Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
RISOLUZIONE IN COMMISSIONE 7/00291 presentata da RANIERI UMBERTO (L'ULIVO) in data 18/10/2007
Atto Camera Risoluzione in Commissione 7-00291 presentata da UMBERTO RANIERI giovedì 18 ottobre 2007 nella seduta n.226 La III Commissione, premesso che: la giunta militare al potere in Birmania sta intensificando la repressione nei confronti del movimento di opposizione, rilanciato dai monaci buddisti; ha suscitato sdegno e preoccupazione l'annuncio ufficiale dell'arresto di circa tremila oppositori e dell'intenzione di imprigionare tutti gli attivisti ancora in libertà, nonostante il richiamo del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni per il rilascio immediato dei dissidenti; la Birmania è illegittimamente governata dal 1962 da una dittatura militare che nel 1988 ha soffocato brutalmente il dissenso dei cittadini e dai lavoratori e nel 1990 è stata sconfitta elettoralmente dal nuovo partito della Lega nazionale per la democrazia, promosso da Aung San Suu Kyi, insignita del Premio Nobel per la pace nel 1991; la dittatura militare ha trasformato la Birmania in un Paese avulso dalla comunità internazionale e non rispettoso del diritto internazionale umanitario, dedito al traffico d'armi e di stupefacenti, fondato sulla corruzione, sullo sfruttamento del lavoro forzato, sul degrado ambientale, sull'oppressione delle minoranze etniche, sull'abuso generalizzato nei confronti di donne e bambini (la Birmania è il Paese con il più alto tasso di bambini-soldato); la comunità internazionale è chiamata a salvaguardare i diritti di libertà del popolo birmano e non può quindi restare inerte di fronte alla repressione delle dimostrazioni pacifiche di protesta, alle quali hanno preso parte dal mese di settembre religiosi, studenti e cittadini che, dopo decenni di violazioni dei diritti fondamentali e un grave deterioramento delle condizioni di vita della popolazione, stanno chiedendo il ripristino della democrazia; nei confronti del regime birmano - che al culmine degli scontri ha sfidato la comunità internazionale impedendo per alcuni giorni la diffusione di ogni notizia sulla sorte della signora Aung San Suu Kyi, da anni agli arresti domiciliare - le Nazioni Unite, per iniziativa del Segretario Generale, Ban Ki-Moon, hanno inviato un loro rappresentante, Ibrahim Gamban, a monitorare la condizione del Paese; il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite - a causa della minaccia di veto posta da due membri permanenti, Cina e Russia - non è riuscito ad adottare atti vincolanti ed adeguati alla gravità della situazione nei confronti della giunta militare, limitandosi ad approvare una dichiarazione di condanna; a fronte della dura repressione la presidenza di turno dell'Unione europea ha espresso la propria solidarietà al popolo birmano e la sua «ammirazione per i monaci, le suore e i cittadini coraggiosi che stanno esercitando il loro diritto a manifestare pacificamente», sollecitando le autorità militari a rispettarne i diritti, e soprattutto a non usare la violenza contro il popolo, e invitando tutte le parti interessate «a portare avanti un processo genuino di riconciliazione e negoziazione»; il Consiglio affari generali e relazioni esterne dell'Unione europea si è pronunciato lunedì 15 ottobre per l'inasprimento delle sanzioni nei confronti della giunta militare birmana, includendo il divieto delle esportazioni di attrezzature per i settori del legno, il divieto dello sfruttamento minerario dei metalli, minerali e pietre preziose o semipreziose, il divieto di importare e investire in questi settori; la società civile italiana ed internazionale è mobilitata a sostegno della causa della democrazia e della libertà per il popolo birmano, come risulta dagli atti dell'audizione svolta presso il Comitato permanente sui di ritti umani, in data 26 luglio 2007; impegna il Governo: a mantenere elevata l'attenzione della comunità internazionale sulla gravissima situazione in Birmania, contribuendo ad isolare il regime militare al potere, anche con particolare riferimento all'accesso al commercio internazionale degli armamenti; ad insistere, in seno al Consiglio di Sicurezza dell'Onu, perché siano adottate misure tali da incidere sulla crisi in atto, prefigurando il ritorno del Paese alla democrazia e a sollevare a tal fine la questione anche nei rapporti bilaterali con i grandi Paesi asiatici vicini all'attuale governo birmano o che oggi si oppongono alle sanzioni richieste dalle Nazioni Unite, in particolar modo la Russia e la Cina; a confermare, sin dal Consiglio europeo di Lisbona, l'impegno dell'Unione europea per esercitare la più ampia pressione possibile sul piano diplomatico, economico e commerciale, perché la giunta militare al potere in Birmania cessi la repressione degli oppositori e restituisca il governo del Paese ad istituzioni rappresentative della popolazione, nonché per intensificare in tale direzione la cooperazione con le corrispondenti organizzazioni regionali del Sudest asiatico; ad attuare tempestivamente ed integralmente, tutte le misure sanzionatone stabilite internazionalmente, valutando l'opportunità di sospendere le relazioni commerciali che intercorrono tra l'Italia ed il Paese asiatico; a manifestare piena solidarietà al movimento di opposizione birmano, ed in particolare a riconoscere il ruolo politico del premio Nobel per la pace, signora Aung San Suu Kyi, quale primaria interlocutrice per la transizione del Paese verso la democrazia. (7-00291) «Ranieri, Zacchera, Cioffi, Giancarlo Giorgetti, Leoluca Orlando, Forlani, Ricardo Antonio Merlo».