse la quota di presa del canale, limitandone, in tal modo, la possibilità di utilizzo. Il 4 aprile il Registro italiano dighe comunicava le modifiche alla limitazione di invaso, defluendo la nuova quota di esercizio ordinario a 368,50 metri sul livello del mare la nuova quota di 369,00 sul livello del mare), raggiungibile in caso di eventi eccezionali. Successivamente lo stesso Rid esprimeva parere negativo sul progetto della proposta opera di sbarramento fisso a quota 367,50 368,00 nell'opera di presa del lago dell'impianto idroelettrico di Vobarno. Al fine di pervenire ad una soluzione condivisa delle problematiche avanzate da soggetti portatori di diversi interessi, il 23 maggio 2007, presso la Prefettura di Brescia, alla presenza del Prefetto e delle amministrazioni interessate, è stato sottoscritto un protocollo di intesa per mezzo del quale: sono state revocate le ordinanze del comune di Idro e quelle dei comuni di Anfo e Bagolino; l'Enel si è impegnata ad: erogare attraverso la produzione della centrale di Storo, al fine di sostenere la quota di 367,20 metri sul livello del mare limitatamente alla stagione irrigua 2007; essere disponibile, nel caso di conclamata emergenza idrica, ad erogare ulteriori volumi d'acqua, fino ad un massimo di 5 ML mc; avviare, a partire dal 24 maggio 2007, le operazioni di rimozione dell'opera provvisionale detta «tura». Le amministrazioni comunali si sono impegnate ad attivare gli interventi di pulitura e di ripristino della funzionalità del breve tratto di alveo compreso tra la traversa naturale e l'incile naturale del lago, per garantire il mantenimento del deflusso minimo vitale alle quote minime. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare: Alfonso Pecoraro Scanio.