Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
RISOLUZIONE IN COMMISSIONE CONCLUSIVA DI DIBATTITO 8/00061 presentata da CECCUZZI FRANCO (L' ULIVO) in data 13/06/2007
Atto Camera Risoluzione in Commissione 8-00061 presentata da FRANCO CECCUZZI mercoledì 13 giugno 2007 pubblicata nel bollettino n.191 La VI Commissione, premesso che: l'articolo 53 della Costituzione italiana cita testualmente «tutti i cittadini sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità» e «il sistema tributario è informato a criteri di progressività»; il decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 247, e successive modificazioni, istituisce, all'articolo 62, gli studi di settore; la legge 8 maggio 1998, n. 146, reca disposizioni in materia di accertamento di riscossione, di contrasto all'evasione fiscale e di funzionamento dell'amministrazione finanziaria; il decreto-legge n. 223 del 2006 ha innovato la disciplina delle modalità di accertamento dei redditi basata sugli studi di settore; la legge 27 dicembre 2006, n. 296, con il comma 13 dell'articolo 1, introduce, ogni tre anni, la revisione degli studi di settore e con il comma 14 introduce, in senso sperimentale, gli indicatori di normalità economica; il 14 dicembre 2006 è stato sottoscritto il protocollo d'intesa sugli studi di settore tra le associazioni di categoria, il Ministero dell'Economia e delle Finanze ed il Ministero dello Sviluppo Economico; il dottor Mario Draghi, Governatore della Banca d'Italia, ha dichiarato nelle Considerazioni finali rese all'Assemblea ordinaria dei Partecipanti il 31 maggio 2007, che «alla fine del 2006 il debito pubblico aveva raggiunto circa 1.575 miliardi, quasi ventisettemila euro per ogni cittadino. La sua incidenza sul prodotto è salita per 30 anni dal 32 per cento del 1964 al 121 per cento del 1994; è scesa di 18 punti dal 1994 al 2004; da allora è tornata ad aumentare. Un debito elevato - ha continuato - vincola le politiche pubbliche, richiede imposte più alte, riduce le risorse per gli investimenti per la spesa sociale. Il recente miglioramento dei conti pubblici - ha poi sottolinato Mario Draghi - è dovuto al forte aumento delle entrate». Secondo la relazione del Governatore della Banca D'Italia «le stime del Governo indicano per quest'anno un ulteriore aumento della pressione fiscale. A causa del peso dell'evasione che resta forte nonostante qualche primo segno del recupero di gettito, la differenza fra l'Italia ed il resto d'Europa è maggiore se si guarda al prelievo su contribuenti fiscalmente onesti»; anche sulla base di queste autorevoli considerazioni sussiste un largo e sentito apprezzamento circa l'andamento delle entrate tributarie e circa l'operato del Governo, per le misure efficaci messe in campo per contrastare l'elusione e l'evasione fiscale: un lavoro efficace e incisivo, come dimostrato dal bonus di 10 miliardi di euro emerso, nei mesi scorsi, dalla Trimestrale di Cassa; è ancora presente in Italia un notevole comparto di economia sommersa, che secondo le ultime statistiche ufficiali di contabilità nazionale, relative all'anno 2003, si attestano in un ordine di grandezza compreso fra il 14,8 ed il 16,7 per cento del prodotto interno lordo. Dati allarmanti, che indicano che esistono oltre 200 miliardi di euro di valore aggiunto su cui non si pagano imposte in relazione a questa cifra - come dichiarato dal Viceministro Vincenzo Visco nell'audizione resa alla Commissione Finanze e Tesoro del Senato in congiunta con la Commissione VI Finanze della Camera dei Deputati il 12 ottobre 2006 - 100 miliardi derivano dall'utilizzo di lavoro non regolare, e più di 93 miliardi da sottodichiarazione di fatturato ottenuto con occupazione regolare. Nell'ultimo anno considerato si osserva una preoccupante inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti con una crescita complessiva del sommerso stimabile fino a 0,5 punti percentuali del PIL, nonostante la notevole riduzione di lavoro irregolare dovuto alla sanatoria di quasi 700 mila immigrati clandestini; il contrasto all'evasione comporta la messa in atto di una strategia generale dei controlli: l'obiettivo è il recupero di correttezza fiscale, nella consapevolezza che l'importanza dell'azione di accertamento non consiste tanto nelle maggiori entrate direttamente prodotte, quanto nei suoi effetti sull'adempimento spontaneo; le cifre recuperate dall'evasione fiscale devono essere impiegate prima di tutto nella direzione di una riduzione della pressione fiscale, per la redistribuzione del reddito soprattutto verso le fasce più deboli della popolazione e per interventi strutturali a sostegno del rilancio della competitività del paese; il protocollo d'intesa sopra richiamato, è stato firmato dal Viceministro dell'Economia e delle Finanze, On. Vincenzo Visco, dal Ministro dello Sviluppo Economico, On. Pierluigi Bersani, dal Sottosegretario per l'Economia e le Finanze, Mario Lettieri, dall'amministratore delegato di Casartigiani, dal Presidente della CNA, Ivan Malavasi, dal Presidente di Confartigianato, Natalino Giorgio Guerrini, dal Presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli e dal Presidente di Confesercenti, Marco Venturi; tale protocollo d'intesa, facendo riferimento al primo accordo sottoscritto il 26 settembre 2006, considera che il percorso fino ad ora compiuto consente di affermare la piena validità degli studi di settore, quale strumento di valutazione dell'efficienza economica della gestione aziendale e di garanzia di equità, certezza e trasparenza nel rapporto tra fisco e contribuente, sia pure con gli opportuni interventi suggeriti dall'esperienza nel frattempo maturata; lo stesso protocollo riconosce l'assoluta opportunità di confermare la metodologia seguita che vede la partecipazione degli esperti delle Organizzazioni di categoria, nelle diverse fasi di costruzione ed evoluzione degli studi, come momento di confronto imprescindibile per la manifestazione di un parere sulle capacità dei singoli studi di rappresentare la realtà a cui si riferiscono; il medesimo protocollo riconosce inoltre l'assoluta opportunità di riequilibrare il prelievo fiscale, attraverso una progressiva riduzione dello stesso in misura proporzionale alla emersione di base imponibile, in modo da migliorare l'equità del sistema; il protocollo ritiene prioritaria l'esigenza di migliorare la capacità d'intervento selettivo degli Studi di settore e, quindi, riconferma la volontà di non modificarne la natura, trasformandoli in strumento automatico con azione indiscriminata; conferma la necessità di proseguire nell'attuazione dei processo - iniziato a seguito della sottoscrizione del protocollo firmato nel 1996 - per portare il sistema fiscale italiano a diventare una componente sempre più funzionale allo sviluppo del sistema produttivo, distributivo e dei servizi, agevolando i processi di riorganizzazione e ristrutturazione delle imprese; prevede l'applicazione e la valorizzazione di specifici indici di coerenza nell'ambito della metodologia di elaborazione e revisione degli Studi, con la partecipazione degli esperti delle categorie interessate, al fine di consentire loro di esprimere un proprio parere tramite l'apposita Commissione; il protocollo prevede, soprattutto, criteri di affinamento degli indici di territorialità e rivisitazione del sistema di operatività degli Osservatori, per rendere i risultati degli Studi di settore ancora più aderenti alla realtà mediante una nuova articolazione territoriale degli Osservatori e l'attribuzione di nuove funzioni; ciò nonostante, i rappresentanti delle associazioni di categoria hanno ripetutamente evidenziato, nelle ultime settimane, l'impatto che i nuovi studi stanno avendo sui contribuenti: elevato numero dei soggetti che fino all'anno scorso erano congrui e che quest'anno si ritrovano non congrui; valori di adeguamento richiesti molto elevati, con forti impatti sulle somme da pagare; inadeguatezza dei nuovi indicatori di normalità economica, perché non tengono conto della suddivisione in cluster (categorie omogenee) delle categorie per le quali sono stati approvati gli studi di settore (mentre gli studi sono poco più di 200 i cluster sono oltre 2.000); scarsità di tempo per applicare correttamente i nuovi studi; diffusa opinione nei contribuenti contattati di non volersi adeguare ai nuovi livelli di congruità richiesti; casi di imprenditori (quelli più deboli in situazioni di «marginalità») che hanno preannunciato o addirittura già attivato pratiche per la cessazione dell'attività; tali proteste hanno per oggetto la decisione di applicare dall'esercizio 2006 gli indici di normalità economica introdotti negli studi di settore 2007, senza previa concertazione con le categorie economiche interessate; a ciò si aggiunge che molte altre norme contenute nel decreto Bersani-Visco e nel decreto-legge n. 262 del 2006, collegato alla Finanziaria, si applicano già dall'esercizio 2006; ciò viene percepito come una vessazione, tanto più da parte delle imprese che sono leali con il fisco, atteso che, oltre a ritrovarsi con un incremento della tassazione, debbono fare i conti con un notevole aumento degli adempimenti, i cui costi si scaricano sugli stessi contribuenti ed incidono in modo particolarmente gravoso sui piccoli imprenditori; l'applicazione delle norme fiscali comporta inoltre per le imprese qualche incertezza sui propri programmi di investimento; il rapporto ISTAT 2006 conferma il rilevante contributo al PIL del Paese portato dalle Pmi, tanto che è dovuto ad esse il 70 per cento del monte salari erogato in Italia; il commercio al dettaglio subisce un ulteriore colpo dall'andamento delle vendite del primo trimestre del 2007: mentre la grande distribuzione cresce del 4,2 per cento, le piccole imprese fanno un passo indietro con 1,9; gli studi di settore restano uno strumento per orientare e guidare l'accertamento con la necessità che l'amministrazione finanziaria valuti le situazioni concrete; le associazioni firmatarie del protocollo d'intesa hanno annunciato, per le prossime settimane, una mobilitazione dei propri associati per rendere più visibile e forte tale protesta, impegna il Governo: a procedere con il concorso delle associazioni firmatarie, nell'attuazione del protocollo d'intesa, firmato il 14 dicembre 2006, al fine di risolvere i numerosi problemi applicativi sopra descritti, ed in particolar modo per quanto riguarda l'introduzione dei nuovi indicatori economici e l'impatto che essi hanno sul livello di congruità dei ricavi ed al pieno rispetto dello Statuto dei diritti del contribuente; ad interpretare con flessibilità la disposizione recata dal comma 14 dell'articolo 1, della legge n. 296 del 2006, laddove l'introduzione degli indicatori di normalità economica è stata approvata, nella prospettiva di elaborazione e revisione degli studi di settore, e quindi come una elaborazione volta alla revisione degli studi di settore che si andranno ad introdurre con l'ausilio irrinunciabile delle associazioni di categoria interessate; a far emanare direttive per una visibile e forte azione di informazione e formazione volta a migliorare il contraddittorio tra i contribuenti e gli uffici territoriali dell'Agenzia delle Entrate in materia di studi di settore, nella prospettiva di introdurre una cultura della consulenza e della collaborazione tra l'amministrazione finanziaria ed i contribuenti; a emanare, al più presto, norme che assegnino un effettivo potere agli osservatori istituiti con provvedimento del Direttore generale delle entrate del 15 aprile 1999, per arricchire la reale conoscenza delle dinamiche micro-economiche settoriali e territoriali e delle varie realtà di ciascuna provincia e regione. (8-00061) «Ceccuzzi, Del Mese, Fincato, Fluvi, Fogliardi, Tolotti, Nannicini, Leddi Maiola, Strizzolo».