Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/01279 presentata da VALDITARA GIUSEPPE (ALLEANZA NAZIONALE) in data 07/02/2007
Atto Senato Interrogazione a risposta scritta 4-01279 presentata da GIUSEPPE VALDITARA mercoledì 7 febbraio 2007 nella seduta n.104 VALDITARA - Al Ministro dell'università e della ricerca - Premesso che: con decreto ministeriale 26 gennaio 2001, n. 13, recante "Incentivi a favore della mobilità di studenti italiani e stranieri impegnati all'estero", sono state dettate importanti disposizioni finalizzate a richiamare in territorio italiano gli studiosi che hanno svolto ricerche e acquisito un'alta formazione e specifiche competenze all'estero; il Governo, in linea con analoghe iniziative europee ed extraeuropee, ha promosso lo sviluppo di programmi innovativi di ricerca e l'arricchimento dell'attività didattica svolta negli atenei italiani; per la stipula dei contratti e a garanzia della qualificazione scientifica, gli organi accademici (facoltà e dipartimenti) ed una Commissione specifica del Ministero dell'Università (che ha basato il proprio giudizio sul parere di referee internazionali) hanno condotto una rigorosa selezione delle proposte, sulla base dei curriculum , dei titoli e del progetto di ricerca presentato; i risultati della suddetta attività sono stati, successivamente, valutati in modo favorevole e riconosciuti con i decreti ministeriali 20 marzo 2003 e 1° febbraio 2005 n. 18. Quest'ultimo afferma che è stata "rilevata l'esigenza di proseguire nell'iniziativa che, oltre a permettere un'offerta formativa didattica e di ricerca altamente specialistica, offre altresì, ai giovani ricercatori italiani impegnati all'estero, l'opportunità di un definitivo rientro nel proprio paese"; la legge 4 novembre 2005, n. 230, recante "Nuove disposizioni concernenti i professori e i ricercatori universitari e delega al Governo per il riordino del reclutamento dei professori universitari", oltre all'utilità della prosecuzione del programma, ha previsto la possibilità di stabilizzare il rapporto di collaborazione; nello specifico, l'articolo 1 della legge richiamata, al comma 9, stabilisce che nell'ambito delle relative disponibilità di bilancio, le università, previa attestazione della sussistenza di adeguate risorse nei rispettivi bilanci, possono procedere alla copertura di una percentuale non superiore al 10 per cento dei posti di professore ordinario e associato mediante chiamata diretta di studiosi stranieri, o italiani impegnati all'estero, che abbiano conseguito all'estero una idoneità accademica di pari livello ovvero che, sulla base dei medesimi requisiti, abbiano già svolto per chiamata diretta autorizzata dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca un periodo di docenza nelle università italiane, e possono, altresì, procedere alla copertura dei posti di professore ordinario mediante chiamata diretta di studiosi di chiara fama, cui è attribuito il livello retributivo più alto spettante ai professori ordinari. A tale fine le università formulano specifiche proposte al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca che, previo parere del Consiglio universitario nazionale (CUN), concede o rifiuta il nulla osta alla nomina; con il decreto ministeriale 28 marzo 2006, n. 207, sono stati dettati i criteri di ripartizione del Fondo di finanziamento ordinario (FFO) delle università per l'anno 2006; 3 milioni di euro sono stati destinati alla copertura, fino al 95% delle spese di chiamate dirette di docenti appartenenti al programma "rientro dei cervelli", con esclusione di quelle "per chiara fama"; questa serie di normative promosse dal Ministero dell'università, nella XIV legislatura, offre una reale ed effettiva possibilità, sia finanziaria che legislativa, agli atenei interessati di richiedere uno stabile e definitivo inserimento in ruolo delle nostre figure professionali attraverso una ulteriore rigorosa selezione, basata sulla valutazione da parte di organi ministeriali dell'attività didattica e di ricerca effettivamente svolta durante gli anni del contratto; tuttavia le più recenti vicende vanificano totalmente quelle cosiddette "opportunità di inserimento nel sistema universitario italiano" e di "definitivo rientro nel proprio paese", sostenute nei decreti del Ministero. In contrasto con la posizione espressa nella legge 230/2005 di cui sopra, infatti, il Consiglio Universitario Nazionale (CUN), nella riunione del 26-27 luglio scorso, ha espresso un parere che, se accettato dal Ministro, porrebbe tali e tanti ostacoli, che la legge non prevede, da rendere impossibile gran parte delle eventuali chiamate; questo parere renderebbe vano lo spirito della legge sul programma "rientro dei cervelli" che nasce, invece, dalla cosciente decisione politica di richiamare i giovani ricercatori operanti all'estero, ritenendo importantissimo per l'Italia il loro contributo e la loro esperienza; giova ribadire che il contratto per rientrare in Italia ha permesso a molti studiosi di svolgere un'intensa attività didattica e di ricerca in forma continuativa e per più anni, contribuendo all'internazionalizzazione del sistema universitario italiano; di tale complessa situazione, il CUN sembrerebbe non tener conto; dal parere, infatti, sembra emergere una posizione in parte contraddittoria e in parte del tutto incomprensibile: se da un lato si richiede un'idoneità accademica ottenuta all'estero, dall'altro il lavoro di docenza e ricerca svolto per più anni in Italia non viene riconosciuto; la nota ministeriale del 15 dicembre 2006, sollecitata da tempo anche dalle Università, ha chiarito alcuni aspetti procedurali delle chiamate dirette: in particolare, stabilisce lo spostamento del termine utile per usufruire degli incentivi stanziati dal FFO 2006 al 31 gennaio 2007; in essa si precisa, inoltre, che il Ministero fornirà anche i punti organico restanti oltre a quelli previsti dal cofinanziamento del 95% dei costi iniziali. Ciò significa che, pur rimanendo un modesto cofinanziamento a carico dell'ateneo chiamante, le chiamate dirette non influiscono formalmente sulla programmazione dei ruoli docente; di circa 450 studiosi rientrati, ne sono stati chiamati dalle Università circa 50, di cui solo 10 circa approvati dal CUN. La norma della legge 230/2005 che era stata ideata proprio per favorire la loro stabilizzazione, risulterebbe invece applicata quasi esclusivamente per richiamare in Italia chi ha già posizioni stabili all'estero; gli studiosi rientrati non hanno neppure potuto partecipare a regolari concorsi, visto che i bandi sono bloccati dal 2003 in attesa dell'approvazione del nuovo meccanismo concorsuale; in molti casi, le chiamate non vengono effettuate perchè l'inserimento dei suddetti docenti interferisce con programmazioni a lungo termine, e in alcune facoltà è difficile se non impossibile superare questi ostacoli, l'interrogante chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga di assumere iniziative volte ad affrontare urgentemente la situazione esposta, affinché le università siano realmente in grado di effettuare le chiamate per gli studiosi rientrati; se non ritenga di valutare la necessità di proporre linee guida che siano in sintonia con la legge e che riconoscano, come già ha fatto il Ministero, l'attività didattica e di ricerca svolta nell'ambito del programma di "rientro dei cervelli", anche in considerazione del fatto che molti contratti volgono ormai al termine o sono già terminati; se non intenda sostenere, anche per il futuro, il cosiddetto programma di "rientro dei cervelli", provvedendo regolarmente a sufficienti stanziamenti di incentivi affinché le università continuino una politica coerente di richiesta, di impiego e infine - dopo la verifica negli anni di rientro - di uno stabile inquadramento degli studiosi richiamati dall'estero; quali provvedimenti intenda adottare per sbloccare la situazione che vede le richieste per il quarto anno di proroga ancora senza alcuna risposta da parte del Ministero, e se non intenda riconsiderare le nuove richieste di rientro. (4-01279)