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Documenti ed Atti

XV Legislatura della repubblica italiana

RISOLUZIONE IN COMMISSIONE 7/00010 presentata da EUFEMI MAURIZIO (UNIONE DEI DEMOCRATICICRISTIANI E DI CENTRO (UDC)) in data 16/05/2007

Atto Senato Risoluzione in Commissione 7-00010 presentata da MAURIZIO EUFEMI mercoledì 16 maggio 2007 nella seduta n.079 La 6a Commissione permanente del Senato della Repubblica, Esaminato l'Atto di indirizzo per il conseguimento degli obiettivi di politica fiscale per gli anni 2007 - 2009 (articolo 59 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300) premesso che i dati dell'evasione sono oggi disponibili solo in forma aggregata e non per singole categorie mentre sarebbe utile, anche ai fini di contribuire allo studio del fenomeno, che i soggetti coinvolti dispongano di tali dati sia singolarmente che aggregati. Tale auspicio, d'altro canto, è evidenziato nel Protocollo d'Intesa siglato lo scorso dicembre; valutato che il documento è prevalentemente incentrato sulla lotta all'evasione fiscale, che però non si affronta nella giusta dimensione e direzione, poiché sarebbe auspicabile una riforma fiscale di grande impatto nei comportamenti dei contribuenti che affermi in modo esplicito il principio del conflitto di interessi tra i vari soggetti di imposta. Un secondo aspetto è da evidenziare. Atteso che il documento presentato dal Governo, così recita: "Le iniziative poste in essere dall'Amministrazione e dagli altri attori della fiscalità dovranno consentire, nel triennio la stima e la conseguente riduzione del costo amministrativo dell'adempimento per il contribuente" diviene fondamentale che vengano valutati preventivamente e sistematicamente i costi degli adempimenti fiscali così come la loro efficacia (elemento tra l'altro evidenziato anche nel citato Protocollo di Intesa). Non vengono evidenziati come sarebbe stato auspicabile né i punti di crisi attuali né ipotizzati i correttivi; Valutato inoltre che in linea generale si rileva che non si fa un benché minimo riferimento alla necessaria azione di indirizzo e di coordinamento fra l'attività amministrativa delle Agenzie, in particolare quella delle Entrate, e quella concomitante in materia di controlli fiscali della Guardia di finanza. Ciò malgrado, i testi legislativi relativi ai singoli tributi (IRPEF e IVA, art. 33 del DPR 600 e art. 63 del DPR 633) prevedono criteri ai fini di tale coordinamento; si registra l'assoluta mancanza di indirizzo all'Agenzia delle Entrate, in relazione alla cooperazione con i Comuni ai fini del recupero di basi imponibili, tenendo conto del coinvolgimento dei Comuni nell'azione di accertamento fiscale disposto con l'ultima legge Finanziaria 2006; si rileva poi, il mancato coinvolgimento del Servizio ispettivo e consultivo tributario che fu a suo tempo istituito con il compito di contrastare l'evasione e l'elusione fiscale. Se tale organismo non è ritenuto utile a tali fini si abbia il coraggio di sopprimerlo, con sicuri vantaggi per il bilancio dello Stato. Nello specifico si osserva: Recenti avvenimenti riguardanti la sicurezza dei dati contenuti nel sistema informativo dell'Anagrafe Tributaria (con accuse del Vice ministro Visco alla Guardia di finanza che si sono dimostrate infondate come accertato dalla magistratura) consigliano che nell'atto in questione siano dettate o confermate stringenti direttive per evitare l'uso improprio di tali dati. E ciò perché i dati dell'anagrafe Tributaria potrebbero essere utilizzati a fini malavitosi da organizzazioni criminali (si pensi solo alle estorsioni). Altra questione, che merita un più concreto approccio, è quella della vexata quaestio relativa alle controversie tra fisco e contribuenti evitando l'insorgere di controversie di più modesti importi, valutando quindi, più attentamente il rapporto costi-benefici; occorre evitare che siano effettuati accertamenti che prevedibilmente non consentono di poter fare affidamento in un positivo esito dell'accertamento stesso, con gravi dispendi di risorse umane, di gettito, di costi per le spese cui è spesso condannata l'Amministrazione, oltre che con un danno di immagine dell'Amministrazione stessa. Agenzia del Territorio e catasto Valutando molto negativamente le direttive in materia di decentramento delle funzioni catastali, si ha l'obbligo di richiamare l'attenzione del Governo sulla necessità che siano evitate disomogeneità nella determinazione delle rendite catastali e quindi di non far prevalere istanze di pretese campanilistiche comunali che poco hanno a che fare con l'oggettività del prelievo fiscale, specialmente per le imposte reali. II tuttora vigente D.P.R. 23.3.1998, n. 138 (Presidente del Consiglio, on. Prodi; Ministro delle finanze, on. Visco) stabilisce la revisione delle tariffe d'estimo "facendo riferimento ai valori e ai redditi medi espressi dal mercato immobiliare". II mantenimento in vita del criterio stabilito dal Governo Prodi nel 1998 (in particolare, col censimento anche dei redditi) consentirebbe di riferire la redditività degli immobili a parametri certi e verificati sul territorio, così assicurando quella certezza in materia tributaria che, in uno Stato di diritto, sola può assicurare la condivisione del dovere fiscale. Si supererebbe, inoltre, ogni censura - anche di carattere costituzionale - essendo, come noto, la materia tributaria coperta dal principio della riserva di legge. A tale proposito, non può non sottolinearsi, da un lato, che i valori hanno una valenza meramente virtuale (si realizzano, infatti, solo e se si venda l'immobile di proprietà, e solo in questa sede andrebbero tassati) e, da un altro lato, che la Corte Costituzionale ha già osservato che "nel momento in cui, per determinare tariffe di estimo e rendite catastali, si abbandona il tradizionale ancoraggio al reddito ritraibile e si privilegia il valore di mercato del bene, si opera una scelta procedimentale alla quale non è logicamente estraneo il rischio di determinazione di rendite catastali tali da superare per la loro misura il reddito effettivo, sicché imposte ordinarie, che a tali rendite si rifacessero, porterebbero ad una sostanziale progressiva erosione del bene" (sent. n. 263 del 1994). Quanto all'argomento che la prevista riforma del Catasto porterebbe ad eliminare sperequazioni nei valori catastali oggi censiti, è solo il caso di rilevare - ferma, comunque, la pregiudiziale osservazione sull'iniquità di una tassazione (di per sé progressivamente espropriativa, come rilevata dalla Consulta nella precitata sentenza) dei valori anziché dei redditi - che l'obiettivo in questione si ottiene, in via diretta, operando sul classamento catastale (che è, come noto, l'operazione di inquadramento di ogni unità immobiliare nella sua propria categoria e classe) e non certo mettendo a regime un Catasto patrimoniale, che porterebbe - anzi - in sé il concreto rischio di aggravare quelle sperequazioni, atteso che i valori hanno oscillazioni spesso illogiche (le cosiddette "bolle") sia in senso positivo che in senso negativo. Si confermano le preoccupazioni in ordine al decentramento di tutte le funzioni catastali ai comuni, confermando che tale operazione oltre a non favorire i cittadini nella fruizione dei servizi catastali condurrà alla polverizzazione del catasto a tutto discapito dell'equità fiscale che vedrà nell'autorità del singolo comune il gestore del catasto e dei suoi estimi e l'impositore dei relativi tributi. Questo aspetto potrebbe far presagire pesanti e negative ricadute in merito ad un poco auspicabile ma possibile incremento del contenzioso tra cittadino, Comune e Commissioni Tributarie. Non si può dimenticare l'azione svolta in questi anni dall'Agenzia del territorio che ha incrementato il livello di qualità dei servizi resi alla pubblica utenza, azzerato sostanzialmente l'arretrato, informatizzato i servizi a tutto favore della pubblica utenza e della trasparenza fiscale. Con questi innegabili presupposti la volontà di decentrare il catasto ai comuni nei termini proposti appare incomprensibile e delinea una volontà certamente politica di espropriare l'Agenzia di una sua originaria funzione proprio nel momento in cui ha raggiunti significativi livelli di servizio e trasparenza nei confronti della pubblica utenza. Nel particolare della documentazione trasmessa si evidenziano forzature e contrasti nei confronti della legge finanziaria relativamente al disposto del comma 194 e del comma 195. Inoltre, nella bozza del DPCM e senza specifiche indicazioni nella richiamata legge finanziaria, é prevista la costituzione di comitati paritetici, anche di livello locale, che andrebbero a sovrapporsi all'attività di monitoraggio e controllo dell'Agenzia del territorio sminuendone, nel migliore dei casi, la funzione. Il mantenimento di una seconda finestra, lasciando ai comuni l'opzione di variare le proprie scelte fino al 2009, è a tutto discapito della funzionalità dell'Agenzia del territorio che avrebbe davanti un biennio di incertezze nella organizzazione e gestione delle proprie attività che verrebbero enormemente appesantite dal dover fornire sostegno sostanziale e determinante ai comuni nel transito delle funzioni catastali e tutto ciò non solo senza alcun incremento di risorse sia umane che strumentali ma con la previsione della riduzione dell'organico nazionale di poco meno di tremila unità che dovrebbero transitare ai comuni. Con tali previsioni l'Agenzia non può che correre il rischio di vedersi attribuita la responsabilità di eventuali cadute del livello di qualità dei servizi catastali che diversamente devono essere ricercate nella male accorta ed avventuristica volontà politica di espropriare gli organismi statali di proprie funzioni a favore dei Comuni che, essenzialmente attraverso una loro organizzazione l'ANCI, ne hanno espresso la volontà. Tutta l'incompletezza e l'esigenza di natura politica di questa operazione può evidenziarsi nella mancata previsione di percorsi per quei comuni che, pur interessati ad assumere funzioni catastali, non sono consociati con l'ANCI. Desta ancora preoccupazione la poca chiarezza circa la certezza di esclusione dello strumento associativo tra comuni ed altre entità - art.2 comma 1 della bozza del DPCM - nonché la possibilità che associazioni di comuni assumano funzioni catastali. La mancanza di utilità di queste associazioni tra comuni consiste nel fatto che si andrebbe semplicemente a spostare il polo catastale dal capoluogo di provincia, sede dell'ufficio provinciale dell'Agenzia del territorio, a quel comune, associato con altri, che di fatto andrebbe a svolgere la funzione catastale. L'operazione del decentramento delle funzioni del catasto ai comuni dovrebbe perseguire il bene dell'utenza e non l'avventura di una classe politica che vuole ad ogni costo una operazione che nel migliore dei casi condurrà ad un dubbio risultato. Attenzione particolare meriterebbe la questione dell'ICI, oltre che per le aliquote anche per tutto ciò che riguarda, in linea generale, le esenzioni e le deduzioni. Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato Per quanto attiene all'Amministrazione dei Monopoli di Stato relativamente "allo sviluppo del mercato e dell'industria del gioco"si osserva che non è positivamente configurabile uno Stato che fra i suoi obiettivi, si ponga quello dello sviluppo di un'attività, quella del gioco, di per sé non moralmente accettabile. Considerato che lo Stato si fa promotore di vendita di illusioni a quei poveri cittadini che sognano di uscire dalla misera quotidianità cui sono costretti. In ordine alla vendita dei prodotti del tabacco nella parte in cui si configura una razionalizzazione del sistema che riguarda anche la distribuzione dei prodotti stessi si pone l'interrogativo di come possa conciliarsi la rigorosa tutela degli interessi erariali, atteso il notevole carico fiscale gravante sui prodotti da fumo, con la preannunciata liberalizzazione della vendita al minuto di tali prodotti. Personale delle Agenzie Valutato altresì il negativo fenomeno relativo al conferimento degli incarichi per la anomala attribuzione degli incarichi dirigenziali che vengono attribuiti con eccessiva disinvoltura nelle Agenzie fiscali, senza tenere in considerazione il titolo di studio, l'anzianità di servizio, la professionalità acquisita nel corso di una lunga ed onorata carriera, e gli incarichi svolti. Il personale che legittimamente aspira ad incarichi superiori, viene spesso scavalcato da dipendenti "rampanti" provenienti da qualifiche inferiori, entrati in servizio in tempi successivi e non di rado privi del necessario titolo di studio; si determina e si favorisce l'insorgere di sistemi come quello su citato, di certo contrari all'etica, alla logica e alla buona amministrazione pubblica. Per quanto concerne poi la sbandierata crescita e sviluppo del cosiddetto "capitale umano" mai, come nelle Agenzie del Ministero dell'Economia e Finanze, tale "capitale" è stato così male impiegato e valutato: nomine e revoche di incarichi dirigenziali fatte senza seguire alcuna regola meritocratica, ma spesso solo tenendo presente la tessera, politica s'intende, del candidato: tessera, senza dubbio, dei partiti al Governo! La tutela della privacy viene utilizzata per negare la acquisizione dei "curricula" dei dirigenti nominati. Vengono banditi concorsi per le carriere apicali, rifiutandosi di attingere a graduatorie di concorsi già espletati, con evidente danno erariale; Nonostante i pochi mesi trascorsi dalla pubblicazione della graduatoria finale (luglio 2006) dalla quale risultano esclusi centinaia di giovani laureati, idonei ma non vincitori, l'Agenzia delle Entrate ha indetto un nuovo concorso pubblico per l'assunzione di altrettanti funzionari, invece di effettuare come fortemente auspicato dal Parlamento, il relativo scorrimento della graduatoria in contraddizione con gli obiettivi di privilegiare la lotta all'evasione fiscale, lo sviluppo, la piena occupazione ed il contenimento della spesa pubblica; Conservatorie Se si abolisce il passaggio notarile e, si presuppone, la registrazione alle Entrate, perché si vuole sancire che il cittadino che ha estinto il mutuo gravante sul cespite immobiliare offerto in garanzia, si determinano nuove responsabilità sulle modalità d'uso della normativa con adeguati investimenti nel piano aziendale evitando caos organizzativi che si riflettono sui cittadini. Appare necessario il ripristino della figura del conservatore dei registri immobiliari, dotato di solida cultura giuridica, per superare il paradosso della figura del "conservatore delegato" su cui gli ingegneri conservatori scaricano le responsabilità civilistiche. Si registra la mancanza di qualsiasi volontà di snellimento delle procedure che regolano la complessa materia tributaria. I nuovi estimi catastali e in particolare quelli dei terreni da rivalutare dal 1° gennaio 2006 e inserire nella denuncia dei redditi del 2007, da cui scaturirà un elevato contenzioso - già previsto anche da codesto Governo - che bloccherà "sine die" il lavoro del contenzioso tributario, già gravato. L'unico recupero di base imponibile e dell'evasione fiscale è stato realizzato dal Governo Berlusconi attraverso i criticati condoni, che non solo hanno fatto emergere più elevate basi imponibili e risorse "in nero" ma hanno prodotto quel rilevante extragettito, come emerge dai dati della riscossione, compreso il famoso "tesoretto" frutto delle riforme Tremonti con la legge 248 del 2005 che ha radicalmente trasformato il sistema con la sua riconduzione nell'area pubblica, ulteriormente rafforzato con il decreto Visco Bersani n. 223 In linea generale: i Comuni non sono in grado di gestire il famigerato "decentramento"; non è stato potenziato di uomini e mezzi il catasto già esistente. Dogane Il ruolo atipico delle agenzie fiscali, un ircocervo (Entrata, Territorio, Demanio e Dogane) metà ruolo pubblico e metà comportamenti privati, pone in primo luogo la questione del principio di responsabilità. I recenti fatti di cronaca riguardanti il porto di Napoli hanno riproposto all'attenzione dell'opinione pubblica l'esistenza di pericolose organizzazioni operanti in Dogana a cui gli inquirenti hanno contestato i reati di associazione a delinquere per illecita importazione di prodotti contraffatti, contrabbando, falso, truffa ai danni dello Stato e ricettazione. Il sistema, grazie a collusioni ad alto livello, ha trasformato Napoli nella porta d'Oriente in Europa, e vede coinvolti spedizionieri doganali ed imprenditori di pochi scrupoli, oltre che funzionari doganali e militari. Sull'affare aleggia l'interesse della camorra ma ciò che è appare più inquietante e che dalla Dogana di Napoli per anni sono stati importati ed immessi in consumo prodotti nocivi per la sicurezza e la salute dei cittadini. Ebbene, proprio il giorno precedente alla diffusione della clamorosa notizia, il Direttore dell'Agenzia delle Dogane Dr. Mario Guaiana, in visita alla Direzione Regionale delle Dogane di Napoli ne tesseva pubblicamente le lodi esternando la sua viva gratitudine per l' insieme delle attività svolte nel corso degli ultimi tre anni, dimostrando così di essere del tutto ignaro di quanto stava per accadere di li a poche ore. L'episodio di Napoli si aggiunge in realtà ad una lunga serie di fatti che hanno interessato altre strutture, da ultimo la Dogana di Genova e di Ancona e che hanno visto coinvolti impiegati infedeli. Il ripetersi di tali eventi è la palese testimonianza di una Amministrazione doganale inefficiente ed inadeguata ai delicati compiti che deve svolgere, molto diversa da quella magnificata nel corso della recente audizione alla Commissione Finanze e Tesoro del Senato sull'Atto di indirizzo. Su specifici aspetti della relazione che apparivano contraddittori, poco convincenti sono state fornite risposte comunque contrastanti con le informazioni e le lamentele che ci pervengono dagli operatori economici. La stessa nota integrativa del 3 aprile scorso fornita dall'Agenzia lascia tuttavia ancora aperti molti dei dubbi e delle perplessità formulati e quindi non può ritenersi soddisfacente. Restano rilievi in ordine ad importanti questioni sollevate e che richiedono più esaurienti risposte. 1. Audit doganale d'impresa Per quanto riguarda il motivo per cui solo pochissime imprese hanno chiesto di usufruire delle semplificazioni garantite dalla "procedura di Audit Doganale d'impresa" - vantata nella relazione come un importante traguardo raggiunto dall'Agenzia - il Direttore, afferma che tale risultato sia da attribuire soprattutto agli ingiustificati timori degli operatori circa l'ampiezza dei controlli preventivi che, invece, sono strettamente limitati all'obiettivo di accertarsi dell'affidabilità dell'impresa. Tale giustificazione lascia in verità molti interrogativi perché testimonia o l'incapacità dell'Agenzia di far conoscere agli operatori economici gli effettivi vantaggi della procedura oppure che i decantati vantaggi in realtà non sussistono o non vengono apprezzati dalle imprese. Voglia il rappresentante del Governo verificare se il vero motivo del sostanziale fallimento dell'Audit d'impresa non sia piuttosto costituito dalla mancata estensione della procedura alle società di spedizione. 2. Circuito doganale di controllo E' stato chiesto al Direttore dell'Agenzia le ragioni per cui l'analisi dei rischi del circuito doganale di controllo non viene aggiornata sulla base dell'esito effettivo delle verifiche, per cui continua a selezionare per il canale rosso (visita merci, visita scanner) spedizioni assolutamente identiche per tipologia merceologica, origine e provenienza nonostante che l'esito dei controlli sia costantemente negativo e la merce risulti sempre conforme al dichiarato. E' stato risposto al riguardo che in alcune dogane la percentuale dei controlli fisici, per determinate tipologie di merci particolarmente rischiose anche in relazione alla provenienza, può anche raggiungere il 40% e che l'iterazione dei controlli sui medesimi soggetti può dipendere dal fatto che si tratta di merci che possono rientrare in tali profili oggettivi di rischio. Le risposte fornite sono apparse elusive e non conferenti. Non si comprende infatti il motivo per cui un sistema informatico così completo ed avanzato come nella relazione illustrativa è stato vantato - al punto che le Amministrazioni doganali straniere manifestano interesse ad acquistarne la facoltà d'utilizzo - da un lato non riesca ad impedire importazioni illecite come a Napoli, e dall'altro, che non riesca a tener conto del profilo soggettivo del dichiarante, facilmente individuabile dal codice fiscale, evitando così che aziende che dimostrano di essere corrette ed affidabili si trovino a dovere affrontare in via continuativa inutili e ripetitivi controlli doganali, con gli inevitabili costi che ne conseguono. Sarebbe auspicabile che il Ministro dell'Economia, nella sua responsabilità istituzionale chieda chiarimenti in proposito, anche per riferire come le ragioni addotte dal Direttore si concilino con l'Audit doganale d'impresa, fondato proprio sul profilo soggettivo dell'operatore doganale e quali sono le iniziative che intende intraprendere a salvaguardia della competitività delle Aziende italiane. 3. Gli Uffici delle Dogane In relazione alle critiche mosse all'assai discutibile decisione di istituire alcuni Uffici, di rilevanza doganale del tutto risibile, come Potenza, Porto Empedocle ed Avezzano, e all'opposto, di creare una gigantesca struttura come l'Ufficio delle Dogane di Genova, il Direttore dell'Agenzia, nel tentativo di dimostrare che tali scelte sono coerenti con gli effettivi carichi di lavoro fa riferimento al "tonnellaggio" delle merci trattate, come indice della domanda effettiva e potenziale di servizi doganali. Scegliendo tale parametro, scarsamente significativo per misurare i reali carichi di lavoro, si è data una risposta elusiva, aggirando il senso della critica - che resta invece tutta intera - a scelte gestionali che non vanno nella direzione di un ottimale utilizzo delle risorse umane e strumentali e di una maggiore efficienza ed efficacia dell'azione amministrativa. Resta da spiegare la evidente contraddizione tra l'affermata necessità di condurre l'operazione a "costo zero" senza creare ulteriori posizioni dirigenziali e la trasformazione delle preesistenti strutture doganali - che già svolgevano le medesime competenze - in Uffici di livello dirigenziale. Resta da valutare poi l'effettiva necessità che avrebbero gli operatori di spostarsi sul territorio - posta tra i motivi che giustificano la creazione dei nuovi uffici - considerato l'alto livello di automatizzazione e trasmissione telematica delle operazioni doganali. Va riconsiderata la logica di tali scelte facendo riferimento a parametri più significativi di quelli usati dall'Agenzia, quali ad esempio il numero delle dichiarazioni doganali presentate, il numero e la tipologia degli operatori interessati, il tessuto socio economico presente sul territorio, anche in considerazione dei recenti fatti di cronaca. Si chiarisca poi quali costosi spostamenti hanno realmente evitato gli operatori economici con la riunificazione di uffici preesistenti (Dogane, UTF e Laboratori, ecc.) ubicati nella stessa città. Per quanto riguarda l'obiettivo conclamato dall'Agenzia delle Dogane di un progressivo avvicinamento al territorio delle competenze, lasciando alle strutture centrali solo funzioni di indirizzo, pianificazione e controllo, voglia infine il rappresentante del Governo riferire come si concilia tale strategia di decentramento con il fatto che delle 264 posizioni dirigenziali attive di 2° fascia, ben 60 restino ancora alle strutture centrali. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE È stata sconfessata la vulgata secondo la quale le misure 2001-2006, abbiano disincentivato la propensione dei contribuenti allo spontaneo assolvimento degli obblighi tributari. Il gettito del 2006 è lì a dimostrarlo. L'impatto della politica economica del Governo sul sistema delle piccole e medie imprese è stato pesante, attraverso la stretta sugli studi di settore, i maggiori margini di manovra per il fisco locale, le limitazioni alla deducibilità dei veicoli aziendali, e all'ammortamento degli immobili industriali e dei brevetti, rappresentano un insieme di interventi che hanno determinato le maggiori entrate. Occorre ribadire la necessità di introdurre lo strumento il contrasto di interessi al fine di ridurre seriamente ed efficacemente l'area della evasione fiscale; si esprime contrarietà la introduzione del decentramento catastale in ragione del principio di equità fiscale garantita solo dalla unitarietà del catasto nazionale; Tra gli obiettivi vi deve essere la redazione di un Testo Unico sull'accertamento ispirato a semplificazione e razionalizzazione, allo stato non vi è allargamento della base imponibile che richiede tempi medio-lunghi ma solo appesantimento degli stessi soggetti già vessati, vi sono limiti alle maggiori entrate generabili dalla massima efficienza della Amministrazione Finanziaria. Tutto ciò scarica sugli intermediari fiscali gli oneri di costosi adempimenti tributari. Occorrono nuove e concrete strategie verso quella parte significativa di soggetti marginali da 500.000 a 1.000.000 milione di micro-imprese con ricavi compensi fino a 30.000-50.000 euro: la situazione può essere gestita con un concordato preventivo triennale, e la eliminazione radicale degli obblighi contabili e tutoraggi o da parte della Agenzia delle Entrate. L'obiettivo di controlli selettivi non può essere disgiunta da una adeguata dotazione di risorse umane di professionalità medio alte in grado di accertare la veridicità dei dati strutturali e contabili, con accesso di tipo parametrico. Va infine affrontato e rivisto il sistema sanzionatorio e personalizzazione del sistema per il principio di proporzionalità. Tanto premesso, la Commissione impegna il Governo a tenere conto delle indicazioni richiamate nel documento; rivedere le linee di politica tributaria, riducendo prioritariamente il livello della pressione fiscale per le famiglie e per le imprese; introdurre il principio del conflitto di interessi tra i vari soggetti di imposta come forma concreta di lotta all'evasione fiscale; rispettare lo Statuto del contribuente evitando la introduzione di norme fiscali retroattive; rafforzare il ruolo e la specificità operativa della Guardia di finanza attraverso adeguate dotazioni umane e finanziarie; procedere nella semplificazione tributaria sia riducendo gli adempimenti fiscali che migliorando la efficienza della amministrazione finanziaria. (7-00010) EUFEMI

 
Cronologia
sabato 12 maggio
  • Politica, cultura e società
    Si svolge a Roma in piazza San Giovanni il Family Day, la giornata della mobilitazione cattolica per la famiglia. Contemporaneamente si svolge una manifestazione in piazza Navona denominata Coraggio Laico, che ricorda la maggioranza del NO al referendum sul divorzio del 12 maggio 1974.

sabato 9 giugno
  • Politica estera ed eventi internazionali
    Il presidente Presidente degli Stati Uniti George W. Bush si reca in visita ufficiale in Italia