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Documenti ed Atti

XV Legislatura della repubblica italiana

RISOLUZIONE IN COMMISSIONE 7/00320 presentata da LION MARCO (VERDI) in data 09/01/2008

Atto Camera Risoluzione in Commissione 7-00320 presentata da MARCO LION mercoledì 9 gennaio 2008 nella seduta n.264 La XIII Commissione, premesso che: il 12 dicembre 2007, la Commissione europea, adempiendo ad una richiesta avanzata dal Consiglio europeo nell'ambito della riforma della PAC del 2003, ha presentato una relazione sulle prospettive del settore lattiero-caseario dell'Unione europea; tale relazione ha evidenziato, per il periodo compreso tra il 2003 e il 2007, un incremento della domanda di latte che, secondo le previsioni, continuerà a salire anche tra il 2007 e il 2014 e che le prospettive sono favorevoli anche per quanto riguarda la domanda e i prezzi sul mercato mondiale; nell'ambito della riforma della PAC del 2003 la Commissione aveva inizialmente proposto un aumento supplementare delle quote del 2 per cento, oltre all'1,5 per cento che era già stato approvato con l'Agenda 2000 per 11 Stati membri. In questo contesto il Consiglio si era pronunciato contro l'aumento supplementare, ma aveva invitato la Commissione a presentare una relazione sulla situazione del mercato, a riforma attuata, prima di adottare una decisione definitiva; secondo le conclusioni della relazione sulle prospettive di mercato nel periodo dal 2003 al 2007 l'accresciuta produzione di formaggi e latte fresco ha permesso di assorbire un quantitativo supplementare di 5,5 milioni di tonnellate di latte, a fronte di una produzione di latte stabile; questo apparente controsenso si giustifica in quanto, contrariamente a quanto accadeva in passato, quando le quote erano interamente utilizzate, vari Stati membri non esauriscono più la quota che è stata loro attribuita e per tale motivo, il periodo 2006-2007 è stato caratterizzato da una netta sottoutilizzazione delle quote, dell'ordine di 1,9 milioni di tonnellate, risultanti dalla differenza tra le 800.000 tonnellate prodotte in eccesso alla quota, principalmente in Italia e in Austria, e i 2,7 milioni di tonnellate sottoutilizzate rispetto alla quota, in particolare in Francia, Regno Unito e Ungheria; è il caso di evidenziare che se si fosse applicato in ambito comunitario il meccanismo della compensazione di fine periodo tra quote non prodotte e quote superate, che si adotta all'interno degli Stati membri, l'Italia non avrebbe avuto, per gli ultimi tre periodi produttivi, alcuna imputazione di superprelievo; in base all'analisi della Commissione, tra il 2007 e il 2014 sarà necessario un quantitativo supplementare di circa 8 milioni di tonnellate per far fronte alla crescita della domanda interna, in particolare di formaggi. Le prospettive sono positive anche per il mercato mondiale, dove risulterebbe un aumento della domanda di prodotti alimentari europei in particolare in mercati emergenti; il rapporto della Commissione evidenzia che il mercato è ampiamente in grado di assorbire un innalzamento delle quote del 2 per cento, ma l'impatto effettivo sulla produzione sarà probabilmente più limitato, vista la situazione attuale in cui vari Stati membri non utilizzano pienamente le quote nazionali; secondo una relazione proposta da Assolatte, associazione delle industrie casearie italiane, il regime delle quote latte, sin dalla sua introduzione avvenuta nel 1984 per ridurre la sovrapproduzione di burro e di latte in polvere, per l'Italia (Paese non autosufficiente quanto a latte e derivati, che non ha mai partecipato alla formazione degli stock comunitari, ma che ha sempre dato il proprio contributo per lo smaltimento delle eccedenze) il sistema del contingentamento delle consegne del latte è stato oltremodo penalizzante e sperequativo; sempre dalle analisi dell'associazione, risulta che un quarto di secolo di applicazione del regime, ha di fatto reso impossibile il miglioramento del livello di autosufficienza produttiva e con l'aumentare dei consumi interni e delle esportazioni nazionali, ha costretto le imprese italiane ad una crescente dipendenza dalle importazioni di materie prime, di semilavorati e di prodotti finiti; dal 1983 al 2006, le importazioni di latte e crema di latte sono infatti passate da 1,65 a 2,25 milioni di tonnellate (+36 per cento), quelle di formaggi da 254 a 430 mila tonnellate (+69 per cento), numeri che a giudizio di Assolatte non possono lasciare indifferenti e ben chiariscono i danni sopportati dal sistema produttivo italiano; Assolatte evidenzia che il perdurare della carenza di materia prima ha comportato un aumento dei costi di produzione delle imprese di trasformazione, sia per il più elevato prezzo del latte italiano rispetto a quello degli altri Stati membri, sia per gli alti costi di trasporto di quello importato, il che ha danneggiato fortemente la competitività del sistema; se tutto ciò ha danneggiato, almeno potenzialmente, parte importante dell'industria lattiera comunitaria, è evidente che per quella nazionale italiana il danno è stato effettivo e di gran lunga maggiore, dal momento che ad un quantitativo di riferimento di molto inferiore al fabbisogno si è venuto ad associare il fatto che oggi le imprese acquirenti non possono più contare sulle eccedenze altrui, essendo la carenza di latte un fatto generalizzato in tutta l'Europa; le imprese italiane si trovano così a subire in modo drammatico una situazione nella quale i partner UE (ed in particolare i nostri abituali fornitori di materia prima, semilavorati e prodotti finiti) possono agevolmente condizionare il mercato italiano, privandole di materie prime indispensabili per mantenere i volumi produttivi attuali. In questo modo si viene a creare una grave distorsione di concorrenza; come detto, il sistema delle quote è stato adottato per limitare le eccedenze di latte scremato in polvere e di burro, il corrispondente prelievo supplementare per disporre di risorse necessarie alla gestione e smaltimento degli stock; come anche sottolineato dalla relazione della Commissione Ue, nelle ultime tre campagne lattiere la produzione di latte in Europa si è mantenuta sistematicamente al di sotto delle quote assegnate ai singoli Paesi. Nella campagna 2006-2007 la differenza tra le quote assegnate e la produzione europea reale (corretta per il tenore di grasso) ha raggiunto quasi due milioni di tonnellate. Anche la campagna in corso si chiuderà, probabilmente quanto paradossalmente, con una produzione europea inferiore alla quota complessiva dell'UE; nonostante ciò, il nostro Paese continua ad essere gravato da un prelievo supplementare impressionante. Nei tre periodi considerati, infatti, le imprese agricole italiane si sono viste imputare complessivamente un prelievo di più di 500 milioni di euro. Mille miliardi di vecchie lire sottratti ad un Paese che non ha mai contribuito a creare eccedenze ed anzi, con le sue esportazioni extra UE e la produzione prevalente di prodotti caseari a denominazione di origine ne ha evitato, limitandolo, il progressivo incremento soprattutto in ambito comunitario. Mille miliardi di lire destinati a gestire eccedenze che ormai non esistono più. Risorse che invece sarebbero state di enorme utilità per un recupero di competitività del settore; la relazione della Commissione UE sottolinea che l'ipotizzato incremento del 2 per cento delle quote indicato nell'ambito della riforma della PAC del 2003, è oggi pienamente giustificato. La Commissione auspica che il Consiglio e il Parlamento adottino rapidamente una decisione in modo che l'aumento delle quote possa applicarsi a partire dal 1 o aprile 2008; per tale scopo la stessa Commissione ha predisposto la proposta di regolamento, 12 dicembre 2007 COM(2007) 802 definitivo, 2007/0281 (CNS), che prevede un aumento lineare del 2 per cento dei quantitativi di riferimento per tutti gli Stati membri; un aumento progressivo delle quote potrebbe in realtà rappresentare un'opportunità interessante, ma solo se gli aumenti non fossero lineari, bensì rapportati al tasso di auto-approvvigionamento dei singoli Paesi. Aumenti lineari generalizzati potrebbero invece peggiorare ulteriormente la competitività del sistema Italia, favorendo chi già detiene quote ampiamente superiori al fabbisogno. Un incremento modesto non permetterebbe neanche di coprire il latte fuori quota attualmente prodotto in Italia (che lo scorso anno ha sfiorato 620.000 tonnellate, pari a oltre il 6 per cento della quota); durante l'ultima riunione del Consiglio dei Ministri agricoli lo scorso 26 settembre, la Polonia ha chiesto un aumento del 5 per cento delle quote assegnate. La proposta ha trovato l'appoggio anche della delegazione italiana; sulla base delle considerazioni sopra esposte, sarebbe auspicabile, come anche Assolatte valuta favorevolmente, che per il sistema Italia occorrerebbe, da subito, un congruo aumento di quota, dal momento che nell'ultimo periodo il solo splafonamento delle consegne è stato superiore al 6 per cento della quota disponibile; occorre che l'Italia proponga strumenti alternativi a quelli in discussione in sede comunitaria. Se, infatti, non si ipotizzano aumenti superiori sia al 2 per cento proposto dalla Commissione, sia al 5 per cento ipotizzato in sede di Consiglio, l'attuale produzione italiana può trovare legittimazione solo con misure diverse dall'aumento lineare; tali alternative potrebbero concernere: 1) una modulazione dell'aumento complessivo comunitario che tenga conto dei tassi di autoapprovvigionamento e dei livelli di produzione attuali (o comunque di un periodo di riferimento recente); 2) l'introduzione immediata della compensazione a livello comunitario; 3) l'introduzione immediata dell'affitto di quota intracomunitario; 4) l'azzeramento del superprelievo per la campagna in corso; per indirizzare la discussione a Bruxelles su tali alternative, occorre evidenziare con forza i danni che il settore lattiero-caseario italiano ha subito per effetto della mancata previsione della compensazione comunitaria e dell'acquisto/affitto intracomunitario; l'Italia ed i consumatori italiani hanno continuato sistematicamente a pagare un prezzo spropositato per produrre e consumare il latte di cui hanno bisogno. In pratica l'Italia ha «affittato» quote anno dopo anno senza mai averne la disponibilità reale; non potendole però affittare dagli altri Paesi (ad un equo valore di mercato) ha pagato un canone spropositato (il superprelievo) direttamente alle casse dell'Unione europea, che ha continuato ad erogare multe al nostro Paese anche a causa della mancanza della compensazione comunitaria ed altresì quando la quota complessiva UE non veniva più raggiunta; per la campagna in corso, in particolare, è quindi indispensabile procedere contemporaneamente su tre livelli. Bisogna infatti: 1) chiedere strumenti correttivi immediati (compensazione/affitto intra UE o azzeramento del superprelievo), che evitino alle imprese agricole di versare il prelievo supplementare qualora, come è assai probabile, anche per il periodo in corso la produzione europea sarà inferiore alle quote complessivamente distribuite nell'UE; 2) eliminare la rettifica relativa al tenore di materia grassa, che continua ad ostacolare il miglioramento qualitativo del latte pur in assenza di eccedenze di burro; 3) articolare per le successive campagne una modulazione degli incrementi nazionali di quota finalizzati ad attribuire maggiori quote a quei Paesi che, senza creare eccedenze di prodotti finiti, hanno prodotto latte oltre la quota assegnata, in ossequio ai nuovi principi della PAC, orientati a non ostacolare le leggi di mercato (domanda e offerta) e ad orientare la produzione agricola in funzione della domanda; 4) giungere al 2015 con nuove forme di organizzazione del mercato, che liberalizzino la produzione di latte, ma che prevedano al contempo, per particolari produzioni, specifiche misure di orientamento produttivo decise a livello nazionale, impegna il Governo a tenere conto delle valutazioni, delle indicazioni e delle richieste evidenziate in premessa, in particolare dell'insieme degli 8 punti e della corrispondente posizione di Assolatte, ed in tale ambito a sostenerne l'approvazione nelle competenti sedi decisionali comunitarie, segnatamente in sede di Consiglio dei Ministri per l'agricoltura al momento di discutere dell'adozione della proposta di regolamento del 12 dicembre 2007 della Commissione, COM (2007) 802 definitivo, 2007/0281 (CNS), recante modifica del regolamento (CE) n. 1234/2007 recante organizzazione comune dei mercati agricoli e disposizioni specifiche per taluni prodotti agricoli (regolamento unico OCM) con riguardo alle quote nazionali per il latte. (7-00320)«Lion».

 
Cronologia
martedì 8 gennaio
  • Politica, cultura e società
    Per l'aggravarsi dell'emergenza rifiuti in Campania e dei disordini scoppiati a seguito della riapertura della discarica di Pianura, vicino Napoli, il Governo invia i militari del Genio; nomina l'ex-capo della polizia Giovanni De Gennaro commissario per l'emergenza e vara un piano che prevede nuovi termovalorizzatori.

martedì 15 gennaio
  • Politica, cultura e società
    In seguito a proteste da parte di docenti e studenti, il Papa Benedetto XVI rinuncia a tenere il discorso di apertura dell'anno accademico all'università La Sapienza di Roma.