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Documenti ed Atti

XV Legislatura della repubblica italiana

MOZIONE 1/00075 presentata da SODANO TOMMASO (RIFONDAZIONE COMUNISTA - SINISTRA EUROPEA) in data 13/03/2007

Atto Senato Mozione 1-00075 presentata da TOMMASO SODANO martedì 13 marzo 2007 nella seduta n.122 SODANO, ALFONZI, ALLOCCA, BOCCIA Maria Luisa, BONADONNA, CAPELLI, CAPRILI, CONFALONIERI, DEL ROIO, EMPRIN GILARDINI, GAGLIARDI, GRASSI, LIOTTA, MARTONE, NARDINI, RUSSO SPENA, TECCE, VALPIANA - Il Senato, premesso che: sono trascorsi due anni dall'entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, divenuto vincolante a livello internazionale il 16 febbraio 2005 a seguito della ratifica della Russia la quale, mediante la sua adesione, ha consentito di raggiungere la quota del 55% delle emissioni globali calcolate ai livelli del 1990; l'energia è all'origine dell'80% di tutte le emissioni di gas serra dell'Unione europea, quindi il problema del riscaldamento globale è essenzialmente un problema energetico e rappresenta la più seria minaccia per il futuro dell'umanità e della biodiversità; due sono le principali questioni connesse all'energia: quella derivante dalla scarsità di riserve adeguate e sicure a prezzi accessibili, e quella relativa al danno ambientale collegato all'eccessivo consumo di energia; secondo il rapporto presentato dall'IPCC(International Panel on Climate Change) il 2 febbraio 2007, negli ultimi 200 anni si è registrato un aumento della concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera di oltre il 35%, mentre le temperature terrestri sono salite di circa 0,8 gradi centigradi, rispetto ai livelli pre-industriali; i costi addizionali legati alla produzione energetica tradizionale includono la distruzione della geografia e dell'ambiente terrestre attraverso l'estrazione, l'inquinamento di aria, acqua, suolo e sottosuolo, la produzione di pioggia acida e la perdita di biodiversità: per quanto riguarda l'Italia, all'analisi dell'IPCC vanno aggiunti altri effetti particolarmente allarmanti, quali la progressiva desertificazione e la conseguente mancanza di acqua, dovuta allo spostamento verso Nord dell'anticiclone delle Azzorre, accompagnati da una probabile deforestazione; gli ultimi dati forniti dalla Protezione civile indicano chiaramente che l'Italia è a rischio idrico perché quest'anno si sono registrate tra il 20 e il 40% di precipitazioni in meno, per cui nel Po è stata rilevata una portata d'acqua inferiore di 500 metri cubi al secondo rispetto allo scorso anno; l'economista Nicholas Stern, nel rapporto da lui curato per il Governo britannico sulle implicazioni economiche dei cambiamenti climatici, ha evidenziato che agendo oggi, il costo misurato in termini di Pil mondiale si aggirerebbe intorno all'1 per cento all'anno, mentre senza l'adozione di serie politiche di mitigazione si registrerebbero perdite annuali tra il 5 e il 20 per cento del Pil globale; negli Stati Uniti il costo dei danni causati da eventi metereologici ascrivibili al cambiamento climatico è stato pari, nel solo 2005, a ben 200 miliardi di dollari, vale a dire lo 0,6% del Pil mondiale di quell'anno; un rapporto della compagnia assicurativa Swiss Re sugli effetti del cambiamento climatico, risalente allo scorso anno, ha calcolato che in Europa le perdite dovute a tempeste invernali come quella causata dal ciclone Kyrill sono state pari a 2,6 miliardi di euro; politiche volte ad incoraggiare una produzione ed un uso più efficiente dell'energia possono contribuire ad evitare quasi l'80% delle emissioni di anidride carbonica, permettendo una significativa riduzione delle importazioni di gas e petrolio; il rapporto Stern evidenzia anche l'importante dato per cui le azioni necessarie a contenere il cambiamento climatico non sono incompatibili con un ragionevole livello di crescita economica; secondo autorevoli stime, investire nel settore delle energie rinnovabili rappresenta un fattore di sviluppo del mercato del lavoro, basti pensare che ogni milione di dollari investito nel fotovoltaico crea 17 posti di lavoro permanenti, contro i soli 1,5 posti che crea la stessa somma se investita nel petrolio o nel gas; la vera sfida di Kyoto è nel senso di intenderlo come una spinta all'investimento nella ricerca e nelle nuove tecnologie pulite, che hanno risvolti commerciali importanti su scala mondiale e che permettono notevoli margini di efficienza energetica e di risparmio; considerato che: l'Italia si è impegnata ad affrontare le problematiche relative al cambiamento climatico firmando la Convenzione quadro sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite nonché il Protocollo di Kyoto; in base all'Accordo sulle ripartizioni degli oneri raggiunto dal Consiglio per l'Ambiente della UE nel giugno 1998, l'Italia è tenuta a ridurre le emissioni del 6,5% nel periodo tra il 2008 e il 2012; a fronte di tale impegno di riduzione l'Italia ha invece continuato ad aumentare le sue emissioni di gas serra, come dimostra il fatto che nel 2005 esse sono aumentate addirittura del 13% rispetto ai valori del 1990; tra il 2003 e il 2004 - secondo quanto riportato nell'Annual European Community Greenhouse Gas Inventory 1990-2004 and Inventory Report 2006 dell'European Environment Agency - l'Italia ha registrato un aumento delle emissioni di gas ad effetto serra (+ 5,1 milioni di tonnellate) che la pone al secondo posto (subito dopo la Spagna) nella classifica dei paesi europei con le peggiori prestazioni nella riduzione dei suddetti gas; la Germania, invece, attraverso politiche energetiche volte ad incentivare la ricerca e l'innovazione, ha ridotto le emissioni di gas serra del 19,4% nel periodo dal 1990 al 2002, equivalente ad una diminuzione di 240 milioni di tonnellate di CO2; stando ai dati dell'ENEA, in Italia, le fonti di energia rinnovabile contribuiscono al fabbisogno energetico complessivo per il 7,2%, contributo dovuto in massima parte all'idroelettrico e al geotermico; anche per quanto riguarda la copertura del fabbisogno nazionale di energia elettrica, le nuove fonti rinnovabili sono rimaste marginali, ammontando ad uno scarso 1% su un totale del 17,6%; nel solare termico e nel solare fotovoltaico l'Italia è terribilmente arretrata, contando una media di 8 metri quadri di pannelli per il solare termico ogni 1.000 abitanti (mentre la media dell'Unione europea è di 34 metriquadri/1.000 abitanti) e 0,52 watt di potenza fotovoltaica installata per abitante (a confronto di una media europea di 2,2 watt/abitante); l'Italia è il Paese europeo dove le persone si spostano di più su mezzi a motore, per cui nel trasporto terrestre l'automobile copre circa l'82% della domanda mentre solo il 7% delle merci viaggia su rotaia; i recenti progetti in direzione di una espansione in Italia dell'uso del carbone (che rimane la fonte più sporca e con le maggiori emissioni specifiche di gas a effetto serra) peggiorerebbero la situazione causando il raddoppio delle emissioni provenienti da questo combustibile, con un aumento di oltre 40 milioni di tonnellate di CO2; misure ben più serie ed incisive sono necessarie per riuscire a controllare in maniera duratura la concentrazione di CO2, nel tentativo di limitare l'aumento della temperatura terrestre a più 2 gradi centigradi rispetto ai livelli del 1990, come previsto dalla recente Comunicazione della Commissione europea intitolata "Una politica energetica per l'Europa" [COM(2007)1 def]; l'accordo politico tra i Capi di Stato e di Governo dell'Unione europea concluso in questi giorni punta a portare al 20% (contro il 7% attuale) la quota dei consumi europei da fonti alternative sul totale consumato; in base alle conclusioni del vertice UE, per realizzare l'obiettivo del 20%, dovranno essere definiti target differenziati a livello nazionale, tenendo in considerazione la differenza nei punti di partenza dei singoli Stati membri, incluso il livello esistente di energia rinnovabile e il mix energetico di ogni singolo Paese, impegna il Governo: ad adoperarsi attivamente affinché l'Italia rispetti gli impegni assunti col Protocollo di Kyoto e riesca a stare al passo con i più stringenti parametri europei in materia di fonti rinnovabili; a provvedere alla definizione di un piano energetico nazionale incentrato sull'eliminazione degli incentivi perversi alle fonti inquinanti, sopprimendo in particolare tutte quelle norme che, mediante il ricorso alla formula "fonti assimilate", aggirano le chiare prescrizioni europee in materia di fonti rinnovabili; a definire obiettivi più ambiziosi, e realmente in linea gli obiettivi ed i requisiti europei, in materia di riduzione delle emissioni attraverso una revisione del piano nazionale di allocazione delle emissioni; a definire obiettivi vincolanti per la produzione di elettricità da fonte rinnovabile e per gli usi termici, definendo un piano straordinario per accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili con obiettivi coerenti con il raggiungimento di almeno 30 terawattora da tali fonti; a pervenire a livelli di investimenti nella ricerca pari ad almeno il doppio dell'odierna percentuale del Pil spesa a tal fine, così da portare l'Italia quantomeno ai livelli della media europea, che si attestano intorno al 2%; ad intraprendere politiche di riduzione degli sprechi connessi all'uso dell'acqua, favorendone una gestione razionale e pubblica mediante un'efficace pianificazione dei prelievi e degli usi; a destinare una frazione apprezzabile delle risorse destinate all'acquisto di prodotti fossili alla ricerca di tecnologie nuove, innovative ed alternative nel settore delle energie rinnovabili; ad attuare significativi investimenti nelle infrastrutture pubbliche locali per un effettivo miglioramento del settore dei trasporti, mediante il potenziamento delle reti ferroviarie e dei trasporti pubblici locali, in un'ottica di mobilità sostenibile; a rinunciare ai nuovi progetti di centrali a carbone e ad intervenire invece sugli impianti esistenti per aumentarne l'efficienza e per ridurne le emissioni di gas a effetto serra; a sostenere, in sede europea ed internazionale, la necessità di assumere impegni più seri di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, tali da permettere di raggiungere una diminuzione del 30% entro il 2020 e del 50% entro il 2050. (1-00075)

 
Cronologia
lunedì 5 marzo
  • Politica estera ed eventi internazionali
    Il giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo, del quotidiano La Repubblica, viene rapito a Kabul da un gruppo di talebani. Sarà liberato dopo quattordici giorni di prigionia.

giovedì 22 marzo
  • Parlamento e istituzioni
    La Camera approva, con 316 voti favorevoli e 231 contrari, l'emendamento 13.500 del Governo, sostitutivo dei commi da 1- quater a 8 dell'articolo 13 e soppressivo degli articoli da 13-bis a 15, nonchè 6 e 12 del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, recante misure urgenti per la tutela dei consumatori, la promozione della concorrenza, lo sviluppo di attività economiche e la nascita di nuove imprese (A.C. 2201), sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.