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Documenti ed Atti

XV Legislatura della repubblica italiana

MOZIONE 1/00184 presentata da GIBELLI ANDREA (LEGA NORD PADANIA) in data 14/06/2007

Atto Camera Mozione 1-00184 presentata da ANDREA GIBELLI giovedì 14 giugno 2007 nella seduta n.170 La Camera, premesso che: contrariamente a quanto comunemente si pensa, è stato di gran lunga il Novecento il secolo del più grande macello di cristiani. Nel periodo che va dalla rivoluzione francese a oggi, ma in particolare nel XX secolo, sono state scatenate persecuzioni mai viste in 2000 anni per ferocia, vastità, durata e quantità di vittime. Ben 45.500.000 sono stati i martiri cristiani di questo secolo. Il fenomeno è stato ben illustrato in un articolo del professor Ernesto Galli della Loggia in un editoriale apparso sul Corriere della Sera del 14 maggio 2000; scrive Olga Matera su Limes : «Il cristianesimo è la religione oggi più perseguitata del mondo. Conta migliaia di vittime; i suoi fedeli subiscono torture e umiliazioni di ogni tipo. Ma l'opinione pubblica occidentale, proprio quella di cultura cristiana, non concede a questo dramma alcuna attenzione»; per quasi mille anni - aggiunge Bernard Lewis - dal primo sbarco moresco in Spagna al secondo assedio turco di Vienna, l'Europa è stata sotto la costante minaccia dell'Islam. E ancora Samuel Huntington - l'Islam è l'unica civiltà ad aver messo in serio pericolo, e per ben due volte, la sopravvivenza dell'Occidente -; l'Islam ha un netto senso di superiorità rispetto alle altre religioni monoteiste. Per i musulmani i due libri sacri dell'Ebraismo e del Cristianesimo rappresentano i «precedenti» del Corano, rivelati in epoche diverse a popoli diversamente destinati. Il problema è che, mentre il Corano è la stessa parola di Dio, Torah e Bibbia rappresentano testi successivamente corrotti. In quanto ultima rivelata, la religione musulmana rappresenta oggi l'unica verità incorrotta; la concezione islamica di verità infallibile del Corano rappresenta un ostacolo insormontabile al dialogo con le altre culture se, come è noto, religione, diritto, cultura sono un tutt'uno indistinto nell'Islam; l'Islam si presenta fin dalle origini come un progetto globale che include tutti gli aspetti della vita. Include un modo di vivere, di comportarsi, di concepire il matrimonio, la famiglia, l'educazione dei figli, perfino l'alimentazione. In questo sistema di vita é compreso anche l'aspetto politico: come organizzare lo Stato, come agire con gli altri popoli, come rapportarsi in questioni di guerra e di pace, come relazionarsi agli stranieri; tutti questi aspetti sono stati codificati a partire dal Corano e dalla sunna e sono rimasti «congelati» nei secoli; se la legge religiosa determina la legge civile e gestisce la vita privata e sociale di chiunque vive in un contesto musulmano, e se questa prospettiva è destinata a rimanere immutata come è accaduto finora, la convivenza con chi non appartiene alla comunità islamica non può che risultare difficile; in un Paese islamico il non musulmano dovrà, infatti, sottomettersi al sistema musulmano, o vivere in una situazione di sostanziale intolleranza ed umiliazione; oggi, la situazione relativa alla libertà religiosa nell'Islam varia nei diversi Paesi, ed è direttamente correlata all'integrazione dei precetti shariatici nel corpo giuridico di uno Stato a maggioranza islamica; molti non sanno che nella stragrande maggioranza di questi Stati la Sharia, nella sua accezione più radicale, è assurta al rango di legge costituzionale questo vale in Arabia Saudita, Pakistan, Iran ma anche in Egitto, in Giordania; si basa sulla Sharia il sistema giudiziario della Tunisia, del Marocco, in parte quello dell'Algeria; laddove regna la Sharia, la vita per i cristiani non è sicuramente semplice: si va dal divieto di mostrare simboli religiosi sugli edifici o sul corpo (ad esempio, la croce al collo) agli ostacoli frapposti alla professione e alla diffusione della propria fede, alla costruzione e ristrutturazione di luoghi di culto, fino al divieto di celebrare la messa persino in privato o di introdurre nel Paese testi religiosi non musulmani; l'Arabia saudita rappresenta il caso più estremo: il paese vieta ogni culto che non sia musulmano. Tra i sei milioni di lavoratori stranieri in territorio saudita, almeno 600 mila sono cristiani e non possono celebrare il culto nemmeno in forma privata; la partecipazione a riunioni clandestine di preghiera, come pure il possesso di materiale non islamico (bibbie, rosari, croci, immagini sacre) comportano l'arresto e l'espulsione, o addirittura la pena capitale; in Sudan la repressione è sancita e condotta a livello istituzionale, con il Governo che chiama Jihad il conflitto etnico-culturale che imperversa nel sud e favorisce le conversioni forzate all'Islam nei campi profughi; caso emblematico anche quello del Pakistan, dove la legge punisce ancora la blasfemia: è prevista la condanna a morte per chiunque sia accusato di offendere Maometto e l'ergastolo per chi offende il Corano; in linea più generale, i cristiani nei paesi musulmani sono soggetti a numerose discriminazioni. Nel mondo del lavoro per esempio. Alcuni settori, come la ginecologia, sono vietati ai cristiani. Una volta i ginecologi erano quasi solo dottori cristiani. Ora, siccome i cristiani - con mani «impure» - non possono toccare le donne, la quasi totale maggioranza di essi è musulmana. Nel settore militare un cristiano può arrivare solo a un certo grado. Se sale troppo, anche se ha 40 anni, si preferisce mandarlo in pensione piuttosto che promuoverlo; i libri di testo per gli scolari dell'Arabia Saudita contengono molte affermazioni di disprezzo verso cristianesimo e giudaismo. Un rapporto del Saudi Institute pubblicato recentemente, afferma che questa tendenza è presente anche nei libri di testo per le elementari; particolarmente preso in esame è un libro edito dal ministero dell'educazione di Riyadh, che fa parte degli strumenti per il nuovo curriculum di studi; una lezione del libro - rivolto ai bambini di 6 anni - afferma: «Tutte le religioni sono false, eccetto l'Islam». E una nota per i maestri raccomanda di «essere sicuri nella spiegazione di questo punto», impegna il Governo: ad istituire presso la Presidenza del Consiglio dei ministri un «Osservatorio sulla condizione dei cristiani nel mondo», che avrà tra le altre funzioni di indirizzo al Governo in merito alla definizione delle quote di ingresso per lavoro da parte di extracomunitari provenienti da Paesi che non garantiscono il rispetto dei diritti delle minoranze cristiane e/o non hanno sottoscritto la Convenzione dei Diritti dell'Uomo; a mettere a punto, con l'aiuto dell'Osservatorio, una specifica lista di «Stati persecutori», che, superando il concetto di minaccia esclusivamente terroristica da parte degli Stati islamici, comprenda tutti quei Paesi che incorporano nei loro sistemi giuridici le norme della legge della Sharia, basate sull'ineguaglianza degli esseri umani, e sulla commistione dei piani civile, politico e religioso; a riconsiderare le relazioni diplomatiche, in particolare quelle relative alla cooperazione allo sviluppo che implicano l'erogazione di fondi da parte del nostro bilancio statale, con gli «Stati persecutori» e a portare a livello europeo la questione relativa all'opportunità di mantenere con tali Paesi normali relazioni commerciali; a limitare le nostre relazioni diplomatiche a quei soli Paesi che garantiscono condizioni di reciprocità e libertà sul piano dei diritti civili, religiosi e sociali. (1-00184)«Gibelli, Maroni, Bricolo».

 
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