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Documenti ed Atti

XV Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/02582 presentata da ZANELLA LUANA (VERDI) in data 13/02/2007

Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-02582 presentata da LUANA ZANELLA martedì 13 febbraio 2007 nella seduta n.108 ZANELLA. - Al Ministro degli affari esteri, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che: l'Uganda, paese dell'Africa orientale, soffre da 21 anni a causa della dittatura del generale Yoweri Museveni e a causa della guerra civile in corso nel nord; una piccola speranza di pace era nata nell'estate 2006, con le trattative tra il governo ed i ribelli del Lord's Resistance Army (LRA), iniziate a Juba (Sudan). È molto probabile, però, che questi colloqui falliscano miseramente per tre diversi motivi; il mandato di cattura internazionale, emesso dal Tribunale penale internazionale dell'Afa, che minaccia i quattro più importanti comandanti dei ribelli; la mancanza di una chiara volontà di pace da parte del presidente-dittatore Museveni, che ha più volte violato le regole degli accordi di pace; l'intenzione delle autorità politiche sudanesi di usare la forza contro i ribelli del LRA, che, per questo motivo, hanno abbandonato i colloqui di Juba e si sono rifugiati in Congo; inoltre, dopo 20 anni, è stato finalmente reso noto il rapporto di Scotland Yard sull'omicidio Kayiira: nel 1987 il ministro ugandese Andrew Kayiira fu arrestato ed incriminato, ma i magistrati lo assolsero con formula piena. Il presidente Museveni disse che, sebbene il Tribunale lo avesse scagionato, egli aveva le prove della colpevolezza del dottor Kayiira. Pochi giorni dopo, il ministro fu assassinato. Il dittatore dell'Uganda si rivolse allora alla polizia inglese, affinché risolvesse il caso e Scotland Yard indagò a lungo. Per 20 anni, però, del rapporto finale della polizia inglese non si seppe nulla. Ecco che oggi questo documento viene fuori e le responsabilità di Museveni e dei suoi uomini vengono alla luce: è stato il dittatore ugandese ad ordinare l'assassinio d'Andrew Kayiira; l'esercito ugandese ha recentemente impedito un comizio del Partito democratico, durante il quale si voleva render noto il «rapporto Kayiira»; per quanto riguarda le modifiche costituzionali, Museveni nel 2006 ha corrotto la maggior parte dei parlamentari (200) con 5 milioni di scellini a testa, affinché il Parlamento eliminasse il limite di due mandati presidenziali, in modo da potersi presentare per la terza volta; le elezioni presidenziali del 2006 furono truccate, come testimoniò il rapporto degli osservatori del Parlamento europeo, ed il dittatore vinse, anche se con un calo notevole di voti rispetto al 2001. Proprio questo calo di consensi lo sta spingendo ad un'altra «riforma» costituzionale: l'elezione del presidente della Repubblica a maggioranza relativa e non a maggioranza assoluta. Poiché poi gli anni avanzano anche per lui, ecco il tocco finale: abolizione del limite massimo d'età per diventare presidente; è segnalata, inoltre, la presenza di bambini soldato nell'esercito ugandese, la corruzione dilagante, la tortura sistematica degli oppositori politici, gli stupri perpetrati dai soldati di Museveni nei campi per sfollati del nord; il dittatore ugandese è anche responsabile della guerra in Congo (1998-2003), che ha causato oltre 3 milioni di morti. L'Uganda, che invase il Congo insieme al Rwanda, è già stata condannata dalla Corte di giustizia dell'Aja a pagare 10 miliardi di dollari al popolo congolese per risarcire le devastazioni causate dalla guerra e per restituire le ricchezze rubate dai militari ugandesi, tra cui il fratello di Museveni, il generale Salim Salehù; nel 2006 gli Stati Uniti, il Regno Unito, l'Olanda, la Norvegia ed altri paesi hanno decretato delle sanzioni contro l'Uganda -: se il Governo non ritenga necessario ed urgente, alla luce di questi terribili fatti, rifiutare ogni eventuale sostegno ad un dittatore sanguinario come Yoweri Museveni, prendendo delle misure tali da colpire il suo governo, senza avere ricadute negative sul popolo ugandese, come: un embargo totale della vendita d'armi all'Uganda; il divieto di soggiorno in Italia per Museveni, i suoi familiari ed i suoi ministri, come è già stato deciso nel 2006 dal governo degli Stati Uniti; il congelamento dei conti bancari, in Italia ed in Europa, per il dittatore ed i suoi; il richiamo in Italia, per consultazioni, dell'ambasciatore italiano a Kampala; la richiesta al governo britannico di svolgere in altra sede il vertice del capi di governo del Commonwealth previsto per quest'anno in Uganda. (4-02582)

Atto Camera Risposta scritta pubblicata lunedì 23 aprile 2007 nell'allegato B della seduta n. 148 All'Interrogazione 4-02582
presentata da ZANELLA Risposta. - Circa i negoziati in corso di svolgimento tra il governo ugandese ed il movimento del Lord's Resistance Army con la mediazione del governo del sud Sudan, va osservato che e difficoltà che i colloqui di pace incontrano, peraltro comuni ad esercizi di tale delicatezza nel continente africano, sono riconducibili a diversi fattori. Fra questi vi sono sicuramente le difficoltà tecniche della mediazione e da ultimo la rigidità mostrata dai ribelli su alcuni punti specifici, come il luogo dei negoziati e le garanzie di immunità dalla giurisdizione internazionale. A tale ultimo riguardo va aggiunto che la messa in stato d'accusa dei capi dello LRA da parte della Corte penale internazionale, ed in particolare del suo leader Joseph Kony, si spiega con la particolare brutalità dei metodi impiegati dal movimento, che ha fatto uso sistematico del sequestro di bambini e del loro arruolamento coatto nei ranghi della ribellione. Da ultimo, va segnalato che, con lo scadere della tregua, lo scorso 28 febbraio 2007, il Presidente Museveni ha annunciato che le forze governative attaccheranno i ribelli laddove questi dovessero entrare in territorio ugandese; ci si augura che, grazie anche alle pressioni della Comunità internazionale, questo rischio di nuovi scontri armati possa essere evitato. Circa l'evoluzione istituzionale in Uganda, l'Unione europea è da tempo impegnata in un serrato dialogo politico con le autorità ugandesi che ha come oggetto principale quello dell'evoluzione in senso democratico del sistema politico del paese. Anche a seguito delle sollecitazioni di parte comunitaria si è giunti negli ultimi anni ad alcuni significativi risultati, come l'introduzione di un effettivo multipartitismo e l'adozione di standard di una certa trasparenza nelle consultazioni elettorali. A tale riguardo va precisato che il giudizio formulato dalla missione di osservazione dell'Unione europea sulle elezioni presidenziali di febbraio 2006 è stato alquanto articolato, ma sostanzialmente incline a giudicare le irregolarità registrate non decisive sul risultato delle elezioni stesse, che hanno visto la vittoria di Museveni. Caso mai, l'intervento dell'Unione europea è stato particolarmente forte, e critico nei confronti del regime di Kampala, durante i mesi precedenti le elezioni, quando il candidato di opposizione Besigye fu arrestato con motivazioni apparse ai più pretestuose. In tale circostanza i paesi comunitari giunsero a sospendere il sostegno diretto al bilancio in favore dell'Uganda. Va peraltro aggiunto che tale forma di assistenza non è attualmente in uso da parte dell'Italia, la cui cooperazione con l'Uganda ha carattere esclusivamente umanitario ed è concentrata nelle regioni settentrionali colpite dal conflitto. Circa il ruolo dell'Uganda nelle vicende regionali, ed in particolare quelle della Repubblica Democratica del Congo, la Comunità internazionale è unanime nel sottolineare le ambiguità dell'atteggiamento ugandese e ad esortare il governo di Kampala a collaborare pienamente al processo di pace nella RDC. In tal senso, il positivo completamento del processo elettorale Congolese costituisce un risultato di grande importanza ottenuto anche grazie al forte impegno della Comunità internazionale ed in primis dell'Unione europea. Alla luce di quanto precede, si ritiene che l'atteggiamento da mantenere nei confronti dell'Uganda debba continuare ad ispirarsi ad un dialogo critico condotto assieme ai partner comunitari, strategia che, come sopra illustrato, ha favorito il conseguimento di alcuni significativi risultati nella complessa situazione del paese. Si ha ragione di ritenere che l'adozione di misure più drastiche renderebbe più difficile lo svolgimento di un'azione costruttiva nelle varie questioni in cui l'Italia è impegnata, anche sul piano finanziario, a cominciare dai negoziati di pace per il Nord Uganda. Il Viceministro degli affari esteri: Patrizia Sentinelli.



 
Cronologia
giovedì 8 febbraio
  • Parlamento e istituzioni
    Il Governo emana il decreto-legge 8 febbraio 2007, n.8 recante misure urgenti per la prevenzione e la repressione di fenomeni di violenza connessi a competizioni calcistiche. Il decreto sarà convertito, con modificazioni, nella legge 4 aprile 2007, n. 41.

sabato 17 febbraio
  • Politica, cultura e società
    A Vicenza si svolge una grande manifestazione contro la decisione del Governo di allargare la base militare statunitense al posto dell'Aeroporto Dal Molin.