Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
MOZIONE DI SFIDUCIA 1/00264 presentata da VITO ELIO (FORZA ITALIA) in data 09/01/2008
Atto Camera Mozione 1-00264 presentata da ELIO VITO mercoledì 9 gennaio 2008 nella seduta n.264 La Camera, premesso che: l'emergenza rifiuti nella Regione Campania, esplosa in forma di protesta violenta dopo oltre 10 anni di gestioni commissariali e di governi regionali di centro-sinistra ha messo in evidenza l'inadeguatezza del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, On. Alfonso Pecoraro Scanio, a svolgere il ruolo affidatogli; per quel che riguarda la situazione campana i termini dell'inadeguatezza si sostanziano nelle seguenti considerazioni: 110.000 tonnellate di rifiuti da raccogliere dalle strade in particolare nelle aree del napoletano e del casertano; 6 milioni di «ecoballe» stoccate in aree diverse della Regione Campania e di altre Regioni italiane; un costo di gestione dell'emergenza quantificabile in circa 2 miliardi di euro; il blocco, per mano del Ministro in parola della realizzazione dei termovalorizzatori, che consentirebbero di uscire dall'emergenza e contemporaneamente di bloccare le infiltrazioni camorristiche nel ciclo dei rifiuti; un malessere sociale crescente, che si sostanzia in continui blocchi delle poche discariche di rifiuti urbani funzionanti, nell'opposizione anche violenta dei cittadini alla realizzazione di nuove discariche e dei termovalorizzatori, nella crescita del consenso sociale per le organizzazioni camorristiche; una condizione sanitaria gravissima al punto da produrre il blocco di talune attività civili, quale quella scolastica, con rischi di epidemie ed esposizione della popolazione alle diossine provenienti dai roghi dei rifiuti accesi dai dimostranti; le indagini epidemiologiche mostrano un incremento del 28 per cento dell'incidenza dei tumori nelle popolazioni delle aree interessate dall'emergenza, rispetto alle medie nazionali; la situazione, di per sé tragica per la Campania, sta producendo un incalcolabile danno per l'intero Paese, con fortissime ripercussioni economiche che hanno già prodotto il crollo dell'economia turistica della Campania (-25 per cento) ed anche di quella agricola, con il pericolo che tale crollo si estenda a tutta l'Italia; né è difficile immaginare come tutto ciò abbia contemporaneamente favorito la crescita del potere delle organizzazioni camorristiche, che gestiscono gran patte del ciclo dei rifiuti e delle discariche e che hanno incamerato gran parte delle risorse economiche stanziate per l'emergenza, con la conseguente creazione di una immagine internazionale dell'Italia quale Paese in declino, sporco, affollato, ingovernabile e addirittura pericoloso; ad aggravare quanto già esposto vi sono gli ulteriori comportamenti posti in essere già all'atto dell'insediamento dal Ministro Pecoraro Scanio che ha provveduto sin da subito a minare i rapporti del Governo con il mondo produttivo, rimettendo in discussione il testo unico ambientale (decreto legislativo n. 152 del 2006) sul quale era stato raggiunto un complesso, ma soddisfacente accordo grazie al Governo di centro destra; la riscrittura, oltre ad essere, ad avviso di firmatari del presente atto, illegittima, in quanto esercitata oltre i limiti temporali previsti dalla legge delega è, a tutt'oggi, incompleta, e ha prodotto un rilevante incremento dei costi delle imprese ed una incertezza legislativa che si traduce in ulteriori costi, in un momento in cui la competitività del «Sistema Italia» è già declinante; la politica del Ministero dell'ambiente è stata costantemente impostata su una logica di veto nei riguardi dell'ammodernamento del Paese e delle infrastrutture: l'annullamento dell'iter per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina, avviato dopo circa 30 anni di discussioni e progetti dal Governo di centro destra, con l'individuazione del general contractor e di una rilevante quota di finanziamenti, è stato posto dal partito dei Verdi, di cui l'On. Pecoraro Scanio è leader, quale condizione non negoziabile per la partecipazione al Governo di centro sinistra; l'effettivo blocco produrrà dei costi di risarcimento non ancora quantificabili, ma valutabili in diverse centinaia di milioni di euro; in un dossier presentato dall'ENEL, nell'ottobre 2007 i costi del «non fare» nel solo settore energetico sono già valutabili in 40 miliardi di curo, il 3 per cento del PIL, e raggiungeranno i 200 miliardi nel 2020, qualora si proseguisse con il medesimo indirizzo; si tratta del blocco della costruzione di nuove centrali a carbone, dei rigassificatori, dei termovalorizzatori, della costruzione di nuove linee di trasporto dell'energia, del tentativo di bloccare qualsiasi partecipazione dell'Italia allo sviluppo del nucleare sicuro; per parte sua l'ANAS ha denunciato che l'Italia ha già rinunciato a circa 36 miliardi di euro in termini di occupazione e di reddito a causa delle opere stradali bloccate; per citarne alcune: l'autostrada Brescia-Bergamo-Milano, la tangenziale est di Milano, la Pedemontana lombarda, la Tirreno-Brennero, la Mantova-Cremona, la Orte-Ravenna-Venezia, la Palermo-Agrigento, il passante nord di Bologna; emblematica è la vicenda legata alla realizzazione della tratta ad Alta velocità Torino-Lione, esclusa dalle finalità della Legge Obiettivo per volontà del Ministro Pecoraro Scanio, in relazione alla quale l'Italia rischia non solo di perdere un miliardo di euro stanziato dall'Unione europea, ma anche di essere esclusa dalla tratta ad alta velocità che attraversa l'Europa dal Portogallo ai Paesi dell'est; analoghi tentativi di blocco dei lavori sono in corso per la variante di valico tra Firenze e Bologna, per il tunnel del Brennero e per il Mose di Venezia; gli strumenti utilizzati per il su descritto potere di veto sono stati la Valutazione d'impatto ambientale (VIA) e la Valutazione d'impatto strategica (VAS), entrambe gestite dal Ministero dell'ambiente, destinate a rendere compatibili opere ad alto impatto con l'ambiente circostante, ma di fatto usate dal Ministro Pecoraro Scanio per rimandarne sine die la realizzazione; attualmente per l'emanazione di VIA e VAS occorrono 860 giorni, ma questi si prolungano sino a raddoppiarsi utilizzando l'artifizio della documentazione incompleta, come accaduto per i rigassificatori di Livorno e Pisa; si discute molto, anche all'interno del centro-sinistra dei «costi del non fare» o dell'ambientalismo del «Sì» in contrapposizione a quello del «No» portato avanti sia dagli innumerevoli comitati ed associazioni locali che agiscono per il blocco di singole opere, sia dalle organizzazioni ambientaliste più oltranziste, il Ministro Pecoraro Scanio contravvenendo alla propria funzione di Governo, è regolarmente schierato con le posizioni più estreme ed in definitiva oscurantiste e settarie; conclusivamente, posto di fronte alle proprie responsabilità dalla crisi ambientale della regione Campania, il Ministro Pecoraro Scanio ha clamorosamente negato di avere alcuna competenza in materia, rinviando le responsabilità per la gestione dei rifiuti urbani ai comuni, alle regioni ed ai commissari di Governo. Tale tentativo di fuga dalle responsabilità, non degno di un rappresentate di Governo si scontra con l'evidente constatazione che il Ministero non solo ha scritto e gestisce la parte sui rifiuti del Testo unico ambientale, ma è preposto anche alle valutazioni ambientali necessarie all'insediamento dei termovalorizzatori; si potrebbero aggiungere ulteriori iniziative poste costantemente in essere da parte del Ministro, ad avviso dei firmatari del presente atto, par danneggiare il nostro Paese con la compiacente approvazione da parte di tutto il Governo e del Presidente del Consiglio in particolare, ma quanto esposto è già troppo per poter dire basta a questa vergognosa incapacità a governare che sta producendo il declino del nostro paese; per tali motivi: visto l'articolo 94 della Costituzione; visto l'articolo 115 del Regolamento della Camera dei deputati, esprime la propria sfiducia al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, on. avv. Alfonso Pecoraro Scanio, e lo impegna a rassegnare le proprie dimissioni. (1-00264) «Elio Vito, Bondi, Leone, La Russa, Cirino Pomicino, Cicchitto, La Loggia, Nicola Cosentino, Armosino, Bertolini, Brancher, Fratta Pasini, Moroni, Romani, Gioacchino Alfano, Azzolini, Brusco, Carfagna, Cesaro, Fasolino, Giacomoni, Laurini, Martusciello, Mario Pepe, Paolo Russo, Alfredo Vito, Gianfranco Conte, Baldelli, Biancofiore, Boniver, Craxi, Della Vedova, Jannone, Lainati, Marinello, Marras, Milanato, Osvaldo Napoli, Paroli, Picchi, Santelli, Vitali, Costa, Crimi, Crosetto, D'Ippolito Vitale, Dell'Elce, Di Centa, Fallica, Fedele, Ferrigno, Giuseppe Fini, Fitto, Gregorio Fontana, Franzoso, Galli, Gardini, Gelmini, Giro, Giudice, Grimaldi, Iannarilli, Lenna, Licastro Scardino, Martino, Mazzaracchio, Mistrello Destro, Mormino, Nan, Palmieri, Palumbo, Paniz, Pelino, Pescante, Pili, Ponzo, Pottino, Prestigiacomo, Ravetto, Ricevuto, Rivolta, Romagnoli, Romele, Luciano Rossi, Di Cagno Abbrescia, Germanà, Lupi, Mondello, Tortoli, Aracu, Campa, Floresta, Pizzolante, Sanza, Testoni, Uggè, Zanetta, Boscetto, Pecorella, Paoletti Tangheroni, Cossiga, Zorzato, Garagnani, Stradella, Lazzari, Fabbri, Di Virgilio, Misuraca, Caligiuri, Adornato, Angelino Alfano, Aprea, Baiamonte, Bernardo, Berruti, Bocciardo, Bonaiuti, Bruno, Carlucci, Casero, Ceccacci Rubino, Ceroni, Cicu, Colucci, Rosso, Santori, Scajola, Simeoni, Stagno d'Alcontres, Tondo, Tremonti, Valducci, Valentini, Verdini, Verro».