Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/01252 presentata da BIANCONI LAURA (FORZA ITALIA) in data 06/02/2007
Atto Senato Interrogazione a risposta scritta 4-01252 presentata da LAURA BIANCONI martedì 6 febbraio 2007 nella seduta n.101 BIANCONI - Ai Ministri della salute e per i diritti e le pari opportunità - Premesso che: l'Agenzia di stampa Dire ha pubblicato, il 1° febbraio 2007, la notizia secondo la quale alcune donne islamiche, prima di arrivare alla celebrazione del matrimonio, ricorrerebbero ad interventi di ricostruzione dell'imene per ritornare alla verginità, senza la quale può essere negato il consenso alle nozze; secondo la Presidente delle donne marocchine in Italia, Souad Sbai, la principale motivazione alla base di questa operazione, praticata da molte donne musulmane, risiede nella richiesta di molti uomini musulmani di produrre un certificato di verginità prima delle nozze, documento non richiesto però in tutti i consolati in cui si celebrano i matrimoni; la veridicità della notizia è stata confermata dalle testimonianze del dott. Stefano Dalla Valle, direttore sanitario del Naga (Associazione volontaria di assistenza socio-sanitaria e per i diritti di stranieri e nomadi) di Milano, e del dott. Arsenio Spinillo, Direttore incaricato della clinica ostetrica e ginecologica del Policlinico S. Matteo di Pavia, struttura inserita nel Servizio sanitario nazionale, i quali hanno dichiarato di essere a conoscenza di molteplici richieste formulate a diversi colleghi, da parte di donne musulmane, al fine di operare una ricostruzione totale dell'imene; a giudizio dell'interrogante, tali episodi, se accertati, oltre a costituire dei gravi condizionamenti alla libera determinazione delle donne musulmane a contrarre matrimonio sostanziano, altresì, gravi offese alla loro dignità umana, investendo direttamente il rispetto che il genere femminile riceve all'interno delle diverse comunità islamiche presenti in Italia, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza delle circostanze sopra esposte; se non si ravvisi la necessità di promuovere, nell'ambito delle rispettive competenze, un'ispezione che accerti se gli interventi descritti siano operati all'interno di strutture afferenti il Servizio sanitario nazionale o da personale da esso dipendente anche in altre strutture; se non si ritenga necessario programmare delle campagne di sensibilizzazione, anche in lingue diverse dall'italiano, per informare le donne musulmane degli strumenti che l'ordinamento giuridico italiano offre per garantire un corretto esercizio dei diritti civili ed umani nel nostro Paese. (4-01252)
Atto Senato Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 036 all'Interrogazione 4-01252
presentata da BIANCONI Risposta.
- Per quanto riguarda gli aspetti di rilievo locale segnalati nell'atto
parlamentare, la Prefettura - Ufficio Territoriale del Governo di
Milano ha comunicato che questo tipo di intervento, non rientrando tra
le prestazioni sanitarie previste nei Livelli essenziali di assistenza,
non è a carico del S.S.N. Fin dal 2004,
la Regione Lombardia ha previsto specifici stanziamenti per alcune iniziative
mirate a sensibilizzare le comunità potenzialmente coinvolte in
questo tipo di violenza nei confronti delle donne. Le strutture
ospedaliere lombarde sono già state sollecitate ad adottare strumenti
organizzativi per una migliore accoglienza negli ospedali di tutta la popolazione
immigrata e sono state invitate a predisporre materiale informativo (tradotto
nelle principali lingue) circa la conoscenza dei diritti in materia di
assistenza sanitaria, nonché sull'attività di prevenzione
e promozione della salute. Il Ministro
per i diritti e le pari opportunità ha comunicato di essere a conoscenza
della prassi in base alla quale alcune donne islamiche ricorrono a interventi
di ricostruzione dell'imene, sebbene non esistano attualmente ricerche
o rilevazioni statistiche che analizzino nello specifico il fenomeno, e
non siano pervenute informazioni al riguardo da organi istituzionali. Le motivazioni
del ricorso a tale pratica non sono da ricercarsi in un obbligo normativo
sancito nei paesi di provenienza, ma bensì nella richiesta, talvolta
avanzata dagli uomini, di produrre un certificato di verginità prima
delle nozze; peraltro, il fenomeno non riguarda in modo esclusivo le donne
mussulmane, ma anche le donne appartenenti a quelle culture che individuano
nella verginità un fattore determinante per contrarre matrimonio. Laddove peraltro
le donne si sottopongano volontariamente e di propria iniziativa a tale
operazione, non sono ravvisabili forme di violazione dei diritti umami. Diverso è
il caso delle mutilazioni genitali femminili. In attuazione
della legge 9 gennaio 2006, n. 7, «Disposizioni concernenti la prevenzione
e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile», sono
state programmate campagne di comunicazione, informazione e sensibilizzazione
sul diritto alla salute e, in particolare, sul diritto alla salute sessuale
e riproduttiva delle donne, con l'obiettivo prioritario di agevolare,
nelle donne immigrate, la crescita della consapevolezza della inalienabilità
della persona alla sua integrità fisica e di fornire una più
adeguata informazione sulle scelte individuali e di coppia. Le campagne
di sensibilizzazione si articoleranno nella programmazione di attività
culturali, nell'organizzazione di eventi specifici con i gruppi e
le comunità di immigrati, nella diffusione di prodotti audiovisivi
in lingue diverse dall'italiano e di specifico materiale informativo. Il materiale
informativo, redatto con un linguaggio comprensibile per i destinatari,
sarà reso disponibile presso le ambasciate, i consolati, i vettori
aeroportuali, i Centri di permanenza temporanea, gli ospedali e tutti i
luoghi deputati alla ricezione del flusso di migranti, regolari e irregolari,
provenienti da altri Paesi; è previsto anche l'intervento degli
operatori e mediatori culturali, al fine di raggiungere in modo più
capillare e mirato le comunità interessate. Relativamente
agli aspetti di sanità pubblica, il Ministro Livia Turco ha ribadito
in diverse occasioni che la salute delle donne costituisce l'indicatore
più efficace per valutare l'impatto, la qualità e l'efficacia
di un sistema sanitario, e deve essere considerata, inoltre, come strumento
per rimuovere tutte le disuguaglianze, non solo quelle economiche e sociali,
ma anche quelle fra uomini e donne. Infatti, la
disuguaglianza di genere e la mancanza di «empowerment» delle
donne ne compromettono l'autonomia sessuale e riproduttiva, e poiché
esiste uno stretto legame tra le strategie di promozione della salute delle
donne e le strategie di promozione dei diritti sessuali e riproduttivi,
intesi come priorità per l'esercizio concreto dei diritti umani
delle donne, l'azione più efficace e corretta resta quella
della realizzazione effettiva dell' empowerment femminile. Peraltro,
il diritto allo sviluppo, che rientra nella lista dei diritti umani fondamentali,
implica anche il riconoscimento dell'importanza delle diverse tradizioni
storiche, culturali, religiose ed il dovere degli Stati di realizzare i
diritti umani delle donne, fra i quali è fondamentale il diritto
alla libera scelta nella sessualità e nella procreazione. La logica
della multisettorialità ha trovato da tempo il necessario recepimento
all'interno dei vari Piani Sanitari Nazionali, compreso il Piano Sanitario
Nazionale 2006-2008 (decreto del Presidente della Repubblica 7 aprile 2006),
e, in particolare, del Progetto Obiettivo Materno Infantile, adottato con
decreto ministeriale 24 aprile 2000. L'impegno
del Ministro della Salute in questo settore si è espresso anche
con l'istituzione in data 6 settembre 2006 della Commissione per la
prevenzione e il contrasto delle Mutilazioni Genitali Femminili (MGF),
la quale in attuazione dell'art. 4 della legge n. 7/2006, ha già
concluso il proprio mandato con l'elaborazione del relativo Rapporto
al Ministro della Salute. Il Rapporto
contiene la proposta di Linee guida destinate alle figure professionali
sanitarie e alle altre professionalità che operano con le comunità
di immigrati provenienti da Paesi dove vengono effettuate le pratiche previste
dall'art. 583 del nostro codice penale (lesioni personali gravissime). Le Linee guida,
che dovranno indirizzare gli operatori suddetti nell'attività
di prevenzione, assistenza e riabilitazione delle donne e delle bambine
sottoposte a tali pratiche, sono state presentate in data 29 maggio 2007
al Ministro della Salute in un incontro che ha visto la partecipazione
di esperti del settore. La proposta
dovrà acquisire il parere dei Ministeri dell'Università
e della Ricerca e delle Pari opportunità e della Conferenza Stato-Regioni,
prima della sua deflnizione come decreto ministeriale. Per quanto
riguarda l'aspetto della responsabilità professionale dei medici,
eventualmente coinvolti in questi interventi, si ricorda che il nuovo codice
di Deontologia medica - FNOMC e O del 16 dicembre 2006, all'articolo
52 «Torture e trattamenti disumani» dispone: «Il
medico non deve praticare per finalità diverse da quelle diagnostiche
e terapeutiche, alcuna forma di mutilazione o menomazione né trattamenti
crudeli, disumani o degradanti». Il Sottosegretario di Stato per la salute Gaglione