Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/06144 presentata da GRIMOLDI PAOLO (LEGA NORD PADANIA) in data 21/01/2008
Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-06144 presentata da PAOLO GRIMOLDI lunedì 21 gennaio 2008 nella seduta n.270 GRIMOLDI. - Al Ministro dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che: alla luce dei cambiamenti intervenuti nel settore universitario, quali: l'introduzione della riforma universitaria, le riforme parziali apportate dalla legge n. 210 del 1998, l'adesione dell'Italia ai princìpi della «strategia di Lisbona» e il dispiegarsi del «Processo di Bologna», nonché l'evoluzione della comunità scientifica internazionale e del mercato del lavoro della ricerca, dello sviluppo e dell'innovazione, si rende necessario procedere con una riforma organica dell'istituto del Dottorato di ricerca; alcuni osservatori sostengono che dietro la stessa parola «dottorato di ricerca» ci sarebbero visioni nettamente divergenti sulla struttura e funzionamento di un dottorato di ricerca nonché sulla sua necessità o meno di preparare alla ricerca sia essa di tipo accademico (quasi unica in Italia) o industriale (molto rara in Italia) -: la frequente assenza di riferimenti legislativi lascia che il «dottorando» sia considerato ora come uno studente ora come un ricercatore. Questa duplice condizione trova eco anche nella normativa europea. Da una parte, i documenti del Processo di Bologna definiscono il dottorato come il terzo ciclo della formazione superiore accomunando quindi il dottorando allo studente universitario. Dall'altra, la Carta europea dei ricercatori definisce «ricercatori nella fase iniziale della carriera» i ricercatori nei primi quattro anni di attività di ricerca, inclusi i periodi di formazione. Da queste definizioni discende senza ombra di dubbio interpretativo che il dottorando è a tutti gli effetti un «ricercatore in formazione». i sopra menzionati due aspetti (studente universitario e professionista della ricerca) sono essenziali e andrebbero chiariti accuratamente. Al dottorando dovrebbero essere riconosciuti, oltre ai diritti previsti dalla normativa sul diritto allo studio (mense, alloggi, trasporti, attività culturali, eccetera), anche i diritti/doveri previsti dalla Carta europea dei ricercatori, primo fra tutti il diritto ad essere considerati come professionisti ed essere trattati di conseguenza; i dottorandi ricevono la misera cifra di 850 euro al mese, e coloro che dispongono di una borsa di studio, devono sostenere a proprio carico i soggiorni obbligatori all'estero, senza poter contare sulle missioni internazionali a carico delle università -: se non ritenga opportuno intervenire con una iniziativa legislativa ad hoc che preveda una ridefinizione del ruolo delle borse di studio, preservando il diritto di chi si avvia agli studi dottorali ad una condizione economica dignitosa ed autonoma dalla famiglia di origine, tale da consentire sia alle donne che agli uomini di conciliare la ricerca e la carriera con la costituzione di un nuovo nucleo familiare; se non ritenga che sarebbe altresì necessario garantire una borsa di studio a ciascun dottorando giudicato idoneo alla selezione in ingresso, eliminando così la figura del dottorando senza borsa, attraverso un'adeguata copertura economica di tutti i posti, onde evitare di ridurre il numero totale di posti banditi, contrastando con l'esigenza, riconosciuta sia a livello nazionale che europeo negli obbiettivi della Strategia di Lisbona, di elevare il numero dei ricercatori e il livello complessivo di istruzione della popolazione europea; se non ritenga indispensabile richiedere ad ogni corso di dottorato di garantire la copertura economica di tutto il percorso formativo, compresi gli eventuali periodi trascorsi all'estero per motivi di studio, strutture e risorse adeguate, e un percorso formativo di qualità mirato al raggiungimento di obiettivi scientifici precisi e rilevabili; quali iniziative intenda intraprendere per emanare quindi una «Carta dei diritti e dei doveri dei dottorandi», consentendo a questi di esercitare la partecipazione alla vita democratica delle università e ai suoi processi decisionali, ai processi di valutazione delle università, dei centri di ricerca, dei corsi di dottorato; il diritto ad una formazione di alto livello; il bisogno di un rapporto trasparente e costante con il supervisore del lavoro di ricerca; il diritto ad un trattamento economico equo e dignitoso che preveda anche adeguati contributi previdenziali; il diritto alla salute e alla maternità nel rispetto delle politiche di pari opportunità anche nel campo della Ricerca (periodi di sospensione per malattia, maternità, eccetera); (diritto all'accesso ai servizi per il diritto allo studio; il diritto alla mobilità e a periodi di studio e di soggiorno all'estero; il diritto in generale al conseguimento del titolo in tempi dettati solo dalle necessità della ricerca e non da efficienze o inefficienze dell'apparato amministrativo dei singoli atenei; il diritto ad una informazione trasparente sulle opportunità di lavoro che il titolo di dottore di ricerca può offrire, secondo le statistiche nazionali della spendibilità del dottorato nel mondo del lavoro; il diritto ad essere informati sulle possibilità e sui finanziamenti alla ricerca sia pubblica che privata cui il dottorando può accedere durante il corso di dottorato e dopo il conseguimento del titolo. (4-06144)