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Documenti ed Atti

XV Legislatura della repubblica italiana

MOZIONE 1/00212 presentata da MARONI ROBERTO (LEGA NORD PADANIA) in data 25/07/2007

Atto Camera Mozione 1-00212 presentata da ROBERTO MARONI mercoledì 25 luglio 2007 nella seduta n.194 La Camera, premesso che: l'operazione «Hamman», condotta dalle forze di Polizia e dalla Digos di Perugia, ha portato all'arresto dell'Imam della moschea di Ponte Felcino e di due dei suoi assistenti, accusati di essere membri di una cellula jihadista finalizzata ad azioni terroristiche nel nostro Paese; le intercettazioni ambientali e telefoniche condotte dalle Forze dell'ordine, impegnate nella operazione «Hamman», hanno permesso il ritrovamento di sostanze chimiche pronte per essere utilizzate per attentati terroristici contro obiettivi strategici in Italia; da quanto si apprende dalle notizie riportate dagli organi di stampa l'attività terroristica del gruppo jihadista era radicata all'interno della moschea umbra. La moschea, difatti oltre ad offrire una base logistica, era utilizzata, anche nelle normali attività dedicate all'esercizio del culto, per aggregare soldati per la lotta armata e formare secondo indottrinamento paramilitare le nuove generazioni di terroristi; nel nostro Paese, le indagini sul terrorismo internazionale hanno portato a numerosi arresti e hanno dimostrato, senza ombra di dubbio, la presenza in Italia di cellule eversive del terrorismo islamico legate al movimento di Al Qaeda; è noto che la moschea, oltre ad essere sede di attività religiosa, diventa anche centro della vita sociale e politica della comunità musulmana. Lo stesso sostituto procuratore Dambruoso e il Pm Massimo Maroni, che sono impegnati nelle indagini sul terrorismo di matrice islamica, hanno più volte dichiarato: «che le moschee sono dei punti critici che fungono in alcuni casi da catalizzatori divenendo punto di aggregazione dei terroristi»; mentre oramai è palese che anche in Italia all'interno delle comunità islamiche si annidi la presenza di gruppi eversivi, (basti pensare, tornando indietro nel tempo, alle vicende giudiziarie che hanno investito il centro islamico di viale Jenner a Milano, la moschea di Cremona e ai più recenti casi delle moschee di Torino di via Saluzzo e via Cottolengo), allo stesso tempo non è invece facilmente riscontrabile - ad avviso dei firmatari del presente atto - una collaborazione con le Forze dell'ordine e la magistratura da parte di quei musulmani che si dichiarano moderati e che continuano a chiedere diritti dimostrando la volontà di volersi integrare nella nostra società. Questo silenzio, dettato dalla paura o da una tacita condivisione di intenti, ad avviso dei firmatari del presente atto aiuta il terrorismo a crescere e a diventare sempre più forte; una politica buonista, superficiale e poco attenta alle vicende internazionali ha permesso il radicamento del fondamentalismo islamico anche nel nostro Paese; tra le voci più autorevoli che si sono levate a denunciare i reali rischi dell'islamizzazione strisciante dell'Europa c'è quella del cardinale Giacomo Biffi, il quale ha dichiarato: «Non esiste il diritto d'invasione. Nulla vieta allo Stato italiano di gestire l'immigrazione in modo, che sia salvaguardata la sua identità nazionale. Lo Stato dà tuttora l'impressione di smarrimento e pare non abbia ancora recuperata la capacità di gestire razionalmente la situazione. I criteri per ammettere gli immigrati non possono essere solamente economici e previdenziali. Occorre che ci si preoccupi seriamente di salvare l'identità propria della nazione. L'Italia non è una landa deserta o semidisabitata, senza storia, senza una inconfondibile fisionomia culturale e spirituale, da popolare indiscriminatamente (...). Uno Stato davvero laico, che volesse risparmiare al popolo italiano tante sofferenze, avrebbe convenienza a gestire l'immigrazione in modo da privilegiare i cattolici»; da tempo denunciamo l'errore di chi, in Italia e in Europa, di fronte a un solo Islam coranico, pretende di poter operare una separazione netta tra moderati e integralisti; un'assurdità, un falso pudore frutto di una mentalità che non vuol vedere le cose come stanno nella realtà e che tenta di applicare le categorie di pensiero dell'Occidente ad una cultura quale quella Mediorientale, diametralmente opposta alla nostra; una cultura che non conosce estinzione tra fede e Stato; la storia ci insegna come sia stata proprio l'intrinseca natura dell'Islam ad impedirne, nel corso dei secoli, il radicamento in Europa. La separazione tra sfera laica e religiosa, la democrazia e i diritti umani sono prìncipi, ad oggi ancora, incompatibili con la visione islamica del mondo. Per questo è un errore applicare categorie di pensiero occidentali alla cultura mediorientale; per questo è un errore tenere un atteggiamento di apertura nei confronti dell'Islam cosiddetto moderato, che, ad avviso dei firmatari del presente atto, altro non è se non l'altra faccia dell'Islam integralista. Non esiste una vera divisione tra Islam moderato e integralista. Questo aspetto, spesso trascurato in nome di una tolleranza superficiale, si presenta in tutta la sua drammaticità quando si scopre, ad esempio, che i terroristi che hanno colpito Londra nel luglio del 2005 sono britannici, figli di immigrati moderati, apparentemente integrati, di lingua inglese, che hanno vissuto evidentemente la contraddizione di nascere e vivere in uno stato culturalmente e storicamente diverso dal loro, anche in relazione al credo religioso; da un lato, infatti, ci sono le regole e le istituzioni dell'Occidente, dall'altro quelle della loro fede. L'Occidente o la fede islamica? Questo è il dilemma dovuto ad una situazione di oggettiva incompatibilità che porta agli esiti drammatici tristemente noti. Ne sono prova le dichiarazioni degli Imam italiani definiti moderati, che tentano di «incastrare» in qualche modo questi due sistemi culturali - quello dello Stato e quello della fede islamica - attraverso un'improbabile e pericolosa gerarchia. Affermando che prima vengono le regole della comunità, poi quelle definite dallo Stato. Ma cosa accade quando tra le due sorge un'incompatibilità, ad esempio nella vita quotidiana o nel comportamento personale? Attenzione, la domanda non è «cosa accade se», ma «cosa accade quando», infatti le occasioni di incompatibilità sono numerose e sotto gli occhi di tutti. Matrimoni islamici, burqa, macellazione rituale, condizione della donna, scuole coraniche che per ragioni di fede mettono in discussione le elementari teorie scientifiche su cui si basano le nostre tecnologie, il nostro benessere e soprattutto il nostro stile di vita; molti immigrati, superata la fase di adattamento e di risposta alle prime necessità di sopravvivenza, si trovano a dover scegliere a quale modello culturale fare riferimento. Questa doppia identità sfocia per molti di loro nell'odio ideologico e nel tentativo anche violento di affermare la superiorità delle proprie dimensioni culturali e di fede rispetto a un mondo che in termini storici non sentono proprio; la strada da seguire è quella della presa di coscienza che in Occidente c'è una «cultura di riferimento» che non può accettare continue deroghe. In sostanza se si viene in Europa si viene alle nostre regole e non per portarne altre. L'alternativa è non venire in Europa. In definitiva, l'odio ideologico contro di noi si può fermare solo con la consapevolezza che c'è un limite alla capacità dell'Occidente di assorbire culture senza snaturare la propria, abbandonando quindi l'idea (che i firmatari del presente atto giudicano impossibile) di modernizzare l'Islam, per evitare di islamizzare l'Europa; l'attività politica perseguita dai governi italiani che si sono succeduti, dall'11 settembre 2001 ad oggi, è stata tesa da un parte a salvaguardare, giustamente, il diritto alla libertà religiosa e dall'altra a contrastare l'attività criminosa che trovava origine nel fondamentalismo e nel fanatismo islamico; partendo dal presupposto della correttezza logica di un tale approccio, è necessario condannare gli errori che sono stati commessi nel tentativo di arginare le frange fondamentaliste, istituzionalizzando le associazioni ritenute moderate; in questa ottica presso il Ministero dell'interno con decreto è stata istituita la Consulta per l'Islam italiano; secondo i firmatari del presente atto è inaccettabile, ad esempio, che tra i membri della Consulta per l'Islam italiano, che tanta influenza dovrebbe avere sulle comunità musulmane presenti nel nostro Paese nella ricerca della mediazione e del dialogo, vi siano anche rappresentanti dell'Ucoii, (riferimento italiano del movimento integralista dei fratelli musulmani che controlla la gran parte dei luoghi di culto); la legittimazione istituzionale dell'Ucoii e del suo presidente Nour Dachan costituisce fatto grave; è inaudito che lo Sato scelga come suo interlocutore un'organizzazione, (Ucoii), che già nel 2003 giustificò la strage di Nassiriya, che vede, a quanto consta ai firmatari del presente atto, il suo presidente Dachan e l'intero vertice dell'Ucoii al centro di un'indagine anti terrorismo della Procura di Roma. Un'organizzazione che, a parere dei firmatari del presente atto, legittima pubblicamente il terrorismo suicida palestinese e di Al Qaeda in Iraq; che nega il ritto all'esistenza di Israele; che diffonde un interpretazione ideologica dell'islam profondamente anti cristiana, anti ebraica, anti occidentale; che è ideologicamente e operativamente affiliata ai fratelli musulmani che, come attesta il movimento palestinese Hamas, considerano lecito il ricorso al terrorismo per conseguire il traguardo condiviso dello Stato islamico; affinché l'Ucoii possa essere considerata un interlocutore credibile dovrebbe condannare in modo esplicito tutti gli atti di terrorismo a partire dagli attacchi kamikaze in Israele e in Iraq; uno Stato non può cedere alla paura del ricatto scegliendo la via della conciliazione cercando quindi con logiche premiali di istituzionalizzare organizzazioni come l'Ucoii soltanto nel tentativo estremo di cercare in questo modo di controllarne l'attività; impegna il Governo: a varare una moratoria di cinque anni all'immigrazione in Italia di stranieri provenienti dai Paesi islamici e a programmare i flussi annuali di ingresso in modo da privilegiare i cittadini provenienti da Paesi culturalmente affini all'Italia; a provvedere all'immediata espulsione degli imam che anche solo nell'esercizio del culto, attraverso una predicazione violenta, la diffusione di una cultura dell'odio nei confronti dell'Occidente e l'apologia di terrorismo, contribuiscono a diffondere la strategia del terrore; ad adottare iniziative normative affinché si proceda ad una mappatura delle moschee presenti in Italia e ad una schedatura in appositi registri di tutti gli imam presenti nel nostro Paese; a predisporre controlli approfonditi in tutte le moschee e centri islamici presenti sul territorio italiano, chiudendo immediatamente quelli al cui interno si riscontrano presenze eversive; ad escludere dalla Consulta islamica e a monitorare l'attività di tutte quelle associazioni di rappresentanza dell'Islam italiano (tra tutte l'Ucoii) che pongano in essere comportamenti contrari ai principi dell'ordinamento giuridico italiano e promuovano una cultura dell'odio nei confronti dell'Occidente. (1-00212) «Maroni, Gibelli, Bricolo, Cota, Dozzo, Alessandri, Allasia, Bodega, Brigandì, Caparini, Dussin, Fava, Filippi, Fugatti, Garavaglia, Giancarlo Giorgetti, Goisis, Grimoldi, Lussana, Montani, Pini, Stucchi».

 
Cronologia
lunedì 23 luglio
  • Politica estera ed eventi internazionali
    I rappresentanti degli Stati membri si incontrano a Bruxelles per l'apertura ufficiale di una Conferenza intergovernativa (CIG) su un progetto di trattato di riforma che modifica i trattati UE.

mercoledì 25 luglio
  • Parlamento e istituzioni
    La Camera delibera l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali.

martedì 31 luglio
  • Parlamento e istituzioni
    La Camera approva la proposta di legge Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del segreto (C. 445-B), che sarà approvata definitivamente dal Senato il 1° agosto (legge 3 agosto 2007, n. 124).