Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/02700 presentata da ZANELLA LUANA (VERDI) in data 22/02/2007
Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-02700 presentata da LUANA ZANELLA giovedì 22 febbraio 2007 nella seduta n.114 ZANELLA. - Al Ministro degli affari esteri, al Ministro della difesa, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che: dal settembre del 2005 ad oggi, le condizioni di sicurezza in Iraq sono gravemente peggiorate; secondo quanto afferma il rapporto delle Nazioni Unite sulle violazioni dei diritti umani del 16 gennaio 2007, più di 34.000 civili sono stati uccisi in Iraq nel 2006: anche se in numero leggermente inferiore a quello dei due mesi precedenti, circa 6.400 civili iracheni sono stati uccisi tra novembre e dicembre 2006, a causa di stragi violente ed indiscriminate, lotte tra fazioni, esecuzioni illegali che sono continuate in modo incontrollato con l'impunità per i responsabili; la situazione complessiva è caratterizzata da un'estrema violenza in Iraq centrale e da una significativa instabilità nel sud del paese che favorisce diffuse e mirate violazioni dei diritti umani ai danni soprattutto delle minoranze religiose. Tensioni di tipo settario sono notevolmente aumentate dopo il bombardamento di Samarra avvenuto lo scorso febbraio, portando all'uccisione mirata di migliaia di iracheni e a un protratto e massiccio spostamento di popolazione; si stima che oggi un iracheno su otto sia sfollato; recentemente, l'UNHCR ha emesso un documento sulla necessità di protezione degli iracheni al di fuori dell'Iraq; tra le circa 40 nazionalità dei richiedenti asilo nei paesi europei nella prima metà del 2006, l'Iraq si è attestato al primo posto con più di 8.100 domande. Inoltre le statistiche pervenute da 36 paesi industrializzati per lo stesso periodo mostrano un aumento del 50 per cento nelle domande di asilo presentate da iracheni rispetto ai primi sei mesi dell'anno precedente; per quanto riguarda i paesi limitrofi all'Iraq, vi sono da 500.000 a 1 milione di iracheni in Siria; più di 700.000 in Giordania; da 20.000 a 80.000 in Egitto e più di 40.000 in Libano, mentre il numero di iracheni presenti in Turchia è sconosciuto; questi paesi si trovano in grave difficoltà nell'accogliere tale esodo e spesso non sono in grado di fornire a questi rifugiati nemmeno i beni di prima necessità. Ad esempio, in Siria circa il 30 per cento dei bambini iracheni non va a scuola, il 4 per cento degli iracheni è disabile e più del 10 per cento delle famiglie irachene è mantenuta dalle donne; secondo la stima dell'UN dall'invasione USA del 2003, circa un milione di iracheni ha dovuto lasciare il proprio paese in questo lungo e silenzioso esodo; per il 40 per cento erano cristiani, nonostante questa minoranza religiosa rappresenti solo il 3 per cento della popolazione irachena; la minoranza religiosa dei cristiani iracheni (caldei) è stata dimezzata dalle ragioni della guerra dal 1991 ad oggi, passando da circa un milione a meno di 400.000; trenta chiese sono state distrutte e ogni giorno cristiani vengono rapiti, aggrediti e uccisi; il rischio è che questa vera e propria diaspora cristiana porti 2.000 anni di storia Assiro-Caldea in Iraq alla fine; dopo il nord Iraq la prima meta per chi scappa è proprio la Siria. Qui, secondo ultime stime del ministero siriano dell'iterno, in tutto dal 2003 sono stati ammessi 750 mila iracheni. Di questi circa 40 mila sono cristiani, divisi tra Damasco e Aleppo; sempre secondo l'UNHCR, i profughi iracheni in Giordania sono circa 500 mila e negli ultimi mesi il flusso è di 1.000 al giorno. Solo nel 2006 sono 45 mila i cristiani iracheni entrati nel Paese; spesso, arrivati in questi paesi, prima di ricevere lo status di rifugiato si aspettano anni. Queste persone vivono in questo limbo per un tempo che va da uno a undici anni, in attesa di emigrare verso altri Paesi, senza diritto a lavorare, privi di assistenza sanitaria, né diritto allo studio e sono costretti a risiedere dove decide il governo, spesso in luoghi dove non possono ricevere assistenza pastorale; la situazione peggiore è in Turchia: i rifugiati si trovano in un paese del quale non capiscono la lingua e vengono sempre spediti a vivere la loro attesa di cui sopra, in luoghi come Isparta e Burdur dove non esistono chiese -: se il Governo sia a conoscenza di questa drammatica situazione e, nello specifico, della diaspora cristiana di cui sopra; se il Governo non ritenga giusto adoperarsi nei modi e nei tempi che gli sono consoni, affinché la pratica per il riconoscimento dello status di rifugiato sia più veloce, almeno nel nostro paese, evitando di aggravare la condizione già tragica dei perseguitati che hanno dovuto fuggire dal proprio; se il Governo, alla luce di queste gravi condizioni di violazioni dei diritti umani, non voglia accordare ai richiedenti asilo iracheni lo status di rifugiato ai sensi della Convenzione sui Rifugiati del 1951, come recentemente raccomandato dall'UNHCR, e, in caso contrario, se non ritenga necessario comunque accordare loro una forma di protezione sussidiaria; se il Governo non ritenga necessario evitare il rimpatrio coattivo degli iracheni provenienti dalle aree più a rischio (centro e sud) finché non sarà ripristinato un sostanziale miglioramento della sicurezza e dei diritti umani nel paese; se il Governo, come raccomandato all'UNHCR non intenda evitare il rimpatrio nei tre Governatorati del nord di persone che non siano originarie di quelle regioni, e voglia valutare secondo i criteri sanciti dalla Convenzione sui Rifugiati del 1951, tenendo conto dei requisiti individuali della domanda, le domande di asilo degli iracheni provenienti dal nord. (4-02700)
Atto Camera Risposta scritta pubblicata martedì 29 aprile 2008 nell'allegato B della seduta n. 001 All'Interrogazione 4-02700
presentata da ZANELLA Risposta. - In merito a quanto rappresentato dall'interrogante nel presente atto parlamentare, si forniscono i seguenti elementi di risposta. La normativa italiana vigente in materia di protezione temporanea è contenuta nel decreto-legge 286 del 1998, recante il Testo unico sull'immigrazione e successive modificazioni, che, all'articolo 20 prevede l'adozione di un decreto del Consiglio dei ministri d'intesa coi ministri degli affari esteri, dell'interno e per la solidarietà sociale, che stabilisce misure di protezione temporanea da adottarsi per rilevanti esigenze umanitarie in occasione di conflitti, disastri naturali o altri enti di particolare gravità in Paesi non appartenenti all'Unione europea. Inoltre all'articolo 19 del citato Testo unico è previsto il divieto di espulsione e di respingimento verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali, ovvero possa rischiare di essere rinviato verso un altro stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione. Pertanto, al di là dell'opportunità politica di adottare un provvedimento di natura generale a tutela dei cittadini iracheni, l'attuale normativa italiana consente comunque la protezione degli stranieri a rischio di persecuzione. Più che un problema di carenza di norme, dunque, in questo caso vi è l'esigenza di un'armonizzazione tra diverse fonti normative e di una loro applicazione che non conduca a conseguenze lesive dei diritti delle persone. Questo è il problema sollevato e che certamente merita attenzione. In una situazione particolarmente delicata vi è l'impegno a garantire agli iracheni richiedenti asilo, rifugiati o titolari di protezione umanitaria, l'esercizio dei diritti riconosciuti dalla legge e il godimento delle opportunità previste, attuate attraverso il sistema di protezione, che riunisce anche la rete dei progetti territoriali di accoglienza che realizzano gli enti locali. È, inoltre, costante - e si potrà rafforzare - la sensibilizzazione dei prefetti delle province di frontiera per una corretta applicazione delle norme vigenti e per l'attivazione eventuale di servizi di accoglienza validi. L'Italia, inoltre, continua a sostenere l'Alto Commissario per i rifugiati, Antonio Guterres, nel suo sforzo volto a promuovere riforme dell'Unhcr (UN High Commissioner for Refugees) che rendano tale organizzazione più efficace nel rispondere alle sfide dell'attuale situazione internazionale, fra le quali figura in maniera eminente la crisi irachena. Tale appoggio è stato espresso, da ultimo, nella trentottesima sessione del Comitato permanente dell'UNHCR, svoltosi a Ginevra dal 6 al 9 marzo 2007, nel corso del quale Guterres ha avuto modo di illustrare come le riforme di cui sopra abbiano già conseguito risultati concreti, sotto forma di un più spiccato decentramento decisionale, di uno snellimento dei quartieri generali a vantaggio degli uffici regionali, di un'accresciuta flessibilità nelle assegnazioni dei posti di personale, grazie anche all'aumento del ricorso a contrattisti locali. Si tratta, ha sottolineato l'Alto Commissario, di un processo che porterà, entro la fine del 2008, ad incrementare la qualità delle operazioni a tutto beneficio delle popolazioni e dei soggetti colpiti da crisi internazionali. Nel contesto della riunione di cui sopra, nell'ambito della discussione sulla protezione internazionale, particolare attenzione è stata data al Medio oriente e soprattutto all'Iraq. Su tale tema, infatti, Guterres ha convocato una conferenza a livello ministeriale, con la quale ha mobilitato tutti i rappresentanti dei Governi dei Paesi interessati alla crisi umanitaria irachena (International conference on addressing the humanitarian needs of refugees and internally displaced persons inside Iraq and in neighbouring countries). In occasione di tale conferenza - svoltasi dal 17 al 18 aprile 2007 a Ginevra e alla quale io stesso ho partecipato - da parte italiana si è chiesta la disponibilità di dati aggiornati sul fenomeno, proprio per prevedere forme nuove e più adeguate di assistenza. Di recente, inoltre, la Cooperazione allo sviluppo ha anche provveduto a stanziare 3 milioni di euro a favore dell'Alto Commissariato per i rifugiati, anche per attività che consentano il reinsediamento dei rifugiati iracheni nelle regioni meridionali. Il Viceministro degli affari esteri: Ugo Intini.