Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/00932 presentata da BURGIO ALBERTO (RIFONDAZIONE COMUNISTA - SINISTRA EUROPEA) in data 28/01/2008
Atto Camera Interpellanza 2-00932 presentata da ALBERTO BURGIO lunedì 28 gennaio 2008 nella seduta n.273 I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro degli affari esteri, il Ministro della difesa, il Ministro della giustizia, per sapere - premesso che: in Afghanistan è in corso dal 2001 una guerra devastante che ha prodotto, a tutt'oggi, quasi 30.000 morti, di cui - secondo stime attendibili prodotte dalle Nazioni Unite - almeno 9.000 negli ultimi ventiquattro mesi; i ribelli controllano almeno venti distretti nelle province di Kandahar, Helmand e Uruzgan; il conflitto è ormai esteso anche alle province orientali, a ridosso del confine pachistano, e si sta allargando anche a ovest, nella zona controllata dal contingente militare italiano; nel contempo, si moltiplicano - proporzionalmente ai bombardamenti dell'aviazione Nato - gli attentati suicidi, che colpiscono militari ma anche civili; secondo stime dell'Onu, il 52 per cento del prodotto interno lordo del Paese deriva dalla produzione dell'oppio e il settore dell'agricoltura dedicato all'oppio continua a crescere a ritmi esponenziali: nel 2006 la produzione di oppio è cresciuta, rispetto all'anno precedente, del 59 per cento; nonostante la presenza di oltre 35.000 militari stranieri a Kabul e in altre città dell'Afghanistan, gli operatori delle organizzazioni non governative e dell'Onu vengono rapiti alla luce del giorno in una condizione ormai priva dei requisiti minimi di sicurezza; l'Onu afferma che, a causa di questa guerra, ogni giorno muoiono 700 bambini e circa 70 donne per mancanza di assistenza medica; il nostro Paese ha sostenuto nel 2007 un impegno di 23 milioni di euro per la ricostruzione del sistema giudiziario afghano, con esiti in relazione ai quali il ministro degli esteri ha parlato di «progressi» nella introduzione con cui ha aperto a Roma, il 3 luglio 2007, i lavori della «conferenza sulla giustizia in Afghanistan»; nel corso della stessa relazione, il ministro degli esteri ha sottolineato «la centralità della giustizia ai fini del successo della ricostruzione in Afghanistan: sicurezza, sviluppo economico, rispetto dei diritti umani dipenderanno anche dalla solidità, dalla efficacia e dalla trasparenza della giustizia»; il 19 dicembre 2007 l'Assemblea generale dell'Onu ha approvato una risoluzione, promossa dal nostro Paese, che conteneva la moratoria contro la pena di morte nel mondo; abbiamo appreso, per mezzo di una lettera inviataci nei giorni scorsi dal presidente del Movimento per l'Avvenire dell'Afghanistan, Abdullah Naibi, e grazie ad un appello promosso il 17 gennaio 2008 da Reporters senza Frontiere, che Said Parweiz Kâmbakhch, ventitreenne studente di giornalismo dell'Università di Mazaré Charif, si trova dal 27 ottobre 2007 ristretto in carcere; Said Parweiz Kâmbakhch, giovane militante della sinistra laica afghana, è accusato di «blasfemia e di aver veicolato giudizi diffamatori nei confronti dell'Islam»; il giornalista, collaboratore del giornale Jahan-e Naw (Il Mondo nuovo), è accusato di ciò sulla base di alcuni articoli sul ruolo delle donne nelle società islamiche rinvenuti nella sua abitazione; nella citata lettera-appello del 17 gennaio, Reporters senza frontiere si dice «molto preoccupata per la pressione esercitata dai conservatori religiosi sulle autorità, (le cui) accuse (nei confronti di Said Parweiz Kâmbakhch) di blasfemia contro l'Islam nascondono la volontà di attentare alla libertà di stampa»; il fratello del giovane, Sayed Yaqub Ibrahimi, anch'egli giornalista, ha dichiarato che il suo arresto è illegale, nella misura in cui «tutti i casi potenzialmente sanzionabili che riguardano la stampa devono essere giudicati dalla Commissione di valutazione dei media prima di essere sottoposti ad una Corte di giustizia»; lo stesso Sayed Yaqub Ibrahimi ha messo in evidenza come «il sistema giuridico statale sia stato chiamato in causa da parte dei procuratori soltanto dopo il Consiglio dei Mullah, che ha invocato la pena di morte per insulti contro i testi sacri»; i giornalisti afghani hanno scritto nelle settimane scorse al presidente della Repubblica Hamid Karzaï, chiedendo la liberazione del giovane collega; soltanto due giorni più tardi il Consiglio dei Mullah ha messo pubblicamente in guardia le autorità dall'ipotesi di liberazione del giornalista che, a tutt'oggi, è ancora in carcere; Reporters senza frontiere, in un comunicato stampa, si è detta altresì «preoccupata per la sorte di Ghows Zalmay, un anziano giornalista che è stato incarcerato all'inizio di novembre per avere pubblicato una traduzione del Corano» ritenuta «non islamica, in particolare nei passi che riguardano l'adulterio e l'atto del mendicare» dai religiosi conservatori; anche per Ghows Zaimay il Consiglio dei Mullah ha chiesto la pena capitale -: se il Presidente del Consiglio dei ministri ed i Ministri interpellati non ritengano che la questione sia, nella misura in cui chiama in causa il nostro ruolo attivo nell'ambito della ricostruzione civile e giuridica dell'Afghanistan e, al contempo, il nostro impegno internazionale per l'approvazione in sede di Nazioni Unite della moratoria sulla pena di morte, di preminente interesse nazionale ed in quanto tale di competenza del Governo; quali iniziative urgenti il Governo intenda porre in essere per scongiurare l'esecuzione della pena capitale nei confronti dei due giornalisti incarcerati; attraverso quali modalità il Governo intende urgentemente adoperarsi per la liberazione dei due prigionieri e per garantire la reale esigibilità del diritto alla libera informazione. (2-00932) «Burgio, Mantovani, Cacciari, Cardano, Deiana, Duranti, Mascia, Sperandio, Tranfaglia, Iacomino, Siniscalchi, Khalil detto Alì Rashid».