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Documenti ed Atti

XV Legislatura della repubblica italiana

INTERPELLANZA 2/00564 presentata da BOATO MARCO (VERDI) in data 30/05/2007

Atto Camera Interpellanza 2-00564 presentata da MARCO BOATO mercoledì 30 maggio 2007 nella seduta n.161 Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro degli affari esteri, per sapere - premesso che: il 6 ottobre del 1950, la Repubblica popolare cinese di Mao Tse-Tung con un contingente di 40.000 militari diede inizio all'occupazione del Tibet, stato indipendente a nord del Nepal. A seguito di questo atto di aggressione in violazione della legge internazionale, il Tibet divenne parte del territorio cinese, a nord suddiviso tra le province di Qinghai, Gansu, Sichuan e Yunnan e a sud con la provincia dell'U'-Tsang compresa in quella che diverrà, nel 1965, la Regione Autonoma del Tibet (TAR); l'autonomia politica e amministrativa della regione, prevista nell'Accordo in 17 punti sottoscritto dalla Cina e dal Tibet nel 1951, rimase solo sulla carta. Di fatto la legislazione locale venne limitata e sottoposta all'approvazione del governo centrale, mentre l'amministrazione venne gestita dal partito comunista regionale che non hai mai avuto un leader tibetano; le difficoltà per la realizzazione di una pacifica convivenza furono da subito evidenti a fronte delle sistematiche forme di repressione e di sottomissione adottate da Pechino nei confronti del popolo tibetano che, con il passare degli anni, venne privato del diritto all'auto-determinazione, alla libertà di espressione, alla libertà religiosa, alla libertà di circolazione; il 10 marzo del 1959, i tibetani tentarono di ribellarsi alla occupazione straniera con una sollevazione popolare. Seguì una durissima reazione da parte dell'Esercito della Repubblica popolare, le vittime civili, da stime di fonte cinese, furono 87.000 e circa 100.000 tibetani insieme al loro capo spirituale e politico, Tenzin Gyatso XIV Dalai Lama, ripararono in India costretti a chiedere asilo politico. Da quel momento il flusso dei profughi non si è più arrestato, così come il numero delle vittime, delle torture, dei processi sommari e delle persecuzioni; in 48 anni di governo cinese ci sono stati 1.200.000 tibetani uccisi. Il Centro Tibetano per i Diritti Umani e la Democrazia (TCHRD) organizzazione internazionale che ha base in India, ha accertato che, dal 1987 ad ora, settanta prigionieri sono morti a causa delle torture subite. Al momento i detenuti politici sono 700, ma non tutti sono registrati ufficialmente e il numero dei rifugiati supera le 135.000 unità. La repressione cinese ha, inoltre, significato il completo smantellamento delle istituzioni locali, la distruzione del 90 per cento del patrimonio artistico ed architettonico, compresi 6.000 monumenti tra templi, monasteri e «stupa» e il divieto dell'insegnamento della lingua tibetana nelle scuole; la violazione dei diritti umani in Tibet ha da subito destato evidente preoccupazione nella comunità internazionale. Solo dal 1959 al 1965, le Nazioni Unite hanno approvato tre risoluzioni per «la cessazione di tutto ciò che priva il popolo tibetano dei suoi fondamentali diritti umani e delle libertà». Molti altri appelli e denunce sono seguiti nel corso degli anni con altrettante risoluzioni elaborate dai governi nazionali, dal Congresso degli Stati Uniti e dal Parlamento Europeo; è del 17 febbraio 2007 l'ultima risoluzione del Parlamento Europeo sul dialogo tra il governo cinese e gli inviati del Dalai Lama, nella quale si ribadisce tra l'altro che «l'identità comune etnica, linguistica, religiosa e culturale del popolo tibetano deve essere rispettata e che le sue aspirazioni ad un sistema amministrativo unificato devono essere sostenute»; il Dalai Lama che da tempo non rivendica più l'indipendenza tibetana, ma più moderatamente è a favore di una sostanziale autonomia, in un'intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica del 13 ottobre 2006 ha sottolineato «l'unica cosa che può funzionare è il dialogo. Credo sia l'approccio giusto. La maniera migliore per aiutare il Tibet è discutere con i cinesi». Anche se poi ha espresso molta preoccupazione per quello che avviene ancora oggi nel Tibet dove «l'attitudine cinese è sempre più severa nei confronti della popolazione e molte persone mi parlano di un'atmosfera sempre più simile a quella della rivoluzione culturale»; il Rapporto annuale 2007 di Amnesty International sulla situazione dei diritti umani nel 2006 ha denunciato che nella Regione Autonoma del Tibet e altre zone etniche tibetane si sono verificate gravi restrizioni dei diritti alle libertà di credo religioso, di espressione e di associazione, oltre a discriminazioni nel campo dell'occupazione. Molti tibetani, inclusi monaci e monache buddisti sono stati detenuti o imprigionati per aver praticato la propria religione o espresso le proprie opinioni. È continuativo l'uso eccessivo della forza contro i tibetani che cercano di fuggire dalla repressione in Tibet». Il Rapporto di Amnesty International riferisce inoltre del caso di Sonam Gyalpo, un ex monaco, condannato a 12 anni di detenzione per «aver messo in pericolo la sicurezza dello Stato» dopo che le autorità avevano trovato alcuni video del Dalai Lama ed altro «materiale incriminante» nella sua abitazione. La sua famiglia ha saputo del suo processo e della sentenza quando ha cercato di fargli visita nel luogo di detenzione; l'associazione Italia-Tibet nell'ottobre del 2006 ha riportato la notizia dell'uccisione di sette tibetani (tra essi una giovane monaca e un bambino) ad opera dei membri del Pap, People Armed Force , una forza paramilitare cinese che si occupa di sicurezza interna, mentre tentavano di oltrepassare il confine con il Nepal. Il gruppo International Campaign for Tibet sempre in riferimento allo stesso episodio ha denunciato torture e maltrattamenti sui 25 tibetani sopravvissuti al momento della cattura. Nell'aprile del 2007, 4 attivisti americani dell'organizzazione Students for free Tibet sono stati arrestati per aver organizzato una manifestazione di protesta contro il passaggio della fiaccola olimpica in Tibet e per aver lanciato lo slogan «Tibet libero»; sono, inoltre, ciclici i divieti imposti dal governo autonomo ai propri dipendenti riguardo la possibilità di andare a pregare nei templi; nel 2000, con il programma di sviluppo «Verso Ovest» annunciato dal governo di Pechino per valorizzare le risorse delle province occidentali e colmare il divario tra le zone costiere e le zone rurali interne, la strategia di repressione si è indirizzata verso la modernizzazione economico-sociale. Tale è infatti il pretesto ufficiale per la realizzazione di opere infrastrutturali e di collegamento, ma soprattutto per dar luogo al definitivo sradicamento dei tibetani dalle loro terre d'origine e la «cinesizzazione» del territorio con l'afflusso di cinesi Han (cinesi etnici); in particolare, i trasferimenti forzati dei contadini e pastori tibetani, in nuove zone facilmente controllabili sono parte integrante di un progetto, inserito nell'11 o Piano Quinquennale, denominato «Namdrang Rangdrik» (Programma fai-da-te) e avviato nel 2005. Esso consiste nello spostamento delle popolazioni, stanziate ora lungo le strade principali della regione, nei cosiddetti «villaggi socialisti» dai blocchi di casette tutte uguali e con la bandiera rossa sul tetto. Queste abitazioni per la maggior parte non hanno né elettricità né acqua ed inoltre nessuna è provvista del cortile per allevamento degli animali, attività primaria e fonte di reddito e di sostentamento per migliaia di persone. Per di più l'acquisto della nuova casa è a carico dei nuovi arrivati e in media il costo si aggira sui 4.200 euro, dei quali il governo ne presterebbe solo 1.200, mentre per la restante somma si deve ricorrere ad un mutuo che, per una popolazione il cui reddito pro-capite è di 200 euro l'anno, diventa proibitivo. Sono, inoltre, denunciati dalla stampa internazionale, il McClatchy Newspaper , fenomeni di corruzione dei funzionari del governo cinese che intascherebbero le sovvenzioni statali; è recente la notizia diffusa dalla organizzazione umanitaria Human Right Watch di nuovi trasferimenti forzati ai danni di 250.000 tibetani abitanti dei villaggi rurali. In altre parole l'operazione coinvolgerebbe un decimo della popolazione complessiva, che non può opporsi se non vuole correre il rischio dell'immediata distruzione delle vecchie abitazioni -: quali siano le valutazioni del Ministro degli affari esteri in merito a questi ultimi episodi che riguardano la sistematica violazione dei diritti umani da tempo perpetrata ai danni del popolo tibetano; quali iniziative concrete intenda assumere il Governo nei colloqui bilaterali fra Italia e Cina e in sede europea, ad esempio nella prossima riunione del G8 in Germania, al fine di sostenere il tema dei diritti umani quale questione fondamentale nei rapporti economici e politici con la Cina. (2-00564)«Boato».

 
Cronologia
sabato 12 maggio
  • Politica, cultura e società
    Si svolge a Roma in piazza San Giovanni il Family Day, la giornata della mobilitazione cattolica per la famiglia. Contemporaneamente si svolge una manifestazione in piazza Navona denominata Coraggio Laico, che ricorda la maggioranza del NO al referendum sul divorzio del 12 maggio 1974.

sabato 9 giugno
  • Politica estera ed eventi internazionali
    Il presidente Presidente degli Stati Uniti George W. Bush si reca in visita ufficiale in Italia