Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
RISOLUZIONE IN COMMISSIONE 7/00203 presentata da MISURACA FILIPPO (FORZA ITALIA) in data 12/06/2007
Atto Camera Risoluzione in Commissione 7-00203 presentata da FILIPPO MISURACA martedì 12 giugno 2007 nella seduta n.168 La XIII Commissione, premesso che: la superficie mondiale delle piantagioni di pioppo ammonta complessivamente a 7 milioni di ettari, di cui 2,6 sono piantagioni specializzate per la produzione di legno, mentre gli altri sono rappresentati per lo più da fasce e impianti lineari, con funzione protettiva e ambientale; l'Italia rappresenta uno dei principali Paesi importatori di legno di pioppo in Europa; la produzione italiana e in particolare di pioppo, è da sempre caratterizzata da una elevata qualità, adatta sia alla sfogliatura per la produzione di pannelli compensati, sia per la produzione di segati destinati all'importante settore degli imballaggi di legno, pallets e in particolare cassette per ortofrutta, non riscontrabile in altri Paesi; la superficie pioppicola nel nostro Paese è attualmente di circa 118.000 ettari, di cui 83.000 in colture specializzate e inserite tra le attività agricole; nell'ultimo ventennio si è assistito ad una riduzione delle piantagioni pioppicole, di circa il 25 per cento e la produzione di legno di pioppo è passata da circa 2 milioni di metri cubi per anno a poco più di un milione e mezzo; il legno di pioppo proveniente dalle piantagioni, rappresenta il 50 per cento del legname da lavoro prodotto in Italia e l'industria compensatiera nazionale, assorbe e valorizza il maggior quantitativo di legname di pioppo immesso sul mercato; attualmente la coltivazione della pioppicoltura, attraversa una profonda crisi, testimoniata dalla riduzione delle superfici coltivate che nel nostro Paese sono passate da 150.000 ettari a partire dagli anni '70, agli attuali 83.000 ettari di colture specializzate; soltanto nella pianura Padana, dove si concentra la larga parte degli impianti specializzati nella coltivazione di pioppo, le superfici coltivate sono passate dai circa 65.000 ettari agli inizi degli anni '80, agli attuali 35.000; in particolare, la carenza di offerta interna di legno di pioppo, derivante dai residui di abbattimenti e dagli scarti di altre trasformazioni industriali, ha indotto l'industria dei pannelli a rivolgersi a fonti di approvvigionamento alternative, con ripercussioni negative sul mercato e sui prezzi del legname come si è verificato proprio nel corso di questi ultimi anni; nonostante l'importante contributo positivo alla bilancia commerciale del nostro Paese, l'industria di trasformazione del legno di pioppo di alta qualità, sta attraversando una crisi strutturale che è conseguente alle difficoltà della pioppicoltura italiana; conseguentemente risulta necessario, che ampie superficie agricole, finora destinate a piantagioni di bietola, tabacco e cereali, attualmente in fase di riconversione, potrebbero essere vantaggiosamente e facilmente destinate alla pioppicoltura, con evidenti possibilità di una vantaggiosa ripresa per l'intera filiera interessata; inoltre, raddoppiare l'attuale superficie pioppicola, riportandola ai livelli del 1980, costituirebbe una valida soluzione ai fini dei benefici ambientali, in quanto oltre alla produzione di tronchi di qualità (utilizzati per soddisfare le esigenze dell'industria dei compensati e dei segati per l'industria degli imballaggi di legno), è da considerare la possibilità di recupero, del 30-35 per cento, di assortimenti legnosi meno pregiati (ceppaie e ramaglie), da destinare alla produzione di energie rinnovabili; tali aspetti più strettamente ambientali, vanno considerati anche nella realistica possibilità, di attuare una pioppicoltura ecologicamente disciplinata, attraverso la certificazione forestale della pioppicoltura; peraltro la classica pioppicoltura, non ha mai determinato problematiche relative all'impatto ambientale, anzi ha favorito il mantenimento di buoni livelli di biodiversità rispetto alle altre colture agrarie; non meno importante risulta il contributo in termini di assorbimento della CO2 (quasi 1 milione di tonnellate all'anno per superfici di 50-60 mila ettari), da parte delle piantagioni di pioppo che possono certamente contribuire al conseguimento degli obiettivi previsti dal Protocollo di Kyoto; in considerazione delle osservazioni suesposte, al fine di favorire dal punto di vista sia produttivo che occupazionale, la filiera legno-mobile è necessario incrementare la superficie pioppicola di qualità; gli interventi urgenti da attuare, dal punto di vista sia economico-finanziario che più specificatamente agricolo, per sostenere l'attività della pioppicoltura devono essere volti a: a) sostenere i costi di impianto (euro/ettaro 3.500) in ragione del 90 per cento per i terreni precedentemente destinati alla pioppicoltura; 100 per cento per le superfici agricole, attualmente in fase di riconversione come quelle a cerali, bietola e tabacco; b) favorire la cure colturali annuali, stimate in 1.300 euro/ettaro all'anno, volte all'ottenimento di produzioni legnose di qualità, nel rispetto dei disciplinari di produzione sostenibile, previsti dagli schemi di certificazione (PEFC, FSC), in ragione del 50 per cento delle spese ammissibili; c) sostenere la qualità delle coltivazioni di pioppo, con organismi operanti sul territorio e in grado di certificare la buona gestione forestale, allo scopo di perseguire la migliore qualità finale delle piante da pioppo; d) incentivare il recupero degli assortimenti legnosi attualmente non utilizzati quali: ceppaie e ramaglie, in quanto il costo per il recupero quantificabile in circa 1.000 euro per ettaro, risulta superiore al valore di realizzo; tale materiale potrebbe essere adeguatamente reintegrato, per scopi energetici, alla stessa stregua della biomassa ottenuta da impianti dedicati (SRF); il sostegno dovrebbe essere addizionato al contributo iniziale per l'impianto, per un valore corrispondente al 50 per cento del costo di recupero; e) sostenere le imprese disposte ad attrezzarsi per il recupero degli assortimenti legnosi meno pregiati, attualmente lasciati sul terreno con rischi di carattere fitosanitario; il sostegno dovrebbe essere pari al 50 per cento del costo di ammortamento delle attrezzature necessarie; è auspicabile, al fine di evitare il ripetersi di penalizzazioni e sperequazioni avvenute in passato, rispetto all'altra arboricoltura da legno e alle colture agrarie che hanno beneficiato annualmente di contributi finanziari da parte delle istituzioni comunitarie, utilizzare parte delle risorse disponibili per ottemperare al Protocollo di Kyoto; dalle considerazioni suesposte risulta indispensabile, sostenere la pioppicoltura che rappresenta sicuramente uno strumento efficace e vantaggioso, al fine di utilizzare al meglio i crediti di carbonio, favorendo in tal modo la riforestazione produttiva, anche nel rispetto della tradizione del nostro paesaggio agrario; impegna il Governo a valutare l'opportunità di prevedere una serie di interventi a sostegno della pioppicoltura, con particolare riferimento alle indicazioni esposte in premessa; a collaborare con le associazioni pioppicole al fine di perseguire le seguenti finalità: a) definire opportune iniziative volte all'espansione delle superfici agricole destinate alla pioppicoltura tradizionale; b) favorire il processo di filiera basato sui principi dell'ecocertificazione forestale secondo le norme UNI EN ISO 14001 e secondo criteri specifici dei sistemi di certificazione forestale, promuovendo nuovi sbocchi per l'uso e la commercializzazione dei prodotti pioppicoli, come dimostrano alcune positive esperienze regionali; c) valutare sotto il profilo sia tecnologico, che commerciale, le produzioni sia quelle già ottenute, sia quelle potenzialmente ottenibili; d) promuovere una serie di iniziative con le associazioni pioppicole, attraverso un tavolo di filiera, volte ad effettuare una attività di controllo per la produzione pioppicola di qualità, derivante dalle nuove piantagioni messe a coltura, affinché sia acquisita dall'industria di trasformazione per soddisfare il proprio fabbisogno di materia prima, ad un prezzo equo di mercato. (7-00203)«Misuraca, Carlucci».