Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA 6/00041 presentata da POLLEDRI MASSIMO (LEGA NORD PADANIA) in data 26/07/2007
Atto Senato Risoluzione in Assemblea 6-00041 presentata da MASSIMO POLLEDRI giovedì 26 luglio 2007 nella seduta n.204 Il Senato, esaminato il Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2008-2011; premesso che: nonostante le forti polemiche provenienti dalla maggioranza del Centro-sinistra sulla gestione finanziaria adottata dal Governo Berlusconi durante la scorsa legislatura, le risultanze dei conti pubblici sia per l'anno 2006 ed in parte per l'anno 2007 hanno smentito le accuse della Commissione Faini, che aveva evidenziato un indebitamento netto superiore al quello programmato. Di fatto, l'extra-gettito fiscale del 2006 e del 2007 ha consentito di attestare per l'anno 2007 il deficit al 2,1 per cento rispetto al previsto 2,8 per cento; le efficaci misure adottate dal Governo Berlusconi hanno consentito la ripresa economica e hanno prodotto l'extra-gettito accertato nel 2006, nonché in parte anche le maggiori entrate tributarie imputabili nell'anno corrente; nonostante ciò, il Governo Prodi ha comunque adottato una pesante finanziaria per l'anno 2007, caratterizzata da un inasprimento "non necessario" della pressione fiscale, che ha colpito anche i ceti con redditi medio-bassi, in particolare i nuclei familiari; contemporaneamente alla presentazione del DPEF, il Governo Prodi ha emanato il decreto-legge n. 81 del 2007, al fine di distribuire il cosiddetto "tesoretto", ossia ben 4.131 milioni di euro delle maggiori risorse fiscali introitate, al fine di soddisfare le pressioni di alcune componenti dell'attuale maggioranza, preoccupate di perdere consensi nel proprio elettorato; la scelta del Governo comporta un aggravamento dei saldi di finanza pubblica programmati, come si evince dai dati del DPEF corretti con gli effetti del citato decreto-legge; infatti, gli impegni assunti con il Programma di Stabilità del dicembre 2006 sono disattesi in quanto il miglioramento dell'indebitamento netto sarà attuato con uno scostamento peggiorativo dello 0,5 e 0,6 % per gli anni successivi al 2007. Ciò comporta lo slittamento del raggiungimento del pareggio di bilancio, previsto inizialmente per l'anno 2010, all'anno 2011. Inoltre, per le correzioni previste nel periodo 2009-2011 il Governo non indica quali interventi adotterà; le decisioni assunte dal Governo sono state ampiamente criticate dagli organi dell'Ecofin, secondo i quali è necessario destinare tutto l'extragettito al risanamento dei saldi di finanza pubblica, sfruttando il periodo di congiuntura favorevole di crescita del PIL. Diversamente, l'Italia rischia di perdere credibilità nei confronti degli investitori esteri; la necessità di procedere senza deviazioni al risanamento dei conti è sostenuta anche dalle ultime affermazioni in materia del Governatore della Banca d'Italia, contrario anche all'eventuale stravolgimento del sistema pensionistico; il Documento per l'anno 2008 non prevede di adottare alcuna manovra, nonostante gli impegni sottoscritti, "inderogabili" (per il Governo), che ammontano a circa 21 miliardi. A tal proposito desta preoccupazione la superficialità del Governo, che intende coprire tali maggiori spese con una riduzione della spesa pubblica (in particolare quella corrente), laddove nel Documento medesimo si afferma la difficoltà di incidere sulla medesima, a causa della rigidità della struttura del bilancio e della composizione della spesa medesima; già con il decreto-legge 81 del 2007 il Governo ha dovuto rinunciare a cospicue economie di bilancio, disaccantonando gli stanziamenti degli stati di previsione per l'anno 2007, provocando un peggioramento dell'indebitamento netto pari a 1,9 miliardi di euro. Se procedesse in tale direzione anche per gli anni 2008 e 2009 confermerebbe l'impossibilità dei tagli alla spesa corrente. In tal caso, le nuove risorse per coprire "gli impegni elettorali" saranno prelevate mediante ulteriori imposte e tasse, nonostante il Documento esprima l'impegno del Governo a non adottare per gli anni a venire provvedimenti di aumento della pressione fiscale, bensì intende ridurla dal 42,8 al 42,1 entro il 2010; se si considera la necessità di conseguire lo snellimento e la modernizzazione dell'apparato burocratico statale, il taglio della spesa pubblica, una maggiore efficienza e meritocrazia, l'attuazione del federalismo fiscale, di cui peraltro non si indicano né i tempi, né i criteri generali di attuazione, si rileva la contraddizione del Governo, che, in pieno deficit di bilancio, ha peggiorato la spesa per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego rispetto alle politiche di contenimento adottate dal precedente Governo: infatti gli oneri a regime fissati dal Governo Berlusconi in un miliardo di euro con decorrenza 2007 passano a circa 7,5 miliardi di euro a decorrere dal 2008 a causa degli accordi assunti dal Governo Prodi nel mese di aprile e nel mese di maggio con le rappresentanze sindacali; un aumento del costo del lavoro del pubblico impiego mal si concilia con l'ipotetico passaggio ad una forma di maggiore autonomia fiscale ed organizzativa degli enti territoriali e locali; preso atto che: la riforma del Titolo V della Costituzione ha posto le premesse per avviare un ampio processo di trasferimento dei poteri dal centro dello Stato alla periferia: è ormai improrogabile, quindi, l'esigenza di dare concreta attuazione alle previsioni costituzionali dell'articolo 119 in tema di federalismo fiscale, ampliando le responsabilità legislative ed amministrative degli enti territoriali e imponendo, parallelamente, il trasferimento di consistenti volumi di risorse finanziarie, a parità di spesa pubblica e pressione fiscale complessiva. I ritardi accumulati fino ad oggi hanno condotto ad un modello di finanziamento "derivato", dipendente cioè dal bilancio statale, anziché autonomo; il superamento di tale modello porterà senza dubbio all'assunzione, a tutti i livelli di governo, di decisioni politiche responsabili, rendendo trasparenti le scelte pubbliche e creando un collegamento diretto tra decisioni di spesa e decisioni di entrata; dall'attuazione del federalismo fiscale discenderà un nuovo stimolo a comportamenti innovativi e virtuosi da parte degli enti territoriali e, più in generale, uno stimolo all'efficienza del settore pubblico complessivo; la finanziaria 2007 ha ridisegnato il sistema dell'IRPEF, aumentando il numero di scaglioni e passando da un sistema basato sulle deduzioni ad un sistema centrato sulle detrazioni. Ciò, insieme con la facoltà di aumentare le addizionali comunali, ha prodotto un generalizzato aumento della tassazione locale; la disciplina degli studi di settore è stata inasprita con la finanziaria 2007 e l'introduzione retroattiva degli indici di normalità economica per il 2006 ha scatenato la ribellione di intere categorie professionali; in merito alle politiche sociali enunciate nel Documento di programmazione economica finanziaria 2008-2011, diversi sono i rilievi di criticità che possono essere mossi nell'ambito delle linee programmatiche; in tutto il capitolo dedicato alle politiche sociali, in modo generico si parla di "famiglie", senza alcun riferimento agli articoli della Costituzione 29, 30 e 31, e senza al contempo accennare minimamente alle convivenze more uxorio; non essendo chiara la linea politica che il Governo intende perseguire in merito al riconoscimento civile delle unioni di fatto, resta di difficile interpretazione valutare se le misure dirette alla tutela delle "famiglie" siano da interpretare in modo allargato o restrittivo; nel DPEF, in termini accademici, vengono analizzati alcuni aspetti di crisi per le famiglie ed enunciate alcune proposte di intervento non supportate da adeguata copertura finanziaria, come assegni familiari, revisione dell'ISEE, politiche per la casa, lavoro precario, tempi del lavoro e tempi della famiglia, servizi per la prima infanzia, adozioni internazionali. Queste proposte, già formulate in modo identico nel passato DPEF, pur se teoricamente condivisibili, in pratica si presentano prive di funzionalità; il Governo ripropone anche in questo documento la volontà di perseguire politiche dirette alla realizzazione di nuovi servizi socio-educativi per l'infanzia (asili nido), in linea con l'obiettivo di Lisbona di raggiungere un tasso di copertura di almeno il 33% della popolazione in età zero-tre anni entro il 2010. In risposta ai soliti buoni propositi che vengono decantati da questo Governo, è necessario evidenziare che il finanziamento dei progetti diretti al potenziamento delle strutture di servizi per la prima infanzia, inserito nell'ultima legge Finanziaria, resta ad oggi ancora sulla carta privo di programmazione e relativa attuazione; il Governo nel DPEF, in relazione alle politiche a tutela della famiglia e atte a contrastare la denatalità, fa riferimento unicamente ad una sorta di "assegno familiare", che consisterebbe nell'unificare i differenti benefici (assegni al nucleo familiare e detrazioni Irpef per figli a carico) già percepiti dalle famiglie italiane. Inoltre l'assegno non sarebbe concesso a tutte le famiglie in modo universale ma legato al reddito; l'Italia è oggi al penultimo posto in Europa per crescita demografica, appena davanti alla Spagna; siamo chiamati a prendere esempio dalle politiche messe in atto in altri Paesi europei, tra tutti la Francia che in pochi anni è riuscita ad invertire il trend demografico negativo, grazie ad interventi mirati a considerare la famiglia parte integrante dello Stato, al centro di una politica di sicurezza sociale; la famiglia, nonostante in questi ultimi anni abbia subito gli attacchi di una politica tesa alla sua disgregazione, rappresenta sostanzialmente ancora il pilastro su cui si fondano le comunità locali, il sistema educativo, le strutture di produzione di reddito, il contenimento delle forme di disagio sociale; per rilanciare la famiglia tradizionale è necessario quindi mettere in campo nuovi strumenti a sostegno delle responsabilità familiari e soprattutto misure che ne definiscano in modo coerente il suo carattere di soggetto attivo, titolare di diritti e doveri; è necessario affrontare in maniera sistematica la prima e più importante esigenza della famiglia, quella di esistere, conferendo piena attuazione all'articolo 31 della Costituzione, il quale sancisce che "la Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi"; l'obiettivo principale è infatti quello di incentivare la natalità attraverso una serie di strumenti che intervengano nella fascia d'età più delicata del bambino (fino al compimento del terzo anno di età). Investire nelle politiche familiari significa pertanto investire sulla qualità della struttura sociale e, di conseguenza, sul futuro stesso della nostra società; in merito alle politiche nazionali per le città e per la casa, non si condividono gli orientamenti del Governo per il rifinanziamento di programmi statali di edilizia residenziale pubblica e per l'arresto delle dismissioni degli appartamenti ex IACP, in quanto tali politiche costituiscono un'inversione della tendenza verso il federalismo e verso il decentramento dei poteri; si tratta di un'intromissione impropria su questioni gestite fino ad ora autonomamente dalle regioni e di un accentramento a livello dello Stato di competenze già assegnate dalla nostra Costituzione alle regioni. Dietro ai pretesti di collaborazione tra Stato e regioni e ai programmi nazionali straordinari per la trasformazione urbana e per le politiche abitative si celano interventi a pioggia, magari senza il consenso comunale, esclusivamente su alcune aree critiche del Paese; evitando passi indietro e ritorni sull'istituzione di sedi centrali ministeriali (come il vecchio CER) e di programmi strategici nazionali, si ritiene che il deficit attuale sulle politiche per le città e per la casa può essere colmato solo attraverso il federalismo fiscale, assegnando le giuste risorse alle regioni; tenuto conto che: in materia di politiche del lavoro il Governo ha dichiarato in questo DPEF che la propria azione "proseguirà nelle direttrici strategiche già indicate nel primo DPEF di legislatura" e si articolerà in 5 aree di intervento, tra le quali la promozione di lavoro subordinato a tempo indeterminato quale tipologia lavorativa principale, con misure di incentivazione, e, al contempo, di contrasto al ricorso improprio a tipologie contrattuali come le Co.co.pro.; secondo i recenti dati Istat nei primi nove mesi del 2006, sono aumentati rispettivamente di 0,5 e 1,0 punti percentuali i tassi di attività e di occupazione complessivi (62,7% e 58,4%), mentre si è ridotto quello di disoccupazione (dal 7,6% al 6,7%), collocato così al di sotto della media europea (8,0% UE25 e Euro zone), segno, questo, che le misure introdotte dalla riforma Biagi non devono essere abrogate, bensì piuttosto rilanciate; il nostro mercato del lavoro è, da oramai quasi dieci anni, oggetto di riforme tese ad introdurre maggiore flessibilità, largamente riconosciuta come la sola via per poter incrementare la base occupazionale anche in condizioni congiunturali difficili; la flexicurity è un dato acquisito anche in sede europea; il 22 novembre 2006, infatti, la Commissione Europea ha pubblicato il cosiddetto "Libro verde" sulla modernizzazione del diritto del lavoro, nel quale vi si afferma, tra l'altro, la necessità di adottare una legislazione del lavoro basata sulla flessibilità del mercato del lavoro combinata ad un sistema di protezione sociale e servizi pubblici di qualità; in materia previdenziale, il DPEF nulla accenna alle tipologie di intervento, rinviando a future modifiche da attuare "alla luce dei risultati della negoziazione in corso con le parti sociali"; la riforma Maroni è stata attuata nell'intento di perseguire l'obiettivo di risparmio dello 0,7% del PIL e garantire, quindi, la sostenibilità finanziaria nel periodo transitorio e per raggiungere due finalità largamente condivise a livello europeo: liberalizzazione dell'età pensionabile, elevandola gradualmente su base volontaria, e sviluppo della previdenza complementare; le stime allora effettuate dalla Ragioneria di Stato sullo "scalone" prevedevano un risparmio per lo Stato fino al 2013 pari a 36,089 miliardi di euro (409 milioni nel 2008, 3.725 milioni nel 2009, 6.294 mln nel 2010, 8.009 mln nel 2011, 8.813 mln nel 2012 e 8.839 mln nel 2013); tenuto conto altresì che: in merito allo sviluppo del sistema delle imprese, nel DPEF 2008-2011 il Governo ha previsto nuovi strumenti atti a garantire il riposizionamento strategico del sistema industriale italiano; figurano i Progetti di innovazione industriale, volti a favorire lo sviluppo di una specifica tipologia di prodotti e servizi ad alto contenuto di innovazione in aree strategiche per lo sviluppo del Paese, tra le quali sono espressamente ricomprese quelle dell'efficienza energetica e della mobilità sostenibile, senza indicare concrete aree di intervento; appare utile ricordare come il sistema produttivo italiano sia caratterizzato da circa il 90 per cento di imprese di piccole dimensioni: infatti è da sottolineare come vi sia un peso assolutamente prevalente (come numero, fatturato, valore aggiunto ed addetti) delle piccole e medie imprese (soprattutto piccole e micro imprese); il 99% delle nostre imprese ha meno di 50 addetti e ciò, escludendo le imprese individuali e la nostra specializzazione produttiva, ci vede presenti, prevalentemente, nei settori maturi non corrispondenti ai comparti high-tech, nei quali saremo presumibilmente più vulnerabili rispetto all'ingresso dei Paesi di nuova industrializzazione; dopo una stagione nella quale si sosteneva che il "piccolo è bello", sono emersi i limiti di questa struttura, in assenza di "campioni nazionali" in grado di svolgere adeguatamente un ruolo di scheletro di sostegno; anche per l'economia italiana, approfittando del traino mondiale, il 2006 è stato un anno di ripresa. La crescita del PIL ha raggiunto l'1,9 per cento. Il recupero nei ritmi di crescita è stato diffuso settorialmente ed esteso alle principali componenti della domanda aggregata; la componente estera ha apportato un contributo decisamente positivo alla crescita del prodotto: infatti, nonostante l'accelerazione di importazioni di beni e servizi, com'è normale nei periodi di ripresa economica (cresciute del 4,5 per cento), le esportazioni hanno mostrato una espansione ancora più sostenuta, pari in media d'anno al 5,3 per cento. Secondo le previsioni e i primi dati relativi al 2007, i ritmi di crescita dovrebbero mantenersi elevati e, almeno, pari a quelli registrati nel 2006; per essere competitivi sui mercati internazionali, la ricerca è sicuramente una delle chiavi di volta. A tal fine appare indispensabile valorizzare appieno le esperienze positive dei "distretti tecnologici" quali motori dei processi innovativi e procedere ad una completa razionalizzazione degli organismi di interfaccia tra ricerca e azienda con una costante valutazione dell'efficacia della loro azione, al fine di valorizzarne risorse e competenze; il settore del turismo è da sempre uno dei biglietti da visita del nostro Paese all'estero e la sua incidenza sulla bilancia economica nazionale è di assoluto rilievo; anche quest'anno si registra una sensibile contrazione delle presenze, sia di turisti nazionali che di provenienza estera; con rammarico scopriamo come nel Documento gli impegni a sostegno del settore sono da considerare filosofici e risibili; in merito alle problematiche energetiche il DPEF presenta alcune linee guida per trovare le soluzioni che, come la realtà di questo anno di Governo ha ben dimostrato, sono di difficile se non impossibile realizzazione; basti ricordare il problema dei rigassificatori da impiantare nelle regioni che hanno amministrazioni di colore simile alla compagine di Governo; gli avvenimenti degli ultimi anni hanno evidenziato come il possesso delle risorse energetiche e delle reti di trasporto del gas (addirittura il loro semplice attraversamento di territori nazionali) condizioni i mercati internazionali e provochi problemi al sistema di approvvigionamento degli stessi: è l'assenza di un "reale mercato unico europeo" che impedisce la gestione delle situazioni di crisi, come quella che stiamo vivendo, e a questo è da aggiungere come appaia indifferibile la diversificazione delle strutture di approvvigionamento di combustibile fossile; in campo ambientale occorrono azioni concrete, mirate alla conservazione delle risorse terrestri, all'incoraggiamento dell'utilizzo delle fonti rinnovabili e alla diminuzione delle emissioni inquinanti in aria, acqua e suolo; il corretto utilizzo delle risorse naturali rappresenta il punto di partenza per l'attuazione di uno sviluppo sostenibile integrato con lo sviluppo economico; in merito all'aggiornamento degli obblighi nazionali per l'adesione al Protocollo di Kyoto, non si condivide la linea tracciata nel DPEF per le misure di adattamento totale dell'Italia agli interventi applicativi del Protocollo. Si ritiene che occorre tenere ferme le misure prese dal precedente Governo per non penalizzare le imprese italiane nel mercato europeo e internazionale; nei 5 ambiti di azione, individuati dal DPEF per richiamare i principi comunitari a favore dell'ambiente, c'è una grande assenza che è quella dell'applicazione della VAS nei piani e nei programmi; in tema di gestione di rifiuti non è stata posta l'attenzione dovuta alla necessità di rafforzare gli interventi tesi ad incrementare la raccolta differenziata e superare l'attuale fase di commissariamento nazionale che grava su tante regioni meridionali. Si evidenzia, per l'ennesima volta, la spaccatura reale del Paese in tema di gestione di rifiuti, laddove le amministrazioni locali del Nord già da tempo hanno adottato politiche di gestione moderne che vedono il rifiuto come fonte di ricchezza e opportunità economicamente vantaggiosa; non si condivide l'introduzione di un sistema di contabilità ambientale, nell'ambito del bilancio degli Enti territoriali. Tale sistema rischia di paralizzare la contabilità dei comuni, specialmente di quelli più piccoli. Il sistema della contabilità ambientale dovrebbe iniziare con una fase sperimentale limitata al bilancio dello Stato; occorre prestare attenzione ai programmi del Governo per la gestione delle acque e per la difesa del suolo, che non devono limitarsi a combattere le criticità in atto nelle regioni del sud, ma devono affrontare le problematiche anche delle regioni del Nord che non solo vedono sfruttate le proprie risorse idriche a vantaggio dell'intero paese ma sono anche colpite da rilevanti problemi di rischio idrogeologico; valutato che: relativamente alle infrastrutture, il finanziamento di alcune opere improcrastinabili per il nord del Paese è indispensabile al fine di evitare di rendere vulnerabile la competitività economica dell'Italia e prevenire fenomeni di marginalizzazione del Paese nel contesto europeo e mediterraneo; il Governo è orientato a rifinanziare la "legge obiettivo" che ha introdotto nell'ordinamento italiano un regime giuridico speciale per la realizzazione di tutte le infrastrutture e di tutti gli insediamenti industriali classificati come strategici per lo sviluppo del Paese; il capitolo dedicato dal DPEF al federalismo infrastrutturale, impostato per la prima volta nella finanziaria 2007 attraverso una stretta collaborazione tra il Governo e la Regione Lombardia, si presenta importantissimo ai fini della realizzazione delle infrastrutture stradali. Si tratta del modello operativo adottato con l'istituzione della CAL (Concessioni Autostrade Lombarde) che assicura un maggiore livello di efficienza, funzionalità, tempestività ed economicità nella realizzazione delle infrastrutture lombarde ed in particolare nella realizzazione della Pedemontana Lombarda, della BREBEMI e della tengenziale Est Esterna di Milano; il Governo assume l'esempio Lombardo come punto di riferimento da trasferire anche in altre realtà territoriali, per la realizzazione di importanti arterie di interesse nazionale, come il Passante di Mestre, il Corridoio Tirrenico Meridionale - "Nuova Pontina" e la Termoli - S. Vittore e si ritiene che occorre espandere anche ad altre opere infrastrutturali gli strumenti di federalismo infrastrutturale; in merito al comparto dei trasporti, nel DPEF 2008-2011 è del tutto assente un concreto riferimento alla realizzazione delle linee ferroviarie dell'alta velocità necessarie al rilancio competitivo del sistema imprenditoriale del Nord; la revoca delle convenzioni stipulate con i generaI contractors per la progettazione e la realizzazione delle tratte Milano-Verona, Verona-Padova e Milano-Genova ha di fatto comportato il blocco dei cantieri, facendo venir meno la possibilità di realizzare in tempi brevi le linee ferroviarie vitali per il Nord; i presunti risparmi che il Governo intendeva realizzare con l'avvio delle procedure di gara per la progettazione e la realizzazione delle suddette opere sono stati annullati con il deferimento dell'Italia alla Corte di giustizia europea per aver annullato le convezioni stipulate con generaI contractors; il mancato sviluppo di tali opere ferroviarie attribuisce all'Italia un ruolo assolutamente marginale nello scenario economico europeo, facendo perdere sviluppo e competitività alle imprese del Nord; le ultime vicende legate al fallimento della prima gara per la privatizzazione della compagnia aerea Alitalia, hanno messo ancora una volta in evidenza l'incapacità del Governo di fissare degli obiettivi strategici, da realizzare nell'interesse del Paese; la mancanza di un reale interesse del Governo per la compagnia aerea nazionale, la cui privatizzazione è solo accennata, perchè data per certa, all'interno del DPEF 2008-2011, pone seri interrogativi non solo sul futuro di Alitalia, ma anche sul futuro dell'hub aeroportuale di Malpensa; l'aeroporto di Malpensa, pensato e costruito per svolgere la funzione di grande hub aeroportuale, è oggi uno dei centri di distribuzione più importanti d'Europa; la crescita dell'aeroporto di Malpensa rappresenta una grande opportunità di sviluppo non solo per l'area Lombarda, ma per l'intero Nord, permettendo al nostro Paese, con il suo sistema di piccole e medie imprese, di acquisire un ruolo centrale nei traffici con il resto dell'Europa; nel settore delle telecomunicazioni, uno degli obiettivi di legislatura di questo Governo è quello di assicurare l'universalità all'accesso ad Internet su tutto il territorio italiano che ad oggi vive una situazione di grossa disparità; il 64% della popolazione dei comuni oltre i 100.000 abitanti può usufruire di una connessione Adsl, mentre solo il 15% degli abitanti dei comuni sotto i 10.000 abitanti può godere dello stesso privilegio; lo stesso DPEF riconosce che l'apertura di una nuova e importante fase di sviluppo richiede che vengano affrontati i vincoli strutturali che frenano la penetrazione della larga banda, auspicando "un intervento importante di infrastrutturazione con gli strumenti che il Governo ha a disposizione"; nel settore sanitario, la programmazione economico finanziaria proposta dall'attuale maggioranza di governo sembra peccare di utopismo, nella misura in cui, in rapporto sia alla gestione dei disavanzi sanitari regionali che alla proposta di revisione dei livelli essenziali di assistenza, non prende in seria considerazione il problema della scarsità delle risorse disponibili e l'imprescindibile esigenza di garantire il pareggio di bilancio in tutte le amministrazioni coinvolte; sul versante dei disavanzi sanitari regionali, si ritiene assolutamente non condivisibile l'affermazione contenuta nel DPEF per cui i piani di rientro e le ulteriori misure straordinarie di finanziamento rivolte alle Regioni con i più elevati disavanzi andrebbero inquadrate nell'ambito delle misure di risanamento delle inefficienze del sistema: come più volte osservato dalla Lega Nord, le operazioni statali di ripiano a piè di lista sono deleterie per il miglioramento complessivo dei livelli di efficacia ed efficienza del servizio, scoraggiando da un lato le Regioni virtuose al perseguimento di obiettivi più ambiziosi e disincentivando dall'altro lato le Regioni in difficoltà alla tempestiva attivazione di misure strutturali di ristrutturazione del sistema; in sede di esame del bilancio consuntivo dello Stato 2006, il Presidente della sezione regionale di controllo per la Lombardia della Corte dei conti - Nicola Mastropasqua - ha espresso rilevanti perplessità sulla compatibilità delle operazioni di ripiano dei disavanzi pregressi, quale quella realizzata con il decreto-legge n. 23 del 2007, con il nuovo riparto costituzionale di competenze di cui all'articolo 117 della Costituzione., come riformato dalla legge costituzionale n. 3 del 2001: a detta della sezione regionale di controllo, tali operazioni di ripiano contrasterebbero, infatti, con i fondamentali principi statali di coordinamento della finanza pubblica, con il principio di parità di trattamento tra i cittadini delle diverse Regioni e con il principio di leale collaborazione tra enti (in quanto il costo delle inefficienze degli enti inadempienti verrebbe a gravare anche sugli enti virtuosi); sul versante dei livelli essenziali di assistenza sanitaria, l'intenzione del Governo di procedere, da un lato, ad un aggiornamento dei LEA (potenziando in particolare le prestazioni ad elevata rilevanza sociale ed includendo nei LEA nuove prestazioni assistenziali) e, dall'altro lato, ad una complessiva revisione del sistema della compartecipazione alla spesa da parte dei cittadini richiede che siano garantite le seguenti condizioni: che si incrementino le risorse trasferite alle Regioni per il finanziamento dei LEA a partire dalla prossima manovra finanziaria; che si introducano criteri di ponderazione differenziati delle situazioni economiche familiari, atte a valutare anche il diverso costo della vita tra Nord e Sud del paese; in merito al comparto scuola, il DPEF annuncia l'impegno del Governo a sostegno della qualità della scuola, prevedendo a tal fine l'attuazione del comma 605 della finanziaria 2007 che prescrive la revisione, dall'anno scolastico 2007/2008, dei parametri per la formazione delle classi e l'innalzamento dello 0,4 del valore medio del rapporto alunni/classe, con contestuale adozione di misure di contrasto degli insuccessi scolastici attraverso la flessibilità e l'individualizzazione della didattica; il crescente fenomeno dell'immigrazione ha modificato sensibilmente il modello organizzativo del sistema scolastico italiano. La presenza di un numero elevato di alunni stranieri nelle singole classi scolastiche della scuola dell'obbligo, determina difficoltà oggettive d'insegnamento per i docenti e di apprendimento per gli studenti. Il diverso grado di alfabetizzazione linguistica si rivela quindi un ostacolo per gli studenti stranieri che devono affrontare lo studio e gli insegnamenti previsti nei programmi scolastici, e per gli alunni italiani che assistono a una "penalizzante" riduzione dell'offerta didattica. La crescita di alunni stranieri, registrata nell'anno scolastico 2005-2006, è pari a circa 500.000 unità, con un'incidenza del 5 per cento rispetto alla popolazione scolastica complessiva. La disomogenea distribuzione territoriale di alunni con cittadinanza non italiana risulta molto concentrata al centro-nord e scarsa al sud e nelle isole, interessando circa 37.000 punti di erogazione del servizio scolastico, rispetto ai 57.000 presenti in ambito nazionale; nel DPEF è invocata l'azione pubblica a sostegno della qualità della scuola, per l'attuazione di strategie idonee agli interventi previsti per gli anni 2008-2011. Per la riorganizzazione del sistema scolastico, il Governo prevede un processo di riallocazione della spesa pubblica; nel comparto della sicurezza, il crescente allarme sociale per la crescita della criminalità esige una risposta forte da parte dello Stato e si impone pertanto una discontinuità rispetto alle scelte fatte nella più recente sessione di bilancio; sono necessari ulteriori investimenti, sia nel campo del contrasto all'immigrazione clandestina che in quello della prevenzione e repressione del terrorismo, tanto nella sua variante eversiva interna, quanto nella versione jihadista. Le minacce rivolte al nuovo Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Monsignor Bagnasco, e l'inquietante adesione di numerose persone alle manifestazioni di solidarietà promosse in favore di Nadia Lioce sono infatti segnali che non possono essere sottovalutati. Ed alle stesse conclusioni, con riferimento al terrorismo collegato od ispirato ad Al Qaeda, inducono anche i fatti di Londra e Glasgow, in quanto evidenza di una minaccia che continua ad incombere su tutto l'Occidente e richiede investimenti nell'attività di intelligence; nel settore della Difesa, nel corso della sessione di bilancio dello scorso autunno, sono state stanziate rilevanti risorse per la prosecuzione dei principali programmi multinazionali di produzione ed acquisizione armamenti; da tali programmi la Difesa attende l'acquisizione, a costi ragionevoli, dei sistemi d'arma di cui necessita per evitare l'approfondirsi del gap tecnologico che attualmente separa le Forze Armate italiane da quelle migliori di cui dispone l'Occidente, mentre per l'industria nazionale dei materiali d'armamento la certezza di un flusso prevedibile di commesse nazionali continua a rimanere un fondamentale strumento per partecipare ai più importanti consorzi multinazionali; i programmi che interessano lo spazio extratmosferico, dove l'Italia è presente con il Sicral ed il Cosmo-Skymed, sono di particolare valenza strategica; lo scorso autunno è stata prestata minore attenzione alle esigenze del personale ed alle spese necessarie al suo addestramento, con effetti che adesso sono sotto gli occhi di tutti, posto che la Difesa non riesce ad onorare l'impegno di garantire un futuro sicuro ai giovani che prestano volontariamente e a tempo il servizio militare, mettendo in pericolo la sostenibilità del modello interamente professionale al quale il nostro Paese è passato nel 2005, con l'anticipo della sospensione della coscrizione obbligatoria in tempo di pace; emerge un'accentuazione del processo di meridionalizzazione che interessa il personale delle Forze Armate; cicli addestrativi meno intensi o scadenti implicano maggiori rischi per le truppe inviate all'estero sui più instabili ed impegnativi teatri operativi. Di qui, il riconoscimento della necessità di colmare le lacune manifestatesi nell'esercizio in via di chiusura; con riferimento al complesso delle missioni internazionali, l'evoluzione sfavorevole della situazione in Afghanistan e Libano ha già implicato nel corso del presente esercizio finanziario spese superiori a quelle previste dalla Legge Finanziaria in vigore; impegna il Governo: in materia di finanza pubblica: a destinare gran parte delle maggiori risorse, che si conseguiranno rispetto alle previsioni tendenziali già a decorrere dall'anno in corso, al risanamento dei saldi di finanza pubblica, e a ridurre gli interventi di distribuzione delle medesime, con eccezione delle spese per investimenti, onde anticipare il pareggio di bilancio all'anno 2010, piuttosto che rimandarlo all'anno 2011, e la parte restante alla riduzione della pressione fiscale; alla riduzione della spesa pubblica in misura comunque non inferiore a 0,5 punti percentuali ogni anno"; nell'ambito del conseguimento di una maggiore autonomia decisionale degli enti locali e territoriali e comunque nei limiti del rispetto del conseguimento della riduzione dell'indebitamento netto della P.A., ad adottare principi e criteri per il patto di stabilità per il triennio 2008-2010, che consentano agli enti locali in avanzo di bilancio di poter utilizzare il medesimo per spese di investimento o per spese a carattere di funzione sociale, inasprendo per compensazione i vincoli del patto per gli enti "non virtuosi"; per il conseguimento dell'impegno di ridurre l'ICI sulla prima casa , a non compromettere le entrate autonome dei comuni connesse alla riscossione dell'imposta comunale sugli immobili, ma agire adottando norme che consentano l'esenzione totale ai fini ICI sull'abitazione principale, mediante lo strumento del credito d'imposta ai fini IRE per l'intero importo effettivamente pagato; a presentare un progetto di federalismo fiscale che tenga conto del lunghissimo periodo di inadempimenti da parte dello Stato nei confronti delle regioni del nord, sia in termini di opere pubbliche, sia in termini di qualità ed efficienza dei servizi; a diminuire la pressione fiscale sia sulle persone fisiche, sia sulle imprese, semplificando il sistema dell 'IRPEF, riducendo sia il numero di aliquote, sia la percentuale di prelievo; a introdurre misure concrete a favore di tutti i nuclei familiari, indipendentemente dal reddito prodotto, per affermare il principio che la famiglia non è la semplice sommatoria dei singoli individui che la compongono, ma il nucleo fondamentale della società. Tali misure dovranno prevedere l'introduzione di un modello basato sul quoziente familiare, di nuove deduzioni dal reddito imponibile ai fini IRPEF per le spese sostenute per le rette degli asili nido, delle scuole materne, delle scuole dell'obbligo, sia pubbliche, sia private, per l'acquisto dei libri di testo, per le badanti nei casi di non autosufficienza e per le spese sostenute dalle giovani coppie per il matrimonio; a diminuire la pressione fiscale sugli immobili, in particolare sulla prima casa; a rivedere la disciplina degli studi di settore, riconducendoli ad un metodo di calcolo e un ausilio per l'accertamento da parte dell'Agenzia delle entrate, non un mero strumento per fare cassa. I commercianti e i giovani imprenditori e professionisti sono particolarmente penalizzati da questo strumento: i primi, già sottoposti alla verifica tramite gli studi, dovranno essere esonerati dall'obbligo di emettere lo scontrino fiscale, mentre i giovani titolari di imprese e attività professionali dovranno essere esclusi dalla disciplina degli studi; a rimodulare il taglio del cuneo fiscale, favorendo le piccole imprese che hanno meno di dieci dipendenti e che costituiscono l'ossatura del sistema imprenditoriale del nord, introducendo deduzioni fisse, anziché per singolo dipendente; nell'ambito delle politiche sociali, a sostenere la famiglia, (società naturale fondata sul matrimonio in base all'articolo 29 della Costituzione), e ad incentivare la natalità attraverso strumenti di sostegno economici quali: a) un assegno di base mensile dell'importo di euro 150 corrisposto ai nuclei familiari per ogni figlio di età inferiore ai tre anni. Il contributo è concesso dal settimo mese di gravidanza fino al compimento del terzo anno di età. In caso di ragazze madri il contributo sarà corrisposto a partire dal terzo mese di gravidanza; b) l'istituzione di una tessera elettronica prepagata, denominata "Carta Buono Famiglia" che verrà corrisposta a tutti i nuclei familiari con almeno due figli di cui almeno uno di età inferiore a tre anni, dell'importo annuo di euro 1000 da utilizzare presso i servizi per la prima infanzia convenzionati, ivi comprese le prestazioni di baby sitting; a raddoppiare l'entità di tali contributi a sostegno della famiglia, nell'ipotesi in cui il nucleo familiare richiedente comprenda uno o più minori di tre anni diversamente abili ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104; a promuovere interventi in materia previdenziale per agevolare la lavoratrice madre anche ai fini pensionistici, riconoscendo 2 anni di contribuzione figurativa per il primo figlio ed un anno per ogni figlio nato, o adottato, successivo al primo; ad affermare il principio di sussidiarietà orizzontale e verticale e il riconoscimento del ruolo di rappresentanza delle associazioni familiari; a riconoscere il concepito quale componente a tutti gli effetti della famiglia; ad assicurare libertà di scelta alle famiglie nella individuazione dei servizi per la prima infanzia e per tutti gli altri beni e servizi necessari alla cura e alla assistenza dei figli minori; in tema di politiche di lavoro a non perseguire obiettivi di irrigidimento del mercato del lavoro, bensì piuttosto interventi mirati a coniugare flessibilità e sicurezza del lavoro, in linea con la strategia comunitaria contenuta nel documento "Verso i princìpi comuni di flexicurity"; a valutare l'ipotesi di prevedere misure di decontribuzione degli oneri contributivi dovuti dal datore di lavoro sugli straordinari, in una logica di riduzione del costo del lavoro; a mantenere il cosiddetto "scalone" introdotto dalla legge n. 243/2004, che prevede dal 2008 un doppio canale di uscita, 40 anni di contributi oppure 60 anni di età più 35 di contributi; in tema di attività produttive, ad attuare un serio sistema di riorganizzazione delle risorse destinate al sistema produttivo del Paese rendendo l'offerta in materia di ricerca, sviluppo tecnologico, innovazione ed istruzione più efficiente e accessibile alle imprese, in particolare le medie e piccole, creando poli di eccellenza, mettendo in contatto aziende che si occupano di alta tecnologia con gli istituti tecnologici nazionali o creando raggruppamenti regionali intorno alle grandi imprese; a fornire servizi e sostegno che consentano alle imprese, specie se piccole, di diventare più competitive e di operare su mercati internazionali, cogliendo in particolare le opportunità offerte dal mercato interno, agevolando ed implementando l'accesso al credito da parte delle imprese; a trasformare ed agevolare il sistema turistico affinchè possa tornare ad essere risorsa importante del nostro paese; a porre le basi per un serio piano energetico nazionale, che predisponga la costruzione di rigassificatori, evitando nel contempo di smembrare il sistema delle reti in attesa di un accordo europeo; a prevedere interventi per investimenti in settori di ricerca che sviluppino nuove tecnologie nel campo della produzione di energia; nel settore ambientale a istituire appositi Fondi per il finanziamento della ricerca in tema di sistemi energetici alternativi, ambientalmente sostenibili, come la ricerca per l'utilizzo dell'idrogeno per la produzione di energia elettrica su vasta scala e la ricerca per la concezione di impianti nucleari di nuova generazione, conformemente con gli orientamenti e gli investimenti della Comunità Europea, al fine di accrescere un settore di eccellenza del nostro Paese che possa essere pronto alle sfide dei prossimi decenni al venir meno dei combustibili fossili; in tema di infrastrutture e nell'ambito della ripartizione delle risorse destinate agli interventi di realizzazione delle opere strategiche e di quelle collegate alle reti TEN europee, che assicurino i collegamenti orizzontali e verticali, a sostenere in particolare il completamento, nel più breve tempo possibile, del corridoio multimodale n. 5 (sistema infrastrutturale multimediale che dovrebbe collegare Barcellona a Kiev, passando per Lione, Torino, Milano e Trieste), quale principale via di comunicazione per la libera circolazione di beni e di persone tra l'est e l'ovest europeo, nonché dei necessari collegamenti trasversali e dei valichi alpini, al fine di facilitare il superamento della barriera naturale delle Alpi verso l'Europa centrale. Lo scopo è quello di assicurare per l'Italia un ruolo di ponte tra Unione Europea e Paesi del bacino mediterraneo, e di cerniera tra Est e Ovest, e di garantire per i territori del Nord un ruolo centrale nell'ambito del crescente traffico europeo e dell'economia internazionale; ad assegnare priorità nella distribuzione delle risorse all'ultimazione delle opere già iniziate; a garantire l'attribuzione di risorse alla progettazione definitiva e realizzazione delle seguenti opere ritenute improcrastinabili per i territori del Nord: progettazione definitiva e realizzazione del Corridoio plurimodale TirrenoBrennero ristrutturazione dell'Autostrada A4 - tratto Novara-Milano e degli interventi connessi e complementari di competenza dell'ANAS S.pA. interventi in materia di viabilità relativi all'accessibilità a Malpensa 2000, completamento del sistema pedemontano lombardo e opere connesse, galleria di sicurezza autostradale del Frejus; completamento dell'asse stradale del Corridoio 5; progettazione e realizzazione dell'Asse viario Valdastico Sud e Nord; realizzazione dell'Asse viario Pedemontana Veneta; potenziamento del Passante di Mestre e dei collegamenti dello stesso con i capoluoghi di provincia interessati; completamento dell'Asse autostradale A27 - Autostrada Alemagna; proseguimento della riqualifica dell'ex S.S. 415 - Paullese; completamento "sistema accessibilità della Valtellina"; progettazione e realizzazione delle opere viarie di cui, al completamento del "sistema accessibilità Valcamonica, strada statale 42, - realizzazione dell'Asse Autostradale Brescia-Milano; completamento della A28 e delle relative opere esterne; realizzazione del secondo ponte sul Po nel comune di Piacenza; a definire nel più breve tempo possibile un programma di intervento per il rilancio delle linee ferroviarie ad alta velocità, rimuovendo gli ostacoli che attualmente impediscono la realizzazione delle tratte Milano - Verona, Verona Padova e Milano-Genova, anche nel rispetto degli impegni assunti in ambito europeo; nel settore dei trasporti, a rendere note al più presto le strategie pianificate in merito alla privatizzazione di Alitalia, garantendo in ogni caso lo sviluppo dell 'hub aeroportuale di Malpensa, nell'ambito dei grandi sistemi aeroportuali europei, ai fini del rilancio competitivo del Paese ed in particolare del Nord; in tema di universalità dell'accesso ad internet, a procedere all'infrastrutturazione partendo dai comuni al di sotto dei 10.000 abitanti, al fine di favorire uno sviluppo il più possibile omogeneo della larga banda sul territorio nazionale; nel settore sanitario, ad affrontare in modo rigoroso il problema dei disavanzi sanitari regionali, sia in una prospettiva di breve periodo (rivedendo il decreto legge salva-deficit n. 23 del 2007 nel senso indicato dalla Corte dei conti), sia in una prospettiva di medio-lungo periodo (procedendo all'introduzione di nuove misure a carattere sostitutivo/sanzionatorio volte a garantire che la copertura degli eventuali disavanzi gestionali maturati nel settore sanitario a livello regionale sia realizzata esclusivamente con il ricorso a misure regionali di contenimento delle spese o di ristrutturazione del servizio, escludendo tassativamente qualsiasi intervento statale di ripiano di tali disavanzi); a prevedere che, in sede di rideterminazione dei criteri di compartecipazione alla spesa sanitaria, si utilizzi come indicatore l'Isee (indicatore della situazione economica equivalente), opportunamente ponderato sulla base del diverso costo della vita tra Nord e Sud del paese; nel comparto scuola, a rivedere il sistema di accesso degli studenti stranieri alla scuola dell'obbligo, autorizzando il loro ingresso previo superamento di test e specifiche prove di valutazione, disciplinate dalle singole regioni interessate, così come previsto dal terzo comma dell'articolo 117 della Costituzione, provvedendo all'istituzione di classi di inserimento temporaneo, che consentano agli studenti stranieri che presentano un livello di alfabetizzazione della lingua italiana molto basso, di frequentare corsi di apprendimento della lingua italiana, nonché gli insegnamenti di base previsti dai vigenti programmi scolastici, preparatori e propedeutici all'ingresso nelle classi permanenti; ad aumentare la concessione di contributi di partecipazione alle spese delle scuole paritarie di ogni ordine e grado, allo scopo di sostenere e valorizzare gli interventi mirati all'elevazione dei livelli di qualità delle attività educative, in coerenza anche con i processi innovativi in atto nel sistema scolastico nazionale; nel comparto della sicurezza, ad invertire la tendenza a contrarre le risorse assegnate alla manutenzione ed all'acquisizione dei mezzi destinati alle forze di polizia ad ordinamento civile e militare; ad evitare, altresì, la decurtazione delle retribuzioni destinate al personale dei servizi di informazione e sicurezza, che l'attuale Segretario Generale del Cesis ha denunciato come un fattore suscettibile di provocare una fuga delle migliori professionalità, durante una recente audizione svoltasi presso la Prima Commissione permanente del Senato della Repubblica; nel settore della difesa, a confermare le scelte fatte nella più recente sessione di bilancio in merito alla prosecuzione dei principali programmi multinazionali di progettazione, sviluppo, produzione ed acquisizione di sistemi d'arma, materiali d'armamento di vario tipo e piattaforme aerospaziali complesse; ad interrompere la tendenza a comprimere le spese in favore del personale militare e del suo addestramento; a prevedere l'introduzione di incentivi per favorire le domande di reclutamento nelle Forze Armate dei giovani residenti nelle Regioni del Nord Italia, per salvaguardare la rappresentatività dello strumento militare nazionale; a rifinanziare il Fondo per le missioni militari di pace all'estero nella misura degli ultimi anni, considerando altresì l'ipotesi di procedere a riduzioni proporzionali degli impegni militari sugli scacchieri secondari, qualora si dovessero manifestare esigenze operative straordinarie su uno o più teatri operativi. (6-00041) POLLEDRI, FRANCO PAOLO, CASTELLI