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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XVI Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/02210 presentata da ZAMPARUTTI ELISABETTA (PARTITO DEMOCRATICO) in data 20090203

Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-02210 presentata da ELISABETTA ZAMPARUTTI martedi' 3 febbraio 2009, seduta n.125 ZAMPARUTTI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO e MECACCI. - Al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che: in un articolo del settimanale L'Espresso del 15 gennaio 2009, a firma Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, dal titolo «Mistero Borsellino» e sottotitolo «Una trattativa Stato-mafia di cui fu informato l'allora ministro Mancino. E che sarebbe legata all'omicidio del giudice [Borsellino]. Le rivelazioni del figlio di Ciancimino.», viene scritto quanto segue: a) «Dopo il "botto" sull'autostrada di Capaci, nei 56 giorni che separarono l'attentato a Giovanni Falcone (23 maggio 1992) da quello a Paolo Borsellino (19 luglio 1992), l'allora Ministro dell'interno Nicola Mancino sarebbe venuto a sapere che pezzi dello Stato avevano intavolato una "trattativa" con Cosa nostra per far cessare il terrorismo mafioso, in cambio di alcune concessioni legislative: prima fra tutte la revisione del maxiprocesso.»; b) «Sarebbe stato uno dei protagonisti di quel negoziato, Vito Ciancimino, a chiedere alcune "garanzie istituzionali", tra cui quella che Mancino fosse informato. E avrebbe ottenuto, attraverso canali tuttora al vaglio dei magistrati, che l'informazione giungesse al destinatario.»; c) «Da qualche mese, il figlio (Massimo Ciancimino) dell'ex sindaco "collabora" con gli inquirenti e nelle ultime settimane ha ricostruito nei dettagli con i magistrati di Palermo le fasi cruciali del negoziato che gli uomini del Ros Mario Mori e Giuseppe De Donno, a cavallo tra le due stragi del '92, avviarono con don Vito per chiedere al boss Toto' Riina di fermare l'attacco allo Stato.»; d) «"Mio padre", ha detto Ciancimino, "era molto prudente, comprendeva tutti i rischi della situazione, e voleva essere sicuro che ci fosse una copertura istituzionale al negoziato. Voleva accertarsi che gli uomini del Ros avessero concretamente l'approvazione delle istituzioni".»; e) «È questa una circostanza che Mori e De Donno hanno sempre negato, sostenendo di essere andati da Ciancimino in assoluta autonomia, spinti solo dalla necessita' di stringere il cerchio attorno a Riina.»; f) a un certo punto della trattativa, ribadisce l'articolo de L'Espresso, «l'ex sindaco di Palermo, secondo il figlio, avrebbe chiesto una "garanzia" istituzionale per procedere nel negoziato con lo Stato. Chiedendo di informare il ministro Mancino degli incontri avviati tra Roma e Palermo con gli uomini del Ros. Secondo Ciancimino jr, quella richiesta sarebbe stata esaudita. Il padre avrebbe avuto la conferma che Mancino era stato informato.»; g) «Dopo questa rivelazione, l'attenzione investigativa si e' concentrata sull'incontro del 1 luglio 1992, il giorno in cui Paolo Borsellino venne convocato al Viminale durante la cerimonia di insediamento di Mancino, che subentro' a Vincenzo Scotti alla guida del Ministero degli interni.»; h) «Perche' questo incontro e' importante per le indagini? Perche', ipotizzano i magistrati, se e' vero che Mancino fu avvertito della trattativa in corso, anche Borsellino, erede di Falcone, in quel momento uomo-simbolo della lotta alla mafia in Italia, e candidato in pectore alla Superprocura, potrebbe esserne stato a sua volta informato quel giorno al Viminale. E se davvero Borsellino avesse saputo che lo Stato era sceso a patti con Cosa nostra, e' la tesi investigativa, la sua posizione di netta contrapposizione o di presa di distanza potrebbe averne determinato la morte.» -: se risultino agli atti, giudiziari o di altro tipo, che non siano coperti dal segreto istruttorio o di Stato, testimonianze, dichiarazioni o documenti di Vito Ciancimino relativi ai fatti descritti nell'articolo de L'Espresso e dai quali si possa evincere che gli uomini dei Ros Mario Mori e Giuseppe De Donno abbiano incontrato l'ex sindaco di Palermo «a cavallo tra le due stragi del '92», essendo questo semplice fattore temporale non irrilevante al fine di, non tanto provare, quanto solo avanzare l'ipotesi che l'allora Ministro dell'interno Nicola Mancino possa aver saputo di una "trattativa" in corso con Cosa nostra che avrebbe visto coinvolti i due ufficiali dei Ros e Vito Ciancimino e di cui possa avere informato nell'incontro del 1 o luglio 1992 lo stesso giudice Borsellino, che secondo l'articolo de L'Espresso potrebbe essere stato assassinato per la sua «posizione di netta contrapposizione o di presa di distanza» da qualsiasi patto con la mafia.(4-02210)

 
Cronologia
martedì 27 gennaio
  • Parlamento e istituzioni

    Il Senato approva, con 158 voti favorevoli, 126 contrari e 2 astenuti, l'articolo unico del d.d.l. di conversione del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, recante misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale (S. 1315), sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.



venerdì 6 febbraio
  • Parlamento e istituzioni

    Il Consiglio dei ministri approva un decreto-legge volto a bloccare la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione della giovane Eluana Englaro, la cui vicenda umana e giudiziaria ha aperto un ampio dibattito nel Paese sui temi legati alle questioni di fine vita. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non firma il decreto-legge e rende nota una lettera inviata nei giorni precedenti al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in cui il Capo dello Stato evidenziava i profili di incostituzionalità del provvedimento.

    In serata il Consiglio dei ministri approva un disegno di legge che recepisce interamente il testo del decreto.