Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/00369 presentata da RUSSO SPENA GIOVANNI (RIFONDAZIONE COMUNISTA - SINISTRA EUROPEA) in data 06/02/2007
Atto Senato Interrogazione a risposta orale 3-00369 presentata da GIOVANNI RUSSO SPENA martedì 6 febbraio 2007 nella seduta n.101 RUSSO SPENA, BOCCIA Maria Luisa - Al Ministro dell'interno - Risultando agli interroganti che: in data 27 gennaio 2007, a Parma, gli attivisti dell'Assemblea permanente per lo spazio sociale "Mario Lupo" hanno attuato una manifestazione di protesta, al fine di sollecitare l'attenzione delle istituzioni e dell'opinione pubblica in ordine ai problemi derivanti dall'assenza in città di spazi d'aggregazione sociale; nell'ottobre del 2005, lo spazio sociale intitolato a Mario Lupo, militante di Lotta Continua ucciso in un agguato di matrice fascista il 25 agosto del 1972, era stato sgomberato con la forza dai locali di un edificio pubblico, che occupava da molti anni; lo sgombero, richiesto dall'Amministrazione comunale e sollecitato, in particolare, dal sindaco Ubaldi, è stato motivato sulla base della asserita necessità di destinare i medesimi locali all'istituzione di un centro per anziani; nel corso di più di un anno lo spazio sociale ha tentato di negoziare con l'Amministrazione comunale, al fine di ottenere un altro locale da adibire a un centro di documentazione intitolato a Mario Lupo, in sostituzione del locale sottoposto a sgombero; un centro che - come può leggersi nei documenti - oltre a raccogliere pubblicazioni su tematiche politiche e sociali attuali, contribuisse a ricostruire la storia della Parma antifascista ed a raccogliere documenti sul neofascismo; i tentativi di "negoziato" non hanno conseguito alcun risultato, le proposte dell'Amministrazione comunale essendo state ritenute inadeguate e impraticabili; nel corso della manifestazione di protesta del 27 gennaio 2007, tre attivisti sono saliti sul tetto dell'edificio, al fine di manifestare, con questo gesto, il proprio disagio e di sollecitare l'Amministrazione a farsi carico di un problema socialmente avvertito come urgente e sottovalutato dalle istituzioni locali e, dal momento che nessun rappresentante dell'Amministrazione ha ritenuto opportuno accogliere l'invito dei manifestati ad iniziare le trattative, sono rimasti per ben 36 ore sul tetto dell'edificio, mentre nella strada antistante si svolgeva un presidio, in seguito al quale si sono verificate contestazioni con le Forze di polizia; allorché i tre attivisti sono scesi spontaneamente dal tetto dell'edificio, sono stati arrestati dalle Forze dell'ordine con l'accusa di occupazione abusiva di edificio pubblico; considerato che: per quanto consta, le Forze dell'ordine, fra l'altro, hanno impedito che ai tre manifestanti, saliti sul tetto dell'edificio, fossero consegnate le coperte e le bevande calde necessarie a ripararli dal freddo e ad impedirne il congelamento, al punto che la successiva visita medica disposta nei confronti dei tre attivisti ne ha inequivocabilmente rilevato lo stato di grave ipotermia; per quanto consta, una volta scesi spontaneamente dal tetto, i tre attivisti sono stati arrestati con l'imputazione di occupazione di edificio pubblico e danneggiamento aggravato e condotti in carcere, dove sono rimasti - in isolamento - per due giorni e due notti; a giudizio degli interroganti, tale disposizione, in particolare, desta talune perplessità, dal momento che per tali reati, contestati ai tre attivisti, non è previsto, ai sensi dell'art. 380 codice di procedura penale, l'arresto obbligatorio in flagranza, né sembrano, almeno prima facie, ravvisabili i requisiti di "gravità del fatto ovvero di pericolosità del soggetto desunta dalla sua personalità o dalle circostanze del fatto", cui l'art. 381, comma 4, del codice di procedura penale, subordina la legittimità dell'arresto facoltativo in flagranza di delitto; a prescindere dalla decisione giudiziale di convalidare il suddetto arresto, disponendo per due degli indagati, a titolo di misura cautelare, l'obbligo di firma, la vicenda sinora descritta desta, a giudizio degli interroganti, talune perplessità in ordine all'opportunità dell'intervento delle Forze dell'ordine, denotando la necessità di approntare ogni misura idonea a garantire agli indagati il più stringente rispetto dei propri diritti, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della questione sopra descritta e del ruolo svolto in quel contesto dall'Amministrazione locale; se non ritenga opportuno assumere ulteriori informazioni in merito, anche al fine di evitare la reiterazione di simili episodi di tensione tra le Forze dell'ordine e i cittadini, nel contesto di libere manifestazioni; se intenda, anche pro futuro, adottare i provvedimenti di competenza ritenuti adeguati al fine di evitare che la mancanza di disponibilità dell'Amministrazione locale, nell'ascoltare e nel farsi carico di istanze socialmente condivise e legittimamente manifestate, possa tradursi in una tensione costante tra la società e le istituzioni pubbliche, nonché in atti delle Forze dell'ordine che dovrebbero rappresentare l' extrema ratio cui ricorrere in casi estremi di assoluta necessità ed urgenza, e non certo la norma, in uno Stato di diritto. (3-00369)