Vai al sito parlamento.it Vai al sito camera.it

Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XV Legislatura della repubblica italiana

INTERPELLANZA 2/00566 presentata da BOATO MARCO (VERDI) in data 30/05/2007

Atto Camera Interpellanza 2-00566 presentata da MARCO BOATO mercoledì 30 maggio 2007 nella seduta n.161 Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro degli affari esteri, il Ministro per le politiche europee, per sapere - premesso che: nel 2002 sulla base della dichiarazione di Laeken, dal nome della città belga dove si tenne il Consiglio europeo, è stata istituita una Convenzione composta non solo dai rappresentanti dei governi nazionali, ma anche dai rappresentanti dei parlamenti nazionali, della Commissione europea e del Parlamento europeo, incaricata di elaborare il testo di un Trattato costituzionale che superasse i limiti e le lacune dei Trattati esistenti in vista dell'allargamento a 27 membri dell'Unione Europea; dopo due anni di approfondito lavoro e di ricerca di una soluzione condivisa, il 29 ottobre 2004 a Roma è stato sottoscritto dai 25 Paesi componenti l'Unione Europea, dalla Bulgaria e Romania, entrati successivamente nell'Unione nel 2007, e dalla Turchia, il Trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa; il passo successivo alla sottoscrizione del Trattato costituzionale è stato quello della ratifica, da parte dei singoli Stati, che si sarebbe dovuta concludere entro il 2006, permettendo così la piena entrata in vigore; ad oggi, 18 Stati su 27 hanno già ultimato l'iter di ratifica. Spagna e Lussemburgo hanno utilizzato lo strumento del referendum popolare, ratificando il Trattato costituzionale rispettivamente con il 76,73 per cento di voti favorevoli il 15 giugno 2005 e con il 56,52 per cento, il 30 gennaio 2006. Gli altri sedici paesi hanno completato l'iter attraverso la ratifica parlamentare; due paesi, Francia e Olanda, nel 2005, hanno respinto la ratifica a seguito dell'esito negativo dei rispettivi referendum popolari e 7 paesi, Gran Bretagna, Danimarca, Irlanda, Polonia, Repubblica Ceca, Portogallo e Svezia, sono ancora in sospeso; a due anni di distanza dalla «pausa di riflessione», intrapresa all'indomani del fallimento dei referendum francesi e olandesi, si è riproposta la domanda sul come superare l' impasse e di cosa salvare, qualitativamente e quantitativamente, del Trattato costituzionale che era, comunque, già stato sottoscritto da tutti gli stati membri e già ratificato da 18; nella solenne Dichiarazione di Berlino del 25 marzo 2007, in occasione dei 50 anni dei Trattati di Roma, gli Stati membri si sono detti «uniti nell'obiettivo di dare all'Unione europea entro le elezioni del Parlamento europeo del 2009 una base comune rinnovata. Perché l'Europa è il nostro futuro comune»; il Consiglio europeo del 21 e 22 giugno 2007, sotto la presidenza tedesca, fisserà le tappe che la Conferenza intergovernativa dovrà rispettare per la riforma delle istituzioni europee, tenendo sempre ben presente che qualsiasi modifica ai trattati dovrà essere adottata all'unanimità; il blocco dei paesi che ha già ratificato il Trattato, che rappresenta, tra l'altro, la maggior parte della popolazione europea, preme per la conservazione delle innovazioni contenute nel Trattato costituzionale a fronte del blocco dei paesi «euroscettici», Gran Bretagna, Polonia, Repubblica Ceca e Olanda che punta a ridimensionarlo al massimo, eliminando le questioni di forma (nome «Costituzione», inno e bandiera) e di sostanza: abolizione del «ministro» degli esteri UE, della personalità giuridica, cioè la possibilità di firmare accordi internazionali, la supremazia delle norme UE su quelle nazionali, la Carta dei diritti fondamentali, riduzione del campo di applicazione del voto a maggioranza e, proposto da Olanda e Polonia, il diritto di veto da parte dei parlamenti nazionali sulla legislazione europea qualora si raccolga il quorum di un terzo tra i 27 oltre l'introduzione della clausola dell' opt-out qualora un gruppo di Paesi minoritari non volesse accettare la legislazione voluta dalla maggioranza; la Francia del neo-eletto Presidente Nicolas Sarkozy vede in un mini Trattato, più snello e semplice, la soluzione di compromesso per far «uscire l'Europa dalla paralisi»; il 9 maggio 2007, il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Durão Barroso, in un incontro al Corriere della Sera , ha dichiarato che «Il nostro obiettivo ora è lavorare a un Trattato che renda più efficiente il processo decisionale in sede UE. Un Trattato, non una Costituzione in senso stretto. Non illudiamoci, la Costituzione così come è stata firmata da venticinque governi non l'avremo più. Un mini-trattato? Sarkozy lo ha proposto, ma è un'ipotesi di cui ormai parlano in molti»; il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel corso di un incontro con gli studenti in occasione della Festa dell'Europa, lo scorso nove maggio, rispondendo ad una domanda sul futuro dell'Europa, ha dichiarato che: «La questione in questo momento è di adottare, e fare entrare in vigore, un Trattato che risponda ad esigenze fondamentali, di caratterizzazione, di ridefinizione e di rilancio, di un'Unione che non è più la stessa, non è più a sei e nemmeno a quindici. Perciò si è lavorato ad un Trattato a cui si è dato il nome di costituzionale, nel senso che c'era la necessità sia di ridefinire meglio principi, valori, obiettivi, associando a questa definizione e a un impegno comune tutti i nuovi Stati membri al pari di quelli che già facevano parte dell'Unione Europea. La necessità, a cui si è cercato di rispondere, è stata di un Trattato che riformasse le istituzioni in maniera da avere un'Europa più larga ma funzionante, un'Europa capace di rispondere ad una richiesta che viene dal resto del mondo, affinché l'Europa sia più presente, abbia più iniziativa, faccia sentire la sua parola, parli con una voce sola». Ha sottolineato inoltre che «Il Trattato è stato ratificato da 18 paesi» e ha giudicato «scandaloso» il fatto che alcuni paesi, tra i quali la Gran Bretagna, non abbiano avuto «il coraggio di sottoporlo a ratifica». Ha ricordato che «Il peso dei 18 che hanno detto sì deve essere adeguatamente valutato: non possono, in questa fase di crisi, avere voce solo i due che hanno detto no». Il Capo dello Stato ha inoltre aggiunto di riporre speranze a che la Francia possa dare un contributo positivo per superare l' impasse ma, ha anche precisato, che va bene un Trattato più semplice anche «se, dopo avere lavorato per anni a questo Trattato, dopo che ci hanno lavorato i rappresentanti dei Parlamenti nazionali e non solo dei governi, questo Trattato viene buttato via, e si ripiega sulla soluzione meschina dell'infilare nei vecchi Trattati quello che si può del nuovo, si avrebbe (...) una clamorosa auto-sconfessione dell'Europa, delle classi dirigenti, dei governi dell'Europa, e la pagheremmo cara sul piano della credibilità dell'Unione». Sull'ipotesi dell'Europa a due velocità il Presidente Napolitano ha detto che «Questo potrà accadere, anzi sarà inevitabile, e perfino augurabile, che accada ancora in futuro»; nel suo intervento al Parlamento Europeo di Strasburgo del 22 maggio 2007, il Presidente del Consiglio Romano Prodi ha detto di non condividere «quanti continuano a opporre la necessità di produrre risultati alla necessità di rafforzare le istituzioni europee» e che «è venuto ora il momento di ascoltare chi quel Trattato del 2004 lo ha ratificato» tenendo fede al principio che «definisce l'etica stessa del nostro stare insieme» e che è «quello secondo il quale nello sviluppo della costruzione europea occorre fare uno sforzo per comprendere le ragioni degli altri (...) che in questo caso sono quelle di chi vuole un'unione sempre più stretta». Ha, inoltre, aggiunto che «Lo svolgimento dei negoziati sino a questo momento mi induce a ritenere che purtroppo noi dovremo rimettere mano al testo del 2004», ma «noi non potremo accettare uno stravolgimento del pacchetto istituzionale esistente. Il rafforzamento della politica estera e di sicurezza comune attraverso un Ministro degli esteri, una Presidenza stabile del Consiglio, l'estensione del voto a maggioranza qualificata, il superamento della struttura su tre pilastri e la personalità giuridica dell'Unione sono tutti aspetti per noi essenziali, che vanno salvaguardati». Il Presidente Prodi ha poi concluso dicendo che l'Italia darà il «massimo appoggio alla Presidenza tedesca e poi a quella portoghese perché il Consiglio europeo del 21 e 22 giugno e la Conferenza intergovernativa che seguirà, siano un successo in cui tutti i Paesi membri possano riconoscersi» ma «allo stesso tempo, l'Italia sa bene che un compromesso non è un fine in se stesso. E che se quindi un tale compromesso non dovesse convincerci, noi non lo sottoscriveremmo. Un'avanguardia di Paesi potrebbe a quel punto rivelarsi il modo migliore per proseguire il percorso verso un'unione più stretta, a condizione che sia sempre lasciata la porta aperta a chi volesse entrare a farne parte in un momento successivo» -: quali iniziative i Ministri interpellati intendano intraprendere per sostenere le posizioni del Presidente del Consiglio Romano Prodi in vista, in particolare, del Consiglio Europeo dei prossimi 21 e 22 giugno; se non ritengano opportuno, a fronte di un probabile compromesso che porterà all'adozione di un «mini Trattato», e in qualità di rappresentanti di uno dei Paesi fondatori, di far sì che il nostro Paese possa assumere l'iniziativa di promozione di un Euronucleo, magari nella forma di una confederazione, per una cooperazione più stretta tra i Paesi integrazionisti, lasciando agli altri Paesi la possibilità di entrarvi a farne parte, qualora lo vorranno, in una fase successiva; se non pensino, inoltre, che sia fondamentale il superamento dell'approccio «funzionalista» dell'integrazione europea basato sul postulato che l'Europa politica non dovrebbe essere costruita perchè sarebbero il mercato unico e l'economia a farla nascere come conseguenza del loro sviluppo; se non ritengano che sarebbe, invece, necessario orientarsi verso un'idea di un'Europa democratica e federalista, come soggetto politico unitario con una politica economica ed estera comune in grado di far fronte alle nuove sfide globali, quali quelle della concorrenza di Cina ed India, dell'energia, del cambiamento climatico, del divario nord-sud e dei conflitti in Medio Oriente. (2-00566)«Boato».

 
Cronologia
sabato 12 maggio
  • Politica, cultura e società
    Si svolge a Roma in piazza San Giovanni il Family Day, la giornata della mobilitazione cattolica per la famiglia. Contemporaneamente si svolge una manifestazione in piazza Navona denominata Coraggio Laico, che ricorda la maggioranza del NO al referendum sul divorzio del 12 maggio 1974.

sabato 9 giugno
  • Politica estera ed eventi internazionali
    Il presidente Presidente degli Stati Uniti George W. Bush si reca in visita ufficiale in Italia