Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
RISOLUZIONE IN COMMISSIONE 7/00266 presentata da LION MARCO (VERDI) in data 10/09/2007
Atto Camera Risoluzione in Commissione 7-00266 presentata da MARCO LION lunedì 10 settembre 2007 nella seduta n.201 La XIII Commissione, premesso che: l'ultimo sondaggio Eurobarometro realizzato per conto della Commissione europea evidenzia un elevato livello di sfiducia dei consumatori europei, nei confronti dei cibi contenenti organismi geneticamente modificati: infatti, il 65 per cento dei consumatori europei non li comprerebbe neanche se costassero di meno o contenessero meno grassi; da un'indagine 2003 Coldiretti-Ispo è scaturito che solo un italiano su dieci (13 per cento) consumerebbe alimenti non esenti da OGM a condizione di ottenere uno «sconto» rilevante, mentre il 53 per cento non li acquisterebbe neanche se costassero «molto molto meno» rispetto a quelli tradizionali. Il 34 per cento del campione ha preferito non rispondere; interessanti le motivazioni che spingono a tali contrarietà: il 50 per cento degli italiani ritiene che non facciano bene alla salute, il 52 per cento che siano meno salutari di quelli tradizionali ed il 40 per cento che non contengano elementi nutritivi in quantità superiore agli altri prodotti; non sono solo gli italiani e gli europei ad essere contrari ai prodotti alimentari contenenti OGM ma anche più della metà dei consumatori USA (55 per cento) non li comprerebbe se la loro presenza fosse specificata sulle etichette; è quanto rileva sempre l'organizzazione agricola Coldiretti sulla base di un sondaggio telefonico della rete televisiva statunitense ABC presentata dal giornalista David Morris nel 2003. Ben il 92 per cento delle persone intervistate negli Stati Uniti auspica che la presenza di OGM negli alimenti venga menzionata in etichetta, una soluzione a cui però si oppone l'industria alimentare USA. Se la presenza di OGM fosse specificata nelle etichette degli alimenti il 55 per cento dei consumatori americani ne eviterebbe l'acquisto, una percentuale che sale al 62 per cento per le donne, la categoria che fa più spesso gli acquisti; nonostante l'impossibilità di identificare gli OGM sulle etichette, sostiene ABC, un terzo degli americani cerca comunque già adesso di evitare gli alimenti manipolati geneticamente; il 5 febbraio 2007, Greenpeace ha consegnato al commissario europeo alla salute e alla tutela dei consumatori, Markos Kyprianou, una petizione firmata da un milione di persone. Tale petizione chiede l'etichettatura obbligatoria degli alimenti derivanti da animali nutriti con organismi geneticamente modificati; Greenpeace Europe fa sapere che questa petizione rappresenta un appello lanciato all'Unione europea affinché non si possa più approfittare delle carenze legislative e tollerare l'entrata degli Ogm nella catena alimentare tramite l'alimentazione animale; si tratta, dichiara sempre Greenpeace Europe, di garantire ai consumatori il diritto di scegliere se vogliono mangiare prodotti derivanti da animali nutriti con OGM; attualmente le norme europee stabiliscono che l'etichettatura deve indicare se gli alimenti contengono almeno lo 0,9 per cento di OGM. Ciò vale anche per i prodotti, come la soia, destinati ad alimentare gli animali; l'etichetta non è invece obbligatoria per i prodotti derivati da animali di allevamento, come uova, latte o carne; secondo Greenpeace, l'80 per cento dei 20 milioni di tonnellate di OGM importati in Europa ogni anno vengono utilizzati per nutrire gli animali di allevamento; l'etichettatura degli alimenti è uno strumento importantissimo per fornire utili informazioni ai consumatori e permettere loro di effettuare scelte consapevoli. In tale contesto, come meglio rilevato dall'indagine Coldiretti-Ispo, si evidenzia che se per il 78 per cento è necessaria indicando il luogo di origine, per il 68 per cento è indispensabile per conoscere la presenza, seppur minima, di ingredienti transgenici; bisogna concretamente garantire un'effettiva libertà di scelta alle imprese agricole e ai consumatori che chiedono di produrre ed acquistare alimenti non contaminati da OGM, non si tratta di una scelta ideologica, ma puramente economica; è necessario venire incontro alle richieste dei cittadini in materia di cibi sicuri e di qualità. Un conseguente obiettivo dovrebbe essere quello di valorizzare le produzioni «made in Italy» e difenderle dalla omologazione e dalla delocalizzazione territoriale; un concetto, questo, che trova riscontro nello stesso rapporto del 2003, alla luce del fatto che 4 consumatori su 10 si sono dichiarati disposti a pagare di più pur di avere certezza della qualità e dell'origine italiana garantita; la produzione agricola «made in Italy» è tenuta in alta considerazione per varietà dei prodotti (80 per cento), gusto e ricchezza dei sapori (80 per cento), qualità nutrizionale (79 per cento), legame con il territorio (78 per cento) ed affidabile (74 per cento); il 49 per cento preferisce alimenti tradizionali legati al territorio rispetto ai biologici (18 per cento), ai garantiti Ogm free (8 per cento), agli equo-solidali (5 per cento) ed infine agli «arricchiti» da nutrienti (1 per cento); l'80 per cento dei consumatori acquista con una certa regolarità prodotti a denominazione di origine, il 78 per cento quelli organici, il 63 per cento quelli privi di OGM, il 54 per cento quelli «arricchiti» e il 50 per cento quelli del commercio equo e solidale; i cittadini italiani destinano all'alimentazione, seconda voce dopo l'abitazione, il 15,3 per cento delle loro entrate per un valore complessivo di 116 miliardi di euro (3,7 per cento rispetto al 2001) con un importo per famiglia di circa 420 euro/mese. Quanto alla struttura dei consumi, al primo posto spicca la carne (22 per cento), seguita da pane (17 per cento), latticini (13,6 per cento) ed ortaggi (11,5 per cento); relativamente ai mangimi zootecnici, s'intendono per mangimi geneticamente modificati, quelli che contengono, sono costituiti o prodotti a partire da OGM; la normativa di riferimento del settore è rappresentata principalmente dai due regolamenti (CE) n. 1829/2003 e 1830/2003, in applicazione dal 18 aprile 2004. Il primo, introducendo nuove regole per i mangimi, definisce fra l'altro la procedura di autorizzazione per l'immissione in commercio di un OGM, stabilisce i requisiti specifici in materia di etichettatura e fissa le soglie di tolleranza della presenza accidentale o tecnicamente inevitabile di OGM. Il regolamento (CE) n. 1830/2003 prescrive nuove regole in materia di tracciabilità e stabilisce ulteriori prescrizioni di etichettatura da rispettare in tutte le fasi della loro immissione in commercio; i mangimi OGM possono essere immessi sul mercato solo previo rilascio di un'autorizzazione da parte della Commissione Europea, secondo la procedura stabilita dal regolamento (CE) n. 1829/2003; i mangimi così autorizzati devono rispettare le condizioni e le eventuali restrizioni riportate nell'autorizzazione. Tuttavia, la presenza nei mangimi di materiale che contenga OGM o sia costituito o derivato da OGM non ancora autorizzati, in proporzione non superiore allo 0,5 per cento, non è comunque considerata una violazione, purché tale materiale sia stato oggetto di una valutazione favorevole da parte dei comitati competenti, la presenza sia accidentale o tecnicamente inevitabile e siano disponibili i metodi di rilevazione; il regolamento (CE) n. 1829/2003 stabilisce inoltre che tutti i mangimi OGM, debbano riportare in etichetta la dicitura relativa alla presenza di OGM; tale obbligo non si applica tuttavia ai mangimi che contengono, sono costituiti, o sono prodotti a partire da OGM autorizzati in proporzione non superiore allo 0,9 per cento per mangime, purché tale presenza sia accidentale o tecnicamente inevitabile per stabilire se la presenza di tale materiale sia accidentale o tecnicamente inevitabile, gli operatori devono essere in grado di dimostrare alle autorità competenti di aver preso tutte le misure appropriate per evitarne la presenza; i mangimi OGM devono rispettare anche le prescrizioni stabilite in materia di tracciabilità; tali prescrizioni sono state fissate in modo specifico per questo settore dal regolamento (CE) n. 1830/2003, che definisce la tracciabilità come la capacità di rintracciare OGM e prodotti ottenuti da OGM in tutte le fasi dell'immissione in commercio attraverso la catena di produzione e di distribuzione; secondo le norme relative all'emissione deliberata nell'ambiente (direttiva 2001/18/CE e, in precedenza, direttiva 90/220/CEE), 18 OGM in Europa sono stati finora autorizzati per vari impieghi: per la coltivazione, l'importazione o la trasformazione, alcuni come prodotti per l'alimentazione degli animali, altri come prodotti per l'alimentazione umana; tra gli OGM vi sono specie vegetali, come il mais, la colza e la soia; ventiquattro domande di autorizzazione dell'immissione in commercio sono state presentate secondo la procedura prevista dalla direttiva 2001/18/CE; riguardano il mais, la colza, la barbabietola da zucchero, la soia, il cotone, il riso, la barbabietola da foraggio. Undici di queste domande si riferiscono solo all'importazione e alla trasformazione, mentre le altre comprendono anche la coltivazione; possono essere legalmente commercializzati nell'UE i prodotti derivati da 16 OGM, trattasi di una soia e di un mais geneticamente modificati, autorizzati in base alla direttiva 90/220/CEE, prima dell'entrata in vigore del regolamento sui nuovi prodotti alimentari, nonché degli alimenti trasformati derivati da sette varietà di colza e da quattro varietà di mais geneticamente modificate e gli oli derivati da due varietà di semi di cotone geneticamente modificate; questi prodotti sono stati notificati come sostanzialmente equivalenti, conformemente al regolamento sui nuovi prodotti alimentari. Attualmente sono in diverse fasi della procedura di autorizzazione nove prodotti alimentari derivati da OGM (tra cui mais, barbabietola da zucchero e soia geneticamente modificati; prima dell'entrata in vigore del regolamento sugli alimenti e sui mangimi geneticamente modificati, non esisteva una normativa comunitaria sull'uso specifico di materiale derivato da OGM nei prodotti per l'alimentazione degli animali. Otto OGM sono stati autorizzati conformemente alla direttiva 90/220/CEE per l'uso nell'alimentazione animale; quattro varietà di mais, tre di colza e una di soia; purtroppo il regolamento non prescrive che siano etichettati come prodotti geneticamente modificati la carne, il latte o le uova ottenuti da animali nutriti con mangimi geneticamente modificati o trattati con prodotti medicinali geneticamente modificati; la stragrande maggioranza degli OGM che arrivano in Italia sono utilizzati per la preparazione dei mangimi animali; in tali circostanze le specie OGM autorizzate possono facilmente interferire anche con i prodotti della nostra tradizione e con quelli legati ai territori d'origine; la soia OGM, modificata per sopportare elevati dosi di erbicida, è sempre più presente nelle stalle italiane. Attraverso il latte può giungere al consumatore finale e può altresì contaminare anche alcuni dei nostri più rinomati prodotti a denominazione di origine protetta; il rilascio in natura di OGM può produrre effetti irreversibili sugli ecosistemi. Gli OGM sono organismi viventi e possono riprodursi e moltiplicarsi nello spazio che nel tempo, sfuggendo a qualsiasi controllo. Da questo punto di vista non fa differenza se gli OGM vengono impiegati per l'alimentazione animale o per l'alimentazione umana. Ci sono seri dubbi sulla sicurezza degli OGM per l'uomo e per gli animali; le stesse imprese autorizzate alla produzione delle varietà OGM ammettono che molto spesso gli OGM non vengono adeguatamente testati in termini di sicurezza alimentare; sono sempre di più i prodotti e i produttori italiani che escludono l'uso di OGM in tutti i passaggi della produzione, sia negli ingredienti che nei mangimi animali; la produzione legata all'agricoltura biologica non impiega OGM e offre ai consumatori un prodotto garantito da tutti i punti di vista; diversi allevatori interessati alla realizzazione di prodotti a denominazione d'origine esprimono la propria volontà di utilizzare solo mangimi senza OGM, per poter continuare a produrre un latte sicuro al 100 per cento, senza l'impiego di OGM; dal 2002, Greenpeace chiede di affrontare il problema degli OGM nelle filiere dei prodotti agricoli ed alimentari di qualità, segnatamente in quelli a denominazione di origine protetta. Le alternative agli alimenti zootecnici OGM ci sarebbero; la soia certificata non-OGM è disponibile sul mercato in grandi quantità e a costi ragionevoli: abbastanza per tutta la produzione dei maggiori formaggi DOP e per l'intero fabbisogno italiano; molte proteine nobili per l'alimentazione animale potrebbero ricavarsi, in gran quantità ed a costi ragionevoli, da specie vegetali ad alto potenziale proteico di nazionalità italiana, come l'erba medica, il favino, il pisello proteico ed altre varietà allo scopo individuate e testate dall'Istituto sperimentale per le colture foraggiere di Lodi, impegna il Governo a sviluppare azioni volte a favorire la sostituzione dei componenti OGM nei mangimi con colture foraggiere proteiche non OGM, in particolare realizzando interventi ed iniziative capaci di assicurare l'assenza di mangimi OGM nell'alimentazione dei capi da cui si trae il latte destinato alla produzione dei formaggi a denominazione di origine protetta, in tale ambito prevedendo il coinvolgimento dei rispettivi consorzi di tutela, delle organizzazioni professionali agricole più attente a tale questione, nonché delle associazioni per la tutela dell'ambiente di rilievo internazionale e che si battono specificamente per questa causa. (7-00266) «Lion».