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Documenti ed Atti

XV Legislatura della repubblica italiana

RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA 6/00053 presentata da BRUTTI PAOLO (SINISTRA DEMOCRATICA PER IL SOCIALISMO EUROPEO) in data 20/09/2007

Atto Senato Risoluzione in Assemblea 6-00053 presentata da PAOLO BRUTTI giovedì 20 settembre 2007 nella seduta n.217 Il Senato, premesso che: la RAI è un'azienda fondamentale per consentire la crescita del servizio pubblico radiotelevisivo e garantirne la qualità. Da essa dipende gran parte del pluralismo del sistema dell'informazione e della comunicazione. Essa vive da tempo una condizione di crescente precarietà, ulteriormente pregiudicata dalla legge Gasparri, che determina, tra l'altro, il progressivo deterioramento delle sue capacità di dare risposte adeguate e tempestive alle nuove domande del pubblico e all'esigenza di innovare i contenuti e le tecnologie del mezzo televisivo. Tra i mutamenti di scenario più rilevanti ne indichiamo alcuni particolarmente cruciali che richiedono una profonda ridefinizione delle strategie della RAI; in Italia sta assumendo una dimensione importante l'ascolto televisivo satellitare e si avvicina la scadenza della transizione totale al digitale terrestre. Si sviluppano nuovi media, basati sulla rete e sull'interattività. Si compiono concentrazioni e verticalizzazioni accompagnate da ingenti investimenti, soprattutto nel campo delle produzioni dei contenuti, con un'integrazione progressiva tra televisione e telecomunicazione. Si amplia, già oggi e di più in prospettiva, lo spazio da coprire col servizio pubblico. La concorrenza delle piattaforme e degli operatori si fa più aggressiva; nella RAI si accentuano alcune fragilità pericolose e si aprono crisi preoccupanti. Le principali sono: un impoverimento evidente delle competenze nel campo del prodotto, il trasferimento all'esterno della capacità di fare televisione, una sclerosi delle strutture di comando; la prima serata è in gran parte appaltata a società esterne che producono programmi commerciali, mentre il meccanismo degli appalti all'interno delle produzioni principali moltiplica i costi, li rende non trasparenti, umilia le professionalità interne e determina un massiccio utilizzo di manodopera precaria, spesso altamente specializzata ma che ricopre mansioni inferiori; l'assetto industriale resta rigido, ridondante e disfunzionale in termini economici, con modelli produttivi burocratici e pesantemente sovrastrutturati; queste carenze rendono arduo misurarsi con successo con le nuove tendenze del pubblico, con l'affermarsi di nuovi modelli televisivi e con i nuovi media; la situazione economica dell'azienda non è più in equilibrio e tende già nei prossimi esercizi ad un ulteriore deterioramento. Neppure un consistente aumento del canone, che comunque sarebbe difficilmente proponibile in costanza dell'offerta televisiva attuale, sarebbe in grado di riportare l'equilibrio del bilancio; le entrate generate dalla pubblicità e dalla produzione di contenuti sono stazionarie, mentre il mercato ha ripreso a crescere, sia pure a ritmi più contenuti di quelli degli anni novanta. La RAI sta perdendo consistenti fette di mercato a vantaggio della concorrenza; le risorse generate coprono sempre di meno i costi di un apparato che deve essere riorganizzato sulla base della professionalità e dell'efficienza e ogni progetto d'iniziative volte a nuovi contenuti, nuovi talenti, nuove tecnologie e nuovi media è ritardato o sottodimensionato, con effetti disastrosi di medio periodo; il prodotto editoriale è spesso scollegato dalla missione di servizio pubblico, mentre proprio la caratteristica di servizio pubblico dovrebbe caratterizzare l'intera produzione; l'investimento della RAI nel digitale terrestre è stato, finora, limitato e insufficiente, nettamente inferiore rispetto all'impegno d'investimento della concorrenza, non solo di Mediaset. Inoltre esso è del tutto inadeguato rispetto ai costi della transizione al digitale, se si vuole che questa coinvolga tutti coloro che usano solo la televisione analogica e che sono il 70% dell'utenza; oggi la RAI non è in grado, anche se lo volesse fare, di lanciare un'offerta di contenuti digitali adeguata ad un progetto di questo respiro; i ritardi della RAI sono particolarmente gravi nell'innovazione dei media. L'interoperabilità di rete è una parola che non suona in RAI. L'open source è sconosciuto; altrettanto sconosciuto l'uso delle reti televisive per scopi non solo televisivi. La TV mobile ha esordito brevemente per le Olimpiadi invernali di Torino e li è rimasta, mentre Mediaset ha costruito una rete nazionale di TV mobile. L'interattività sul secondo multiplex digitale della RAI è stata abolita per mancanza di banda disponibile, per dare banda sussidiaria al canale TV cinese. La digitalizzazione degli impianti analogici è in ritardo e non si hanno notizie della radio digitale; occorre dunque un cambiamento strategico ed organizzativo profondo, che intervenga sulla cultura aziendale, attraverso un progetto di grande portata, di durata non effimera e che consenta alla RAI di perseguire nuovi e ambiziosi obiettivi, riproponendosi come soggetto propulsivo dell'intero panorama della comunicazione, con un ruolo centrale rispetto all'industria culturale del Paese e rispetto allo sviluppo industriale dell'audiovisivo; il Consiglio di Amministrazione della RAI dovrebbe interessarsi soprattutto di questo mentre, nella composizione determinata dalla legge Gasparri, si occupa prevalentemente degli interessi d'immagine dei partiti di riferimento dei suoi componenti. Si discute soprattutto sulle nomine, ci si accorda e ci si divide, in dipendenza di valutazioni sostanzialmente partitiche; nonostante ciò, si registra una grave violazione del pluralismo dell'informazione soprattutto nei riguardi delle voci che propongono osservazioni critiche, spesso marginalizzate, trattate superficialmente e private di ogni approfondimento; il disaccordo sulle nomine delle principali reti ha prodotto il blocco del Consiglio di Amministrazione per i primi mesi dell'anno. Il Consiglio di Amministrazione della RAI ha poi varato nelle settimane scorse un vasto piano di risistemazione dei vertici di tutte le consociate. Le nuove designazioni non sono state precedute e neppure accompagnate da progetti industriali né dalla ridefinizione delle missioni delle singole aziende. Si è cercato l'accordo tra parti politiche, riproponendo vecchie tendenze consociative e spartitorie; le questioni essenziali di natura strutturale descritte all'inizio non sono state affrontate e invece sono state prima rimesse all'ordine del giorno e poi rinviate le nomine e gli avvicendamenti alla direzione della prima e della seconda rete RAI e di una testata giornalistica. Qui ogni possibilità di accordo si è rotta ed è ripresa la paralisi del Consiglio di Amministrazione della RAI, motivando l'intervento del Ministro dell'economia e delle finanze alla sostituzione di un consigliere di sua nomina; è del tutto evidente l'insufficienza di quest'atto rispetto all'obiettivo del risanamento dei mali aziendali che se ne vorrebbero trarre, mali che originano da una mancanza di proposta strategica rispetto alla condizione attuale della RAI, alle sue difficoltà strutturali e all'evoluzione della condizione del sistema radiotelevisivo ai vari livelli; da quanto precede deriva che l'attuale Consiglio di Amministrazione della RAI non ha finora operato in modo adeguato ad affrontare la difficile e complessa situazione aziendale e a compiere i necessari cambiamenti strategici d'indirizzo. È bene ricordare che pesa in modo ingente sulla RAI il danno patrimoniale cui la RAI è stata assoggettata dalla delibera del Consiglio di Amministrazione, pesantemente censurata, con una multa elevatissima comminata dall'Autorità di garanzia delle comunicazioni, e che pesa quasi un quinto dell'intero disavanzo della RAI, a seguito dell'illegittimo affidamento al dottor Meocci dell'incarico di Direttore generale; questa situazione non può durare oltre, con il rischio che la data della prossima scadenza dell'attuale Consiglio di Amministrazione, per i ritardi che si stanno accumulando nell'approvazione del disegno di legge Gentiloni sulla riforma della RAI, venga superata con la conseguenza di farlo sopravvivere in prorogatio almeno per tutto il 2008, impegna il Governo, nell'ambito delle sue prerogative, nessuna esclusa, a compiere i passi necessari, anche in qualità di azionista di riferimento della società, per sollecitare al Consiglio di Amministrazione un piano industriale da presentare entro il 31 dicembre 2007 ed impegnare il Consiglio di Amministrazione medesimo a procedere alle nuove nomine in coerenza del piano industriale, quindi solo dopo la presentazione e approvazione del piano stesso; chiede che con la definizione del piano industriale vengano, in coerenza con lo stesso, riviste tutte le posizioni e gli incarichi dirigenziali delle consociate; dichiarando la sua volontà ad un iter accelerato del disegno di legge Gentiloni, impegna il Governo, qualora il Consiglio di Amministrazione non presenti il piano industriale nei tempi stabiliti, ad adottare le iniziative necessarie per iniziare la procedura per il rinnovo del Consiglio di Amministrazione stesso, e in ogni caso a far sì che si proceda al rinnovo del Consiglio di Amministrazione alla scadenza, senza nessuna proroga. (6-00053) BRUTTI Paolo, DE PETRIS, GAGLIARDI, ZANDA, MONTINO, RAME, PETERLINI, BARBATO.