Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/00829 presentata da GRIMOLDI PAOLO (LEGA NORD PADANIA) in data 19/04/2007
Atto Camera Interrogazione a risposta orale 3-00829 presentata da PAOLO GRIMOLDI giovedì 19 aprile 2007 nella seduta n.147 GRIMOLDI. - Al Ministro dell'interno, al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che: le Rappresentanze diplomatiche italiane, accreditate presso Stati esteri da cui proviene la maggior parte degli immigrati irregolari (ad esempio, Tirana, Il Cairo, Rabat, Tunisi, Bucarest, Algeri, Kiev, Lagos, Nairobi, eccetera), sono sprovviste di personale della Polizia di Stato, addetto al controllo, alla sicurezza e prevenzione sul rilascio dei visti d'ingresso in Italia; fino al 2002, detto Personale, selezionato tra gli Uffici immigrazione e di frontiera, con competenze particolari e conoscenza delle lingue straniere, comprendeva circa 80 elementi, distribuiti in 35 ambasciate italiane; lo stesso Capo della Polizia, il Prefetto De Gennaro, nel corso dell'audizione del 17 ottobre 2000 presso il Comitato Parlamentare di Controllo sull'attuazione dell'Accordo di Schengen, di Vigilanza sull'attività di Europol, di Controllo e Vigilanza in materia d'immigrazione, ha esaltato il ruolo strategico di «prima linea di controllo e di gestione dei flussi migratori» condotto dal predetto pool ; dal 2002 è iniziata una vera e propria «diaspora» del Personale di Polizia in parola, sostituito da personale interinale «locale», per la cui assunzione il Governo ha emanato un decreto per lo stanziamento di 300 mila euro; l'impiego di personale che non è alle dirette dipendenze della Pubblica Amministrazione non consente di svolgere i compiti propri del Pubblico Ufficiale, né tantomeno può subornare la funzione tipica del poliziotto specialista del settore, poiché la mancanza delle necessarie qualifiche di ufficiale o agente di poliza giudiziaria e di ufficiale o agente di Pubblica sicurezza non consentono a detto personale di accedere agli archivi informatici o di contattare gli Uffici di Polizia in Italia e all'estero, ai fini dello svolgimento della funzione di Prevenzione e Controllo sul rilascio dei visti; gli addetti locali, in servizio presso le nostre Rappresentanze diplomatiche possono svolgere mansioni attinenti alla stampa, collezione, movimentazione fascicoli, inserimento dati, eccetera, laddove i poliziotti possono effettuare la verifica documentale (avendo fatto corsi di falso documentale), condurre interviste amministrative ed accertamenti, curare presso gli Uffici competenti l'interrogazione di archivi informatici, ai quali non possono accedere nemmeno gli impiegati del Ministero degli Affari esteri (per i limiti imposti dalla legge n. 121 del 1981, nonché dalla legge sulla privacy ); tra i compiti affidati al personale della Polizia di Stato, comandato presso le Rappresentanze diplomatiche all'estero, rientrerebbe anche quello di intelligence , basato sulle informazioni relative al rischio ed alla propensione all'immigrazione del Paese ove sono in servizio, attraverso la trasmissione di dati, articoli di stampa, atteggiamenti delle Autorità locali riguardo alla problematica immigratoria, comprese le informazioni fornite da fonti esterne, l'individuazione delle tecniche usate per espatriare fraudolentemente, ed infine l'individuazione di coinvolgimenti di organizzazioni criminali dedite al traffico di essere umani; il personale della Polizia di Stato per poter essere comandato presso le ambasciate italiane all'estero ha sostenuto una selezione, consistente nel superamento di esami scritti e orali di lingue straniere e di normativa specifica di settore; non si escludono dubbi sull'affidabilità di taluni dei collaboratori locali interinali, che operano in una sezione consolare così delicata, come l'Ufficio visti, in quanto si tratta di «cittadini stranieri», che non hanno giurato fedeltà alla Repubblica italiana, bensì al proprio Paese-: in base a quale ratio i ministri interrogati hanno deciso di smantellare un presidio di fondamentale importanza per la prevenzione e il controllo del visto d'ingresso in area Schenghen, le cui azioni non si limitano ad un mero accertamento di regolarità formale e documentale, bensì alla ponderazione circa i rischi immigratori soggettivi, da un anno e mezzo in mano ad impiegati «surrettizi»; come intendano i ministri interrogati affrontare e risolvere un problema che rischia di accrescere le probabilità di rilascio del visto d'ingresso in Italia a pericolosi infiltrati ad opera del terrorismo internazionale. (3-00829)