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Documenti ed Atti

XV Legislatura della repubblica italiana

RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA 6/00050 presentata da BORDON WILLER (L'ULIVO) in data 20/09/2007

Atto Senato Risoluzione in Assemblea 6-00050 presentata da WILLER BORDON giovedì 20 settembre 2007 nella seduta n.217 Il Senato, premesso che: la RAI è un'azienda fondamentale per consentire la crescita del servizio pubblico radiotelevisivo e garantirne la qualità. Da essa dipende gran parte del pluralismo del sistema dell'informazione e della comunicazione che trova fondamento nell'articolo 21 della Costituzione. La RAI è inoltre la principale industria culturale del Paese; essa vive oggi una condizione di crescente precarietà che determina, tra l'altro, il progressivo deterioramento delle sue capacità di dare risposte adeguate e tempestive alle nuove domande del pubblico e all'esigenza di innovare i contenuti e le tecnologie del mezzo televisivo; nella RAI si accentuano alcune fragilità pericolose e si aprono crisi preoccupanti. Le principali sono: un impoverimento evidente delle competenze nel campo del prodotto, il trasferimento all'esterno della capacità di fare televisione, una sclerosi delle strutture di comando; l'assetto industriale resta rigido, ridondante e disfunzionale in termini economici, con modelli produttivi burocratici e pesantemente sovrastrutturati; queste carenze rendono arduo misurarsi con successo con le nuove tendenze del pubblico, con l'affermarsi di nuovi modelli televisivi e con i nuovi media; la situazione economica dell'azienda non è più in equilibrio e tende ad un ulteriore deterioramento. Neppure un consistente aumento del canone, che comunque sarebbe difficilmente proponibile in costanza dell'offerta televisiva attuale, sarebbe in grado di riportare l'equilibrio del bilancio, visto che manca al pareggio una risorsa pari al budget annuo dell'intera RAI 2; le entrate generate dalla pubblicità e dalla produzione di contenuti sono stazionarie, mentre il mercato ha ripreso a crescere, sia pure a ritmi più contenuti di quelli degli anni '90. La RAI sta perdendo consistenti fette di mercato a vantaggio della concorrenza; ed è a rischio quindi, in una più generale competizione di mercato, la stessa sua sostenibilità; i costi dell'apparato crescono più delle risorse generate e ogni progetto di iniziative volte a nuovi contenuti, nuovi talenti, nuove tecnologie e nuovi media è ritardato o sottodimensionato, con effetti disastrosi di medio periodo; l'investimento della RAI nel digitale terrestre è limitato ed insufficiente, nettamente inferiore rispetto all'impegno d'investimento della concorrenza, non solo di Mediaset. Inoltre esso è del tutto inadeguato rispetto ai costi della transizione al digitale, se si vuole che questa coinvolga tutti coloro che usano solo la televisione analogica e che sono il 70% dell'utenza; oggi la RAI non è in grado, anche se lo volesse fare, di lanciare un'offerta di contenuti digitali adeguata ad un progetto di questo respiro; occorre dunque un cambiamento strategico ed organizzativo profondo, che intervenga sulla cultura aziendale, attraverso un progetto di grande portata, di durata non effimera e che consenta alla RAI di perseguire nuovi e ambiziosi obiettivi, riproponendosi come soggetto propulsivo dell'intero panorama della comunicazione, con un ruolo centrale rispetto all'industria culturale del Paese e rispetto allo sviluppo industriale dell'audiovisivo; occorre inoltre ripensare complessivamente, a seguito di una più puntuale definizione della sua missione, gli stessi assetti societari. Definire la funzione di servizio pubblico radiotelevisivo non è a questo proposito una pura e semplice annunciazione accademica, ma è indispensabile come obiettivo strategico in sé, e diventa, nello stesso tempo, una finalità irrinunciabile nel porsi seriamente il problema di una ridefinizione dell'assetto e del ruolo complessivo del sistema televisivo posto di fronte alla sfida della convergenza; solo da una precisa definizione di tale funzione del servizio pubblico sarà possibile definire gli ambiti nei quali l'azienda attuale (o le aziende che da questa dovessero promanare) potrà esercitare compiti che più direttamente si connotano alla concorrenza a indirizzo commerciale. Gli obiettivi periodici della funzione di servizio pubblico ed il controllo del loro effettivo svolgimento vanno però rapidamente affidati ad una governance in grado di rappresentare il Paese, nominata secondo criteri e logiche che non permettano al sistema dei partiti ed alla maggioranza del momento di interferire pesantemente, come sempre più evidentemente avviene, con i pericoli più sopra ricordati; definizione dunque del servizio pubblico: precisa e verificabile, piano industriale che ne consegue e piani editoriali conseguenti. Le questioni essenziali di natura strutturale più sopra descritte sono state lungi dall'essere affrontate, e nel modificarsi delle maggioranze non si è modificato l'atteggiamento vorace del sistema partitico, che ha influenzato e lottizzato secondo logiche spartitorie un'azienda così fondamentale e delicata; il disaccordo sulle nomine delle principali reti ha prodotto il blocco del Consiglio di Amministrazione per i primi mesi dell'anno. Il Consiglio di Amministrazione della RAI ha poi varato nelle settimane scorse un vasto piano di risistemazione dei vertici di tutte le consociate. È stato un vero e proprio "movimento di prefetti": decine di nuove designazioni che non sono state precedute e neppure accompagnate da progetti industriali né da più modeste ridefinizioni delle missioni delle singole aziende. Si è cercato solo l'accordo tra parti politiche, riproponendo vecchie tendenze consociative e spartitorie, trasversali tra alcuni partiti della maggioranza e della minoranza; le questioni essenziali di natura strutturale descritte all'inizio non sono state affrontate e invece, sotto il pomposo nome di questioni di natura editoriale, sono state prima rimesse all'ordine del giorno e poi rinviate le nomine e gli avvicendamenti alla direzione della prima e della seconda rete RAI e di una testata giornalistica. Qui l'accordo consociativo si è rotto ed è ripresa la paralisi del Consiglio di Amministrazione della RAI, motivando l'intervento del Ministro dell'economia e delle finanze alla sostituzione di un consigliere di sua nomina; è del tutto evidente la sproporzione tra questo atto e gli effetti di risanamento dei mali aziendali che se ne vorrebbero trarre, mali che originano da una mancanza di proposta strategica rispetto alla condizione attuale della RAI, alle sue difficoltà strutturali e all'evoluzione della condizione del sistema radiotelevisivo ai vari livelli; non appaiono del tutto fugate, inoltre, le perplessità collegate all'insufficiente motivazione della revoca del consigliere Petroni, sulla base di una disinvolta interpretazione delle norme vigenti; da quanto precede deriva una constatazione: che l'attuale Consiglio di Amministrazione della RAI, al di là di un giudizio sui singoli componenti, è figlio, e dunque vittima, delle logiche che promanano dalla sua stessa nomina, e che del resto sono state più e più volte denunciate dallo stesso presidente Petruccioli e dal Ministro dell'economia e delle finanze Tommaso Padoa Schioppa; udite le comunicazioni del Governo, lo impegna: ad intraprendere con urgenza tutte le iniziative finalizzate a determinare l'immediato azzeramento ed il conseguente rinnovo del Consiglio di Amministrazione della RAI proponendo - nell'ambito delle sue prerogative, nessuna esclusa, compreso un eventuale provvedimento d'urgenza - una norma stralcio che, nell'immediato, configuri una governance sganciata dalle nomine parlamentari e partitiche, ed affidata, sul modello di quanto avviene in altri Paesi (come la Gran Bretagna), ad esempio ad una fondazione, con organi costituiti da persone la cui fonte di nomina sia diversificata e plurale, ed i cui tempi di mantenimento dell'incarico siano previsti in modo tale da evitare la simultaneità dei rinnovi, e superando, ove possibile, la corrispondenza con la durata delle Legislature parlamentari; a compiere i passi necessari, anche in qualità di azionista di riferimento della RAI, per sollecitare, subito dopo, la predisposizione e l'adozione di un piano industriale, che si faccia carico di affrontare tutte le emergenze indicate in premessa; ad adottare tutte le iniziative urgenti e necessarie per evitare che si possa comunque procedere a nuove nomine prima che sia stato definito ed approvato il piano industriale della RAI e i piani editoriali coerenti con questo, che sono gli strumenti fondamentali per ridefinire la strategia dell'azienda; a mettere in campo le iniziative utili e necessarie a consentire che tutte le nomine già approvate possano essere successivamente "rivisitate", dopo l'approvazione del piano industriale e dei conseguenti piani editoriali. (6-00050) BORDON, MANZIONE.