Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
MOZIONE 1/00141 presentata da CALDEROLI ROBERTO (LEGA NORD PADANIA) in data 25/09/2007
Atto Senato Mozione 1-00141 presentata da ROBERTO CALDEROLI martedì 25 settembre 2007 nella seduta n.220 CALDEROLI, DIVINA, PIROVANO, POLLEDRI, STIFFONI, GALLI, STEFANI, FRUSCIO, LEONI - Il Senato, premesso che: nel provvedimento con cui la Procura di Roma ha chiesto l'archiviazione delle ipotesi di reato di abuso di ufficio e di minacce per il vice ministro Vincenzo Visco si legge fra l'altro: "la condotta tenuta è illegittima, perché in violazione di specifiche norme di legge che non gli conferiscono il potere di disporre o di ordinare il trasferimento di ufficiali del Corpo". Visco ne "aveva la consapevolezza" e "volontariamente ha tenuto comportamenti antigiuridici"; "sulla base dell'istruttoria svolta è pacifico che il Viceministro Visco abbia tentato di ottenere il trasferimento di 4 ufficiali, ordinando o cercando di imporre al Comandante Generale di provvedere in tal senso o comunque esercitando pressioni indebite sullo stesso"; egli avrebbe posto in essere una condotta in violazione di specifiche norme di legge. "Il quadro normativo che disciplina il trasferimento degli ufficiali della Guardia di Finanza è estremamente chiaro: in materia il Viceministro non ha alcun potere. Il potere decisionale in materia di impiego è attribuito da una norma primaria al Comandante Generale"; "rimane ancora oscuro il motivo per cui era interessato al trasferimento di 4 ufficiali", riguardo ai quali "ha reso dichiarazioni non solo poco plausibili, ma completamente smentite dagli accertamenti svolti, dagli stessi testimoni da lui indicati, dalla documentazione acquisita"; "i 4 ufficiali" di cui Visco aveva ordinato il trasferimento per lassismo nel contrasto all'evasione fiscale "godevano di giudizi lusinghieri"; "l'input per l'eventuale trasferimento dei 4 ufficiali è partito sicuramente dal Viceministro Visco: non appare corrispondere al reale accadimento dei fatti quanto affermato dal Viceministro nella lettera datata 24 luglio 2006 e inviata al Comandante Generale"; nella missiva si afferma testualmente: "a tal fine il 13 luglio ho parlato della questione con i Generali Pappa e Favaro e da questi incontri emerse l'opportunità di coinvolgere nei movimenti anche Milano". "Gli accertamenti svolti da questo ufficio consentono di sostenere che il Viceministro aveva in mente di chiedere il trasferimento degli ufficiali ben prima degli incontri con i predetti generali"; infatti "in quell'incontro il Viceministro si presentò già con un appunto sugli ufficiali in questione"; la terza menzogna ha a che vedere con la circostanza che i 4 "da troppo tempo fossero a Milano". Perché, scrivono i pubblici ministeri, è lo stesso Visco, durante il suo interrogatorio del 28 giugno, ad ammettere di "non avere la più pallida idea di cosa facessero". Di essere a conoscenza soltanto "del loro rapporto molto stretto con i vertici della Guardia di Finanza e, presumibilmente, con la precedente gestione governativa". "Dichiarazione - chiosano i 2 magistrati - che sicuramente confligge con i principi che nel nostro ordinamento regolano il rapporto tra autorità politica e autorità amministrativa"; in merito alle deleghe a lui affidate per la dirigenza sulla Finanza il Viceministro ha dichiarato: "io non sono neanche un viceministro se non formalmente. Cioè io sono una persona già che, avendo fatto il ministro delle Finanze, del Tesoro, si è prestata a fare questa cosa perché serviva alla Camera, e dato che il Ministro dell'Economia è un mio vecchio amico e non è un politico l'ho fatto per dovere, perché avendo fatto tutto quello che si poteva fare"; nel provvedimento con cui il 13 giugno 2007 la Magistratura contabile ha registrato il decreto che dispone l'avvicendamento dei generali Cosimo D'Arrigo e Roberto Speciale si legge fra l'altro: che vi fossero "ragioni di urgenza" nel provvedere alla sostituzione di Speciale, di "dichiarata incompatibilità ambientale" prodotta dall'affare Visco. Si osserva però che "la Costituzione fissa all'art. 97 il principio della trasparenza dell'azione amministrativa" e quindi il decreto di nomina di D'Arrigo non poteva dunque dare "per implicita la sostituzione di Speciale", perché questo "non è ammissibile". Nel medesimo provvedimento la Magistratura contabile segnala che di quel che è accaduto, Palazzo Chigi "vorrà tenere conto per l'avvenire" e conclude che "si deve ritenere che i rilievi procedimentali sono in parte attenuati anche in considerazione del fatto che le motivazioni evocano ragioni di ordine prevalentemente politico in relazione alle quali questo ufficio si astiene da ogni valutazione"; i fatti sopra descritti non riguardano misure di lotta all'evasione che resta, insieme alle iniziative di progressiva riduzione della pressione fiscale, una delle strategie fondamentali per l'azione di ogni Governo; ritenendo che si debba dar credito a quanto sostenuto sulla vicenda dalla Procura di Roma e dalla Corte dei conti, ribadisce la centralità delle misure di lotta all'evasione fiscale e la necessità di perseguire una politica efficace che produca, al riguardo, gli auspicati risultati; esprime, altresì, censura per il comportamento ritenuto, dalle competenti autorità, illegittimo del vice ministro Visco e per non aver, reiteratamente, detto il vero, e lo invita a rassegnare le dimissioni dall'incarico di Vice Ministro. (1-00141)