Documenti ed Atti
XVI Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/05757 presentata da ZAMPARUTTI ELISABETTA (PARTITO DEMOCRATICO) in data 20100120
Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-05757 presentata da ELISABETTA ZAMPARUTTI mercoledi' 20 gennaio 2010, seduta n.269 ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che: la Corte dei conti - Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato ha approvato nell'adunanza del 2 o Collegio in data 15 dicembre 2009 una relazione concernente gli «Esiti dei finanziamenti per il ponte sullo Stretto di Messina»; la spesa per il ponte sullo Stretto di Messina, «risultante dall'importo previsto nel progetto preliminare approvato nel 2003 - si legge nella nota della Corte dei conti - ammonterebbe a 4,68 miliardi di euro, ma nell'Allegato Infrastrutture al Dpef 2009/2013, l'importo per il ponte sullo Stretto di Messina, compreso tra gli interventi della Legge obiettivo da cantierare nel prossimo triennio, e' indicato in 6,1 miliardi di euro». Lo stesso importo «e' indicato nell'Allegato Infrastrutture al Dpef 2010/2013»; al dicembre 2009 - scrive la suprema magistratura contabile - l'onere complessivo dell'investimento e' indicato in euro 6.349.802.000 cui far fronte per la quota di 2,5 miliardi di euro (pari al 40 per cento del costo totale dell'investimento) con risorse pubbliche, in parte proprie della societa' «Stretto di Messina s.p.a.» (per 1,2 miliardi di euro) e con contributi in conto impianti assegnati dalla legge n. 102 del 2009 (1,3 miliardi di euro) o per la parte rimanente del 60 per cento da finanziamenti da reperire sui mercati internazionali ma con il debito coperto con il cash flow derivante dai ricavi da pedaggio; la relazione chiede una «costante valutazione» da parte del Governo nel suo insieme e nelle sue articolazioni esecutive (ministeri e Cipe) e tecnico-operative (Stretto di Messina s.p.a. e suoi azionisti); i profili da monitorare sono: la «fattibilita' tecnica, analizzata nel 2000 e formalizzata nel progetto preliminare approvato nel 2003»; la «attualizzazione delle stime di traffico che stanno alla base del disegno progettuale del ponte sullo Stretto di Messina»; la «compatibilita' ambientale, in relazione al contenuto sostanziale della procedura di messa in mora n. 2003/4090, avviata dalla Commissione Europea in data 12 ottobre 2005 e ritirata in data 17 ottobre 2007»; la «completezza delle modalita' di imputazione nel bilancio dello Stato delle somme, gia' destinate all'intervento per il ponte sullo Stretto di Messina e successivamente oggetto di riutilizzazione»; la societa' Stretto di Messina ha dovuto infatti rivedere al ribasso tutte le stime di traffico approvate nel 2003, considerando anche che i flussi di traffico reale si sono rivelati per i primi anni piu' bassi delle previsioni; sul Sole 24 Ore si legge che «con orizzonte 2017, il traffico viene ridotto del 5 per cento per le autovetture, dei 10 per cento per i Tir, del 18 per cento per il traffico ferroviario passeggeri, del 23 per cento per i carri merci ferroviari; con orizzonte 2014 il taglio al traffico merci e' superiore al 40 per cento; l'attuale crisi economica ha indotto inoltre Stretto di Messina a ulteriore prudenza nell'elaborazione del nuovo piano finanziario con un taglio del 5 per cento dei flussi fino al 2022 e l'azzeramento dei trend previsionali di crescita stradale e ferroviaria; la Corte dei conti afferma pertanto che «soltanto un'adeguata stima dei volumi di traffico viario e ferroviario potra' effettivamente consentire - rispettando il quadro della finanza di progetto su cui si fonda circa il 60 per cento delle risorse complessivo - di sostenere gli oneri finanziari per interessi, che graveranno sui capitali presi a mutuo»; la Corte dei conti ha reso pubblici e trasparenti, sia pur in forma di sintesi, dati e relazioni che negli ultimi mesi sono stati tenuti riservati dalla societa' Stretto di Messina e dal Governo; questo vale per i contenuti della relazione al Cipe e al Ministero delle infrastrutture con cui il commissario straordinario ha dato notizia dell'approvazione dei nuovi contratti con Eurolonk (il general contractor guidato da Impregilo che realizzera' l'opera) e con Parsons (monitoraggio ambientale); lo stesso vale per il nuovo piano economico-finanziario dell'opera approvato dal consiglio di amministrazione della societa' con un aumento del costo totale a 6.100 a 6.349 milioni di euro, aumento che in proporzione e' andato molto piu' a vantaggio del general contractor guidato da Impregilo; la Corte segnala inoltre alle amministrazioni coinvolte nel progetto (il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, direttamente, tramite proposte anche in sede CIPE o tramite opportune istruzioni all'azionista di riferimento) l'esigenza che sia mantenuta nel tempo una costante azione di verifica sugli aspetti di fattibilita', che appaiono strettamente connessi anche allo sviluppo tecnologico conseguito dal 2003 sino ad oggi, dai momento che dalla redazione del rapporto Steinman sono passati nove anni. La Corte evidenzia che la fattibilita' assume maggiore interesse, poiche' il modello progettuale infrange ogni primato sinora esistente (lunghezza dell'impalcato, larghezza della sede stradale e ferroviaria, altezza delle torri e diametro dei cavi): rispetto ai ponte piu' lungo ad unica campata attualmente esistente al mondo, il ponte giapponese di Akashi-Kaiky con una campata unica di metri 1.991, il ponte sullo stretto di Messina avrebbe una lunghezza superiore del 39,6 per cento, pari a metri 3.300; la Corte segnala l'anomalia - sia pure realizzata in applicazione dell'articolo 5, comma 6, della legge n. 126 del 2008 - che viene a determinarsi poiche' le somme oggetto di riutilizzo, gia' destinate ad opere di investimento (ponte sullo Stretto di Messina), vengono destinate a finanziare spese correnti -: per quali ragioni vengano destinate cosi' ingenti risorse pubbliche ad un'opera di incerta utilita' logistica; per quali ragioni, nella gestione di cosi' ingenti risorse, non siano assicurati standard minimi di trasparenza e pubblicita' e ci si debba rimettere all'operato della Corte dei conti per conoscere dati e relazioni altrimenti non accessibili; se non ritengano, a fronte dei rilievi della Corte dei conti, di destinare le risorse a ben piu' urgenti e necessari interventi a partire dalla lotta al dissesto idrogeologico e alla realizzazione di collegamenti ferroviari efficienti e di una mobilita' alternativa a quella su strada. (4-05757)